Il Blog di Luca C.

Ashes

Posted on: 24 novembre 2009

 
Venerdì 20 novembre 2009, ore 20.45, Fonderie Limone Moncalieri, Torino Danza, Les Ballets C del B, Ashes.
Dovevamo essere in quattro, ma causa varie influenze, rimango con il mio amore a gustare questa rappresentazione di danza contemporanea.
Io non capisco niente di danza, tanto meno di arte contemporanea, ma per fortuna i movimenti dei ballerini mi hanno trasmesso emozioni e messaggi senza che leggessi prima il voucher informativo.
Il tutto inizia con alcuni ballerini in piedi poi caduti come morti all’improvviso sotto una luce molto soffusa.
Poco dopo entra in scena una ballerina di colore con un abito celeste e un ombrello arancione e sorridente, ma il suo umore cambia di colpo quando nota i corpi che riprendono vita, come zombie.
Da questo momento è un inizio di movimenti apparentemente casuali e liberi, un po’ schizofrenici, ma osservando bene perfettamente studiati e alcuni veramente di difficile esecuzione come ad esempio quelli dei due ballerini che danzavano insieme divisi solo da un bastone trattenuto maestralmente dai loro addomi.
Questo è il messaggio che io ho percepito sopratutto dall’esempio sopra citato: la fatica di mantenere una relazione, quindi la presa di coscienza della propria incapacità di stare in armonia con gli altri (e con se stessi) e che forse è più semplice lasciar perdere tutto allontanandosi dagli altri (e da se stessi), ma di conseguenza arriva il dolore insopportabile di star soli. Un qualcosa, o meglio un sentimento o una serie di sentimenti estremamente faticosi da gestire. Il corpo di ballo era formato da danzatori di varie nazioni e, se ho capito bene, perché questi sentimenti riguardano tutti, cioè il mondo.
Nonostante le musiche (i suoni) un po’ contemporanee(i)  realizzate(i) con strumenti a percussioni, vibrafoni, steli di metallo sfregati da archetti per strumenti a corde, ma anche da quattro musicisti (contrabbasso, viola, violino, fisarmonica) e due soprani, a me venivano in mente alcuni versi della famosa canzone di Mia Martini Almeno tu nell’universo:
 
Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
[…]
Sai, la gente è sola, come può lei si consola
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo!
[…]
 
Questa è stata la mia sensazione, forse sbagliata o superficiale, ma questo ho sentito dentro me.
 
Ashes parla di ciò che le persone fanno o non fanno per cercare di non perdere quel che hanno raggiunto. Parla del costante dualismo della vita di ciascuno, stretta tra il desidero di trattenere le cose e la difficoltà di separarsene.
Potente metafora che racconta di qualcosa che sfugge dalle mani, qualcosa di inafferrabile, questa coreografia riflette sulla infinita capacità di rigenerazione che ognuno di noi possiede, e che avvicina l’uomo alla fenice.
Fin dal titolo, il tema principale di questa nuova creazione è la provvisorietà. Niente è per sempre. Non necessariamente questa è una sensazione negativa o triste…
(dal sito http://www.torinodanzafestival.it/edizioneInCorso.aspx?id=49&Title=/Ashes.html).
 
Lo spettacolo è durato circa un’ora e mezza, forse un po’ lunghetto, ma ne è valsa la pena… Assolutamente da vedere.
 
Per ulteriori informazioni consultare i siti:
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