Il Blog di Luca C.

Dispiace per Davide, però…

Posted on: 15 settembre 2014

Questa volta non scriverò qualcosa sulla mia città o sulla mia regione, ma su Napoli. Scrivo questo post a pochi giorni dalla morte del ragazzo di Napoli, Davide Bifolco, che insieme ai suoi due amici non si è fermato al posto di blocco dei carabinieri. Immagino che potrei ricevere commenti di vario genere, offensivi oppure critiche costruttive o semplicemente altri modi di vedere le cose. Certamente dispiace quando muore un ragazzo, un bambino o comunque un essere umano, però… Innanzitutto individuiamo il contesto in cui è avvenuto l’inseguimento: siamo a Napoli in un quartiere che a giudicare dai servizi dei telegiornali è frequentato da spacciatori, è gestito dai boss della camorra, in cui il tasso di disoccupazione è alto, la gente è abbastanza povera e soprattutto vive nell’ignoranza. La percentuale di analfabetismo è alta. Insomma, si tratta di un quartiere difficile. Immagino che le forze dell’ordine in servizio in questo quartiere debbano avere un’ottima preparazione a gestire ogni eventuale infrazione della legge e suppongo che non sia un mestiere facile. Bisogna avere sangue freddo, occhi a trecentosessanta gradi, forza fisica e soprattutto non bisogna avere paura. Paura di poter morire ogni giorno in un agguato per poche migliaia di euro al mese. Aggiungete il malcontento di questa fascia di lavoratori che si trovano anche loro in una situazione di crisi: pochi mezzi, pochi uomini e magari quando arrestano un delinquente (che sia italiano o straniero) se lo vedono uscire dalla questura dopo una “ramanzina” perché le carceri sono piene ed il personale delle forze dell’ordine è ridotto al minimo. Io sono dell’idea che quando un agente alzi la paletta ci si debba fermare e che se scappi allora hai qualcosa da nascondere. I tre ragazzi erano tutti e tre su un motorino senza assicurazione, senza patentino e senza casco: in pratica dei pirati della strada e un pericolo per se stessi e per gli altri. Il guidatore del motorino anziché fermarsi ha accelerato per scappare. E’ ovvio che gli agenti partono con l’inseguimento e con le armi in mano perché è un loro dovere e diritto. Di sicuro non stanno lì fermi a dire “eh vabbuò, so’ scugnizzi”. Eh no, perché la legge è la legge e va rispettata. In teoria, per quel che so io, gli agenti in situazioni del genere dovrebbero sparare prima in aria. Comunque i tre ragazzini erano in pieno torto. Adesso non so come siano andati i fatti. Non so se i carabinieri hanno speronato il motorino per fermare i ragazzi e dopo uno di loro sia scappato (il guidatore che per altro sembra avere già avuto guai con la giustizia). Sta di fatto che in queste situazioni estreme immagino gli agenti con la pistola in mano pronti a perquisire i fuggitivi ed eventualmente a difendersi perché come ho spiegato prima siamo in un quartiere pericoloso e non si può mai sapere con chi hai a che fare. Anche se minorenni, ma non più bambini piccoli, questi ragazzi avrebbero potuto essere dei delinquenti, anzi ora lo sono per i motivi citati poco fa. Alla fine è partito un colpo di pistola. Purtroppo ha perso la vita un ragazzo e spero che il colpo sia partito accidentalmente e non di proposito. Con questo non voglio giustificare un carabiniere che ora avrà sulla coscienza la morte un adolescente. Non penso e non voglio credere che le nostre forze dell’ordine siano formate tutte da persone che si divertono ad uccidere e a far del male come avviene negli Stati Uniti o come purtroppo è avvenuto durante il G8 di Genova nel lontano 2001. Ritengo anche sbagliate e controproducenti le manifestazioni che si sono susseguite al tragico inseguimento. Manifestazioni svolte da persone che si lamentano che lo Stato è assente, ma che poi quando c’è da far rispettare le leggi si voltano dall’altra parte e bruciano tre auto della polizia. Spero proprio che il colpo sia partito per sbaglio, ma avete pensato se il carabiniere durante l’inseguimento avesse mirato ai copertoni del motorino? Allora ci sarebbero stati ben tre feriti gravi se non morti. A volte mi sembra che Napoli sia una città in cui le regole basilari per vivere civilmente vengono interpretate “a capocchia” anziché essere rispettate e poi ci si lamenta che avvengono queste tragedie. E se si sente la mancanza dello Stato perché non rimboccarsi le maniche e poi, magari, protestare per qualcosa di giusto per ottenere un lavoro, più legalità, magari una bella biblioteca e una sala concerti o delle scuole migliori? Rimango dell’idea che i tre ragazzini erano in torto sia prima che il carabiniere avesse alzato la paletta e sia dopo. Rispetto comunque il dolore dei genitori del ragazzino, ma perché prendersela con le forze dell’ordine anziché farsi un esame di coscienza e chiedersi come hanno educato loro figlio?

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