Il Blog di Luca C.

Il caso Le Gru. E non solo.

Posted on: 7 gennaio 2016

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Il primo post del 2016 tratta un argomento sul quale vorrei conoscere la vostra opinione. Vuole essere una discussione pacifica, per cui tutti i commenti dovranno essere costruttivi, non offensivi e non anonimi. Tutto il resto verrà cestinato. Come molti di voi sapranno nel periodo pre-natalizio si è scatenata una bufera su Facebook con un evento che invitava a boicottare le aperture straordinarie fino alle ore 24 nel centro commerciale Le Gru (https://www.facebook.com/events/498913380291102/). Altri centri commerciali e supermercati, invece, sono stati aperti anche il 26 dicembre (come nel mio caso; oltretutto dall’8 al 24 dicembre nemmeno un giorno di riposo con turni di 10 ore e più – da verificare la legalità di tutto ciò). Questo vi spiega anche la mia assenza dal blog a dicembre. Sta di fatto che si è consumata una vera guerra tra poveri: insulti a go-go tra chi era costretto a lavorare e chi era favorevole all’apertura. Ora, io dico, ci sono mestieri che non vanno mai in vacanza: vedi il settore della sanità, dei trasporti, del turismo, dello spettacolo, della sicurezza. Almeno tre sono servizi essenziali per il cittadino. I settori del turismo e dello spettacolo invece guadagnano proprio nei giorni di festa. A tutti questi lavoratori un enorme grazie per il loro servizio. Ma sarebbe giusto che fossero previsti dei turni perché anch’essi hanno una vita privata e non possono sempre stare al nostro servizio. Purtroppo da quanto si evince dai commenti sul social network non è così: cuochi, camerieri, addetti vendita praticamente costretti a lavorare tutte le feste, tutte le domeniche con turni che superano sempre più le 8 ore. Ci sono feste in cui sarebbe opportuno turnare per far sì che tutti ne godano. I centri commerciali ormai sono diventati macchine di svago per chi non ha più fantasia (vedi chi festeggia i compleanni dei figli nell’area bimbi dell’Ikea) e si pretende il massimo con il personale al minimo. Che poi il problema non sono le festività se si fanno turni con criterio. Il problema è che la gente ci va lo stesso, nei centri commerciali e negli ipermercati, nei giorni festivi (religiosi e non), il 1° maggio (festa dei lavoratori), pure il 26 dicembre, a pasquetta, a ferragosto, di notte e prevedo molto presto anche a natale e pasqua. Il problema è che non c’è più ritegno e rispetto per chi lavora, sia da parte delle aziende che dai clienti. Hanno eliminato tutti i diritti che i nostri genitori hanno conquistati con fatica tenendo sotto scacco la generazione attuale con contratti a tempo determinato e con l’inutile job-act. Altro che ripresa economica. Ci stanno prendendo tutti in giro. Qua la crisi non è solo economica, ma soprattutto sociale, di valori e di cultura. C’è una povertà culturale che fa paura: quando ti rispondono che si va in un centro commerciale perché non si sa cosa fare allora inizi a porti molte domande. Perché? Non è più salutare portare i figli al parco, giocare con loro, stare con la famiglia, pattinare sul ghiaccio, andare al cinema, al teatro o in un museo? Ci sono una miriade di alternative piuttosto che fare gli zombie lungo le corsie di un centro commerciale cercando di riempire un vuoto interiore con acquisti non sempre utili. Con la mia esperienza vi potrei raccontare di clienti che vogliono un tablet di cui, però non sanno che farci; oppure di clienti alla soglia di povertà che finanziano smartphone da 1000 euro. Ripeto che è una crisi innanzitutto culturale e sociale di tutto la civiltà occidentale. E molto probabilmente l’iniziativa del personale de Le Gru era rivolta contro questo stile di vita orrendamente consumistico che incide sulla qualità della vita dei lavoratori dei centri commerciali (e anche dei clienti inconsapevoli). Imploro tutti di aprire gli occhi e attivare il cervello perché ci stanno facendo diventare tutti celebrolesi. I valori nella vita sono altri. Siamo ancora in tempo per cambiare. O forse no?

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