Il Blog di Luca C.

Pomodori viola fritti? No, grazie!

Posted on: 30 ottobre 2008

 
 
E’ di qualche giorno fa la notizia che hanno riportato i telegiornali sui pomodori viola, quelli geneticamente modificati, in quanto all’interno del loro DNA è stato aggiunto un nuovo segmento di una sostanza antiossidante che abbassa il rischio di ammalarsi di cancro.
La genetica sta facendo dei grandi progressi, ma non si corre il rischio di esagerare e di commettere errori?
Non è una nuova scoperta che i vegetali vengano geneticamente modificati: questo si è sempre fatto da secoli, per poter coltivare piante più robuste e produttive.
Ve li ricordate i famosi incroci tra piselli, che tanto ci facevano essere malizosi alle scuole elementari, o alle medie?
Insomma, gli ibridi sono piante tuttavia geneticamente modificate.
Io posso incrociare una pianta che produce piselli lisci con una che ne produce ruvidi, perché ho capito che posso ottenere una pianta più robusta che produce bacche resistenti, grandi e gustose.
In agricoltura vengono selezionate le piante da frutto migliori per poi fare gli innesti su piante da frutto selvatiche.
Avete mai provato a mettere nella terra un nocciolo delle pesche che più vi piacciono e vedere nascere la piantina?
Bene, quella piantina produrrà un frutto selvatico. Per ottenere qualcosa di meglio bisognerà procedere con un innesto, cioè inserire all’interno di un ramo giovane un pezzettino della pianta che produce i frutti "buoni", per far "capire" alla nostra piantina come deve lavorare.
Nell’agricoltura a grandi livelli, si può parlare di veri "trapianti": vengono incastonati nella pianta selvatica i "pezzi" giusti e "incollati" tra di loro con la pece.
Ma, finché si tratta di incroci naturali, tutto va bene. Gli ibridi, saranno sempre soggeti ad essere colpiti dalle malattie fungine e dagli acari prontamente debellati con i pesticidi.
Secondo me il problema si pone quando inseriamo all’interno della pianta un elemento totalmente estraneo, addirittura di un’altra specie, o di sintesi.
Certamente otterremo delle piante che possono resistere a tutto, alla siccità, ai funghi, agli acari, che potrebbero vivere con poco concime, resistenti alla grandine e tutto quello che più vi dice la fantasia.
Sembrerebbe una cosa straordinaria, ma secondo me bisogna stare attenti, soprattutto quando queste coltivazioni sono ancora in fase di sperimentazione: chi ci dice che non ci siano problemi nel lungo periodo (tra 20 e più anni)? Nuove allergie, nuove malattie, la catena alimentare rovinata, molte specie animali in via di estinzione?
Per esempio gli afidi sono cibo per le graziose coccinelle, che a loro volta saranno cibo per, che ne so, le rondini, e via dicendo.
Se producessi piante che allontanano gli afidi, rischierei di fare disastri.
Non penso che per ridurre il rischio di ammalarmi di cancro debba scomodare i succosi pomodori, inserendo nel loro DNA un antiossidante.
Non sarebbe più semplice ed economico produrre delle pillole?
Io dico che ci prendono in giro quando politici e scienziati ci spiegano che le piante geneticamente modificate risolverebbero la fame nel terzo mondo e migliorerebbero la vita di molti uomini.
Se è vero quello che dicono alcuni studiosi, i soldi che circolano nei paesi ricchi ed evoluti basterebbero a sfamare tutti, terzo e forse quarto mondo compresi.
Nel mio piccolo posso fare qualcosa, ma inutilmente; sarebbe solo un palliativo per stare bene con me stesso.
E’ inutile che ci raccontano balle, quando basta poco, basta che i nostri signori potenti, primi fra tutti quelli degli USA, cambino le regole, siano meno corrotti, siano… Mi fermo, adesso mi sto addentrando nel campo della fanta-politica, e qui la Coca-Cola Company non c’entra…
Battute a parte, non vi sembra che si stia andando oltre, che si voglia a tutti i costi raggiungere ambizioni quasi divine?
E poi riuscireste a vedervi mangiare un pizza margherita viola? Ancora ancora ad Halloween, dove l’horror è di casa…
Per conoscere qualcosina in più vi invito a leggere l’articolo di Piemonte Parchi n°179 cliccando su http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/2008/179/ogm.htm
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