Il Blog di Luca C.

Sembra proprio che sia ritornato tra voi dopo un periodo di stress, ansie, tristezze, malumori, tachicardie notturne, insonnia, incubi e vabbè… Cos’altro? No dai, seriamente, ora che comunque sono più centrato su me stesso anche se stanco riesco a trovare più stimoli anche per scrivere le pagine del mio blog e voglio ricominciare da un video divertente e demenziale. Qualche mese fa accennai a quello che secondo me sarebbe stato il tormentone estivo, cioè Hideaway di Kiesza, ovvero il famosissimo e canticchiato uuuh aaah. Ebbi ragione. Basta farsi un giro su Youtube per vedere quante visualizzazioni ha avuto il video ufficiale. Come se non bastasse il balletto interpretato da Kiesza ed i suoi ballerini è stato letteralmente copiato, riarrangiato, ricoreografato (e chi più ne ha più ne metta), ovviamente filmato e postato su Youtube. Ce ne un’infinità di video non ufficiali di cui molti sono parodie divertentissime e tremendissime. In occasione dell’uscita del disco di Kiesza Sound of a woman proprio oggi 21 ottobre 2014 (chissà se qualcuno me lo regala per il compleanno) voglio postare l’ennesimo video parodia su Hideaway reinterpretato e ricantato da un gruppo di amici torinesi (Canal – Il canal) e reintitolato Agosto in città, estate di merda. E qui comincia il gioco: riconoscimento di vie, locali e persone. Buon divertimento!

Mi sono assentato per una settimana dalle pagine del mio blog, un po’ per impegni, un po’ per stanchezza, un po’ per stress e un po’ perché non ho ancora imparato a ritagliarmi dei miei spazi e tempi personali legittimi e prevedo che c’è tanto lavoro da fare… Quindi riprendo da oggi e parlerò dei cinque giorni trascorsi a Verona e a Ferrara. Sicuramente una vacanza al mare sarebbe stata più rilassante, ma i prezzi proibitivi ce l’hanno vietato. Ma è meglio non lamentarsi quando c’è tanta gente che non è riuscita nemmeno a fare una vacanzina.

VERONA

Abbiamo prenotato al B&B Ai Leoni in via XX Settembre 7, vicino al centro della città. Non sono mai stato in un B&B, ma penso che ce ne siano di migliori sia per la comodità dei letti che per la pulizia e l’organizzazione. Niente di negativo, ma ho espresso una mia opinione forse un po’ troppo severa. Comunque da B&B abbiamo dovuto posteggiare l’auto a dieci minuti a piedi dal centro cittadino perché i costi dei posteggi sono esagerati (15 euro al giorno). Ovviamente l’attrazione principale di Verona è l’Arena che è spettacolare e magnificamente conservata. Il fatto che sia ancora usata per i concerti fa sì che la struttura si conservi a lungo a parte la solita inciviltà dei turisti e degli spettatori che gettano le cartacce per terra o lasciano le bottiglie tra una poltroncina e l’altra. Il costo del biglietto d’ingresso è di 7 euro, ma ben spesi. L’ingegneria degli antichi romani era avanzata a giudicare dall’ottima visibilità verso il palco. Vicino all’Arena è possibile passeggiare lungo le antiche mura della città, oppure lungo il “liston” ovvero una serie di bar e ristoranti per lo più turistici, ma merita sicuramente una visita in via Mazzini in cui ci sono negozi di lusso e di grandi marchi e una libreria storica della città oltre all’enorme Feltrinelli. Altra attrazione super turistica è la casa di Giulietta letteralmente presa d’assalto. Anche qui l’inciviltà dei turisti ha dell’incredibile: le pareti sono totalmente scritte tanto che sono stati aggiunte delle pareti su cui scarabocchiare. Siccome non c’è più spazio i turisti hanno escogitato di attaccare i cerotti e scriverci sopra coprendo le scritte sottostati, ma al peggio non c’è limite: è stato attaccato pure un assorbente femminile per fortuna non usato, ma ci sono anche un’infinità di gomme da masticare colorate. Se non sbaglio il biglietto d’ingresso costa 7 euro e comprende la visita nella casa di Giulietta in cui sono conservati gli abiti e il letto utilizzati per il film di Zeffirelli e la visita alla tomba di Giulietta che è però un po’ fuori mano e non vi perdete niente di speciale: si tratta di un sarcofago in una vecchia cripta umida sotto il museo di arte contemporanea oltre le mura della città vicino a Ponte Nuovo. Dopo aver passeggiato nelle stradine di Verona, esserci meravigliati di Piazza delle Erbe e delle Arche Scaligere e dei palazzi tutto intorno, ci siamo recati nella nostra stanza per una doccia veloce per ritornare in centro città. Abbiamo cenato presso l’Antica Osteria al Duomo in via Duomo 7/a consigliato dal ragazzo che ci ha accolto al B&B. Anche se un po’ caro, ma nella media abbiamo cenato egregiamente con stufato di carne di cavallo (comunque è come il gulash) e bevuto un ottimo bicchiere di amarone, un vino che era a noi ignoto. Praticamente è un vino recente nato negli anno ’70 del secolo scorso per una dimenticanza del prezioso liquido in una botte per almeno tre anni. Quando se ne sono ricordati, il vino era ancora buono, ma tutti gli zuccheri si sono trasformati in alcool, quindi il vino è molto forte (15°), fermo, corposo, rosso scuro rubino con un retrogusto di amarena. Il vino costa carissimo, si parte dal almeno 26 euro a bottiglia perché viene prodotto in piccole quantità con cinque tipi di uva tra cui il valpolicella e se non sbaglio l’amorone che sembrerebbe in via di estinzione. Dopo la botta alcolica della sera, il giorno dopo abbiamo fatto il tour delle chiese ovvero San Zeno, il Duomo, Sant’Anastasia e San Fermo; quest’ultima non visitata per mancanza di tempo e voglia anche se più vicino a Ponte nuovo e al nostro B&B. Il costo del biglietto cumulativo è di appena 6 euro e permette di visitare gran parte della città a piedi e scoprire vie commerciali carine come via Cappello (da vedere la Porta dei Leoni) e via Borsari in cui regna ancora l’insegna della prima pasticceria Melegatti in cui è stato creato il Pandoro. Ora al suo posto c’è un negozio di scarpe e borse. Vorrei stilare la classifica delle chiese che abbiamo visitato: la prima in assoluto è quella di San Zeno in cui si può ammirare il trittico di Mantegna, al secondo posto la basilica di Sant’Anastasia con i suoi splendidi decori e il dipinto di Pisanello e di seguito il Duomo con la sua meravigliosa volta e la possibilità di osservare la cripta e i resti della chiesetta romanica sottostante il duomo. Qui Dante fece il suo famoso discorso “Acqua e Terra”. Tornando indietro verso il B&B una sosta di meritato riposo sulle panchine vicino a Ponte Scaligero e a Castelvecchio ed infine una passeggiata alla Veronetta attraversando il romantico Ponte Pietra e visitando il Teatro romano anch’esso utilizzato tutt’oggi per gli spettacoli. Infine dopo due giorni la partenza per Ferrara passando prima per Soave, ridente paesino medioevale sovrastato dal castello dal quale si può ammirare uno splendido panorama sulla Pianura Padana.

FERRARA

Arriviamo a Ferrara nel tardo pomeriggio presso il R&B D’Elite in via Francesco del Cossa 9, gestito da una simpatica famiglia napoletana che ha aggiunto anche una rosticceria tipica (?) napoletana con il loro tanto pubblicizzato panuozzo® (tanto di marchio registrato). Anche qui ci siamo dovuti un po’ adattare soprattutto per i materassi nei quali si sprofondava letteralmente. La nostra stanza è stata ricavata chissà come e si affaccia su quello che prima era un cortile ora chiuso con un tendone rimovibile e utilizzato come pizzeria (alla faccia della privacy e della tranquillità); però non siamo stati malissimo, tutto sommato. Il resto del R&B era arredato in maniera così sfarzosa da essere pacchiano. Ferrara è una cittadina tranquillissima e a misura d’uomo (inteso come essere umano). Sono tante le persone che utilizzano le biciclette per i loro spostamenti. Abbiamo notato che le biciclette non vengono legate con le catene, forse perché qui la gente è più rispettosa del prossimo. In attesa della cena abbiamo passeggiato per il centro storico molto ampio, dicono il più grande d’Europa. Ferrara è solo centro storico, si può dire. Abbiamo cenato nell’Osteria degli Angeli in via delle Volte 4 dove abbiamo gustato la salama, l’antenato del cotechino, ma molto più buono anche se sostanzioso. Via delle Volte è rimasta così com’era fin dall’epoca medioevale utilizzata dai mercanti e dagli artigiani. Lungo questa via ricca di volte, appunto, c’è una targa in cui si ricordano le origini di Dante Alighieri (Aldighieri). La piazza della Cattedrale (che abbiamo visitato il mattino dopo) è frequentatissima dai ferraresi e dai turisti. La maggior parte dei locali, diurni e notturni, è in questa zona: osterie, gelaterie, bar, ristoranti e negozi di tutti i tipi, grandi marchi e non: merita una visita la mega libreria IBS dove prima c’era l’università. Una curiosità: le campane della cattedrale sono ancora suonate dai campanari. Tutte le vie si possono girare tranquillamente a piedi scoprendo nuovi scorci da fotografare e palazzi e chiese da visitare (ricordo il ghetto ebraico o Palazzo Schifanoia, anche se quest’ultimo l’abbiamo saltato). Il giorno dopo ci siamo dedicati alla visita guidata del Castello Estense e alla casa di Ariosto poco frequentata dai turisti e che invece è stata visitata da grandissimi personaggi (ricordo Giuseppe Verdi perché mi ha colpito, tra tutte quelle che c’erano, la sua firma e guai a fotografarla!). Nel pomeriggio abbiamo passeggiato fino a Piazza Ariostea dove si tiene il Palio di Ferrara. Ne abbiamo approfittato per gustare l’ottimo gelato alla gelateria Romana che ha aperto da qualche mese. In serata abbiamo deciso di assaggiare il panuozzo® tanto pubblicizzato dai gestori del D’Elite: che dire? Di napoletano non ci ho trovato nulla di speciale e anche le pizze non mi sembravano tutta ‘sta delizia classica partenopea e presentate su vassoi di plastica classici dei self-service. Se devo essere sincero mi sembravano più piatti da Autogrill. E vabbé! Qualche critica la devo sempre fare altrimenti non sono contento. Certo che se fossi stato con l’umore migliore e la mente non offuscata da pensieri negativi mi sarei rilassato di più e avrei gustato meglio questa vacanzina e pure il panuozzo®. Purtroppo dovrò affrontare di nuovo le mie insicurezze, ma questa è un’altra storia.

Per info:

http://www.bbaileoni.com/

http://www.delite.it/

https://it-it.facebook.com/osteriadegliangeli.ferrara

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Mi domando che cosa potremmo fare per costringere gli invasori intraterrestri a fermarsi, a far tacere le armi, a ritirarsi. Non ci sto. [...]Ma, per fare qualcosa di veramente efficace dobbiamo prepararci cominciando a cambiare in piccolo, partendo da noi. Magari riducendo la nostra aggressività nei piccoli gesti e iniziando a riflettere su che cosa sia importante nella nostra vita. Viviamo in un mondo che sta cambiando, le persone vogliono cambiare, per ora lo fanno in modo contraddittorio e disarticolato, a piccoli gruppi, non collegati, non rappresentati nei media. Siamo cittadini che vogliono contare sempre di più, non amiamo essere contati, tanto meno decimati. Per capire questi cambiamenti dobbiamo imparare a “perdere tempo” con le persone, ascoltare, deporre la rabbia. Stanchi, ma non vinti, guerrieri della vita, possiamo essere protagonisti di una grande rivoluzione, di una rivolta, che comincia attorno a noi. Siamo accomunati dal gusto delle piccole cose, che possono diventare grandi. In fondo ci accontentiamo di poco, vogliamo solo poter guardare un tramonto, leggere un libro, giocare sulla spiaggia con i nostri figli, conversare mentre siamo a tavola, o starcene in silenzio.

(Bruno Contigiani, La sostenibile lentezza dell’essereLinus, agosto 2014)

Da annichilente l’invidia diventa fertile, diventa il riconoscimento e la gratitudine per chi è più bravo di noi.

[...]col tempo ho imparato, si impara. Si lavora, si osserva, si aspetta. Non abbia fretta, lei è giovane. [...]Quando si ha la mia età, si invidia il futuro che hanno i giovani. Ma so bene che quando si è giovani spesso il futuro è paura, non una risorsa. [...] Ci metta tutta se stessa e vedrà che qualcosa di buono verrà fuori.

 La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta, ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce, fa ritornare tutte le solitudini del passato. E’ così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.

 Impara a amare ciò che desideri

Ma anche ciò che gli assomiglia

Sii esigente e sii paziente

E’ Natale ogni mattino che vivi

Scarta con cura il pacco dei giorni

Ringrazia, ricambia, sorridi.

[...]Basta coi segreti.

- Già, basta.

- E se ne ha ancora uno, se ne liberi. Non si vola, se si ha qualcosa di troppo pesante tra gli artigli.

 Il batterista andava a un tempo tutto suo, un sette noni o qualche aritmia cardiaca, il basso aveva il mi stonato, il pianista cercava invano di trarre dal suo strumento un suono udibile, sovrastato dagli altri. Armando il chitarrista era perso nei suoi pensieri di donne e rubinetterie e andava per i cazzi suoi. Fabiano e Katia cantavano lei con bella voce, lui stonato. [...] Il vecchio fisarmonicista invece era bravissimo e teneva su tutta la baracca, andando a tempo e anche infiorando di note, [...]. Uno solo che deve suonare bene per tutti. Questo mi ricorda la situazione della mia patria,[...].

Non si deve avere sempre paura [...]

Ma avevo deciso di liberarmi di quel segreto, ed ero responsabile di ciò che avevo fatto. Responsabile, parola ormai cancellata dal vocabolario del mio Paese. Sentii che la rabbia era diventata energia.

(Stefano Benni, Di tutte le ricchezze, 2012)

Questa volta non scriverò qualcosa sulla mia città o sulla mia regione, ma su Napoli. Scrivo questo post a pochi giorni dalla morte del ragazzo di Napoli, Davide Bifolco, che insieme ai suoi due amici non si è fermato al posto di blocco dei carabinieri. Immagino che potrei ricevere commenti di vario genere, offensivi oppure critiche costruttive o semplicemente altri modi di vedere le cose. Certamente dispiace quando muore un ragazzo, un bambino o comunque un essere umano, però… Innanzitutto individuiamo il contesto in cui è avvenuto l’inseguimento: siamo a Napoli in un quartiere che a giudicare dai servizi dei telegiornali è frequentato da spacciatori, è gestito dai boss della camorra, in cui il tasso di disoccupazione è alto, la gente è abbastanza povera e soprattutto vive nell’ignoranza. La percentuale di analfabetismo è alta. Insomma, si tratta di un quartiere difficile. Immagino che le forze dell’ordine in servizio in questo quartiere debbano avere un’ottima preparazione a gestire ogni eventuale infrazione della legge e suppongo che non sia un mestiere facile. Bisogna avere sangue freddo, occhi a trecentosessanta gradi, forza fisica e soprattutto non bisogna avere paura. Paura di poter morire ogni giorno in un agguato per poche migliaia di euro al mese. Aggiungete il malcontento di questa fascia di lavoratori che si trovano anche loro in una situazione di crisi: pochi mezzi, pochi uomini e magari quando arrestano un delinquente (che sia italiano o straniero) se lo vedono uscire dalla questura dopo una “ramanzina” perché le carceri sono piene ed il personale delle forze dell’ordine è ridotto al minimo. Io sono dell’idea che quando un agente alzi la paletta ci si debba fermare e che se scappi allora hai qualcosa da nascondere. I tre ragazzi erano tutti e tre su un motorino senza assicurazione, senza patentino e senza casco: in pratica dei pirati della strada e un pericolo per se stessi e per gli altri. Il guidatore del motorino anziché fermarsi ha accelerato per scappare. E’ ovvio che gli agenti partono con l’inseguimento e con le armi in mano perché è un loro dovere e diritto. Di sicuro non stanno lì fermi a dire “eh vabbuò, so’ scugnizzi”. Eh no, perché la legge è la legge e va rispettata. In teoria, per quel che so io, gli agenti in situazioni del genere dovrebbero sparare prima in aria. Comunque i tre ragazzini erano in pieno torto. Adesso non so come siano andati i fatti. Non so se i carabinieri hanno speronato il motorino per fermare i ragazzi e dopo uno di loro sia scappato (il guidatore che per altro sembra avere già avuto guai con la giustizia). Sta di fatto che in queste situazioni estreme immagino gli agenti con la pistola in mano pronti a perquisire i fuggitivi ed eventualmente a difendersi perché come ho spiegato prima siamo in un quartiere pericoloso e non si può mai sapere con chi hai a che fare. Anche se minorenni, ma non più bambini piccoli, questi ragazzi avrebbero potuto essere dei delinquenti, anzi ora lo sono per i motivi citati poco fa. Alla fine è partito un colpo di pistola. Purtroppo ha perso la vita un ragazzo e spero che il colpo sia partito accidentalmente e non di proposito. Con questo non voglio giustificare un carabiniere che ora avrà sulla coscienza la morte un adolescente. Non penso e non voglio credere che le nostre forze dell’ordine siano formate tutte da persone che si divertono ad uccidere e a far del male come avviene negli Stati Uniti o come purtroppo è avvenuto durante il G8 di Genova nel lontano 2001. Ritengo anche sbagliate e controproducenti le manifestazioni che si sono susseguite al tragico inseguimento. Manifestazioni svolte da persone che si lamentano che lo Stato è assente, ma che poi quando c’è da far rispettare le leggi si voltano dall’altra parte e bruciano tre auto della polizia. Spero proprio che il colpo sia partito per sbaglio, ma avete pensato se il carabiniere durante l’inseguimento avesse mirato ai copertoni del motorino? Allora ci sarebbero stati ben tre feriti gravi se non morti. A volte mi sembra che Napoli sia una città in cui le regole basilari per vivere civilmente vengono interpretate “a capocchia” anziché essere rispettate e poi ci si lamenta che avvengono queste tragedie. E se si sente la mancanza dello Stato perché non rimboccarsi le maniche e poi, magari, protestare per qualcosa di giusto per ottenere un lavoro, più legalità, magari una bella biblioteca e una sala concerti o delle scuole migliori? Rimango dell’idea che i tre ragazzini erano in torto sia prima che il carabiniere avesse alzato la paletta e sia dopo. Rispetto comunque il dolore dei genitori del ragazzino, ma perché prendersela con le forze dell’ordine anziché farsi un esame di coscienza e chiedersi come hanno educato loro figlio?

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  • Luca C.: Grazie per il tuo contributo. Per il momento non ho più avuto bisogno dell'otorino, ma ho paura di incontrarlo di nuovo soprattutto se questo "dottor
  • Com: Sono approdata su questa pagina digitando nel motore di ricerca il nome del dottore da cui sono stata qualche giorno fa per una visita - pessima - di
  • Luca C.: Alla fine non era l'inquilino di sopra (complimenti per l'adesivo attaccato), ma quelli di fianco con cui abbiamo avuto già da ridire. Dopo mesi ho c
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