Il Blog di Luca C.

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Quando ero piccola pensavo che Zootropolis fosse un posto perfetto dove tutti vanno d’accordo e ognuno può essere ciò che vuole. Poi ho scoperto che la vita reale è un po’ più complessa di una frase ad effetto. La vita reale è complicata. Tutti abbiamo dei limiti e tutti commettiamo errori, il che significa “Hey! Il bicchiere è mezzo pieno!“. Tutti abbiamo qualcosa in comune e più cerchiamo di capirci l’un l’altro più speciale sarà ognuno di noi, ma dobbiamo tentare. Perciò non importa a quale specie apparteniate, dal più grande degli elefanti alla prima delle nostre volpi. Io vi prego, provate! Provate a rendere il mondo un posto migliore. Guardatevi dentro per capire che il cambiamento parte da voi, parte da me, parte da tutti noi.

(Discorso finale di Judy Hopps da Zootropolis, Disney-Pixar 2017)

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Per la serie “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major” oggi mi dedicherò a parlarvi di un altro grazioso film del 2018 ben diretto da Simone Spada ed interpretato da Claudio Amendola, Luca Argentero, Silvia D’amico, Barbora Bobul’ova e… Giuseppe Battiston. La storia è molto semplice e oserei dire “all’italiana”: un parlamentare europeo italiano dà la possibilità ad un amico pieno di debiti di improvvisarsi produttore cinematografico intascando il finanziamento per la realizzazione di un film. Il piano è il seguente: una volta approvata la sceneggiatura scritta dal professore di storia amante di cinema Nicola (Battiston) bisogna convincere e coinvolgere altre persone tra cui una produttrice, un direttore della fotografia, un elettricista e un’attrice. In realtà non si tratta di professionisti, ma di persone bisognose di un riscatto dalla vita e quindi tra le più adatte ad essere raggirate e abbandonate a sé stesse in Armenia, luogo in cui verrà girato il lungometraggio. Una volta raggiunta la destinazione presso l’Hotel Gagarin, dopo pochi giorni scoppia una guerra che aiuta il truffatore a disfarsi più facilmente dei cinque malcapitati che nonostante le difficoltà e gli attriti creatisi decidono infine di dedicarsi non più alla propria realizzazione, ma ai semplici sogni degli abitanti del luogo. Questa esperienza migliorerà la vita di tutti e cinque protagonisti. Rimane solo un quesito: chi è il saggio uomo della stanza 401?

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Dopo tre anni dalla messa in onda siamo riusciti, tra le varie serie TV caricate sul nostro hard-disc multimediale in attesa di essere guardate, a dedicarci a Vinyl. Suddetta opera televisiva è stata prodotta da Mick Jagger dei Rolling Stones e Martin Scorsese (e ovviamente altri che non conosco) per l’emittente televisiva HBO. La serie TV è divisa in 10 puntate (la puntata pilota dura due ore, mentre le altre un’ora) e racconta la storia di Richie Finestra fondatore e proprietario dell’etichetta discografica American Century. Le vicende si svolgono nella New York degli anni ’70 del secolo scorso. Finestra sta per vendere la sua casa discografica in fallimento alla tedesca Polygram, ma assistendo ad un concerto proto-punk (il leader della band The Nasty Bits è interpretato dal figlio di Jagger) decide di portare rinnovamento alla sua creatura cercando di scoprire nuovi talenti,  suoni e stili musicali (tra cui un accenno sulla disco music e sull’emergente mondo dei DJ). L’idea, anche se rischiosa, è buona e coinvolgerà i suoi soci e dipendenti, ma Richie con la cattiva abitudine di sniffare cocaina a volontà non fa altro che peggiorare la situazione. Sotto gli effetti dell’alcol e della droga viene coinvolto in un omicidio, è incapace di gestire somme ingenti di denaro ed infine affida i suoi affari al boss mafioso Galasso. A causa della sua dipendenza e delle sue continue crisi viene anche abbandonato dalla moglie. Nonostante ciò Richie va avanti perché capisce che può ancora salvare la casa discografica, l’amore, la famiglia, i soci e i dipendenti e sé stesso. Per far ciò deciderà di smettere di sniffare cocaina e di patteggiare con l’F.B.I. la sua colpevolezza nell’omicidio aiutando gli investigatori ad incastrare Galasso. Insomma, una bella situazione di merda!

Non sapremo mai come andrà a finire la vicenda perché a causa dei bassi ascolti la produzione ha deciso di sospendere le riprese e cancellare la serie TV (vi prego, andate avanti con la stagione 2!). Probabilmente le atmosfere cupe, le situazioni a volte molto morbose e violente e, soprattutto, la confusione temporale della puntata pilota avranno allontanato il pubblico. Verosimilmente Richie Finestra non è il classico protagonista eroe in cui le persone di oggi vogliono identificarsi per cui penso che sia anche questo uno dei motivi del flop, ma ritengo che Vinyl sia comunque una bella serie televisiva dedicata ai nostalgici degli anni’70, a chi ama la buona musica rock, funk, blues (e anche un po’ disco), a chi ama e usa ancora i riproduttori analogici e gli impianti hi-fi (ehm… senza vergogna anche io), a chi preferisce persone che sappiano suonare ancora uno strumento al posto di un computer, a chi vuole capire come funzionano (funzionavano) le case discografiche, a chi vuole conoscere come viveva una parte della società americana degli anni ’70 ovvero sex, drug and rock’n’roll.

Consiglio di vedere la serie TV in lingua originale sottotitolata in italiano. Infine, oserei dire che in Vinyl ci sono ottimi attori (soprattutto quelli che impersonano cantanti e band realmente esistiti e ha un’ottima colonna sonora, con ottimi brani degli anni ’70, ma  tra i quali spicca anche il più recente e danzereccio Kill the lights di Alex Newell con Nile Rodgers. La colonna sonora è contenuta in ben due cd: Vinyl – Musics fron the HBO Original Serie Vol.1Vinyl (the Essential) – Best of Season 1.

 

Per la serie “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major” vi presento due gradevoli piccoli film in cui c’è la presenza di un attore che a me piace particolarmente per la sua bravura ovvero Giuseppe Battiston.

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Il primo film, più recente, si intitola Finché c’è prosecco c’è speranza diretto da Antonio Padovan e tratto dal libro omonimo di Fulvio Ervas. La vicenda si svolge nella meravigliosa campagna veneta in cui si produce prosecco. Il conte Desiderio Ancillotto noto produttore di vini pregiati viene trovato morto. Chiaramente si tratta di suicidio, ma misteriosi omicidi di persone vicine al conte riaprono il caso. Ad indagare c’è l’ispettore Stucky (si legge Stucchi) interpretato dal bravo Battiston.

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Il secondo film, meno recente, ma che ho rivisto poco tempo fa con piacere è Io c’è diretto da Alessandro Aronadio, con Margherita Buy, Edoardo Leo e ovviamente Giuseppe Battiston. Massimo Alberti, proprietario di un bed & breakfast, è a rischio fallimento e per evitare di dover pagare troppe tasse indebitandosi ulteriormente decide di inventarsi una religione (lo ionismo) e trasformare l’attività alberghiera in un luogo di culto in cui ospitare i fedeli e farsi pagare con offerte. Ad aiutarlo la sorella Adriana (Margherita Buy) e lo scrittore ed intellettuale Marco (Giuseppe Battiston) che stilerà lo statuto, le regole, i simboli sacri e i riti della nuova religione. I fedeli alla nuova religione aumentano, ma l’unico a non crederci è proprio l’ideatore. Si ride e si riflette. Insomma, con le religioni non bisogna tanto scherzare…

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Ve li immaginate due poliziotti, uno di colore e uno ebreo, che conducono indagini all’interno dell’organizzazione Ku Kux Klan, come finti affiliati? Sembrerebbe una farsa, ma è pura realtà! Il regista Spike Lee ci racconta questa vicenda nel suo ultimo film diretto magistralmente. Agli inizi degli anni ’70 l’afroamericano Ron Stallworth si fa assumere come poliziotto e ben presto entrerà a far parte dell’intelligence. Incuriosito da un annuncio di reclutamento nel Ku Klux Klan deciderà di iscriversi all’organizzazione neonazista, fingendosi di essere un bianco, per scoprirne di più sulle possibili attività criminali. Per far ciò si farà aiutare dal collega Flip Zimmerman che è bianco, ma… ebreo! I poliziotti scopriranno che i membri del Ku Klux Klan stanno organizzando un attentato dinamitardo contro la rappresentante dei Black Panthers ovvero il movimento rivoluzionario per i diritti degli afroamericani. Purtroppo Ron e Flip verranno scoperti dal gruppo neonazista. Riusciranno a salvare la pelle ed evitare il peggio prima che sia troppo tardi? BLACKkKLASSMAN è un film ben prodotto, a tratti fa sorridere, ma si tratta comunque di un film serio che fa riflettere sulla crescita di intolleranza, razzismo e nazionalismo dei nostri giorni non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche nel nostro caro vecchio continente. Il film si conclude con le tragiche immagini degli scontri del 2017 a Charlotteville e con il successivo discorso del presidente Donald Trump. Nel film compare anche Harry Belafonte nei panni del giudice Jerome Turner testimone di un feroce linciaggio di un uomo di colore accusato troppo facilmente di una violenza sessuale da giudici bianchi.

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