Il Blog di Luca C.

Citazioni di gennaio

Posted on: 18 gennaio 2012

[…] in fin dei conti il pensiero, lo hanno già detto altri, o forse anch’io, è come un grosso gomitolo di filo arrotolato su stesso, lento in alcuni punti, in altri, stretto fino alla soffocazione e allo strangolamento, è qui, dentro la testa, ma è impossibile conoscerne tutta l’estensione, bisognerebbe srotolarlo, tenderlo e in fine misurarlo, ma questo, per quanto lo si tendi, o si finga di tentarlo, non si può fare da soli, senza aiuto, dev’esserci qualcuno che un giorno venga a dirti dove tagliare il cordone che lega l’uomo al suo ombelico, dove legare il pensiero alla sua causa.

[…] gli uomini soffrono generalmente di instabilità emotiva, li distrae persino una nuvola lassù, un ragno che tesse la sua tela, un cane appresso a una farfalla, una gallina che raspa per terra e chiama rumorosamente i figli, o magari qualcosa anche di più semplice, del corpo, come la sensazione di prurito al viso che singe a grattarsi, per poi domandarsi, Che cosa stavo pensando.

[…] Piangi amaramente e abbandonati a grida di dolore, osserva il lutto secondo la dignità del morto, un giorno o due per via dell’opinone pubblica, poi consolati della tua tristezza, ed è scritto anche, Non abbandonare il tuo cuore alla tristezza, ma tienila lontana e rammenta la tua fine, non te ne dimenticare perché non vi sarà ritorno, al morto non servirai a nulla e causerai solo danno a te stesso.

[…] il male è come la famosa e invisibile araba fenice che, mentre sembra che stia morendo nel fuoco, da un uovo che le sue stesse ceneri hanno generato torna a rinascere. Il bene è fragile, delicato, è sufficiente che il male gli spiri sul viso l’alito caldo di un semplice peccato perché gli si bruci per sempre la purezza, gli si spezzi lo stelo di giglio e appasisca la zagara.

[…] la cosa più bella del mondo sono i bambini, ma è grazie a loro che talvolta gli adulti riescono a fare, senza scacco all’orgoglio, certi passi difficili, anche se ci si accorge in seguito che la strada non passava per di lì.

[…] mi sono limitato a prendere ciò che Dio non ha voluto, la carne, con ala sua gioia e la sua trstezza, la gioventù e la vecchiaia, la freschezza e il marciume, ma non è vero che la paura sia una mia arma, non ricordo di essere stato io a inventare il peccato e il suocatigo, e la paura che li accompagna da sempre, Taci, lo interruppe Dio, spazientito, il peccato e il Diavolo sono i due nomi di una stessa cosa, Che cosa, domandò Gesù, La mia assenza, E l’assenza di te, a che cosa si deve, al fatto che ti sia ritirato o che si siano allontanati da te, Io non mi ritiro mai, Ma consenti che ti abbandonino, Chi mi abbandona, mi cerca, E se non ti trova, la colpa, ormai si sa, è del Diavolo, No, la causa di questo non è sua, è colpa mia, che non riesco ad arrivare là dove mi cercano, parole che Dio pronunciò con una pungente e inattesa tristezza, come se all’improvviso avesse scoperto dei limiti al proprio potere.

E’ chiaro, mica tutti se ne vanno in giro a chiedere miracoli, ciascuno di noi, col tempo, si abitua alle sue piccole, o medie magagne e ci convive senza che mai gli passi per la testa di importunare i poteri eccelsi, ma i peccati sono un’latra cosa, i peccati ti tormentano sotto ciò che si vede, non sono la gamba zoppa o il braccio monco, non è la lebbra esterna, ma quella interiore.

[…] com’è successo, è un pensiero che ci soccorre sempre di fronte a ciò per cui non vi è rimedio, domandare agli altri com’è accaduto, una maniera disperata e inutile per distrarci dal momento in cui dovremmo accettare la verità, proprio così, vogliamo sapere com’è successo, ed è come se ancora potessimo sostituire la morte con lavita, al posto di quanto è successo ciò che sarebbe potuto essere.

(José Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo, 1997)

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