Il Blog di Luca C.

A’ picciridda

Posted on: 11 agosto 2011

Come ormai è consuetudine, il nove di ogni mese lo dedichiamo a noi per festeggiare il percorso d’amore inziato appunto 27 mesi fa. Per cambiare un po’ dalle solite pizzerie o dalle solite trattorie piemontesi, abbiamo provato il ristorante siciliano A’ Picciridda in via Bellini 5 a Torino. In reatà sapevo della sua esitenza in piazza della Repubblica (Porta Palazzo). Navigando su internet addirittura ne risulta un terzo in corso Unione Sovietica, gestito da cinesi. Ovviamente abbiamo scelto quello di via Bellini perché più vicino a casa e, soprattutto, perché Elena vi era già stata tempo fa. Inoltre, il sito ufficiale fa riferimento solo all’indirizzo sopracitato. Osservando le recensioni sui forum esistenti in internet, il giudizio complessivo non era entusiasmante e questo ci ha condizionato un po’ nonostante avessimo già prenotato per le 20.30. A quell’ora ci siamo presentati nel locale; nessuno del personale di servizio ci ha accolto e la cassa era scoperta. Dopo qualche minuto arriva il titolare (un giovane ed esuberante catanese – ad alcuni potrebbe dar fastidio il suo carattere apparentemente sbrigativo e disattento) che dopo aver fatto pagare alcune persone in coda ci ha fatto accomodare nel grande dehors. Il locale all’interno è vivace e sulle pareti sono appesi quadri raffiguranti paesaggi, fotografie, locandine di film riferiti alla Sicilia. Intanto, apriamo il menù e… sorpresa! E’ tutto scritto in dialetto siciliano. Qualcosa si capisce, ma sinceramente non tutto: sarebbe stato meglio se per ogni piatto ci fossero scritti gli ingredienti in italiano. Sarebbe meglio anche per i camerieri che si eviterebbero di spiegare continuamente ai clienti di cosa sono fatte le pietanze. Io sono entrato un po’ in crisi perché molti piatti sono a base di pesce, ma comunque mi sono salvato con una enorme e morbida braciola alla crema di pistacchio e melanzane alla parmigiana. Elena ha optato per gli spaghetti alla Taormina cioè alle vongole e crema di pistacchio. Da bere due bottiglie d’acqua (vi consiglio di chiedere acqua fuori frigo) e una bottiglia di Birra Messina, da noi sconosciuta, ma da Messina a Catania molto consumata, anche se in realtà è prodotta (se ricordo bene) a Matera. I prezzi sono medio-alti, ma i piatti sono abbondanti, quindi vi consiglio di scegliere una portata alla volta. Sicuramente non poteva mancare il dolce, e di dolci  in Sicilia sono molto avanti (non a caso vengono esportati in tutto il mondo). Abbiamo scelto due classici cannoli con crema di ricotta e gocce di cioccolato. Ottimi come quelli che mangiai a Palermo! Chissà com’erano gli altri dessert: cassate siciliane, dolci di mandorla, cannoli al pistacchio, ecc.!!! La Sicilia per me è la terra dei dolci fatti bene: Messina per i gelati, la granita, la pignolata e aggiungo le fritture come arancine, focacce, mozzarelle incarrozza, Catania per i dolci secchi alla mandorla e al pistacchio di Bronte, Palermo per quelli freschi, cioè cassate, cannoli e molti altri. Ho chiesto al gestore catanese se conosceva la pignolata e sì, la conosceva, ma saggiamente ci ha spiegato che è l’unico dolce siciliano che non si riesce ad esportare a causa della suoi ingredienti troppo dolci ed elaborati e per questo poco apprezzata. In effetti, la pignolata è un dolce composto da tronchetti di “pasta” di farina, burro, uova, cannella, fritta in olio e ricoperta da glassa di cioccolato e di limone. Fate voi… Molto buona, ma giustamente se ne prende un assaggio quando si beve il caffé. Un difetto del A’ Picciridda è che il personale di servizio è ridotto al minimo, quindi l’attesa potrebbe essere lunga e snervante e l’attenzione che i camerieri rivolgono ai clienti minima con il rischio di sbagliare le portate. Calcolate che noi siamo andati martedì sera, figuratevi il sabato cosa potrebbe succedere. Un altro difetto è l’attesa alla cassa al momento di saldare il conto: i soldi sono presi solo dal gestore catanese, quindi se non c’è lui si aspettano anche molti minuti. Nella fretta di far pagare i clienti, perché il locale è molto frequentato, il gestore potrebbe fare qualche sbaglio e un occhio in più allo scontrino del bancomat è meglio: io che dovevo pagare 52 euro mi sono trovato la ricevuta di 82,50 euro e per fortuna me ne sono accorto all’istante. I piatti sono della tradizione siciliana, ma sicuramente sono rielaborati dallo chef che è molto bravo nel decorarli: io che non mangio pesce ero attratto da come presentavano i piatti di filetti di pesce spada  del tavolo di fianco a noi! Se qualcuno di voi fosse molto schizzinoso, A’ Picciridda prepara anche le pizze, anch’esse molto invitanti. Infine, anche se i veri piatti siciliani si mangiano negli agriturismi dell’isola, noi ci siamo trovati a nostro agio e abbiamo mangiato tanto e tutto sommato bene. Vi consiglio di non andare in questo ristorante nella fine settimana.

Per info: http://www.apicciridda.com/

Per conoscere le tradizioni e la gastronomia messinese vi consiglio:

http://www.torrese.it/Gastronomia.htm 

http://www.arquilla-wine.com/beer/italy/birra_messina/

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