Il Blog di Luca C.

Archive for the ‘Libri’ Category

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Il riassunto: Con Retromania (musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato), Simon Reynolds cerca di dare delle risposte alla dilagante mania del vintage e alla mancanza di novità, musicalmente parlando, in questo XXI secolo. Lo fa magistralmente toccando tematiche sociali, politiche, tecnologiche, economiche e artistiche partendo dagli inizi del ‘900 quando la musica iniziava ad essere alla portata di tutti, ovvero popolare, grazie alla diffusione dei primi grammofoni fino ai giorni nostri con i walkman, gli ipod e i canali di streaming musicale. Simon Reynolds si chiede se la nostra ossesione del vintage è solo una mania del nuovo secolo oppure anche in passato si è ricorso alla riscoperta del passato (scusate il gioco di parole)? Questa mancanza di creatività, di innovazione, di “guardare al futuro” è solo un momento passeggero? E per quanto tempo sarà così?

Il mio giudizio personale: Questo meraviglioso saggio ci permette anche di scoprire (almeno per me) nuovi generi musicali e artisti di cui ignoravo l’esistenza. Ci sono numerosissime citazioni di titoli e nomi di musicisti. Per il resto mi sono fatto una mia idea personale: ritengo che oggi siamo sommersi da troppe informazioni e come risposta a ciò sembra che sia più semplice rimanere fermi e subire quello che ci passa l’industria musicale: numerosi progetti studiati a tavolino, personaggi creati ad hoc, talent-show di dubbia qualità. Mi chiedo quanti di questi “artisti” sanno suonare almeno uno strumento, sanno leggere uno spartito, sanno scrivere il testo di una canzone, hanno studiato canto e composizione? Ci dovremmo accontentare di suoni sempre più sintetici e di cantati (ri)elaborati con un computer da un abile ingegnere del suono e un programmatore? Ci dovremmo accontentare di canzoni scritte per essere il successo del momento, massimo un mese e poi via per sparire nel dimenticatoio? Ci dovremmo accontentare di riascoltare brani del passato aggiornati con suoni più moderni e sintetici e pessimi remix (soprattutto nel mondo della dance)? Cosa rimarrà in futuro dei brani musicali di questi ultimi vent’anni? Non riesco ad individuarne uno che possa diventare un evergreen. E voi cosa ne pensate?

La citazione: La riorganizzazione spazio-temporale nell’era di internet sembra rispecchiare le distorsioni nella coscienza di sé, che appare diluita e intasata. Il commediografo Richard Foreman utilizzava l’immagine del “popolo pancake” per descrivere come ci si sente a essere “dilatati e schiacciati mentre ci connettiamo a quella vasta rete di informazioni accessibili con il solo tocco di un bottone”, contrapponendolo alla profonda ricchezza interiore del sé istruito e formato da una cultura eminentemente letteraria, dove l’identità è complessa “come una cattedrale”. In effetti, seduto di fronte al computer, mi sento teso e stressato dalle opzioni disponibili. Sono tutt’uno con lo schermo; le pagine e le finestre aperte in simultanea determinano uno stato di “attenzione parziale continua” (l’espressione coniata dalla dirigente di Microsoft Linda Stone per descrivere la frammentazione della coscienza provocata dal multitasking). E’ il “presente” che abito a sembrare appiattito, un qui e ora costellato di accessi a innumerevoli potenziali dimensioni spazio-temporali alternative. Tempo fa avvertivo una strana nostalgia  per  la noia, quel vuoto assoluto così familiare quando ero adolescente, studente al college o fannullone poco più che ventenne in coda per il sussidio di disoccupazione. Quelle impressionanti voragini temporali impossibili da colmare mi inducevano una sensazione di tedio così intenso da essere quasi spirituale. Parlo dell’era pre-digitale (prima dei cd, prima dei personal computer, assai prima di internet), quando nel Regno Unito c’erano solo tre o quattro canali televisivi praticamente inguardabili, un paio di stazioni radio appena tollerabili, niente videoteche o dvd da comprare, niente email, niente blog, niente webzine, niente social media. Per alleviare la noia si ricorreva a libri, riviste e dischi, tutti articoli limitati dalle disponibilità finanziarie. Altre soluzioni erano il crimine, la droga e la creatività. Era un’economia culturale fondata sulla penuria e la dilazione. Gli amanti della musica aspettavano che le novità, il programma radiofonico di John Peel alle dieci, Top of the Pops il giovedì. Le lunghe attese alimentavano l’impazienza e, se per caso ti perdevi la trasmissione, Peel o il concerto, l’Evento svaniva per sempre. Oggi la noia è diversa. Nasce dall’iper-saturazione, dalla distrazione, dall’inquietudine. Io mi annoio spesso, ma non per colpa della carenza di possibilità: i mille canali tv, la munificenza di Netflix, lo sconfinato assortimento di radio online, gli innumerevoli album da ascoltare, i dvd da guardare e i libri da leggere, il labirintico archivio di YouTube. La noia di oggi non è fame, non è una reazione alla privazione; è un’inappetenza culturale generata dall’eccesso di stimoli che reclamano attenzione e tempo.

Negli ultimi vent’anni, questa spinta verso l’ignoto sembra essere crollata e implosa. Se osserviamo la cultura occidentale degli ultimi dieci anni – il predominio di moda e gossip, celebrità e immagine; una popolazione ossessionata da arredo e cucina; la metastasi dell’ironia nella società – il quadro appare francamente decadente. La cultura rétro, dunque, altro non sarebbe che una sfaccettatura della caduta dell’Occidente. […] In termini di musica popolare, queste prospettive per il prossimo secolo sembrano suggerire che la tradizione pop angloamericana abbia perso lo slancio innovativo e la palla sia ora nella metà campo del resto del mondo. Il metabolismo economico iperaccelerato della nazioni in ascesa come la Cina e l’India provocherà inevitabilmente contrasti sociali e turbolenze culturali di ogni genere […]. Magari ne scaturirà della musica grandiosa, o qualche altra forma culturale affascinante. Insomma, forse è ora che l’Occidente… si riposi.

Per info:

https://www.minimumfax.com/shop/product/retromania-1947

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Il film:

In occasione dell’evento SoundFrames Days al Museo del Cinema di Torino anche il Cinema Massimo ha collaborato con alcune proiezioni in cui la musica fa da padrona. Sabato 19 maggio, infatti, sono stati inseriti in cartellone tre film-documentario tra cui quello al quale abbiamo assistito, cioè Italo Disco Legacy di Pietro Anton, presente in sala. Il regista ha voluto raccogliere le numerose testimonianze di chi visse in prima persona l’inizio degli anni ’80  lavorando a progetti musicali dance che prendevano ispirazione dalla disco music del decennio appena terminato e sfruttando i nuovissimi strumenti elettronici. I produttori italiani esaltati dalle potenzialità della musica elettronica presero il sopravvento inconsapevoli di quanto quelle melodie sempliciotte e quei ritmi influenzarono in tutto il mondo la musica dance a venire come la Chicago-house, la techno o più semplicemente i tormentoni pop da cine-panettone. La italo disco circolava grazie al passaparola e ai viaggi in Italia dei DJ stranieri per acquistare prima di tutti le nuove uscite e si diffuse principalmente nell’Europa settentrionale e orientale per poi approdare in altri continenti. Il genere musicale non prese piede in Inghilterra a causa, a quanto pare, della cattiva pronuncia inglese. Per questo motivo molti brani del repertorio italo disco sono strumentali e rimasero underground, complice anche la mancanza di marketing, non godendo del successo sperato fino ai giorni nostri quando la potenzialità di Internet e il “movimento vintage” di questi ultimi anni hanno fatto riscoprire il genere. Oggi i giovani del nord Europa cercano discoteche in cui si organizzano feste con questo tipo di musica perché, dicono, rispetto alla dance odierna ha una marcia in più: fa divertire. E anche noi abbiamo avuto la possibilità di ballarla in una sala cinematografica (il Massimo 3) grazie ai vinili sapientemente mixati dall’esperto DJ Gianluca Pandullo.

Il disco:

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Ovviamente il dvd del documentario è correlato dalla colonna sonora disponibile sia in digitale che in vinile (anche colorato), ma entrambi sono esauriti e difficili da recuperare se non a prezzi esorbitanti (si parte dai 69 euro su sito discogs.com). Purtroppo non tutti i brani che accompagnano il film sono presenti: immagino che abbiano deciso di inserire le tracce prevalentemente strumentali e che sono rimaste più “underground” tralasciando quelle già famose e come per esempio Passion di The Flirts o Crazy Family di Jack Hattle, tanto per citare qualche titolo. Molti dei brani della colonna sonora sono stati suonati anche durante il DJ set di Gianluca Pandullo che, inoltre, ha dato al pubblico la possibilità di acquistare due compilation di italo disco: I-Robots (italo electro disco underground classics) I-Robots (Turin dancefloor Express) con tracce selezionate dal DJ stesso. Del secondo disco (con tracce italo disco create da produttori piemontesi tra gli anni ’70 e ’80) spicca la versione demo del 1981 (dall’atmosfera molto cupa) di Vamos a la playa dei Righeira.

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Il libro:

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Più unico che raro questo libro del 1981, acquistato ad un mercatino dell’usato dal regista Pietro Anton, è stato lasciato accanto alla consolle di DJ Pandullo per dare la possibilità al pubblico di consultarlo. Dalle poche pagine che ho visto ho potuto constatare che si tratta di un vero sussidio tecnico per tutti coloro che volevano seriamente avvicinarsi al mondo del disc-jockey: da come funzionano i giradischi ai consigli per acquistarne uno (anzi due), alle tecniche di mixaggio e scratching sino ai principi di elettrotecnica ed elettronica per poter assemblare una consolle o costruire in autonomia le casse! Ho fotografato la seconda pagina di copertina per conservare i riferimenti importanti su Il libro del disc-jockey da condividere con tutti voi.

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Per info:

https://it-it.facebook.com/ItaloDiscoLegacy/

https://it-it.facebook.com/pandullo

http://www.antiqbook.nl/boox/clio/658.shtml

 

 

 

logo Maithai

Oggi parlerò di cibo e siccome ci piace provare nuovi locali e ristoranti ci siamo regalati una serata romantica a tema tailandese presso Mai Thai di Via Gropello22 a Torino. Abbiamo scoperto questo nuovo ristorante passeggiando in alcune piccole vie del quartiere Cit Turin. In realtà queste stradine nascondono un crogiuolo di attività gastronomiche (e non solo) molto invitanti che presumibilmente in un futuro non molto lontano proveremo. Con tutti questi ristoranti cinesi e giapponesi perché abbiamo scelto quello tailandese? Tutto è nato circa un anno fa quando abbiamo acquistato tre libri di ricette editi da Guido Tommasi: Le basi della cucina indianaLe basi della cucina mediorientaleLe basi della cucina asiatica. Ne abbiamo sperimentate alcune, almeno quelle più semplici. A mio parere le ricette più faticose sono quelle indiane e, soprattutto, quelle asiatiche sia per la loro complessità, sia per la difficoltà di reperire in Italia gli ingredienti. Per fortuna esiste il negozio storico Ditta Ceni a Porta Palazzo in cui si può trovare di tutto e di più. Per farla breve abbiamo sperimentato sulla nostra lingua che la cucina cinese e giapponese è ben diversa e migliore da quella che ci propongono nei ristoranti. Sicuramente molte portate non sono gradite per i nostri gusti occidentali come ad esempio la zuppa di miso (a mio avviso immangiabile). La cucina asiatica è ricca di verdure, riso, carne di pollo e maiale e, ahimè, pesce e alghe. In quasi tutte le ricette (di verdure, di carne o di pesce) la base è la salsa di pesce o di ostriche. Come per noi, almeno in Italia, lo è il soffritto di cipolla e aglio. Immaginate la mia felicità dato che non mangio tutto ciò che vive in acqua! Insomma, abbiamo seguito le ricette del libro Le basi della cucina asiatica modificando le salse sopracitate con il brodo vegetale. Abbiamo deciso di provare il Mai Thai perché il menù propone delle ricette molto simili, se non identiche, a quelle del libro e a quelle poche che abbiamo cucinato a casa. La cucina del Mai Thai è sorprendentemente buona e, oserei dire, rispecchia quella tailandese (o perlomeno quella indicata dal libro di ricette come tailandese). E, sorpresa delle sorprese, si può chiedere di non mettere la salsa di pesce o di ostriche tranne che nel curry (la zuppa), ma solo perché gli ingredienti devono essere cucinati insieme. Il personale del ristorante, pur essendo un giorno particolarmente faticoso, è sempre stato cordiale, amichevole e mai frettoloso. Infine, essendo San Valentino è stata regalata una rosa rossa ad ogni coppia presente. Ci ritorneremo con gli amici!

Per info: https://www.maithai.it/it/home

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Dopo essermi commosso per lo splendido e coloratissimo Coco della Disney Pixar è giunto il momento di vedere un altro film commovente che ho aspettato per ben sette anni, cioè da quando lessi nella lontana estate del 2011 il libro Viaggiando contromano di Michael Zaadorian. Dopo la lettura mi sono sempre chiesto se qualcuno avesse mai pensato di produrne un film. Alla fine mi hanno accontentato: sto chiaramente parlando dell’ultimo lavoro di Paolo Virzì Ella & John – The Leisure Seeker. Il riassunto della vicenda è il seguente:

Ella e John (interpretati dai bravissimi Helen Mirren e Donald Sutherland) sono due coniugi anziani che, nonostante la loro età avanzata e con le conseguenze che ne derivano, decidono di salire a bordo del loro camper (Leisure Seeker per l’appunto) e partire per una lunga vacanza convinti di evitare così di dare troppi fastidi ai figli. Durante il viaggio possiamo conoscere meglio i due protagonisti e le loro storie attraverso momenti a volte esilaranti, a volte drammatici, ma soprattutto scopriamo quanto sia grande il loro amore. Presto veniamo a conoscenza che Ella e John non sono più in grado di sostenere il viaggio, ma decidono comunque di raggiungere a tutti i costi la meta insieme l’uno accanto all’altro, Per sempre, fino alla fine.

La storia del film non si discosta troppo da quella raccontata nel libro anche se alcuni dettagli sono stati modificati: ad esempio la strada percorsa non è la Route 1, bensì la mitica Route 66; la metà del viaggio non è la casa dello scrittore Hemingway, ma Disneyland; la partenza non è Boston, ma Detroit. Per il resto il film ha soddisfatto le mie aspettative: quello che ho immaginato io leggendo il libro me lo sono ritrovato sullo schermo di un cinema. Vi invito comunque a leggere il libro di Michael Zaadorian oltre a vedere il film di Paolo Virzì. La storia tocca le corde profonde dell’anima e ci fa meditare su come eravamo, come siamo e cosa sarà di noi.

Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

(http://www.marcosymarcos.com/libri/in-viaggio-contromano)

Altri film consigliati:

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Il riassunto: Franco Fontana ci guiderà alla scoperta della fotografia creativa, prima raccontandoci il suo percorso personale, artistico e professionale per poi invitarci a svolgere qualche esercizio di creatività cercando di non imitarlo, ma seguendo la nostra vocazione.

Il mio giudizio personale: Questo bellissimo libro non è un manuale di tecnica fotografica. Non importa se abbiamo una macchina fotografica da un migliaio di euro o una da un centinaio di euro. Non importa se non siamo ottimi fotografi. E’ importante, invece, trasmettere qualcosa di noi stessi attraverso la fotografia e la sperimentazione anche grazie all’utilizzo di software appositi. Più che un corso di fotografia fine a se stesso questo libro è anche un invito a fare un percorso personale alla ricerca di noi stessi, della nostra vera essenza e della nostra espressione. Si può applicare alla nostra Vita.

La citazione: Non partite di corsa, allora. Non abbiate fretta. Dedicatevi piuttosto a mettere a fuoco la vostra meta. Se procedete senza di essa, avrete solo l’impressione di essere in cammino; in realtà, non sarete partiti e non arriverete da nessuna parte. Se invece la individuerete, troverete il modo per raggiungerla perché, anche se ora non ne siete consapevoli, quel modo sta già germogliando dentro di voi. A quel punto sarà tutto veloce, vi sembrerà quasi che le cose si compiano da sole, ma si tratterà di un’impressione: se il seme germoglierà, sarà solo grazie alla vostra decisione di mettervi in cammino, ritornare principianti, affrontare il cambiamento e voltare pagina. La mia speranza è che la vostra scelta sia proprio questa, una volta finito il libro: voltare pagina; altrimenti nessuno lo farà per voi e la pagina rimarrà bianca.

Per info:

http://www.librimondadori.it/libri/fotografia-creativa-franco-fontana#9788852071775

http://www.palazzomadamatorino.it/it/eventi-e-mostre/mostra-franco-fontana-paesaggi


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