Il Blog di Luca C.

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Non siamo più in grado, a parte qualche passeggiatina sindacale ben regolamentata, di scendere in piazza per rovesciare governi corrotti, nemmeno di farlo per gli insulti alla democrazia che i nostri stessi governi continuano a regalarci. Scendiamo in piazza solo per reclamare la nostra libertà di sbeffeggiare il diverso, di insultarlo in modo infantile cazzeggiando. E mentre cazzeggiamo, il “diverso” è già arrivato, un “diverso” decisamente diverso da noi. La nostra brutta copia: quindi è molto serio. “Eh, ma noi stavamo scherzando! Volevamo solo divertirci!” Certo. Divertirci da morire.

ll terrorismo di oggi è contemporaneo alla globalizzazione e al conflitto che si è innescato tra ciò che è “globale” e ciò che è “universale”. Sono universali i valori umani della cultura, dei diritti, della democrazia, mentre sono globali i valori del mercato. Per Baudrillard, quello a cui assistiamo oggi non è un “conflitto di civiltà”, ma uno scontro quasi antropologico tra una cultura globale indifferenziata e tutto ciò che, in qualsiasi campo, conserva qualche tratto di alterità irriducibile. La potenza globale che si manifesta in questa epoca non è meno integralista dell’ortodossia religiosa contro cui si scontra. Per essa tutte le forme particolari e differenti sono considerate eresie: devono essere fatte rientrare con le buone o con le cattive in un ordine globale, altrimenti sono destinate a essere cancellate perché “la missione dell’Occidente (o piuttosto dell’ex Occidente, perché da gran tempo non ha più valori propri) consiste nel sottomettere con tutti i mezzi le culture molteplici alla legge feroce dell’equivalenza. Una cultura che ha perduto i i suoi valori non può che vendicarsi su quelli degli altri.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

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La situazione è già abbastanza complicata così com’è. Il blogger americano Richard Allen Jones186, è riuscito a sintetizzarla in quindici righe che spigano più di quindici libri di analisi geopolitica: “Noi sosteniamo il governo dell’Iraq nella sua battaglia contro lo Stato islamico. A noi l’ISIS non piace, ma l’ISIS è sostenuto dall’Arabia Saudita che è nostra amica. Non ci piace il presidente Assad in Siria e sosteniamo la guerra contro di lui, ma non contro l’ISIS, che sta ugualmente combattendo contro di lui. Non ci piace l’Iran, ma l’Iran sta sostenendo l’Iraq contro l’ISIS. Quindi, alcuni dei nostri amici sostengono i nostri nemici e alcuni dei nostri nemici sono nostri amici, e alcuni dei nostri nemici stanno combattendo contro altri nostri nemici che vorremmo che perdessero, ma dall’altra parte non vogliamo nemmeno che i nostri nemici che stanno combattendo contro i nostri nemici vincano. Se quelli che vogliamo sconfiggere verranno sconfitti, potrebbero essere sostituiti da gente che ci piace ancora meno. E tutto questo l’abbiamo fatto iniziare noi, invadendo un Paese per liberarlo da terroristi che non si trovavano veramente lì fino a quando non siamo andati a scacciarli da lì. Chiaro?”

Chiarissimo.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

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[…] il programma dell’ISIS è spiegato bene in sintesi nel filmato Upon the Prophetic Metodology, dove il “metodo” consiste semplicemente nell’annientamento dell’altro. Ma quante marche oggi fingono un’apparente e “democratica” tolleranza verso l’esistenza di altre marche, quando in realtà il loro obiettivo ideale sarebbe quello di annientare tutti i concorrenti e stabilire la dittatura del proprio prodotto? Non raccontiamoci bugie. Dagli anni Ottanta in poi questa filosofia del mercato si è estesa a tutti gli aspetti della vita comune e l’aggettivo che meglio descriveva il sommo bene, in un mondo alimentato da una guerra continua, è “vincente”. Il modello competitivo diffuso da allora in tutto il turbocapitalismo è quello di un’umanità dove solo coloro che prevalgono hanno tutti i diritti, mentre gli altri, ridotti a paria, ne sono estromessi.

E’ questo l’ideale più profondo del marketing, una concezione strategica che nasce dalla guerra e non può che alimentare la guerra. Le tecniche di marketing adottate dall’ISIS non sono affatto nuove.

(Bruno Ballardini, ISIS® Il marketing dell’apocalisse, Baldini e Castoldi)

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