Il Blog di Luca C.

Autografo di Stefano Bollani

Sono stati giorni intensi di programmi quelli di fine giugno tra cinema (La città incantata), circo (Circo de los horrores), la piscina dopo il tentativo fallito di andare al mare e lo spettacolo di Stefano Bollani, il mitico pianista jazz che alla fine spazia su tutti i generi musicali giocando, scherzando e facendo divertire e partecipare il pubblico e, non per ultimo, facendolo avvicinare (grazie al programma televisivo Sostiene Bollani ed al libro Parliamo di musica) alla musica colta ed al jazz. Il concerto si è tenuto nella splendida location della Reggia di Venaria ovvero all’interno del cortile delle carrozze il 26 giugno (primo giorno della rassegna musicale estiva Venaria Real Music). Non sono un amante del jazz “estremo”, ma di quello più orecchiabile e quando sono venuto a conoscenza che Bollani era in concerto a Venaria e avrebbe presentato alcuni brani della sua passata esperienza in Brasile da cui è stato prodotto il bellissimo cd Bollani Carioca era inevitabile non acquistare il biglietto. Il pianista si è presentato puntuale sul palco e dopo un velocissimo inchino ha iniziato a suonare praticamente senza interruzione e improvvisando su temi famosi del repertorio brasiliano e non solo. Quando il clima si è scaldato ed è diventato più informale Bollani ha iniziato a scherzare con il pubblico e con i suoi più fedeli compagni: il pianoforte e le sue mani (e a volte anche il gomito destro). Dopo avere suonato per quarantacinque minuti si è preso una breve pausa per poi risalire sul palco e chiedendo al pubblico di proporgli qualsiasi brano avesse voluto ascoltare prendendo nota su un foglio di carta di almeno cinque titoli non necessariamente dello stesso genere musicale (per intenderci da Bach a Frank Zappa). Ha iniziato ad improvvisare unendo tra di loro tutte le musiche richieste. Bollani Stefano: si tratta semplicemente di un genio che ovviamente ha alle spalle anni e anni di studi al conservatorio, ma che ama talmente tanto tutta la musica che ci gioca insieme e fa divertire il pubblico. Si tratta di un artista a 360° senza la puzza sotto il naso dei musicisti classici tutti frack ed abito da cerimonia o estremamente richiusi in un solo genere musicale. E’ questo il vero artista, quello che si presenta sul palco vestito casual, quello che sa stare in mezzo alla gente comune e la avvicina gradatamente alla Musica con la M maiuscola, scherzando, giocando e coccolando con i suoni meravigliosi del pianoforte senza denigrare altri generi musicali più pop e meno colti! E per finire l’autografo sulla copertina di un suo cd sono riuscito ad ottenerlo se non fosse stato per l’insistenza di mia moglie che mi ha fatto vincere la timidezza e la paura di incontrare un grande pianista. Peccato, se solo avessi avuto la macchina fotografica. Ma non importa perché quel che conta è l’emozione che ci ha trasmesso in questa serata nuvolosa a rischio pioggia. E l’emozione non si può fotografare, la si porta con sé nel proprio cuore. Grazie Stefano!

Alla fine siamo andati ad assistere allo spettacolo del Circo de los horrores tenutosi a Torino in piazza d’armi fino al 22 giugno. Eravamo titubanti sul tipo di spettacolo, ma l’indecisione è stata superata guardando il sito ufficiale ed è stata sostituita da una forte curiosità, dalla mancanza dell’uso di animali ed ovviamente dalla voglia di stare in compagnia dei migliori amici. Un po’ di ritardo dovuto al lavoro (ma sempre meglio che ci sia) ed eccoci qua con i biglietti in mano davanti al tendone grigio del circo ed a pazzi muniti di motosega vera, ma con la parte mobile per fortuna finta, che ci rincorrevano spingendoci verso l’ingresso tetro del circo in cui i tuoni assordanti ed il rumore delle motoseghe ci stordivano. Una volta seduti abbiamo aspettato ancora un po’ prima che lo spettacolo iniziasse ed intanto i pazzi con le motoseghe continuavano a romperci le scatole con il rumore e la puzza di benzina. Fin troppa puzza e fin troppo monossido di carbonio se volete conoscere il mio giudizio. Il tendone affollato e buio in cui tra il rumore, la musica in tema horror assordante con tanto di tuoni e il monossido di carbonio delle motoseghe contribuiva a peggiorare il mio umore in quei giorni molto altalenante tra stati di agitazione e sconforto. Stavo iniziando a pensare di andarmene via, ma lo spettacolo sarebbe iniziato dopo pochi istanti e mi sono ricreduto: un meraviglioso spettacolo in cui bravissimi artisti molto preparati sul piano fisico facevano tenere a bocca aperta tutti gli spettatori: l’acrobata che camminava bendato sulla ruota sospesa, la sonnambula che danzava in aria tenuta da ganci attaccati ai lunghi capelli, le “bambine”  possedute contorsioniste oppure i mangia-fuoco e i giocolieri sempre di fuochi e molti altri ancora. Tra un’acrobazia e l’altra gli sketch comici in cui il pubblico veniva invitato a partecipare e devo dire che le persone che sono intervenute sono state al gioco. Corre voce, però, che la persona che viene presa di mira dai circensi per tutto lo spettacolo sia sempre la stessa per tutti gli spettacoli; quindi c’è il sospetto che sia uno dello staff. Chi ha visto lo spettacolo in altre città d’Italia o d’Europa mi conferma che la persona si chiama Alessandro? Forse per il tema horror e un po’ di parole volgari non saprei dirvi se si tratti di uno spettacolo propriamente adatto ai bambini piccoli e se proprio devo dare un “bollino” lo metterei giallo, cioè dai 14 anni in su. Ma non voglio essere bacchettone e criticare in negativo questi bravissimi artisti che si meritano invece un enorme e sincero plauso. In TV e su Internet ci si può imbattere in volgarità peggiori. Però quel senso di soffocamento… La poca aria respirabile e la troppa puzza di benzina anche se contribuivano a rendere l’ambiente molto horror erano eccessivi, ma come ho spiegato prima potrei essere io che non ero dell’umore giusto, ma ci hanno pensato i pagliacci cattivi, i vampiri e, soprattutto, la vampira Deborah a tirarmi(ci) su il morale…

Per info:

http://www.circodeloshorrores.com/italia/

Oggi [...] bisogna avere un hashtag, un # e chiamare a raccolta tanti altri che lo retwitteranno. Tutto è cominciato nel 2007, ma la reale esplosione di questo strumento è avvenuta con le elezioni iraniane del 2009.

Tutto ciò può essere accettato quando non abbiamo molte altre opzioni per protestare. Agli inizi degli anni 70 il Movimento Studentesco, guidato da Mario Capanna, aveva introdotto a Milano una sorta di usanza: la manifestazione del sabato pomeriggio. Un modo per protestare e richiamare l’attenzione su un problema. [...] Quel mezzo di lotta (le manifestazioni) ci apparteneva, era di massa, come si diceva allora. Non c’erano i social media, c’erano le radio (libere) che amplificavano quanto accadeva in concreto.

[...] i media hanno amplificato se stessi e nessuno in Occidente ha mosso un dito, se non sulla tastiera di un palmare. La mobilitazione è stata tutta digitale.

Una reazione solo virtuale sconcerta  e un po’ rattrista, un po’ come quelli che fotografano uno che sta per annegare. Decidere di FARE è altro dal farsi un autoscatto e postarlo su Internet, non è una strada che potremo percorrere a lungo. Così come altra cosa è l’amicizia, non è un “mi piace”. Noi non esistiamo solo se contiamo migliaia di follower. Noi siamo fatti carezze, di tenerezze, di fiabe della buona notte, di sorrisi, di lacrime, di canzoni e di carne, poi, anche di Facebook e Twitter.

#RIPRENDIAMOCILMONDOMAPERDAVVERO. A sabato prossimo, tutti in piazza.

(Bruno Contigiani, La sostenibile lentezza dell’essereLinus, giugno 2014)

Per info:

http://vivereconlentezza.it

Bella domanda! Nel momento in cui scrivo si stanno inaugurando in Brasile i mondiali di calcio. Per questo evento è uscita la compilation One Love One Rhythm (The 2014 Fifa World Cup Official Album) con vari autori che hanno scritto nuove canzoni o reinterpretato brani famosissimi (ad esempio Tico Tico rivisitato da Bebel Gilberto e Lang Lang) che rappresentano il paese ospitante. Tra i famosissimi cito Pitbul, Jennifer Lopez, Santana, Ricky Martin e Sergio Mendez. Sicuramente si tratta di brani che per il periodo degli incontri calcistici saranno difficili da non sentire su ogni radio e in ogni pubblicità, ma non penso che rientreranno nei tormentoni estivi di quest’anno, o forse sì? Chi lo sa, magari ci martelleranno con brani da stadio come il famoso Pooo popopo popooo pooo che non era nient’altro popò di meno (scusate il gioco di parole) che Seven nation army dei White Stripes dal disco Elephant del 2003. Staremo a vedere… Per conto mio il brano tormentone dell’estate 2014 è Hideaway della cantante canadese (classe 1989) Kiesza. Mi è capitato di vedere il video sul canale M2O Tv e ho subito pensato che si trattasse di una canzone degli anni ’90. Invece a mia sorpresa il brano risale all’aprile di quest’anno, però la musicalità ricorda molto quello dell’ultimo decennio del XX secolo. E’ una canzone che mi ha acchiappato al primo ascolto ed è subito diventato il mio tormentone (e sicuramente anche di altri visto che continuano a comparire su YouTube le parodie del video ufficiale) con il ritornello fatto di due vocali uuu aaa aaa uuu. Per quanto riguarda la cantante mi sono informato su Wikipedia. Quel che mi piace è che Kiesza (si pronuncia Caisa) oltre ad avere una buona voce sa anche ballare, o comunque si capisce dal video che ha qualche base di danza. Il disco è pressoché irreperibile se non sui vari siti di vendita di dischi on-line. Esiste un 45 giri, forse con un lato solo (A), un cd single destinato al mercato tedesco (2 tracce) e un altro per il mercato inglese (4 tracce). Su internet sono riuscito a trovare solo il cd destinato alla Germania, ma non quello per l’Inghilterra ovvero quello che mi interessava di più perché è presente la cover di What is love solo piano e voce, originariamente cantata da Haddaway. Il vinile, per un brano solo, mi è sembrato troppo caro pur essendo di importazione. Insomma che dire ancora? Se volete conoscere Kiesza visitate il  suo sito ufficiale e la pagina su Wikipedia. Per ascoltare la canzone e vedere il video cliccate qua sotto e non perdetevi le parodie!




Per info:

http://en.wikipedia.org/wiki/Kiesza

http://en.wikipedia.org/wiki/Hideaway_(Kiesza_song)

http://www.kiesza.com/

https://www.facebook.com/Kiesza

In base alle vostre esperienze la frase potrebbe essere conclusa in milioni di modi, ma dubito che i giudizi saranno tutti positivi. Il mio non lo è anche se a malincuore. Anziché semplificare la vita ai cittadini si rendono infernali alcune operazioni che potrebbero essere svolte in maniera veloce e, appunto, semplice. Iniziamo dalla raccomandata che ho inviato all’INPS per informare l’Istituto di una richiesta di aspettativa. Cosa c’è di più comodo per inviare una raccomandata dal sito delle Poste Italiane essendo titolare di conto corrente postale? Semplice e veloce. L’unico dubbio me lo pongo sulla riservatezza della privacy: allegando il file (vengono accettati vari formati) qualche impiegato sarà sicuramente addetto alla stampa del documento che verrà inviato e potrà leggerne il contenuto? Non importa, non ho nulla da nascondere. Dal sito è possibile richiedere la ricevuta di consegna. Ebbene, ho utilizzato questo sistema la prima volta e mi sono trovato bene. Non la seconda che era quella più importante, cioè la raccomandata inviata all’INPS. Controllando lo stato delle spedizioni ho scoperto che dopo ben quindici giorni la lettera è stata portata all’ufficio postale di riferimento tre giorni dopo la mia richiesta di spedizione. Da qui ho compreso che il postino è passato davanti all’INPS e che per qualche motivo non abbia potuto consegnare la raccomandata. Ho i miei dubbi. Abbi dubbi, cantava Edoardo Bennato. Come sempre più spesso sta capitando, i postini per chissà quale astruso motivo non consegnano le raccomandate, i pacchi o comunque tutto ciò abbia bisogno di firma al momento del ritiro da parte del destinatario. E’ successo già molte volte e sta capitando ancora. Ma qui sto parlando di una lettera che dovrebbe essere recapitata all’INPS e non a Pinco Pallino! Si tratta di documenti importanti! Così mi sono recato io all’ufficio postale di riferimento e ho chiesto delucidazioni. Dopo una snervante attesa mi è stato risposto che la lettera non c’era e che era stata recapitata in modo corretto al destinatario. E ancora abbi dubbi soprattutto quando ho visto l’impiegata inserire il numero di spedizione sul pc e risultava che la lettera non era stata ancora consegnata. Anzi mi è stato riferito di stare tranquillo che era tutto a posto. Lo scazzo stampato in faccia agli impiegati faceva impressione. Abbi dei dubbi, sì, abbi dei dubbi, no, abbi dei dubbi seri. Ma la mattina era iniziata ben prima recandomi all’ufficio dell’agenzia delle entrate per consegnare il mio codice IBAN per il rimborso del 730: una coda infernale. Dopo circa mezz’ora ho deciso di ritornare a casa e provare ad utilizzare il sito delle Agenzie delle Entrate. Sarà semplice, no? No, appunto. Bisogna registrarsi per fornire una benedetto codice di 27 caratteri. E come ci si registra per ottenere un PIN da utilizzare in seguito? Bisogna perderci almeno venti minuti per capire cosa si sta leggendo, dove si sta cliccando, eccetera eccetera. Quando finalmente ho capito come poter accedere il sistema richiede codice fiscale, ok, che tipo di richiesta era stata effettuata e da chi (modello unico, 730, niente, tramite posta, sito delle agenzie delle entrate, intermediario, cazzi e mazzi) e ancora ok, ed infine l’importo lordo annuale e ancora ok. Ma il sistema non ha accettato nessun dato. Ho ricontrollato, ho re-inserito i dati, ma ancora nulla. Errore… Non c’è due senza tre: errore… L’utente può provare solo tre volte dopodiché si dovrà rivolgere all’ufficio. La bestemmia è uscita spontanea soprattutto quando ho capito (niente di ché, solo una piccola svista) che bisognava inserire i dati riferiti non ai documenti richiesti nell’anno in corso per il precedente, ma ai documenti richiesti l’anno precedente per quello ancora precedente!!! Incredibile. Allora, data l’importanza della cosa ho preso la mia fedele bicicletta (la prima volta quest’anno che la prendo visto che qua al Nord-Ovest siamo ancora in pieno autunno, mortacci…) e mi ri-reco al dannato ufficio e aspetto silenziosamente in coda. Diciamo più di mezz’ora di coda. Più la mezz’ora passata prima uguale a più di un’ora. All’ufficio informazioni mi viene dato il numerino e mi è stato chiesto se avessi avuto con me anche la fotocopia della carta d’identità altrimenti l’avrei potuta richiedere nel bar sottostante a 20 centesimi… Un lungo sospiro è stato necessario per calmarmi: 1) non avevo la fotocopia 2) non avevo spiccioli e banconote 3) non mi avrebbero fatto pagare una fotocopia con il bancomat 4) dopo mezz’ora di coda io non faccio nessuna fotocopia e aspetto il mio turno aspettando che l’impiegata mi chieda ‘sta cazzo di fotocopia! Finalmente arriva il mio turno e fuori da ogni dubbio mi viene chiesta la fotocopia della carta d’identità. Spiegato quanto sopra, ma soprattutto dalla mia chiara espressione facciale l’impiegata è stata zitta (e vorrei vedere!) e accettato tutto segnandosi solo il numero del documento. L’operazione è durata 30 secondi. Ah, dimenticavo, nell’attesa cercavo di chiamare l’INPS con il cellulare per chiedere se gli fosse giunta la mia raccomandata, ma una voce registrata è andata avanti per cinque minuti dicendo premi 1 se, premi 2 se, premi 3 se, premi 4 se, premi 5 se, Se, se, se,… Andate affanculo tutti quanti! Un’intera mattina persa per due operazioni semplici che avrebbero richiesto pochissimo tempo. Ma siamo in Italia e all’Ufficio delle Entrate di Torino il 6 giugno non è stato nemmeno garantito il servizio a causa di un’assemblea!!! Ovviamente sabato e domenica gli uffici sono chiusi perché bisogna riposarsi. In questa Italietta di buffoni e ladri non cambia proprio niente, quando c’è da riscuotere le tasse sono tutti bravi a controllarti che paghi tutto fino all’ultimo centesimo, ma quando c’è da andare incontro ai cittadini con buoni servizi allora aspetta e spera. Chi dubbi non avrà chissà cosa farà? Dimmi dimmi dimmi dimmi tu quanti dubbi hai? E qui lo scrivo e non lo nego che se a causa dei loro disguidi mi dovesse arrivare una sanzione (come successe qualche anno fa) io questa volta non pagherò! Su questo non ho dubbi! Per fortuna, purtroppo sono Italiano, come cantava il saggio Giorgio Gaber.

Calendario

luglio: 2014
L M M G V S D
« giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Archivi

Categorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 63 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: