Il Blog di Luca C.

Archive for the ‘Cinema’ Category

locandina di "Gipo, lo Zingaro della Barriera"

Di nuovo utilizzerò il sottotitolo “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major”, questa volta per parlare di un piccolo, ma prezioso film ricco di ricordi e di storia, ovvero la biografia di Gipo Farassino, il noto chansonnier di Torino (e d’Italia). Si tratta del docu-film Gipo, lo zingaro di Barriera di Alessandro Castelletto. Non immaginatevi, però, un documentario alla Superquark perché il film ha una storia che ha per protagonista Luca Morino, cantante e musicista dei Mau Mau e gestore di un negozio di strumenti musicali, che una mattina riceve uno scatola con all’interno degli oggetti riguardanti il noto cantante torinese. Luca Morino inizierà, quindi, la ricerca del mittente del pacco scoprendo (e facendoci scoprire) via via la vita di Gipo Farassino attraverso numerosi incontri con personaggi più o meno famosi e visitando i luoghi di una Torino sconosciuta a molti (Barriera di Milano) legati al cantante piemontese. Gipo, lo zingaro di Barriera è un docu-film musicale molto interessante del quale consiglio la visione a tutti, anche perché non siete curiosi di sapere il significato del titolo?

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Continua la serie “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major” (o quasi). Oggi vi propongo Sing Street di John Carney. Consiglio la visione a tutte le persone che hanno vissuto pienamente gli anni ’80 con le sue mode e le sue canzoni o a chi, perlomeno, ha sempre sognato di creare una propria band con i compagni di scuola, scrivendo canzoni e musiche inedite dando sfogo ai propri sentimenti. Le vicende si svolgono nell’Irlanda degli anni ’80, in piena crisi economica che colpì numerose famiglie. Viene raccontata la storia di una famiglia oramai sul lastrico ed in crisi di affetti. I problemi economici portano alla decisione di iscrivere il figlio più giovane, Conor, in un liceo religioso, purtroppo frequentato da molti ragazzi disadattati. Il ragazzo conoscerà il bullismo, ma non per questo ne uscirà perdente: l’incontro fortuito con una ragazza, Raphina, lo porterà a creare una band con alcuni suoi compagni, a scrivere canzoni e musiche e creare video musicali, pur di conquistare la fanciulla, seguendo le mode di quel decennio. Il sostegno morale e i consigli del fratello maggiore sproneranno Conor a seguire e coltivare le proprie passioni e i propri sogni. Fin dove si spingerà Conor pur di migliorare la propria vita e conquistare Raphina?

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Per la serie “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major” vi propongo Moonwalkers. Non si tratta del famoso passo di danza di Michael Jackson, bensì di una simpatica commedia noir del regista francese Antoine Bardou-Jacquet ispirata alla teoria con la quale si sostiene che lo sbarco sulla Luna sia una finzione. La trama è la seguente: un reduce dalla guerra in Vietnam, in preda ad allucinazioni post traumatiche, viene inviato dalla CIA a Londra per cercare il regista Stanley Kubrick e, donandogli una valigia piena di dollari, convincerlo a girare un filmato falso dell’allunaggio nel caso in cui gli astronauti statunitensi fallissero la loro missione. Per una concomitanza di situazioni la valigia finisce nelle mani di due giovani indebitati fino al collo che si fingono manager e regista. Credendo di avere fregato l’americano i due ragazzi si trovano, invece, in una situazione delicata e pericolosa: da una parte i violenti creditori che rubano a loro volta tutti i soldi ai ragazzi squattrinati e dall’altra il sanguinario reduce del Vietnam che andrà alla loro ricerca in un crescendo di situazioni tragicomiche fatte (e strafatte) di marijuana, LSD, sparatorie, violenza, sangue e tante risate. Riuscirà la CIA ad ottenere in tempo il falso filmato prima che l’Apollo 11 toccherà il suolo lunare? Non perdetevi i titoli di testa!

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Ho scoperto questo musicista qualche anno fa quando mi feci incuriosire da una recensione su un suo lavoro (Vivaldi – The four season ricomposed by Max Richter) in cui, come si intuisce dal titolo, ha rivisitato a modo suo la famosa opera di Antonio Vivaldi aggiungendo un pizzico di elettronica. Ma non è di questo disco che voglio parlarvi, bensì della sua recente composizione Three worlds: musics from Woolf works ispirata a tre libri della scrittrice e creata appositamente per il pluripremiato spettacolo di danza Woolf works della compagnia di ballo “The Royal Ballet” al quale abbiamo assistito l’otto febbraio in diretta da Londra dal teatro Royal Opera House e trasmessa in circa 900 cinema in una ventina di paesi europei. Preciso che io non ho letto nessun libro dell’autrice a cui è dedicato il balletto, ma la consorte che ama Virginia Woolf mi ha spiegato un bel po’ di cose sulla sua vita e i suoi scritti. I libri da cui prendono ispirazione sia il musicista Max Richter, sia il coreografo Wayne McGregor sono La signora Dalloway, Orlando e Le onde. Se vogliamo essere pignoli potrei includere questo post anche nella rubrichina “Il libro consigliato” e “Il film consigliato” sperando che venga prodotto anche il blu-ray dello spettacolo. Dai romanzi sono stati realizzati tre balletti: in ordine I now, I then, Becomings e Tuesday. Ora, io non sono un bravo oratore, né scrivo bene, quindi riassumo velocissimamente (ero molto bravo a riassumere anche i Bignami!) quello che ricordo dai tre scritti di Virginia Woolf. La signora Dalloway pone l’attenzione sulle domande esistenziali e sulle scelte di vita di una donna al momento dell’entrata nell’età adulta della figlia. Immagina così la sua vita come è stata, com’è e come sarebbe potuta essere: I now, I then (Io ora, Io dopo). I pensieri della donna sono momentaneamente interrotti dagli incontri con un reduce di guerra in preda alla pazzia e alle allucinazioni causate dalla morte di un suo compagno soldato che non è riuscito a salvare. L’uomo, nonostante la vicinanza della moglie, si suiciderà. In Orlando Virgilia Woolf racconta la storia di un uomo che vive per circa trecento anni reincarnandosi in altri uomini o donne e ricominciando a vivere altre vite: Becomings (Divenire). Un modo per esplorare il proprio Sé e per affermare che ognuno di noi a molteplici Sé. Le onde è il romanzo più sperimentale della scrittrice che narra le vicende di sette personaggi che raccontano le loro vicende, ma tra di loro non c’è interazione perché si tratta di monologhi tranne che per il settimo. E’ un’esplorazione del proprio io, dell’individualità e della società. Insomma, roba tosta. L’ultimo balletto è preceduto dalla lettura della lettera d’addio di Virginia Woolf, ormai in preda alla malattia mentale che l’attanaglia da anni, al marito scritta il giorno prima della sua morte ovvero giovedì, Tuesday. In questi romanzi c’è molto dei pensieri e della vita della scrittrice. Woolf Works (un lavoro realizzato nel 2015) della compagnia The Royal Ballet è stato premiato come miglior balletto di danza classica. Tra i ballerini ricordo l’italianissima e bravissima Alessandra Ferri che veste i panni di Virginia Woolf. Ma il plauso va a tutti i ballerini, ai musicisti (eh sì, la musica era suonata dal vivo), ai coreografi, agli scenografi, a tutti quelli che hanno potuto realizzare questo capolavoro! Bellissime le scenografie, soprattutto quelle di Becomings con giochi di luci laser. Coinvolgenti i balletti. Interessanti le interviste durante le due pause, in particolar modo quella a Max Richter che spiega come sono nate le musiche. Ovviamente, stupende le musiche di Max Richter, sempre con un po’ di elettronica che non guasta mai.


Per info:

http://www.maxrichtermusic.com/en/news/view/238/MT

http://www.deutschegrammophon.com/en/cat/4797158

http://www.roh.org.uk/productions/woolf-works-by-wayne-mcgregor

Altri dischi consigliati in questa rubrica li trovate qua sotto:

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/09/01/il-disco-consigliato/

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E’ vero, non è un film recente. E’ trascorso un anno dalla sua programmazione nei cinema, ma l’abbiamo visto solo qualche sera fa. Come avrete capito, in questa rubrichina dedicata alla settima arte parlerò di film vecchi e nuovi che mi sono particolarmente piaciuti e che mi hanno sorpreso e colpito. Negli ultimi sei anni non ho più seguito con attenzione il cinema italiano e, in particolar modo, le commedie. Comunque ci sono attori che io reputo particolarmente simpatici che recitano in film divertenti ed intelligenti, vedasi Ficarra e Picone, Ale e Franz o Luca Medici alias Checco Zalone ottimo comico, paroliere e musicista. Con Quo vado? è stata data una sferzata d’aria fresca alla commedia all’italiana. Certo, i riferimenti alla famiglia italiana e alle magagne nostrane sono sempre presenti, ma sarà stata la capacità del regista Gennaro Nunziante, degli attori e di tutti i collaboratori che hanno reso questo film delizioso e intelligentemente divertente. Nel film, oltre all’elogio alla Puglia e ai piatti pugliesi (notare il riso con ceci e cozze nella mensa norvegese), compare Lino Banfi nei panni di un uomo politico, che è stato voluto fortemente da Checco Zalone per riconoscenza alla sua comicità e ai suoi film. Non so se sia stato fatto apposta, ma l’ufficio Caccia e Pesca fa venire in mente la scena di Vieni avanti cretino in cui Lino Banfi interpreta la parte di Pasquale Baudaffi al colloquio di lavoro: che si tratti di un omaggio? Di seguito un breve sunto della storia:

Checco viaggia in un taxi e sta attraversando una foresta africana quando l’auto smette di funzionare e, insieme al tassista, viene rapito da una tribù. Se vuole salvare la pelle dovrà raccontare la sua vita e se il capo tribù lo riterrà una persona buona verrà lasciato libero. Checco è un impiegato statale pugliese dell’ ufficio Caccia e Pesca che ha ottenuto il posto fisso con ottimi orari lavorativi e poche responsabilità, ha una fidanzata che non vuole sposare e vive ancora con i genitori. Insomma, fa la figura del “bamboccione”. Quando verranno abolite le province sostituite dall’area metropolitana molti impiegati provinciali verranno licenziati offrendo loro un assegno generoso. Checco, che non vuole abbandonare il suo posto fisso, non firma il suo licenziamento e accetta di essere trasferito. Con la speranza di farlo dimettere verrà spedito continuamente in posti sempre più lontani ed isolati fino al Polo Nord in Norvegia in una base scientifica italiana. Qui Checco conosce e si innamora di una ricercatrice, Valeria. Finalmente il protagonista si accorge con tutte queste esperienze di lavoro e di vita che sta cambiando in meglio, ma l’inverno norvegese lo convincono a ritornare, seguito da Valeria, in Italia dove verranno inviati nell’entroterra siciliano in cui fonderanno una clinica per animali esotici posseduti illegalmente dai boss mafiosi. La corruzione e la solita burocrazia italiana non permettono a Checco e a Valeria di continuare il loro lavoro mettendo in crisi la loro relazione fino alla separazione. Il protagonista riesce a ritornare a lavorare nel suo paese d’origine. Ben presto, però, riceverà una telefonata da Valeria che lo esorta a raggiungerlo il prima possibile in Africa. Quali avventure gli riserverà ora la vita? Riuscirà Checco a mantenere il suo posto fisso? Riuscirà ad essere una persona più responsabile?

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