Il Blog di Luca C.

Non mi piacciono le patate

Posted on: 19 gennaio 2010

 

 
Questa volta vi parlerò di un libro unico che non troverete in nessuna libreria, di cui forse esistono meno di dieci copie.
Si tratta del libro Non mi piaciono le patate di Giuseppe Freda nato a Foggia nel 1920.
I figli, Mario e Piero, hanno pensato bene di fargli una sorpresa al suo novantesimo compleanno raccogliendo tutti i suoi scritti di gioventù, impaginandoli bene con le fotografie e facendone un libro.
Una sorpresa gradita anche ai familiari perché copia del volume è stata recapitata anche a noi, i nipoti di Torino. E sì, Zio Peppino è il fratello di mio nonno Zaccaria, nonché di zio Aldo e dei cari zio Ezio e zia Adelia.
Posso dire che si tratta di un volume interessante non tanto perché è stato scritto da parenti, ma perché oltre ad essere scritto bene è una testimonianza sulla vita che si svolgeva nella prima metà del XX secolo al Sud Italia (Foggia) e poi al Nord Italia (Torino) con tutte le difficoltà, anche di adattamento, per chi emigrava, soprattutto dei "Napoli" e soprattutto sul periodo sul fascismo e sulla seconda guerra mondiale vissuta in prima persona sul fronte dallo zio e dai fratelli fortunatamente rientrati vivi (c’è chi andò in Russia, chi in Etiopia).
Zio Peppino rimase in Italia viaggiando dal Piemonte alla Sicilia al Veneto esattamente a Pontebba al confine con l’Austria portato in un campo di prigionia per non avere giurato fedeltà alla RSI – Repubblica Sociale Italiana – in cui per sopravvivere alla fame fu costretto insieme ai compagni a mangiare gli scarti buttati nei rifiuti, tra cui bucce di patate e se andava bene qualche patata ancora intera.
 

Dopo una giornata di faticoso lavoro e dopo aver consumato quanto ci davano da mangiare, con lo stomaco che ancora reclamava, alcuni di noi si mettevano in cerca per vedere di procurarsi qualcosa da mettere sotto i denti. Si rovistava nei rifiuti della mensa della truppa riuscendo a racimolare qualche buccia di patata e, quando si era fortunati, anche una o due patate intere. Si divideva il bottino e dopo averle ripulite le si mangiava crude per attutire i morsi della fame. (pag. 51).
 
Con l’arrivo degli americani la fuga dal campo e il rifugio presso una cascina di Luigi Motta scrittore di romanzi di avventura molto amato dallo zio, il rientro a Torino (a piedi), il ricongiungimento con la famiglia e il ritorno a Foggia dove trovò lavoro e l’Amore.
Era il 1947.
 
Grazie zio Peppino.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 154 follower

Archivi

Categorie

Il blog di Luca C. è stato visitato

  • 63,380 volte
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: