Il Blog di Luca C.

Riflessioni di novembre

Posted on: 2 novembre 2010

Avvertivo un’inquietudine crescente. La ignorai, ottenendo il risultato opposto. Lo smarrimento cresceva contro la mia volontà e si moltiplicava, i moscerini nello stomaco erano diventati uno sciame.
Regolai il respiro. Rallentai l’andatura. Mi ripetevo che si trattava solo di un calo di pressione – buttarla sul malessere fisico mi tranquillizzava – ma la tensione presto diventò insopportabile. Non riuscivo a ricacciarla nel luogo oscuro dentro di me dalla quale era strisciata fuori e da lì a poco mi avrebbe abbattuto e infine sopraffatto.

Non esiste gerarchia tra una disperazione e un’altra, ecco perché la parola disperazione esiste soltanto al singolare.

“La mia paura più grossa è accorgermi prima di morire che ho sbagliato tutto nella vita.”

“E’ questa precarietà, questa perdita di orizzonte, di fede che dà incertezza. Non sono cose che avvengono casulamente in un posto isolato: in tutti gli angoli del mondo la gente avverte le stesse insicurezze e paure… […]”

Basta un semplice calo di luce a deformare un innocuo corridoio in un sentiero tortuoso che scompare nel buio di un bosco terrificante. Quali paure ci portiamo dietro, pronte a scavalcarci e a prevalere sulla ragione che al minimo pericolo batte in ritirata? Con quali artifici le nascondiamo dentro di noi perché non esplodano come tappi di champagne rinnovando tutto ciò che vorremmo dimenticare?

Quando tutto è fuori posto spesso l’unico fuori posto sei tu. (Io, nel mio caso.)

“La paura è antica quanto l’uomo, caro amico! E’ l’istinto più forte e più selvaggio, molto più dell’intelligenza e della cultura. La paura è legata all’autoconservazione e la sua forma più connaturata all’uomo è la paura della morte. L’uomo vive per sconfiggere le proprie paure e l’unico modo per farlo è morire. Il ricordo di una gioia si può dimenticare ma una paura vera ci segue per tutta la vita. La paura è una compagna di viaggio, la conosciamo ma non ci faremo l’abitudine. Nella notte dei tempi eravamo terrorizzati dalle manifestazioni della Natura perché non sapevamo che cos’erano. E’ così anche oggi. Ci terrorizza ciò che non conosciamo. […]”

Ho una memoria tremenda per le cose che mi fanno male.

Scelte sbagliate ne ho fatte tante che ormai non le conto più.

“[…] Un individuo scompare. Viene dato l’allarme, diffondono le foto segnaletiche. Nessuno ha visto niente. Ha notato che nessuno vede mai niente? Provi a rubare un motorino e sentirà le urla, la gente le corre dietro. Ma una persona… Pfùt! Non ne vale la pena. Gli investigatori investigano un paio di giorni, i giornali fanno a gara per le foto ed è già tutto finito. Se non sono i parenti che insistono, il caso è chiuso per il weekend. Il weekend è l’unica cosa sacra. Sono i corpi a saltare fuori da soli. E allora si parte da capo col terrore: chi è il serial killer? Tre giorni in tv, poi di nuovo silenzio, e così via.”

Francesco Salvi, Zeitgeist, 2009

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