Il Blog di Luca C.

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Ce l’abbiamo fatta anche stavolta nonostante gli orari straordinari di lavoro prenatalizi: siamo riusciti ad assistere al concerto che tanto ci interessava, in programma il 22 dicembre presso la Maison Musique di Rivoli per la stagione concertistica 2018/2019 Rivolimusica: trattasi degli Gnu Quartet. Il quartetto, composto da Raffaele Rebaudengo alla viola, Francesca Rapetti al flauto traverso, Roberto Izzo al violino e Stefano Cabrera al violoncello, ha proposto principalmente cover dance degli anni ’80 in versione classica, con le quali ha raggiunto una notevole visibilità a livello nazionale, passando da Lucio Battisti a Luigi Tenco senza trascurare Paganini e proponendo come bis il brano inedito Idea 18. Un’ora e mezza di musica che purtroppo è trascorsa troppo velocemente: quando ci si diverte è sempre così. Si divertivano e facevano divertire i bravi Gnu Quartet e, come diceva Raffaele Rebaudengo, mancava solo la batteria, una “cassa in quattro” e si poteva ballare tranquillamente la musica classica come in discoteca. Abbiamo assistito ad una mescolanza di generi musicali pazzesca. Per questo è stato scelto il nome Gnu: secondo una leggenda africana lo gnu è un incrocio tra diverse specie animali così come i brani proposti dal quartetto sono incroci di vari generi musicali. Alla fine del concerto è stato possibile acquistare i cd e la rara chiavetta USB dalle dimensioni di una carta di credito con sopra disegnata una musicassetta e contenente ’80 Voglia di Gnu. La caratteristica della chiavetta è che è tutt’ora in fase di riempimento: lasciando un’e-mail il quartetto provvederà ad inviare nuovi brani fino a raggiungere 52 hit anni ’80. Il cd di brani inediti si intitola Untitled ovvero una raccolta di idee musicali alle quali non è stato dato nessun titolo a parte Idea seguito dal numero: In Idea 8 si nota la partecipazione di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro al pianoforte.

Per info:

https://www.gnuquartet.com

http://www.istitutomusicalerivoli.it/rivolimusica

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La chiavetta USB ’80 Voglia di Gnu

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Italo Disco - front

Reduce qualche mese fa dalla visione del film documentario Italo Disco Legacy ho riscoperto questo genere musicale in voga quando ero un bambino. Il film ovviamente è accompagnato dalla colonna sonora che contiene principalmente brani strumentali in versione “extended” catalogati nel sottogenere “underground” ovvero poco “commerciali”. Grazie al film e all’attuale moda “vintage” (per esempio Gazebo per celebrare gli anni ’80 ha prodotto recentemente il disco Italo By Numbers contenente ottime cover e i suoi brani più famosi) sono andato alla ricerca di quelle canzoni che hanno accompagnato la mia infanzia. Dopo un po’ di tempo è nata la mia ultima compilation Italo Disco Revival, il mio piccolo tributo alla italo disco. Sono presenti diciannove brani famosi che coprono il decennio 1979 – 1989: si parte da Passion dei The Flirst per passare agli Scotch con Mirage del 1986, a Koto di cui ho inserito la versione del 1989 di Chinese Revenge che preferisco e ricordo di più, all’immancabile Mr. Roboto degli Styx senza dimenticare il musicista francese Jacno con Rectangle del 1979 che forse non è proprio un brano italo disco, ma il suo “sound” è riconoscibile in Amoureux Solitaire di Lio del 1982 (più ’80 di così!) ed è stato ripreso più recentemente da Gigi D’Agostino con La Passion (alla fine l’italo torna sempre). Poi ci sono tanti altri brani che non vi sto ad elencare qui e che vi invito ad ascoltare sulla pagina My DJ Set di questo blog. Ammetto che qualche mixaggio non è perfetto, ma vi assicuro che, per me che non sono un DJ professionista, è stato difficoltoso sincronizzare alcuni brani essendo mp3 tratti da vinili e quindi il magico tastino “sync” del mixer non mi è stato utile, anzi… Che dire di più? Ascoltate e giudicate voi. Buon ascolto!

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Il film:

In occasione dell’evento SoundFrames Days al Museo del Cinema di Torino anche il Cinema Massimo ha collaborato con alcune proiezioni in cui la musica fa da padrona. Sabato 19 maggio, infatti, sono stati inseriti in cartellone tre film-documentario tra cui quello al quale abbiamo assistito, cioè Italo Disco Legacy di Pietro Anton, presente in sala. Il regista ha voluto raccogliere le numerose testimonianze di chi visse in prima persona l’inizio degli anni ’80  lavorando a progetti musicali dance che prendevano ispirazione dalla disco music del decennio appena terminato e sfruttando i nuovissimi strumenti elettronici. I produttori italiani esaltati dalle potenzialità della musica elettronica presero il sopravvento inconsapevoli di quanto quelle melodie sempliciotte e quei ritmi influenzarono in tutto il mondo la musica dance a venire come la Chicago-house, la techno o più semplicemente i tormentoni pop da cine-panettone. La italo disco circolava grazie al passaparola e ai viaggi in Italia dei DJ stranieri per acquistare prima di tutti le nuove uscite e si diffuse principalmente nell’Europa settentrionale e orientale per poi approdare in altri continenti. Il genere musicale non prese piede in Inghilterra a causa, a quanto pare, della cattiva pronuncia inglese. Per questo motivo molti brani del repertorio italo disco sono strumentali e rimasero underground, complice anche la mancanza di marketing, non godendo del successo sperato fino ai giorni nostri quando la potenzialità di Internet e il “movimento vintage” di questi ultimi anni hanno fatto riscoprire il genere. Oggi i giovani del nord Europa cercano discoteche in cui si organizzano feste con questo tipo di musica perché, dicono, rispetto alla dance odierna ha una marcia in più: fa divertire. E anche noi abbiamo avuto la possibilità di ballarla in una sala cinematografica (il Massimo 3) grazie ai vinili sapientemente mixati dall’esperto DJ Gianluca Pandullo.

Il disco:

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Ovviamente il dvd del documentario è correlato dalla colonna sonora disponibile sia in digitale che in vinile (anche colorato), ma entrambi sono esauriti e difficili da recuperare se non a prezzi esorbitanti (si parte dai 69 euro su sito discogs.com). Purtroppo non tutti i brani che accompagnano il film sono presenti: immagino che abbiano deciso di inserire le tracce prevalentemente strumentali e che sono rimaste più “underground” tralasciando quelle già famose e come per esempio Passion di The Flirts o Crazy Family di Jack Hattle, tanto per citare qualche titolo. Molti dei brani della colonna sonora sono stati suonati anche durante il DJ set di Gianluca Pandullo che, inoltre, ha dato al pubblico la possibilità di acquistare due compilation di italo disco: I-Robots (italo electro disco underground classics) I-Robots (Turin dancefloor Express) con tracce selezionate dal DJ stesso. Del secondo disco (con tracce italo disco create da produttori piemontesi tra gli anni ’70 e ’80) spicca la versione demo del 1981 (dall’atmosfera molto cupa) di Vamos a la playa dei Righeira.

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Il libro:

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Più unico che raro questo libro del 1981, acquistato ad un mercatino dell’usato dal regista Pietro Anton, è stato lasciato accanto alla consolle di DJ Pandullo per dare la possibilità al pubblico di consultarlo. Dalle poche pagine che ho visto ho potuto constatare che si tratta di un vero sussidio tecnico per tutti coloro che volevano seriamente avvicinarsi al mondo del disc-jockey: da come funzionano i giradischi ai consigli per acquistarne uno (anzi due), alle tecniche di mixaggio e scratching sino ai principi di elettrotecnica ed elettronica per poter assemblare una consolle o costruire in autonomia le casse! Ho fotografato la seconda pagina di copertina per conservare i riferimenti importanti su Il libro del disc-jockey da condividere con tutti voi.

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Per info:

https://it-it.facebook.com/ItaloDiscoLegacy/

https://it-it.facebook.com/pandullo

http://www.antiqbook.nl/boox/clio/658.shtml

 

 

 

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Continua la serie “i film che almeno una volta bisogna vedere, ma non se li fila nessuno anche perché surclassati dalle major” (o quasi). Oggi vi propongo Sing Street di John Carney. Consiglio la visione a tutte le persone che hanno vissuto pienamente gli anni ’80 con le sue mode e le sue canzoni o a chi, perlomeno, ha sempre sognato di creare una propria band con i compagni di scuola, scrivendo canzoni e musiche inedite dando sfogo ai propri sentimenti. Le vicende si svolgono nell’Irlanda degli anni ’80, in piena crisi economica che colpì numerose famiglie. Viene raccontata la storia di una famiglia oramai sul lastrico ed in crisi di affetti. I problemi economici portano alla decisione di iscrivere il figlio più giovane, Conor, in un liceo religioso, purtroppo frequentato da molti ragazzi disadattati. Il ragazzo conoscerà il bullismo, ma non per questo ne uscirà perdente: l’incontro fortuito con una ragazza, Raphina, lo porterà a creare una band con alcuni suoi compagni, a scrivere canzoni e musiche e creare video musicali, pur di conquistare la fanciulla, seguendo le mode di quel decennio. Il sostegno morale e i consigli del fratello maggiore sproneranno Conor a seguire e coltivare le proprie passioni e i propri sogni. Fin dove si spingerà Conor pur di migliorare la propria vita e conquistare Raphina?

Altri film consigliati:

Si, lo so, ce ne sono una moltitudine di siti, di blog, di forum, di quello che volete voi sugli anni ’80, quindi non mi dilungherò sui soliti argomenti del tipo vi ricordate Arnold, Emilio, Cioè, gli Europe, Gimme Five, i cartoni animati giapponesi, la Girella, l’omino del Mulino Bianco e i suoi giochi,… Cliccate sul vostro motore di ricerca preferito e troverete tutte le curiosità sugli anni ’80. In quello che sto scrivendo, direi che tutto è nato un po’ per caso, perché verso ogni fine estate è praticamente impossibile non farsi venire in mente il testo di L’estate sta finendo dei Righeira. Così sono riuscito a recuperare il disco, forse più famoso, del 1983, Vamos a la playa (e tutti gli altri successi): sonorità molto sintetiche tipiche della italo-dance di quegli anni, molto trash, molto semplice, ma di grosso impatto e successo. A parte le hit super famose il disco non è un granché, ma vale la pena tenerlo come cimelio storico, perché io ho vissuto in quegli anni e mi ricordo di quei tormentoni anche se ero bambino. Una curiosità di questo disco che mi ha sorpreso non poco è scoprire che il brano Innamoratissimo è stato composto niente meno che da Rocco Tanica, il tastierista di Elio e le storie tese. Comunque non è mia intenzione fare una tesi sui Righeira e sugli anni ’80, ma nei giorni scorsi riprogrammando per l’ennesima volta il digitale terrestre (qualcuno mi spieghi perché molti canali scompaiono e ricompaiono solo dopo una risintonizzazione) ho scoperto Radio Capital Tivvù in cui vengono riproposti molti video dagli anni’60 fino ai ’90. Molti di essi sembrano video rari e anche curiosi: erano molto diversi da quelli di oggi. Tra questi, mi ha colipito quello dei Cutting Crew con la canzone (I just) died in your arms, non tanto per il video in sé, ma per la musica che ormai era stata rimossa dalla mia memoria e che mi ha riattivato molti ricordi infantili. Era il 1986 o il 1987 e in quel periodo c’erano musiche che, non so perché, mi scatenavano una sorta di sentimento nostalgico. Mi ricordo ad esempio Luca Carboni con Silvia lo sai, Farfallina, Chicci di grano, oppure gli Europe con Carry e questa dei Cutting Crew che io non sapevo che fossero loro e l’ho scoperto solo dopo 26 anni. Così mi sono subito segnato nome del gruppo, titolo del brano e titolo del disco di cui sono già in possesso. In effetti, anche questo disco, se non fosse per I just died in your arms, non mi dice molto, ma devo ascoltarlo ancora bene. Nel frattempo ho cercato lo spartito su internet, ma i siti che lo propongono ne danno solo un’anteprima. Possibile che non si riesca ad avere gratis? Sono passati 26 anni! Qualcuno è in grado di fornirmelo completo e possibilmente semplificato? E, infine, sono riuscito senza fatica (non volevo scaricare sul mio pc programmi di conversione audio-video) a trovare il lato b, il B side, del 45 giri For The Longest Time, mai pubblicato sul loro album se non per la primissima volta sulla ristampa di Broadcast pubblicata in U.S.A. nel 201o.

 



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