Il Blog di Luca C.

L’allegria degli angoli

Posted on: 6 maggio 2015

Siamo diventati un popolo di cameran. Non c’è matrimonio che non venga filmato da frotte di parenti e amici volenterosi, con il tempo arriveremo a interrompere le cerimonie per dare indicazioni registiche: <<Padre, mi scusi… la consacrazione delle ostie… me la può rifare più lenta? Magari anche un poco più drammatica… scusi sa>> Il prezzo da pagare è quello di non avere ricordi, perché c’è poco da fare: certe immagini bisogna decidere se conservarle nella testa o dentro un dischetto. La scelta, credo, è tra riprendere la vita e viverla: o accetti di commuoverti mentre battezzano tuo figlio o ti occupi di ottenere un’inquadratura ben illuminata.

<<Sta’ tranquillo, andrà tutto bene>> è la frase che vorremmo sentirci rivolgere ogni sera prima di chiudere gli occhi.

Magari ci si potesse sedere così su quello che ci fa soffrire, una preoccupazione, un amore, per dire. Sedersi un momento e riprendere fiato.

Riusciamo a essere felici con motivazioni insospettabili e fragilissime, un sorriso, un orologio nuovo, uno spremiagrumi aggiustato. Un gesto inatteso.

Perché ci si innamora di una persona? Perché ha un bell’aspetto? Ce ne sono di più belle, sempre. Perché è simpatica? Sentissi mio cugino. Perché è piena d’umanità e di rispetto per gli altri? In questo caso, Madre Teresa avrebbe dovuto essere piena di corteggiatori. Niente di tutto questo, credo. T’innamori di Franco o di Stefania perché sono Franco e Stefania. Punto.

– Due innamorati riescono a trovare il tempo per stare insieme anche se hanno molto da lavorare, – risponde un po’ acida. Persino le cose che non esistono riescono a crearmi problemi. […] – Cerca di volerle bene. Volerle bene, non solo amarla. Si può amare una persona e non riuscire a farla felice, per anni. Stalla a sentire, ma davvero, con il cuore. Rinuncia a delle cose, anche importanti, per lei. Io lo so che tu sai farlo, perché sei una brava persona..

Qualcosa mi serra la gola, come quando da ragazzo mi facevano mettere la cravatta per andare a trovare i parenti e io la stringevo troppo. […] Molti possono darti un abbraccio, una pacca sulle spalle, un bacio su una guancia o sulle labbra. Una carezza te la farà solo chi ti ha davvero nel cuore.

Ci sono dei momenti, nel corso dell’esistenza, in cui riesci a guardarti da fuori, a osservarti da una certa distanza, con obiettività. Non è detto si tratti di una fortuna. Quello che vedi potrebbe non piacerti affatto.

Senza un po’ di coraggio, non arrivi da nessuna parte.

<>.

Se penso a quello che volevo da ragazzo, mi dico che non volevo niente. Non desideravo fare il regista cinematografico, né il centravanti della Nazionale, nemmeno l’archeologo. Avevo delle idee vaghe, confuse, com’era mio diritto a quell’età, ma andavano tutte nella direzione di un’esistenza comune. Volevo la normalità. Non sono riuscito ancora a realizzarla. Un mondo in cui la normalità è un sogno, un sogno come quello di essere il primo uomo a mettere piede su Marte, è un mondo che ha qualche problema.

(Marco Presta, L’allegria degli angoli, Einaudi, 2014)

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