Il Blog di Luca C.

Il mondo che nasce

Posted on: 13 maggio 2014

Il mondo che nasce, Adriano Olivetti, copertina

Un parlamento e un governo, secondo l’ordine e il metodo della scienza, dovrebbero essere composti da educatori, economisti, urbanisti, igienisti, giuristi e via dicendo, cioè da veri studiosi, nella teoria e nella pratica, delle funzioni sociali, e invece vediamo nel parlamento e nel governo nove decimi di uomini impreparati che non riconoscono seriamente i valori scientifici. […] occorre che il mondo politico ancor chiuso nel suo tradizionale empirismo accetti finalmente le indicazioni della scienza e riconosca il fine e i mezzi […] in cui i valori dello spirito, Verità, Giustizia, Bellezza, Amore possano realmente prendere il predominio e il sopravvento. Una società che non crede nei valori spirituali, non crede nemmeno nel proprio avvenire e non potrà mai avviarsi verso una meta comune e affogherà […] in una vita limitata, meschina e corrotta. […] E’ soprattutto nella Verità che troveremo la vera rivoluzione, il vero rinnovamento morale e materiale di ogni cosa. Poiché la Verità è tutto: scienza, sapienza, carità.

[…] guardiamo soprattutto all’uomo, noi andiamo cercando una vera, autentica civiltà, sappiamo che nessuno sforzo sarà valido e durerà nel tempo se non saprà educare, elevare l’animo umano, che tutto sarà inutile se il tesoro insostituibile della cultura, luce dell’intelletto e lume dell’intelligenza son sarà dato a ognuno con estrema abbondanza e con amorosa sollecitudine.

Le attuali strutture elementari della nostra società non determinano una tale unità di sentimenti e rendono perciò difficile lo stabilirsi di una tangibile solidarietà umana.

E il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo.

La civiltà di un popolo si riconosce dal numero, dall’importanza, dall’adeguatezza delle strutture sociali, dalla misura in cui è esaltato e protetto tutto ciò che serve alla cultura e in una parola all’elevamento spirituale e materiale dei nostri figli: ma questo apparato sociale è ancora il privilegio di pochi. La marcia inesorabile verso il massimo profitto, salvo poche eccezioni, è ancora la regola più evidente della nostra economia. Ancora troppo denaro, lungi dall’esser indirizzato a necessità umane che gridano urgenza, è deviato verso investimenti che non arricchiscono la comunità aziendale. I moderni centri sociali, le scuole specializzate di arte applicata, le biblioteche di ogni grado, gli auditori, le scuole di musica, i luoghi di istruzione artistica e via dicendo sono ancora in tutto il paese visibilmente inadeguati nel numero e nella qualità.

I nostri politici conoscono assai bene queste preziose sentenze; ma esse in pratica stentano ancora a penetrare nel mondo del denaro al quale ubbidiscono ancor ciecamente i tesorieri, gli amministratori, i saggi difensori dei bilanci e del loro pur necessario equilibrio. […]non danno eccessivo valore a quei fermenti spirituali e culturali che potrebbero avviare il paese verso la sua vera rinascita.

(Adriano Olivetti, Il mondo che nasce, 2013)

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