Il Blog di Luca C.

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Non si scrive quel che si vorrebbe ma quel che si è capaci di scrivere. E, come disse Borges: “Se un uomo fa qualcosa, non fa altro che il ritratto di se stesso”.

Forse perché la vera allegria è prendere l’esistenza al contrario. Ridere a crepapelle là dove si dovrebbe piangere. Ma questa la chiamano follia.

(Mauro Corona, Venti racconti allegri e uno triste, 2012)

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[…] erano due brave persone, per quanto è possibile esserlo mentre si cerca di sopravvivere e, come spesso capita alle brave persone, non contavano un cazzo.

[…] ce la fecero quasi subito a prender sonno, anche se non potevano confidare in quel vantaggio minimo sul domani di cui tutti abbiamo bisogno, al momento di posare la testa sul cuscino. Credere di sapere cosa ci aspetta.

E’ stupido cercare d’essere originali in certi frangenti. Se pensi che una donna sia bella, lascia perdere la sua sensibilità e la sua simpatia, dille che è bella e lei ne sarà felice.

I gusti del gelato la dicono lunga sui cambiamenti che una società subisce nel corso degli anni. Un tempo eri un tipo stravagante se ti piaceva la stracciatella. Oggi la gente trova normale leccare un abbinamento cardamomo-zenzero.

Non essere a conoscenza dei fatti è una fortuna che non viene apprezzata abbastanza. Anzi, la si considera una menomazione, una manchevolezza cui è necessario porre rimedio. Così si fa di tutto per sapere, per scoprire, senza tenere che poi nulla sarà più come prima.

Non esiste alcuna soglia di maturità che una volta varcata, ti permetta di dire:”Amore mio, sei tutta la mia vita, ma capisco che ora devi andare via per sempre, sparire e non essere mai più la voce che mi chiamava dalla sua stanza, i quattro in latino che mi facevano mangiare il fegato, le telefonate dal campeggio, i pomeriggi noiosi in cui tu seguivi il motociclismo e io cercavo di preparare uno strudel. Devi scomparire perché questa è la legge, io lo capisco e lo accetto”.

[…] sto cercando di dirvi, in buona sostanza, che le vere rivoluzioni sono spontanee e inevitabili… in poche parole, inconsapevoli e accidentali…

Quante sofferenze derivano dalla mancata accettazione di fatti immodificabili: la fine di un amore, la scomparsa di una persona cara, una menomazione improvvisa. Ti dibatti, ti contorci, soffri e non ti rassegni […]. Imparare ad accogliere ciò che non puoi cambiare, ecco in cosa consiste la superiorità delle piante.

Non è vero che tutti gli uomini sono uguali, è una baggianata cui fingiamo di credere per non dispiacere alle religioni e a quel che resta delle ideologie. Alcuni sono inferiori per dignità e cuore e non meritano più rispetto di un tubetto di dentifricio spremuto.

Perché uno stronzo è uno stronzo? Ecco la grande domanda che l’Umanità dovrebbe porsi. […]. Uno stronzo perfetto rappresenta una sorta di alterazione della specie, tra cento anni magari ci spiegheranno che si tratta di esemplari che hanno un cromosoma diverso. Gli autentici stronzi non sono moltissimi e non vanno confusi con i collerici o con i nervosi. […] Riconoscere i veri appartenenti alla categoria dal fatto che non hanno mai dubbi né orrore di loro stessi, sanno conservare il rancore in eterno, sfruttano finché possono una posizione di vantaggio.

E’ solo nei momenti di serenità che riusciamo a capire quanto siamo infelici.

(Marco Presta, Il piantagrane, 2012)

Una come te, se chiude gli occhi vede il mare senza andar lontano.
Una come te, ha una valigia per le scarpe, che sembra un aeroplano.
Una come te, non si avvicina per ballare, guarda da lontano.
Una come te, se corre inciampa, ma non cade, chiede la tua mano.
Una come te, per una rosa può morire solo perché ancora non sa togliere le spine.

Una come te, mi piace da morire!
Una come te, un gatto sopra il letto e un uomo nudo ad aspettare.
Una come te, il vento che le soffia dentro non la può spostare.
Uno come me, non la può dimenticare una come te!

Una come te, la porti al cinema d’estate, dorme sul finale.
Una come te, sotto a un temporale…
Una come te, come una rondine d’aprile vola solo quando ha un orizzonte da inseguire.

Una come te mi piace da morire!
Una come te, un gatto sopra il letto e un uomo nudo ad aspettare.
Una come te, il vento che le soffia dentro non la può spostare.
Uno come me, non la può dimenticare!

Una come te, è un pianoforte senza coda che suona in città, non vuole essere alla moda, la moda la fa!
Quattro carte in una sola, si pente, si sposa, ma poi s’innamora per sua vanità….
Una come te, uno come me non la può dimenticare…
Una come te!

(Cesare Cremonini, Una come te, La teoria dei colori, 2012)

[…] Beethoven aveva commentato con il giovane amico concludendo con un’amara sentenza: “Il giorno in cui censureranno la musica sarà ancora peggio, perché significherà che neppure la realtà del puro accadere, neppure il dolore muto e la gioia che non trova le parole avranno più diritto a manifestarsi”.

[…] la musica riesce a introdursi nelle profondità più recondite dello spirito, sin nel sottosuolo della mente, dove le parole non arrivano.

“Io credo che mai come durante la guerra, ma anche in questi anni difficili, noi abbiamo bisogno di ascoltare la nostra grande musica” […] “Mai come oggi è necessario un messaggio di fratellanza e fiducia come quello che trasmette la Nona Sinfonia di Beethoven.”

(Bruno Pedretti, La sinfonia delle cose mute, 2012, Mondadori)


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