Il Blog di Luca C.

Voglio usare le pagine virtuali di questo blog per ricordare una persona a me carissima, un cugino, che purtroppo non c’è più, un uomo amato e benvoluto da tante, tantissime persone, una persona come poche ce ne sono nel mondo, sensibile e altruista, amante della natura, di tutti gli esseri viventi, flora e fauna, e soprattutto dei suoi amati bambini orfani di Chernobyl ai quali ha creato un’associazione in loro soccorso, la Peter Pan a Chernobyl, ai bambini della sua cittadina che faceva divertire nel periodo natalizio travestito da Babbo Natale (la barba e la presenza fisica si prestavano ottimamente al personaggio), una persona sempre presente che riusciva a prendere del tempo per ascoltarti, per darti un consiglio, una persona che riusciva in pochissimo tempo a farti sentire a tuo agio, a scrollarti le tensioni di dosso, pronta a raccontarti un aneddoto divertente o una barzelletta quasi sempre in piemontese, una persona che non ho mai visto perdere le staffe anche davanti a situazioni difficili e ad individui egoisti e meschini che ha incontrato sulla sua strada, un amante della buona cucina e del buon vino, un ottimo cuoco che riusciva a cucinare le famose lasagne per un intero reggimento, una persona attiva in campo sociale nel suo amato paesino in Val di Susa, Condove, nel quale, nel giro di qualche anno, ha contribuito alle attività della pro-loco, della banda di paese, ha sostenuto le attività ludiche del paese come il cinema, il carnevale di cui ricordo la mia partecipazione come pagliaccio e l’enorme divertimento su un carro molto arrangiato e che purtuttavia ha vinto il primo premio per la simpatia e l’unione delle persone che vi erano sopra, la protezione civile, il movimento No TAV (ma quello non violento perché lui era un non violento), la FIDAS e l’ANPI. La sua porta di casa era sempre aperta a tutti, ai bambini ai quali donava i dolcetti nella notte di Halloween, agli animali feriti trovati per strada ai quali prestava le cure, agli amici a cui non faceva mai mancare qualcosa da mangiare e ovviamente un buon bicchiere di vino. Chi ha avuto la fortuna di frequentarlo ha potuto assorbire gran parte del bene che diffondeva. Io sono uno di quei fortunati: lui mi ha introdotto nel mondo del lavoro dopo il servizio civile e dopo inutili corsi post-diploma. Mi ha permesso di vivere un’esperienza lavorativa indimenticabile nel suo vivaio in cui ho potuto apprendere moltissime nozioni sulle piante, sul giardinaggio e su come si lavora (ho potuto esprimermi al meglio grazie ad un buon margine di libertà di cui non ho mai abusato e alla creatività che il lavoro richiedeva) e quel che più ho potuto assorbire è stata la sua bontà d’animo, il suo amore per gli animali ai quali prestava le cure: gattini, cani abbandonati, ricci, cornacchie, tartarughe, oche, papere, galli e galline: chi di voi ha visto uscire i pulcini dalle uova o nutrito una cornacchia in cura? Grazie a lui ho potuto pormi delle domande esistenziali in un momento cupo della mia vita che mi hanno permesso di essere la persona che sono adesso. Ammetto di aver provato un po’ d’invidia per lui. Inconsapevolmente è stata la persona che mi ha introdotto in un percorso, per così dire, di guarigione. Se non avessi incontrato questa persona lungo il mio percorso di vita sarei molto diverso da quello che sono ora, sicuramente molto più triste e negativo. La notizia della sua morte mi ha sconvolto non poco, era malato, ma non pensavo che ci avrebbe lasciato così presto. Il suo funerale civile voleva essere una sorta di festa al contrario secondo le sue disposizioni: la bara nel giardino di casa sua, la banda che suonava le canzoni che più lo rappresentavano, Azzurro, Piemontesina bella, Bella ciao e Bandiera rossa, il sindaco di Condove, i vari rappresentati delle associazioni citate sopra e gli amici più cari hanno letto poesie e aneddoti sulla vita del defunto. Il feretro è stato accolto nel primo pomeriggio di lunedì 14 luglio dagli applausi di tantissima gente, non pensavo così tanta da dover aggiungere degli altoparlanti all’ingresso di casa sua perché non c’era abbastanza spazio per tutti in giardino e da chiudere temporaneamente al traffico la piccola via in cui abitava. Sempre secondo le sue disposizioni dopo la funzione funebre è stato allestito un banchetto in cui tutti potevano mangiare e bere perché a casa sua era abitudine offrire qualcosa da mangiare e bere, guai se non fosse stato così. La sua ospitalità la si poteva intuire dalle dimensioni del tavolo in soggiorno e dalla grandezza delle pentole. Se non fosse stato per non far scappare i suoi amati cani la porta di casa sarebbe stata sempre aperta. Quest’uomo ha seminato tante buone cose e le persone che gli sono state vicino ne hanno potuto godere, come ne ho potuto godere anche io per qualche anno. Ho trattenuto a stento le lacrime, ma ho cercato di non piangere perché ho pensato che non avrebbe voluto vederci piangere. Il nodo alla gola quasi mi strozzava, ma ho resistito. Mai riuscirò a dimenticare una persona così tanto buona che si prodigava per gli altri esseri viventi, umani, animali e vegetali. Ora le sue ceneri sono sparse nei boschi da lui tanto amati in cui andava a passeggiare e a raccogliere i funghi e se mi capiterà di percorrere quei sentieri saprò che ci sarà lui al mio fianco che mi consiglierà la strada come in qualche modo, inconsapevolmente, ha fatto in questi anni. Il mondo avrebbe bisogno di molte più persone come te, ma adesso il mondo dovrà fare a meno di Pino. Grazie Pino!

Autografo di Stefano Bollani

Sono stati giorni intensi di programmi quelli di fine giugno tra cinema (La città incantata), circo (Circo de los horrores), la piscina dopo il tentativo fallito di andare al mare e lo spettacolo di Stefano Bollani, il mitico pianista jazz che alla fine spazia su tutti i generi musicali giocando, scherzando e facendo divertire e partecipare il pubblico e, non per ultimo, facendolo avvicinare (grazie al programma televisivo Sostiene Bollani ed al libro Parliamo di musica) alla musica colta ed al jazz. Il concerto si è tenuto nella splendida location della Reggia di Venaria ovvero all’interno del cortile delle carrozze il 26 giugno (primo giorno della rassegna musicale estiva Venaria Real Music). Non sono un amante del jazz “estremo”, ma di quello più orecchiabile e quando sono venuto a conoscenza che Bollani era in concerto a Venaria e avrebbe presentato alcuni brani della sua passata esperienza in Brasile da cui è stato prodotto il bellissimo cd Bollani Carioca era inevitabile non acquistare il biglietto. Il pianista si è presentato puntuale sul palco e dopo un velocissimo inchino ha iniziato a suonare praticamente senza interruzione e improvvisando su temi famosi del repertorio brasiliano e non solo. Quando il clima si è scaldato ed è diventato più informale Bollani ha iniziato a scherzare con il pubblico e con i suoi più fedeli compagni: il pianoforte e le sue mani (e a volte anche il gomito destro). Dopo avere suonato per quarantacinque minuti si è preso una breve pausa per poi risalire sul palco e chiedendo al pubblico di proporgli qualsiasi brano avesse voluto ascoltare prendendo nota su un foglio di carta di almeno cinque titoli non necessariamente dello stesso genere musicale (per intenderci da Bach a Frank Zappa). Ha iniziato ad improvvisare unendo tra di loro tutte le musiche richieste. Bollani Stefano: si tratta semplicemente di un genio che ovviamente ha alle spalle anni e anni di studi al conservatorio, ma che ama talmente tanto tutta la musica che ci gioca insieme e fa divertire il pubblico. Si tratta di un artista a 360° senza la puzza sotto il naso dei musicisti classici tutti frack ed abito da cerimonia o estremamente richiusi in un solo genere musicale. E’ questo il vero artista, quello che si presenta sul palco vestito casual, quello che sa stare in mezzo alla gente comune e la avvicina gradatamente alla Musica con la M maiuscola, scherzando, giocando e coccolando con i suoni meravigliosi del pianoforte senza denigrare altri generi musicali più pop e meno colti! E per finire l’autografo sulla copertina di un suo cd sono riuscito ad ottenerlo se non fosse stato per l’insistenza di mia moglie che mi ha fatto vincere la timidezza e la paura di incontrare un grande pianista. Peccato, se solo avessi avuto la macchina fotografica. Ma non importa perché quel che conta è l’emozione che ci ha trasmesso in questa serata nuvolosa a rischio pioggia. E l’emozione non si può fotografare, la si porta con sé nel proprio cuore. Grazie Stefano!

Alla fine siamo andati ad assistere allo spettacolo del Circo de los horrores tenutosi a Torino in piazza d’armi fino al 22 giugno. Eravamo titubanti sul tipo di spettacolo, ma l’indecisione è stata superata guardando il sito ufficiale ed è stata sostituita da una forte curiosità, dalla mancanza dell’uso di animali ed ovviamente dalla voglia di stare in compagnia dei migliori amici. Un po’ di ritardo dovuto al lavoro (ma sempre meglio che ci sia) ed eccoci qua con i biglietti in mano davanti al tendone grigio del circo ed a pazzi muniti di motosega vera, ma con la parte mobile per fortuna finta, che ci rincorrevano spingendoci verso l’ingresso tetro del circo in cui i tuoni assordanti ed il rumore delle motoseghe ci stordivano. Una volta seduti abbiamo aspettato ancora un po’ prima che lo spettacolo iniziasse ed intanto i pazzi con le motoseghe continuavano a romperci le scatole con il rumore e la puzza di benzina. Fin troppa puzza e fin troppo monossido di carbonio se volete conoscere il mio giudizio. Il tendone affollato e buio in cui tra il rumore, la musica in tema horror assordante con tanto di tuoni e il monossido di carbonio delle motoseghe contribuiva a peggiorare il mio umore in quei giorni molto altalenante tra stati di agitazione e sconforto. Stavo iniziando a pensare di andarmene via, ma lo spettacolo sarebbe iniziato dopo pochi istanti e mi sono ricreduto: un meraviglioso spettacolo in cui bravissimi artisti molto preparati sul piano fisico facevano tenere a bocca aperta tutti gli spettatori: l’acrobata che camminava bendato sulla ruota sospesa, la sonnambula che danzava in aria tenuta da ganci attaccati ai lunghi capelli, le “bambine”  possedute contorsioniste oppure i mangia-fuoco e i giocolieri sempre di fuochi e molti altri ancora. Tra un’acrobazia e l’altra gli sketch comici in cui il pubblico veniva invitato a partecipare e devo dire che le persone che sono intervenute sono state al gioco. Corre voce, però, che la persona che viene presa di mira dai circensi per tutto lo spettacolo sia sempre la stessa per tutti gli spettacoli; quindi c’è il sospetto che sia uno dello staff. Chi ha visto lo spettacolo in altre città d’Italia o d’Europa mi conferma che la persona si chiama Alessandro? Forse per il tema horror e un po’ di parole volgari non saprei dirvi se si tratti di uno spettacolo propriamente adatto ai bambini piccoli e se proprio devo dare un “bollino” lo metterei giallo, cioè dai 14 anni in su. Ma non voglio essere bacchettone e criticare in negativo questi bravissimi artisti che si meritano invece un enorme e sincero plauso. In TV e su Internet ci si può imbattere in volgarità peggiori. Però quel senso di soffocamento… La poca aria respirabile e la troppa puzza di benzina anche se contribuivano a rendere l’ambiente molto horror erano eccessivi, ma come ho spiegato prima potrei essere io che non ero dell’umore giusto, ma ci hanno pensato i pagliacci cattivi, i vampiri e, soprattutto, la vampira Deborah a tirarmi(ci) su il morale…

Per info:

http://www.circodeloshorrores.com/italia/

Oggi [...] bisogna avere un hashtag, un # e chiamare a raccolta tanti altri che lo retwitteranno. Tutto è cominciato nel 2007, ma la reale esplosione di questo strumento è avvenuta con le elezioni iraniane del 2009.

Tutto ciò può essere accettato quando non abbiamo molte altre opzioni per protestare. Agli inizi degli anni 70 il Movimento Studentesco, guidato da Mario Capanna, aveva introdotto a Milano una sorta di usanza: la manifestazione del sabato pomeriggio. Un modo per protestare e richiamare l’attenzione su un problema. [...] Quel mezzo di lotta (le manifestazioni) ci apparteneva, era di massa, come si diceva allora. Non c’erano i social media, c’erano le radio (libere) che amplificavano quanto accadeva in concreto.

[...] i media hanno amplificato se stessi e nessuno in Occidente ha mosso un dito, se non sulla tastiera di un palmare. La mobilitazione è stata tutta digitale.

Una reazione solo virtuale sconcerta  e un po’ rattrista, un po’ come quelli che fotografano uno che sta per annegare. Decidere di FARE è altro dal farsi un autoscatto e postarlo su Internet, non è una strada che potremo percorrere a lungo. Così come altra cosa è l’amicizia, non è un “mi piace”. Noi non esistiamo solo se contiamo migliaia di follower. Noi siamo fatti carezze, di tenerezze, di fiabe della buona notte, di sorrisi, di lacrime, di canzoni e di carne, poi, anche di Facebook e Twitter.

#RIPRENDIAMOCILMONDOMAPERDAVVERO. A sabato prossimo, tutti in piazza.

(Bruno Contigiani, La sostenibile lentezza dell’essereLinus, giugno 2014)

Per info:

http://vivereconlentezza.it

Bella domanda! Nel momento in cui scrivo si stanno inaugurando in Brasile i mondiali di calcio. Per questo evento è uscita la compilation One Love One Rhythm (The 2014 Fifa World Cup Official Album) con vari autori che hanno scritto nuove canzoni o reinterpretato brani famosissimi (ad esempio Tico Tico rivisitato da Bebel Gilberto e Lang Lang) che rappresentano il paese ospitante. Tra i famosissimi cito Pitbul, Jennifer Lopez, Santana, Ricky Martin e Sergio Mendez. Sicuramente si tratta di brani che per il periodo degli incontri calcistici saranno difficili da non sentire su ogni radio e in ogni pubblicità, ma non penso che rientreranno nei tormentoni estivi di quest’anno, o forse sì? Chi lo sa, magari ci martelleranno con brani da stadio come il famoso Pooo popopo popooo pooo che non era nient’altro popò di meno (scusate il gioco di parole) che Seven nation army dei White Stripes dal disco Elephant del 2003. Staremo a vedere… Per conto mio il brano tormentone dell’estate 2014 è Hideaway della cantante canadese (classe 1989) Kiesza. Mi è capitato di vedere il video sul canale M2O Tv e ho subito pensato che si trattasse di una canzone degli anni ’90. Invece a mia sorpresa il brano risale all’aprile di quest’anno, però la musicalità ricorda molto quello dell’ultimo decennio del XX secolo. E’ una canzone che mi ha acchiappato al primo ascolto ed è subito diventato il mio tormentone (e sicuramente anche di altri visto che continuano a comparire su YouTube le parodie del video ufficiale) con il ritornello fatto di due vocali uuu aaa aaa uuu. Per quanto riguarda la cantante mi sono informato su Wikipedia. Quel che mi piace è che Kiesza (si pronuncia Caisa) oltre ad avere una buona voce sa anche ballare, o comunque si capisce dal video che ha qualche base di danza. Il disco è pressoché irreperibile se non sui vari siti di vendita di dischi on-line. Esiste un 45 giri, forse con un lato solo (A), un cd single destinato al mercato tedesco (2 tracce) e un altro per il mercato inglese (4 tracce). Su internet sono riuscito a trovare solo il cd destinato alla Germania, ma non quello per l’Inghilterra ovvero quello che mi interessava di più perché è presente la cover di What is love solo piano e voce, originariamente cantata da Haddaway. Il vinile, per un brano solo, mi è sembrato troppo caro pur essendo di importazione. Insomma che dire ancora? Se volete conoscere Kiesza visitate il  suo sito ufficiale e la pagina su Wikipedia. Per ascoltare la canzone e vedere il video cliccate qua sotto e non perdetevi le parodie!




Per info:

http://en.wikipedia.org/wiki/Kiesza

http://en.wikipedia.org/wiki/Hideaway_(Kiesza_song)

http://www.kiesza.com/

https://www.facebook.com/Kiesza

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