Il Blog di Luca C.

Chicago

Posted on: 25 novembre 2008

 
chicago
 
Sabato sera è stata inaugurata la stagione dei giochi di società.
In compagnia di Dario, Simone e mia sorella abbiamo giocato ad un nuovo gioco: Chicago della Ravensburger.
Non ero a conoscenza che la nota marca di puzzle producesse anche giochi.
Simone ha trovato Chicago durante le pulizie di primavera chissà dove.
Lo scopo del gioco consiste nel prendere il possesso di otto bar (i più redditizi) o di tre dei quattro casinò presenti sul tavolo da gioco raffigurante un piantina con al centro una piazza di forma ottagonale, che ricorda molto Piazza della Repubblica a Torino. Così il gioco è stato ribattezzato Porta Palazzo.
Si può giocare da 2 a 4 persone. Ogni giocatore è il boss di una banda di balordi. Con i soldi può ingaggiare i picciotti che lavoreranno per lui. Il costo dei balordi varia in base alla loro forza: deboli, medi o forti (più costosi, ma in caso di lotta sono più avvantaggiati).
Ogni boss è possessore di un quartiere che si affaccia su Porta Palazzo.
Tutto sommato il gioco è semplice, ma bisogna studiare bene le tattiche per impossessarsi dei locali possibilmente senza perdere uomini.
Ma una domanda nasce spontanea: perché i produttori di giochi di società si ostinano a fare dei libretti di istruzione che per studiarli ci vuole l’aiuto di un premio Nobel? Non è vero? Non avete notato che prima di iniziare un gioco bisogna studiare per circa un’ora, che a momenti ti passa la voglia e ritorni a giocare a nomi di città, animali, fiumi, persone?
Il colmo è che all’inizio ti prendono per deficiente: disponete il tabellone al centro del tavolo… E se io volessi giocare per terra? Mettete insieme i dadi da gioco a fianco del tabellone… Magari li mettiamo perpendicolari, però ci serve la L per fare un angolo retto… La prima mossa spetta al giocatore con le pedine gialle… E che differenza fa se inizia quello che le ha rosse… E se nessuno dei giocatori non avesse scelto il giallo che è rimasto nella scatola? Non si può più giocare?
Poi, man mano che leggi, inizi a disperarti, le frasi diventano un guazzabuglio di concetti incomprensibili che devi rileggerli due, tre, quattro volte. Arrivi persino a sillabare parola per parola per decifrare il significato di ogni singola frase.
Dopo un’ora che bestemmi e gli amici ti spremono gli attributi pregandoti di cambiare gioco… NO! E’ DIVENTATA UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO.
Quando ormai hai ceduto, e ti sei dato per sconfitto, una lampadina si illumina nella testa: ah! adesso ho capito! E’ una cretinata e ti senti proprio un cretino: semplicemente per muovere la pedina di tante caselle devi tirare quell’unico maledetto dado a dodici facce!
Ne approfitto per lanciare un appello agli studiosi e creatori di giochi di società: fate le regole di gioco più chiare e semplici! Il mondo ve ne sarà grato!
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