Il Blog di Luca C.

Il tempo (s)corre…

Posted on: 5 ottobre 2011

Non sembra, ma il tempo passa in fretta. Fin troppo. Pensare che solo un mese fa eravamo in viaggio per le vacanze sul Gargano. Mare, tranquillità, riposo. Serenità. Non so voi, ma a me il ritorno dalle vacanze nella mia città, il solito tran tran, il passaggio dall’estate all’autunno mi deprime e non poco. Fin da bambino, ma era diverso, c’erano i miei Lego che aspettavano e più tempo da trascorrere prima dell’inizio della scuola. Chissà perché. Non che sia scotento della vita che faccio adesso, anzi, però tendo saltuariamente ad essere nostalgico. Ho letto su un libro che narra la storia del mio quartiere (Borgo San Paolo. Storie di un quartiere operaio, Graphot Editrice) le prime righe in cui l’autore spiega la differenza tra nostalgia e memoria. Non ci avevo mai pensato prima. Nostalgia e Memoria, Memoria e Nostalgia… La prima è un sentimento (che avverto in molte occasioni) negativo che porta ad un atteggiamento passivo e ad impatanarsi nel passato e a rimuginare su quello che oramai è passato e non si può più recuperare; la memoria o il ricordo al contrario spingono sì, a rimembrare il passato, ma con una visuale più attiva: guardare al passato per agire nel presente per stare meglio nel futuro. Insomma, la mia mente pensa e ricorda troppo, elabora e agisce poco forse… Ho un cervello che è molto attivo, non che questo sia negativo, ma ogni tanto sarebbe bello fermare gli ingranaggi. Per non parlare dei numerosi sogni che sono molti ricchi di particolari e soprattutto molti strani, come quando la settimana dopo la vacanza sul Gargano ho sognato che moriva il nonno materno… Bussavo alla porta della casa dei nonni, mi apre mia madre che piangeva dicendomi che il nonno non c’era più; la nonna stava seduta su una sedia nell’entrata con le mani sulle ginocchia e dondolava dicendo che non ci credeva. Sgomento, entro nel soggiorno e vedo mio nonno che invece era alzato e tenendosi al tavolo cercava con fatica di sedersi. Si lasciava cadere sulla sedia e invece crollava a terra per poi rialzarsi con estrema difficoltà. La scena si è ripetuta almeno per tre volte. Esco dal soggiorno più sereno avvertendo la nonna e la mamma che non c’era da preoccuparsi, che il nonno era ancora lì con loro. Bèh, non ci crederete, ma una settimana dopo mio nonno è mancato veramente. Nel modo migliore, nel sonno, come desideriamo tutti. Non stava bene da tempo: pacemaker, catetere, visite, controlli numerosi. Ultimamente il suo corpo si disidratava a causa delle medicine per ridurre l’insufficienzea renale, quella che poi l’ho ha portato via. Ma la sua tempra era molto forte: fino all’ultimo ha giocato a carte alla sera (truffando come sempre!) . Putroppo, per quel poco che l’ho visto avevo già capito che era stanco di vivere dai gesti, dalle frasi, dai comportamenti insoliti; per questo forse nell’animo ero pronto all’evento e ho affrontato la situazione in maniera abbastanza composta. Certo che ne avverto la mancanza e mi devo ancora abituare al fatto che non lo rivedrò più. Era una persona molto allegra, scherzosa e loquace. Ci ha sempre fatto dei regali e la sua frase ricorrente era: “Se potessi vi donerei molto di più” e si arrabbiava se lo ringraziavamo “Ma quale grazie e grazie. Vattinn!”. Ah, sì, era pugliese di Foggia, ma le circostanze della vita lo hanno portato a parlare il dialetto piemontese e un po’ quello siciliano. Ci mancherà, il silenzio che si avverte a casa dei nonni è pesante per tutti. Aveva anche un’età avanzata: 94 anni. Prima o poi doveva succedere. La vita scorre inesorabilmente per tutti, così come il tempo…

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