Il Blog di Luca C.

Se lo fa Paul Kalkbrenner…

Posted on: 15 febbraio 2012

Tra un’influenza e un raffreddore, ma devo dire soprattutto da quando vivo con la mia dolce metà, ho visto molti film con cui, oltre a divertirmi o a commuovermi, ho imparato tanto e ho scoperto numerose soundtrack, tra cui una delle ultime veramente deliziosa è quella di Midnight in Paris e un’altra che mi ha incuriosito è quella di Berlin calling, che forse a molti dice poco. Il film sopra citato narra la storia di un dj tedesco (con la mania delle magliette da calcio Adidas) famoso sulle scene dei club underground berlinesi, che si esibisce non “suonando” i dischi di altri autori, bensì creando sul momento le sue musiche con l’ausilio di un pc portatile, un campionatore e un sequencer. Purtroppo la sua fama è intaccata dall’incubo delle droghe sintetiche che lo porteranno in clinica, in cui farà ulteriori disastri causati dalle conseguenze degli stupefacenti sulla sua mente. Il film lascia un finale aperto sulla sua dubbia salute mentale e sul successo internazionale del suo ultimo disco intitolato, appunto, Berlin calling. Questo film mi ha incuriosito perché mi era stato raccontato che si trattava di una storia vera, ma facendo ricerche su internet ho scoperto il contrario e che l’attore Paul Kankbrenne, il quale impersona il protagonista, è in realtà anche un dj berlinese di successo che ne ha composto la colonna sonora del film. Paul Kalkbrenner ha portato il suo stile di fare musica all’interno del film. La colonna sonora non mi è piaciuta particolarmente, tranne il brano usato nei titoli di coda Sky and sand in cui canta il fratello, anch’egli dj. La sonorità del brano ricorda lo stile di Moby e per curiosità ho ascoltato il suo ultimo lavoro Icke Wieder che risale all’estate 2011. La reazione iniziale è stata di saltare continuamente alle tracce successive dopo 10 secondi di ascolto, ma in seguito mi sono sforzato di ascoltare i brani per intero. Come ho detto prima, lo stile ricorda Moby, i suoni sono essenziali e minimalisti, le parti cantate sono assenti. Per quel poco che so di musica il cd mi è parso abbastanza noioso e poco elaborato perché Paul Kalkbrenner usa una serie di ritmi e sonorità che poi avvia in un loop continuo per tutta la durata del brano, sfruttando bassi profondi e aggiungendo percussioni varie. In tutto il disco c’è poca melodia, ma tra i dieci titoli presenti riesco a salvarne due: Jestruepp e Kleines bubu, forse perché mi ricordano il Gigi D’Agostino alla prima maniera, che fa molto “Le voyage”. C’è una particolarità che mi ha colpito in Jestruepp, ovvero gli accordi utilizzati quando parte la sequenza con il suono della chitarra: Dm, Bb, Em, C. Ascoltandolo con comuni auricolari non si fa caso, ma con dei buoni diffusori sembra quasi che quel terzo accordo Em stoni parecchio con un effetto disarmante per le mie orecchie: io l’avrei sostituito con un efficace F. Kleines bubu è più minimalista e nei primi trenta secondi fa venire in mente Un giorno credi remix di GGDag, ma alla fin fine sembra che i due brani siano simili. In conclusione sono rimasto abbastanza perplesso su tutto il cd, ponendomi la seguente domanda: ma se lo fa lui e ci guadagna pure, lo potrei fare anche io che ho alle spalle un minimo di studi di musica e di pianoforte. Basta avere un buon software, un po’ di inventiva e tanto tempo per stare davanti ad un computer; poi ripenso alle sequenze ripetitive di Icke Wieder e ritengo che sia un lavoro abbastanza noioso e poco creativo. Diciamo che sembra un po’ una presa in giro? Forse, comunque preferisco strimpellare la mia vecchia e amata tastiera Yamaha PSR-260 ed intestardirmi con i miei spartiti, che è meglio!

Per maggiori info:

http://www.myspace.com/paulkalkbrenner

http://paulkalkbrenner.net/

http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Kalkbrenner

Per scoprire Icke Wieder

Annunci

3 Risposte to "Se lo fa Paul Kalkbrenner…"

Non so come ho fatto ad imbattermi in questo post, ma devo assolutamente proporre il mio punto di vista. Io, ho scoperto Kalkbrenner non tantissimo tempo fa e devo dire che nella mia auto ormai ho solo le sue di canzoni. Addentrandosi nella musica elettronica è possibile notare che molti artisti quali, Villalobos, Carl Kox, i vari Sven Vath della situazione, compongono tracce in cui la prevalenza del suono si basa sull’utilizzo di sinth e di bassi. io ritengo che l’innovazione di Kalkbrenner, con le sue canzoni se pur molto “piatte” è il reimpiego di suoni dimenticati che rendono la traccia veramente variegata e profonda.
Inoltre in lui apprezzo una cosa notevolissima; i bass non sono il fulcro della sua musica, non sono aggressivi; in lui è solo ritmica.

Notevolissimo trovare come me un altro come me che apprezzi e conosca bene il buon Gigi d’Agostino delle origini! Adoro Un giorno credi e tutti i primi album, (Tecnofes etc.) proprio per quell’ atmosfera “le voyage” che anche tu sembri percepire! E anch’io ho subito ricollegato Kleines bubu a Un giorno credi (il tuo articolo l’ho trovato proprio accostando i due titoli) 🙂

Diciamo che il Gigi D’Agostino di oggi non mi piace tantissimo con il suo lento violento. Era meglio il genere che faceva prima, cioè la progressive, ma anche quelle più “radiofoniche” dal 1998 in poi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 182 follower

Archivi

Categorie

Il blog di Luca C. è stato visitato

  • 66,099 volte
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: