Il Blog di Luca C.

Archive for the ‘Cibo e bevande’ Category

E’ giunta la primavera e con le temperature più miti le uscite sono più piacevoli. Quindi, tirate fuori dal garage le vostre biciclette o indossate delle comode scarpe da ginnastica perché con la mia attività prenotabile sul sito https://www.guidemeright.com/it/cosa-fare-a/torino/alla-scoperta-di-borgo-san-paolo vi guiderò

Alla scoperta di Borgo San Paolo (prenota QUI)

Secondo la mia opinione da Local, il quartiere San Paolo a Torino è una delle zone della città più interessanti da vedere, a piedi o in bicicletta. Un’esperienza significativa per tutti coloro che amano i luoghi con una rilevante memoria storica.

Forse avete già sentito parlare di Borgo San Paolo come del “borgo rosso” o “borgo operaio”. San Paolo è il quartiere delle fabbriche, delle officine meccaniche e delle botteghe artigiane. Proprio per questo amo passeggiare per le sue vie e nel tempo ho raccolto aneddoti e curiosità.

Solitamente io seguo un percorso ad anello di circa 12,5km che parte dalla modernissima Stazione Porta Susa. Si tratta dell’intero vecchio percorso dell’ex raccordo ferroviario, ora trasformato in pista ciclabile, che collegava le fabbriche alle vie ferrate che andavano verso Milano, Genova e la Francia. Entreremo anche nel cuore del quartiere, in strade poco trafficate. L’itinerario è interamente pianeggiante ed è adatto a tutti. Vi propongo due alternative per percorrerlo:

  • la bicicletta, il mezzo più comodo per questa attività (2 ore e 45 minuti circa)
  • a piedi, consigliato agli appassionati di trekking urbano

Su vostra richiesta, è possibile mangiare in alcune trattorie che servono cucina regionale o in delle pizzerie storiche di Borgo San Paolo, ma anche visitare il Museo del carcere (presso il Carcere Le Nuove), la Fondazione Sandretto Rebaudengo o la Fondazione Merz (arte contemporanea). Precisazione importante: io parteciperei con voi alle visite in qualità di visitatore; non sono una guida turistica, né ho l’abilitazione per farlo.

Tra i luoghi da visitare in città, il quartiere San Paolo a Torino è sicuramente uno dei più rappresentativi. Per farvi capire meglio l’atmosfera che vi si respira, voglio condividere con voi questo bel pensiero di Diego Novelli, ex sindaco di Torino, tratto dalla prefazione al libro “Borgo San Paolo” di Federica Calosso e Luisella Ordazzo (Graphot Editrice, 2009):

“C’è una sostanziale differenza tra nostalgia e memoria. La nostalgia è un valore passivo, al limite negativo, che nel crogiuolo dei ricordi induce alla malinconia, alla rassegnazione, al rimpianto di cose passate che non ritorneranno mai più, che non sono riproducibili, ripetibili. La memoria invece è un valore positivo, attivo perché il ricordo non induce al lamento, bensì alla riflessione. Descrivere un Borgo, cioè uno spicchio di città fatta “non solo di mura e di pietre” come scrive Agostino da Ippona, “ma di uomini” perché “la città è gente” (Sofocle); raccontare attraverso testimonianze a viva voce, oppure con la lettura, lo studio di carte, documenti e anche ingialliti ritagli di giornale, significa trasformare la cronaca in storia, una storia minore, certamente, ma preziosissima per capire e soprattutto per pensare.”

Per info e prenotazioni cliccare QUI.

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Per il 2017 mi sono promesso di esercitarmi ad essere il più possibile positivo almeno su queste paginette virtuali. Anche se la situazione attuale non è avvincente e tutti i sentimenti negativi conducono alla continua lamentela ottenendo nulla se non peggio, conviene cercare qualcosa, seppur piccolo, di bello, di costruttivo e di propositivo. Iniziamo dal principio: qualche mese fa, scervellandomi su come ci si possa reinventare, sono capitato quasi per caso sul sito http://guidemeright.com. Si tratta di un sito in cui si possono proporre delle attività (a pagamento) a chiunque sia interessato, in primis ai turisti. Quindi, dopo avere letto le linee guida, ho deciso anche io di diventare un “local friend” proponendo un’attività, a mio avviso, molto interessante:

Alla scoperta di Borgo San Paolo.

Borgo San Paolo è il quartiere in cui vivo da quarant’anni. Fu un borgo prettamente operaio perché qui si insediarono le fabbriche, le officine meccaniche e i laboratori artigianali all’inizio del XX secolo. Come potete immaginare, il quartiere conobbe un periodo di crescita della popolazione che dalle campagne veniva a cercare un lavoro più stabile e, in seguito, un periodo di crisi profonda durante e dopo la Seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti che rasero al suolo molte aree industriali. Per anni alcune di esse furono lasciate in un grave stato di degrado e abbandono, altre furono risanate costruendoci condomini residenziali, parchi e gallerie d’arte, ma altre ancora sono tutt’ora in fase di recupero. Ma quali furono le fabbriche più importanti e famose in Borgo San Paolo? Sono tutt’oggi esistenti? Quali storie ha da raccontarci Borgo San Paolo? Ebbene, con questa attività potrete conoscere le risposte e scoprire molte altre informazioni e curiosità! Ho pensato di intraprendere questo mini-tour in bicicletta o, per gli amanti dell’urban-trekking, a piedi. Si tratta di un percorso ad anello di circa dieci chilometri, da me studiato, che partirà dalla modernissima stazione ferroviaria Porta Susa, seguirà il tracciato dell’ex raccordo ferroviario di Borgo San Paolo e si immergerà nel cuore del quartiere. Il percorso è completamente pianeggiante, adatto a tutti e principalmente su pista ciclabile, aree pedonali o strade a bassa densità di traffico. E per chi volesse è possibile fare una pausa pranzo in una delle numerose trattorie con cucina tipica piemontese o in una delle pizzerie storiche di Borgo San Paolo oppure visitare il Museo del Carcere “Le Nuove” o, per gli amanti dell’arte contemporanea, la Fondazione Sandretto Rebaudengo o la Fondazione Merz. Precisazione importante: io parteciperei con voi alle visite in qualità di visitatore; non sono una guida turistica, né ho l’abilitazione per farlo. Insomma, questa attività vuole accontentare un po’ tutti con un percorso archeologico industriale, storico culturale ed enogastronomico! L’attività costa appena 18 euro a persona (prezzo stabilito automaticamente dal sito Guide Me Right), esclusi visite museali e pranzi. Prenotate ora l’attività cliccando sul link https://www.guidemeright.com/it/cosa-fare-a/torino/alla-scoperta-di-borgo-san-paolo. Vi aspetto numerosi!

(Bibliografia: Calosso Federica e Ordazzo Luisella, Borgo San Paolo, Graphot Editrice, 2009).

Borgo san Paolo

C’è una sostanziale differenza tra nostalgia e memoria. La nostalgia è un valore passivo, al limite negativo, che nel crogiuolo dei ricordi induce alla malinconia, alla rassegnazione, al rimpianto di cose passate che non ritorneranno mai più, che non sono riproducibili, ripetibili. La memoria invece è un valore positivo, attivo perché il ricordo non induce al lamento, bensì alla riflessione.
Descrivere un Borgo, cioè uno spicchio di città fatta “non solo di mura e di pietre” come scrive Agostino da Ippona, “ma di uomini” perché “la città è gente” (Sofocle); raccontare attraverso testimonianze a viva voce, oppure con la lettura, lo studio di carte, documenti e anche ingialliti ritagli di giornale, significa trasformare la cronaca in storia, una storia minore, certamente, ma preziosissima per capire e soprattutto per pensare.
Diego Novelli – Borgo San Paolo, 28 febbraio 2009

Il 28 e il 29 maggio si è tenuta a Montemagno (AT) la fiera mangereccia Pane al pane, sottotitolata Elogio del pane monferrino. Siamo stati fortunati perché il nostro amico ci ha ospitato nella sua casa, proprio nel centro storico del paese, e poi il tempo è stato clemente, soprattutto sabato. Montemagno ha, a mio parere, un bellissimo centro storico da far invidia, che so io, al Ricetto di Candelo. Lo farei rientrare tra i borghi più belli d’Italia. Purtroppo il paese sembra molto spopolato e molte case d’epoca sono in grave stato di abbandono. Si ritorna al solito discorso: se solo si avesse coscienza delle bellezze che abbiamo in Italia, se solo si favorissero lo sviluppo di attività in questi luoghi, se solo si pubblicizzassero di più, si potrebbe curare un pochino questa crisi economica! Ma siamo in Italia, mica in Francia dove ti sanno valorizzare una pietra per terra. Comunque, a Montemagno c’è anche un castello privato che, se volessero i conti che lo abitano e i cavilli burocratici tipici italiani, potrebbe essere un’attrazione turistica notevole. Per fortuna, grazie ai pochi residenti rimasti, qualcosina si muove. La proloco ha organizzato questa fiera mangereccia rinominata da me Mo'(n)te magno (la n non si pronuncia). Alcuni cortili del paese sono stati utilizzati per offrire ai forestieri del buon cibo. Alla fine il pane c’entra poco, però meritano una lode coloro che si sono impegnati a rendere per due giorni Montemagno un paese accogliente e rilassante come lo sono le campagne circonstanti che ho fotografato per valorizzarne i luoghi ed invitarvi a visitare almeno una volta il paese. Intorno ad esso ci sono delle brevi e semplici passeggiate in mezzo alla natura adatte alle famiglie con bambini. A giudicare dall’afflusso di gente ne ho dedotto che poche persone conoscono sia questi splendidi luoghi dell’astigiano, sia le fiere che vi organizzano. A voi il giudizio. Infine, il solito commento ai signorotti che ci governano: se uno vuole e se lo Stato italiano venisse incontro a chi ha voglia di aprire un’attività, si potrebbero avere molti vantaggi sfruttando il turismo, l’artigianato, l’arte, la cultura e l’enogastronomia del nostro splendido e disastrato Paese. Di seguito il programma ed il menù di Pane al pane edizione 2016 e alcuni scorci della campagna di Montemagno.

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Per la nostra igiene mentale ci è sembrato giusto trascorrere qualche giorno fuori casa (dopo circa un anno e mezzo che non facevamo una vacanza) e abbiamo accolto l’idea di due nostri amici di recarci a visitare Perugia nel periodo di Pasqua. Per risparmiare un po’ abbiamo prenotato un appartamento in periferia della città. Lì vicino c’era la stazione della comoda minimetro che ci avrebbe portato nel centro storico.

Mezzi di trasporto:

La minimetro, si chiama proprio così, non è nient’altro che una funivia che viaggia su binario ed è comodissima per spostarsi fino in centro città. Per spostarsi ci sono anche i bus che sono gestiti da Trenitalia (Busitalia Nord) così come le scale mobili e gli ascensori che evitano di fare faticosi percorsi in salita. Se volete avere una piantina dei percorsi dei bus vi conviene chiedere direttamente in stazione oppure in piazza Italia dove c’è un chioschetto di Trenitalia. Purtroppo, pur essendo Perugia una città piena di giovani universitari e turisti, i servizi di trasporto pubblico non ci sono sembrati molto efficienti soprattutto per gli orari corti: la minimetro chiude alle 21.00 circa. I costi dei biglietti sono come quelli delle altre città, ovvero €1,50 per una corsa (€2,00 se acquistato sul bus) . Se pensate di sfruttare spesso i mezzi pubblici si può acquistare per €4,50 il biglietto turistico che dura 24 ore dalla obliterazione. I biglietti si possono acquistare anche nelle stazioni della minimetro.

Cosa a vedere a Perugia:

Il centro storico della città non è enorme e si può tranquillamente visitare a piedi. Il capolinea della minimetro (Pincetto) è in pieno centro. Da lì ci si sposta fino a Piazza IV Novembre che custodisce gioielli come la Fontana Maggiore, la Cattedrale di San Lorenzo e la Galleria Nazionale dell’Umbria (ubicata agli ultimi piani del Palazzo dei Priori), sicuramente interessante, ma che non abbiamo visitato. Percorrendo Corso Vannucci verso Piazza Italia da cui si può godere un bel panorama e si scende nella spettacolare Rocca Paolina, è doverosa una sosta nella pasticceria storica Sandri in cui si possono gustare dolci tipici umbri e perugini e la famosa la torta pasquale al formaggio che è un buon panettone salato ai formaggi pecorino, parmigiano ed emmethal (erroneamente da me confusa con la torta al testo). Molte prelibatezze vengono sfornate proprio nel periodo di Pasqua. Poco prima di piazza Italia vi potete fermare nel negozio della Perugina. I prodotti sono ormai famosi in tutta Italia e sono sempre quelli che si trovano facilmente al supermercato, ma qui si possono trovare cofanetti e confezioni un po’ diversi. Per vostra curiosità i Baci Perugina si chiamavano “cazzotti” (sarà per la forma?). Grazie a Luisa Spagnoli sono diventati cioccolatini che tutti noi conosciamo. E’ possibile fare la visita anche nella fabbrica Perugina che è ad un’ora di strada dalla città. Ma ritorniamo in Piazza Italia: oltre a godere i un ottimo panorama, valorizzato ulteriormente da una ruota panoramica, si può fare shopping tra le bancarelle del mercatino dell’antiquariato, dell’artigianato e dell’usato presento nei giorni di festa (come a Pasqua), ma sicuramente sarà più sorprendente scendere alla Rocca Paolina. Si tratta di una antica fortezza sotterranea edificata per rendere la città più sicura. Gran parte della fortezza (di proprietà del Papa) fu abbattuta nel 1861 durante l’unità d’Italia. Però furono conservati i sotterranei come “ricordo” dell’avvenuta unificazione italiana. Ancora oggi si possono visitare gratuitamente e si possono organizzare visite guidate su prenotazione. Ovviamente a Pasqua, periodo di maggior afflusso di turisti le visite guidate sono state sospese favorendo solo l’apertura degli esercizi commerciali soprastanti (misteri all’italiana). Essendo la Rocca Paolina anche un luogo di passaggio fate attenzione ai borseggiatori e agli zingari. Alcuni angoli sono maltenuti e sono utilizzati purtroppo come urinatoi. Uscendo dalla Porta Marzia si può raggiungere la chiesa di San Domenico in Corso Cavour. Magari a molti non dice nulla, ma si tratta di una delle prime opere in stile gotico nascenti in Italia. Perugia, come tutti i paesini dell’Umbria, ha molte chiese che vale la pena visitare. Passeggiando potete anche percorrere le strade lungo quel che resta delle mura etrusche partendo dallo splendido Arco etrusco in Piazza Braccio Fortebracci in via Cesare Battisti per osservare l’ex acquedotto. Un’altra visita interessante è quella al pozzo etrusco in Piazza Danti che testimonia le conoscenze tecniche delle popolazioni umbre 300 anno prima di Cristo. Con lo stesso biglietto si può visitare la Casa Museo di Palazzo Sorbello dei marchesi Bourbon con le sue collezioni interne (possibile  la visita guidata) e il dipinto di Vannucci (detto il Perugino) e di Raffaello (suo allievo) appunto in Piazza Raffaello. Anche se il tempo a nostra disposizione era poco siamo riusciti a vedere almeno l’indispensabile perché Perugia nasconde molti altri tesori così come tutti i paesi dell’Umbria.

Dove mangiare a Perugia:

Ovviamente per mangiare ci siamo fidati dei consigli del nostro amico nato in Umbria che ci ha orientati verso i locali che offrono portate sostanzialmente tipiche umbre. In Umbria si mangia molto bene e si fa spesso uso del tartufo. Abbiamo speso quasi sempre circa €20,00 a testa. I ristoranti in cui abbiamo gustato ottime portate sono:

  1. Storie perugine (vineria birreria), Corso Cavour 46, Tel. 0753721059 (con dehors, ampio spazio al piano inferiore, arredamento molto ricco e particolare, menù stampato su libri veri, molte birre artigianali, piatti ricchi e prelibati, possibilità di mangiare la faraona alla leccarda un piatto tradizionale).
  2. Ristorante Regina, Via dei Priori 36, Tel. 0755736671 (ottimi taglieri)
  3. Ristorante La Taverna, Via delle Streghe 8, Tel. 0755724128 (il nome trae in inganno perché si tratta di un ristorante un po’ chic, è un po’ caro rispetto agli altri, ma offre piatti tipici umbri rielaborati e molto prelibati).

I dintorni di Perugia:

Ovviamente intorno a Perugia ci sono molti centri importanti, primo fra tutti Assisi, ma spostandoci verso Umbertide (città natale del nostro amico) abbiamo optato per il piccolo e meraviglioso borgo medioevale di Montone in cui a Pasquetta si può assistere alla sfilata in costume (stupendi) e agli spettacoli degli sbandieratori. Purtroppo non avendo prenotato alcun ristorante abbiamo dovuto lasciare a malincuore il paese e dirigerci verso Città di Castello, ma la situazione meteo ed il tempo a noi a disposizione non ci hanno permesso ulteriori visite. Abbiamo mangiato nella storica e ottima piadineria  La vecchia Rimini che prepara anche le ciaccine altra prelibatezza fritta umbra.

Conclusioni:

Perugia ha un bellissimo centro storico. La vicina periferia ci e sembrata poco sicura soprattutto in tarda serata. Forse saranno i tanti giovani studenti italiani e stranieri e la mancanza di senso civico di tutti, ma Perugia, per le sue dimensioni non proprio da metropoli, ci è apparsa una città anche un po’ troppo sporca. Il fatto che a Pasqua e Pasquetta siano state sospese le visite guidate ai musei, che non ci sia stata un’ottima accoglienza verso il turista (informazioni vaghe e nessuna risposta per prenotare i ristoranti), che la minimetro abbia avuto un orario di esercizio breve e che la “città nuova” non sia a portata di pedone (mancanza di marciapiedi) dà un ulteriore punteggio negativo. Non voglio pretendere chissà che cosa, però, dato il periodo di crisi economica, cerchiamo di valorizzare le bellezze che abbiamo in Italia soprattutto durante queste feste importanti in cui si ha un’affluenza maggiore di turisti, anziché attirarli lasciando aperti gli esercizi commerciali, soprattutto quelli delle multinazionali che di tipico non hanno da offrire proprio nulla. Ma questa è un’altra storia.

Per info:

  1. http://www.10cose.it/perugia/cosa-vedere-perugia
  2. http://www.comune.perugia.it/pagine/trasporti-autobus
  3. per altre info cliccate sui link azzurri in grassetto.

Qualche foto:

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Come molti torinesi sapranno, dall’11 marzo al 20 marzo si sono tenuti ben tre festival presso il polo espositivo di Lingotto fiere: il festival dell’oriente, il festival irlandese e quello della salute e del benessere. Alla faccia della salute e del benessere! Non vorrei dire, ma… Con l’occasione del compleanno di una nostra amica, amante dell’Irlanda e della sua cultura, quale migliore occasione per festeggiare insieme al festival irlandese? Essendo anche un sabato l’idea è stata quella di presentarsi alle biglietterie alle 19.30: un po’ di coda c’era da aspettarselo. Ma la sorpresa è arrivata all’ingresso della fiera: tutto molto dispersivo, ma trovando una piantina siamo riusciti a trovare il nostro fantastico festival irlandese. L’intero salone espositivo oltre che super affollato, super caldo, super rumoroso era anche buio. Beh, non proprio buio, ma molto poco illuminato da luci verdi, il colore dell’Irlanda, appunto. Un po’ di bianco non avrebbe fatto male. All’ingresso era stato posizionato il palco più grande sul quale si esibivano gruppi pseudo irlandesi (qualcuno mi spieghi che c’entra Wish You were here con la musica celtica). Essendo il salone molto ampio e non adatto ai concerti pensate al rimbombo che vi era all’interno. Tutto attorno, invece, erano sistemati i punti di ristoro, di abbeveraggio e le casse, poche rispetto alla quantità eccessiva di persone. In mezzo al salone solo tavoli e panche di legno e al fondo un piccolo palco e l’area espositiva con un sacco di cianfrusaglie (niente di tipicamente irlandese) e la ricostruzione di un accampamento celtico (questo sì carino) con i “celti” buttati a terra dormienti e logorati da tutto quel chiasso. Io non critico il festival in sé che sarebbe potuto essere molto interessante, ma la sua organizzazione e gestione. Per snellire le code all’interno avrebbero potuto organizzare un self-service come nelle mense: tu prendi il tuo vassoio, il cibo e le bevande che preferisci e vai in cassa. Semplice, no? Invece abbiamo dovuto fare due ore e mezza di coda (e dico due!) per la cassa che, da come ho capito, accettava solo i contanti per poi recarci ai chioschi che davano il cibo e ai chioschi che davano da bere (ovviamente con lunghi tempi di attesa e ovviamente i chioschi uno dalla parte opposta all’altro. Per non parlare dei prezzi del menù: si partiva da 1,00 euro del vassoio (!); 1,00 euro anche per il pane (la “pagnotta” più piccola era alle noci e del diametro di quattro centimetri). Pian piano si saliva di prezzo fino ai 10,00 euro per lo stinco di maiale. A parte la Guinnes e lo stufato alla Guiness tutto il resto del menù non era espressamente irlandese. Ovviamente lo stufato era terminato, quindi abbiamo ripiegato sullo stinco, che tra una coda e l’altra è diventato tiepido. Per farla breve, siamo arrivati alle 19.30, siamo entrati alle 20.15, abbiamo mangiato alle 22.45 e alle 23.30 abbiamo iniziato a girovagare stanchi e annoiati nella zona espositiva. E io che mi aspettavo i balli irlandesi: dal palco grande rimbombavano le chitarre, su quello piccolo celebravano un finto matrimonio celtico (?), ma sorpresa delle sorprese ecco che dalla sala conferenze usciva musica irlandese, quella vera però e guarda chi c’è, il Gruppo Reeldancer, questo sì, che proponeva qualcosa di tipico: le danze guidate dal mitico ed instancabile Oscar, rinchiuso in questa piccola sala (perché, per quanto ho intuito, per motivi di sicurezza non potevano fornirgli il palco). Proprio a lui, che riesce a far ballare centinaia di persone insieme! Così abbiamo ballato, sudato e finalmente ci siamo divertiti e festeggiato il compleanno in maniera celtica, ma che fatica! E quanti soldini: 10 euro l’ingresso (12 per vedere tutte le fiere presenti, però poi vorrei che ci spiegassero come si fa), 10 euro lo stinco, 5 euro la zuppa di verdure, 3 euro una Guinnes piccola: con 28 euro avremmo potuto cenare seduti e tranquilli in un ottimo ristorante! Per fortuna che, almeno, avevamo con noi due bottigliette d’acqua per dissetarci e mandare giù questo boccone amaro.

Per info:

http://festivalirlandese.it

http://festivaldelloriente.net

http://www.reeldancers.it (questo sì, che vale la pena visitarlo)


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