Il Blog di Luca C.

Mi domando che cosa potremmo fare per costringere gli invasori intraterrestri a fermarsi, a far tacere le armi, a ritirarsi. Non ci sto. [...]Ma, per fare qualcosa di veramente efficace dobbiamo prepararci cominciando a cambiare in piccolo, partendo da noi. Magari riducendo la nostra aggressività nei piccoli gesti e iniziando a riflettere su che cosa sia importante nella nostra vita. Viviamo in un mondo che sta cambiando, le persone vogliono cambiare, per ora lo fanno in modo contraddittorio e disarticolato, a piccoli gruppi, non collegati, non rappresentati nei media. Siamo cittadini che vogliono contare sempre di più, non amiamo essere contati, tanto meno decimati. Per capire questi cambiamenti dobbiamo imparare a “perdere tempo” con le persone, ascoltare, deporre la rabbia. Stanchi, ma non vinti, guerrieri della vita, possiamo essere protagonisti di una grande rivoluzione, di una rivolta, che comincia attorno a noi. Siamo accomunati dal gusto delle piccole cose, che possono diventare grandi. In fondo ci accontentiamo di poco, vogliamo solo poter guardare un tramonto, leggere un libro, giocare sulla spiaggia con i nostri figli, conversare mentre siamo a tavola, o starcene in silenzio.

(Bruno Contigiani, La sostenibile lentezza dell’essereLinus, agosto 2014)

Da annichilente l’invidia diventa fertile, diventa il riconoscimento e la gratitudine per chi è più bravo di noi.

[...]col tempo ho imparato, si impara. Si lavora, si osserva, si aspetta. Non abbia fretta, lei è giovane. [...]Quando si ha la mia età, si invidia il futuro che hanno i giovani. Ma so bene che quando si è giovani spesso il futuro è paura, non una risorsa. [...] Ci metta tutta se stessa e vedrà che qualcosa di buono verrà fuori.

 La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta, ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce, fa ritornare tutte le solitudini del passato. E’ così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.

 Impara a amare ciò che desideri

Ma anche ciò che gli assomiglia

Sii esigente e sii paziente

E’ Natale ogni mattino che vivi

Scarta con cura il pacco dei giorni

Ringrazia, ricambia, sorridi.

[...]Basta coi segreti.

- Già, basta.

- E se ne ha ancora uno, se ne liberi. Non si vola, se si ha qualcosa di troppo pesante tra gli artigli.

 Il batterista andava a un tempo tutto suo, un sette noni o qualche aritmia cardiaca, il basso aveva il mi stonato, il pianista cercava invano di trarre dal suo strumento un suono udibile, sovrastato dagli altri. Armando il chitarrista era perso nei suoi pensieri di donne e rubinetterie e andava per i cazzi suoi. Fabiano e Katia cantavano lei con bella voce, lui stonato. [...] Il vecchio fisarmonicista invece era bravissimo e teneva su tutta la baracca, andando a tempo e anche infiorando di note, [...]. Uno solo che deve suonare bene per tutti. Questo mi ricorda la situazione della mia patria,[...].

Non si deve avere sempre paura [...]

Ma avevo deciso di liberarmi di quel segreto, ed ero responsabile di ciò che avevo fatto. Responsabile, parola ormai cancellata dal vocabolario del mio Paese. Sentii che la rabbia era diventata energia.

(Stefano Benni, Di tutte le ricchezze, 2012)

Questa volta non scriverò qualcosa sulla mia città o sulla mia regione, ma su Napoli. Scrivo questo post a pochi giorni dalla morte del ragazzo di Napoli, Davide Bifolco, che insieme ai suoi due amici non si è fermato al posto di blocco dei carabinieri. Immagino che potrei ricevere commenti di vario genere, offensivi oppure critiche costruttive o semplicemente altri modi di vedere le cose. Certamente dispiace quando muore un ragazzo, un bambino o comunque un essere umano, però… Innanzitutto individuiamo il contesto in cui è avvenuto l’inseguimento: siamo a Napoli in un quartiere che a giudicare dai servizi dei telegiornali è frequentato da spacciatori, è gestito dai boss della camorra, in cui il tasso di disoccupazione è alto, la gente è abbastanza povera e soprattutto vive nell’ignoranza. La percentuale di analfabetismo è alta. Insomma, si tratta di un quartiere difficile. Immagino che le forze dell’ordine in servizio in questo quartiere debbano avere un’ottima preparazione a gestire ogni eventuale infrazione della legge e suppongo che non sia un mestiere facile. Bisogna avere sangue freddo, occhi a trecentosessanta gradi, forza fisica e soprattutto non bisogna avere paura. Paura di poter morire ogni giorno in un agguato per poche migliaia di euro al mese. Aggiungete il malcontento di questa fascia di lavoratori che si trovano anche loro in una situazione di crisi: pochi mezzi, pochi uomini e magari quando arrestano un delinquente (che sia italiano o straniero) se lo vedono uscire dalla questura dopo una “ramanzina” perché le carceri sono piene ed il personale delle forze dell’ordine è ridotto al minimo. Io sono dell’idea che quando un agente alzi la paletta ci si debba fermare e che se scappi allora hai qualcosa da nascondere. I tre ragazzi erano tutti e tre su un motorino senza assicurazione, senza patentino e senza casco: in pratica dei pirati della strada e un pericolo per se stessi e per gli altri. Il guidatore del motorino anziché fermarsi ha accelerato per scappare. E’ ovvio che gli agenti partono con l’inseguimento e con le armi in mano perché è un loro dovere e diritto. Di sicuro non stanno lì fermi a dire “eh vabbuò, so’ scugnizzi”. Eh no, perché la legge è la legge e va rispettata. In teoria, per quel che so io, gli agenti in situazioni del genere dovrebbero sparare prima in aria. Comunque i tre ragazzini erano in pieno torto. Adesso non so come siano andati i fatti. Non so se i carabinieri hanno speronato il motorino per fermare i ragazzi e dopo uno di loro sia scappato (il guidatore che per altro sembra avere già avuto guai con la giustizia). Sta di fatto che in queste situazioni estreme immagino gli agenti con la pistola in mano pronti a perquisire i fuggitivi ed eventualmente a difendersi perché come ho spiegato prima siamo in un quartiere pericoloso e non si può mai sapere con chi hai a che fare. Anche se minorenni, ma non più bambini piccoli, questi ragazzi avrebbero potuto essere dei delinquenti, anzi ora lo sono per i motivi citati poco fa. Alla fine è partito un colpo di pistola. Purtroppo ha perso la vita un ragazzo e spero che il colpo sia partito accidentalmente e non di proposito. Con questo non voglio giustificare un carabiniere che ora avrà sulla coscienza la morte un adolescente. Non penso e non voglio credere che le nostre forze dell’ordine siano formate tutte da persone che si divertono ad uccidere e a far del male come avviene negli Stati Uniti o come purtroppo è avvenuto durante il G8 di Genova nel lontano 2001. Ritengo anche sbagliate e controproducenti le manifestazioni che si sono susseguite al tragico inseguimento. Manifestazioni svolte da persone che si lamentano che lo Stato è assente, ma che poi quando c’è da far rispettare le leggi si voltano dall’altra parte e bruciano tre auto della polizia. Spero proprio che il colpo sia partito per sbaglio, ma avete pensato se il carabiniere durante l’inseguimento avesse mirato ai copertoni del motorino? Allora ci sarebbero stati ben tre feriti gravi se non morti. A volte mi sembra che Napoli sia una città in cui le regole basilari per vivere civilmente vengono interpretate “a capocchia” anziché essere rispettate e poi ci si lamenta che avvengono queste tragedie. E se si sente la mancanza dello Stato perché non rimboccarsi le maniche e poi, magari, protestare per qualcosa di giusto per ottenere un lavoro, più legalità, magari una bella biblioteca e una sala concerti o delle scuole migliori? Rimango dell’idea che i tre ragazzini erano in torto sia prima che il carabiniere avesse alzato la paletta e sia dopo. Rispetto comunque il dolore dei genitori del ragazzino, ma perché prendersela con le forze dell’ordine anziché farsi un esame di coscienza e chiedersi come hanno educato loro figlio?

E siamo giunti a raccontare quel che è successo il giorno di ferragosto del corrente anno, o meglio i tre giorni in cui ho potuto godere di un po’ di libertà dal lavoro, cioè fino al 17 agosto. Per l’occasione ci siamo recati a Bardonecchia ospitati a casa della suocera, dove ci hanno raggiunti in tarda mattinata gli amici con cui abbiamo pranzato. Nel pomeriggio abbiamo provato a fare una passeggiata verso la Valle Stretta, ma le temperature poco favorevoli di questa estate ed il vento ci hanno fatto stare sdraiati sui prati per pochissimo tempo. Il giorno dopo, invece, abbiamo attraversato il confine passando dalla Valle Stretta per il Col de l’Echelle in cui ho scoperto dei luoghi fantastici che non conoscevo (la strada è un po’ stretta e difficile per i neopatentati), per giungere a Briançon in cui a pranzo abbiamo mangiato nella oramai familiare trattoria Le passage la nostra solita e gustosa tartiflette. Anche qui il tempo non era eccezionale e anche se c’era il sole le temperature erano bassine, ma non ci siamo fatti scoraggiare a prendere la cabinovia che dalla città francese parte verso Prorel (2360mt/slm) passando per Pra Long (1624mt/slm). Dalla cabinovia si può ammirare un panorama stupendo di tutta la vallata francese e anche oltre, fino in Italia. Arrivati in cima abbiamo fatto ben poco a causa del freddo e così dopo aver respirato aria frizzante, ossigenato per bene i polmoni e aver goduto del meraviglioso panorama siamo ridiscesi a valle un po’ infreddoliti, ma ne è valsa la pena per 12 euro a testa per la salita e la discesa in cabinovia. Vi ricordo che a Pra Long si può fare una sosta perché bisogna fare il cambio di cabinovia. Questi luoghi d’inverno sono ideali per sciare o per le gite con le racchette da neve, mentre d’estate sono frequentati da moltissimi ciclisti in mountain-bike. Comunque conoscendo oramai il posto sarà possibile organizzarci per una futura gita in alta montagna non prima di aver gustato la tartiflette. Dunque, passiamo al terzo ed ultimo giorno di vacanza in montagna: ci siamo incontrati con una coppia di amici che hanno la casa ad Ulzio e che non vedevamo dal loro matrimonio. E’ stato piacevole incontrarli. Siamo ritornati in Valle Stretta e abbiamo potuto godere di una bellissima giornata di sole con cielo terso e temperature finalmente estive per l’altitudine raggiunta.  Da Bardonecchia si raggiunge in auto la Valle Stretta, ma anziché proseguire per Nevache bisogna imboccare la stradina a destra e dopo qualche tornante si può posteggiare l’auto sui prati pagando un’irrisoria somma di due euro. Questi soldi saranno utilizzati per la manutenzione delle strade: chissà se ne occuperà l’Italia o la Francia? In pratica si è già in territorio francese, ma la gestione è italiana. Nei giorni festivi e nei week-end questi posti sono presi letteralmente d’assalto, quindi è consigliabile andare in settimana per poter godere al meglio del paesaggio montano. Una passeggiata molto semplice da fare è quella che porta al Lago Verde, un bellissimo laghetto di origine glaciale che ha delle stupende sfumature verdi. Tutto intorno al lago si fermano a sostare i turisti, chi solo per mangiare, chi per campeggiare con tanto di amaca. La passeggiata, come dicevo è semplice, ma è meglio portarsi delle pedule o degli scarponcini robusti. I cartelli di indicazione al laghetto sono un po’ fuorvianti perché ci sono tanti percorsi che portano al lago, ma quelli indicati dai cartelli fanno percorrere dei sentieri più tortuosi. Dopo aver ammirato il laghetto (vien voglia di buttarsi in acqua o di bere delle fresche sorsate) siamo tornati indietro al rifugio Tre Alpini in tempo per pranzare (avevamo prenotato un tavolo). Ovviamente abbiamo mangiato l’impossibile: piccolo antipasto con salumi, formaggi e fagioli, polenta con cervo, salsiccia e spezzatino al sugo, dolci, caffé, acqua a volontà e un bicchiere di vino rosso (20 euro a testa). Approfittando del bel tempo e della voglia di riposarci ci siamo sdraiati sui prati antistanti il rifugio. Finalmente un po’ di sole è venuto a trovarci, almeno in questo ultimo giorno di mini vacanza. L’indomani si tornerà alla solita vita, in città, al lavoro, con il solito cielo grigio minaccioso di pioggia.

Per info:

http://www.terzoalpini.com/IT/index.html

http://www.bardonecchia.it/

http://www.ot-briancon.fr/it/

http://www.serre-chevalier.com/it

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g219218-d1730289-Reviews-Restaurant_Le_Passage-Briancon_Hautes_Alpes_Provence.html

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Questa estate pazza ci ha concesso di fare una gita in montagna, la prima del 2014. Per iniziare, dopo mesi di inattività, ci siamo recati al rifugio Salvin a 1580 mt./slm. Partendo da Torino bisogna raggiungere Lanzo e qui bisogna fare attenzione a imboccare la strada giusta perché non ci sono segnalazioni e se ci sono sono malfatte e/o poco visibili. Per facilitarvi il percorso, arrivati a Lanzo, non seguite le indicazioni per le Valli di Lanzo, cioè dove c’è il traforo, né quelle per Balangero, ma quelle per il centro città (insomma, la strada davanti a voi, né a destra, né a sinistra). In pratica dovete attraversare il passaggio a livello. Da qui seguite le indicazioni per Coassolo, Monastero di Lanzo e Chiaves. Se riuscirete a trovarle subito siete fortunati; noi abbiamo subito preso la strada sbagliata e ci siamo andati ad infognare a Ceres per poi tornare indietro a Pessinetto ed infine a Lanzo attraversando la montagna e perdendo una buona mezz’ora. A questo punto se siete sulla strada giusta prima o poi troverete un cartello turistico marrone con la segnalazione del rifugio Salvin e l’indicazione ormai cancellata dal tempo per Mecca. Seguite sempre la strada per Mecca e dopo qualche tornante arriverete alla borgata di Mecca (non segnalata) e all’imbocco di una strada sterrata, ma percorribile in auto. Ecco questa strada sterrata vi porterà al rifugio. Da qui è iniziata la nostra prima escursione del 2014: si tratta di ben 8 km di strada facilmente percorribili sia a piedi che in bici, nonché con l’auto. Direi che l’auto per una volta potete lasciarla riposare. A passo lento e continuo ci vogliono due ore e mezza per raggiungere il rifugio. La strada sale, ma non è ripida ed è molto ombrosa grazie al bosco circostante. Durante il percorso potete fermarvi a visitare il piccolissimo borgo di Marsaglia. Purtroppo, il tempo non ha tenuto e la nebbia e scesa riducendo la visibilità a poche decine di metri. Per fortuna eravamo quasi alla fine del percorso e i morsi della fame e la stanchezza si facevano sentire. Nell’ultimo tratto la nebbia era così fitta che ci siamo orientati grazie ai fari accesi del rifugio, all’abbaiare dei cani e alla radiolina accesa proveniente da una stalla. Per fortuna che abbiamo pensato di telefonare al rifugio e prenotare un tavolo (i gestori sono inglesi, ma parlano un ottimo italiano). Siamo stati puntualissimi: abbiamo detto al gestore che alle ore 14 saremmo arrivati al rifugio e così è stato! Il pranzo è stato ottimo e rigeneratore: antipasto con lardo, salame e primo sale al verde; per seguire polenta concia con spezzatino e salsiccia; per terminare torta con pere passando dall’assaggio di formaggi di capra con miele. Caffè, acqua e soprattutto vino compresi. Costo: 20 euro a persona, ma si mangia a volontà e bene! Purtroppo non è stato possibile ammirare il panorama intorno a causa della nebbia e così dopo un po’ di riposo meritato abbiamo cominciato la discesa verso valle dove l’afa e la pioggia ci aspettavano. Un buon motivo per ritornare, ma questa volta con un tempo migliore sempre che il buon Dio ci conceda un po’ di sole e caldo.

Per info: http://www.rifugiosalvin.eu/

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  • Luca C.: Grazie per il tuo contributo. Per il momento non ho più avuto bisogno dell'otorino, ma ho paura di incontrarlo di nuovo soprattutto se questo "dottor
  • Com: Sono approdata su questa pagina digitando nel motore di ricerca il nome del dottore da cui sono stata qualche giorno fa per una visita - pessima - di
  • Luca C.: Alla fine non era l'inquilino di sopra (complimenti per l'adesivo attaccato), ma quelli di fianco con cui abbiamo avuto già da ridire. Dopo mesi ho c
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