Il Blog di Luca C.

Riflessioni di Aprile

Posted on: 1 aprile 2009

 
[…] se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. D’altro canto c’è che dice sia questa l’immortalità di cui tanto si parla, Sarà, […]
 
[…], ciechi negli occhi e ciechi nei sentimenti, perché i sentimenti con i quali abbiamo vissuto e che ci hanno fatto vivere come eravamo sono nati perché avevamo gli occhi, senza di essi i sentimenti si trasformeranno, non sappiamo come, non sappiamo in quali, […] i normali sentimenti erano quelli di chi vedeva, non da ciechi quali erano, adesso, invece stanno venendo fuori gli autentici sentimenti dei ciechi, e siamo solo all’inizio, stiamo ancora vivendo del ricordo di ciò che sentivamo, non hai bisogno degli occhi per sapere com’è la vita oggi, se mi avessero detto che avrei ammazzato l’avrei presa per un’offesa, eppure ho ammazzato, […]
 
[…] Se mai avrò dinuovo gli occhi, vedrò veramente gli occhi degli altri, come se ne stessi vedendo l’anima, […] O lo spirito, il nome poco importa, […] Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome e quella cosa è ciò che siamo.
 
[…], dunque sa che gli aggettivi non servono a niente, se una persona ne ammazza un’altra, per esempio, sarebbe meglio enunciarlo così, semplicemente, e confidare che l’orrore dell’atto, di per sé, fosse tanto scioccante da dispensarci dal dire che è stato orribile, Vuol dire che abbiamo parole in più, Voglio dire che abbiamo sentimenti in meno, Oppure ce li abbiamo, ma non usiamo più le parole che potrebbero esprimerli, E dunque li perdiamo […]
 
L’unico miracolo che possiamo fare sarà quello di continuare a vivere, […], difendere la fragilità della vita giorno per giorno, come se fosse lei la cieca, e non sapesse dove andare, e forse è proprio così, forse la vita non lo sa davvero, si è abbandonata nelle nostre mani dopo averci reso intelligenti […]
 
[…] E’ proprio vero che il difficile non è vivere con gli altri, il difficile è comprenderli, […]
 
[…] Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono […]
 
(José Saramago, Cecità, 2008)
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