Il Blog di Luca C.

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GITE IN MONTAGNA E RIFUGI PROVATI PER VOI

Quest’anno il caso ha voluto che facessimo delle escursioni in montagna su percorsi e destinazioni militari. Di seguito un brevissimo resoconto di tutte lasciando a voi la curiosità di scoprire gli altri dettagli.

Forte di Fenestrelle: definita anche la grande muraglia piemontese, è in effetti un forte di grandi dimensioni situato in Val Chisone. Edificato nel 1700 e lasciato in stato di abbandono dopo la seconda guerra mondiale è stato recuperato da un gruppo di volontari che permette di fare delle visite guidate all’interno. Principalmente esistono tre tipi di gite:

  1. Visita breve: in pratica solo il piazzale, la chiesa, il palazzo degli ufficiali e il Forte San Carlo;
  2. Visita media: si percorrono anche le scale e gli ambienti interni sino al Forte Tre Denti e la Garitta del Diavolo (a metà strada); è l’opzione che abbiamo scelto noi e tutto sommato si fatica. La prima ora è dedicata alla descrizione del forte, ad un rapida visione del Palazzo degli ufficiali per poi incamminarsi per un breve pezzo sul percorso reale e poi sulle ripide scale coperte. La visita totale dura circa tre ore su prenotazione. E’ consigliabile avere delle buone scarpe da ginnastica, o meglio ancora le pedule e una felpa.
  3. Visita completa sino in cima. Dura sette ore a partire dalle ore 9.00 del mattino: fate voi.

Inoltre, vengono organizzati altri eventi molto interessanti, come rappresentazioni storiche, cene a tema e concerti nel periodo estivo. Nel piazzale vi è anche una grande libreria ben fornita. Si arriva tranquillamente in auto, poi si cammina all’interno del forte. Gratuito con Tessera Musei.

Per info:

http://www.fortedifenestrelle.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Fenestrelle

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Forte di Bramafam: situato in Val di Susa, vicinissimo a Bardonecchia. Anch’esso utilizzato sino al termine della seconda guerra mondiale per poi cadere in disuso a seguito dell’obbligo di abbandonare tutte le postazioni militari vicine ai confini con la Francia per un raggio di 100 chilometri circa. Anch’esso è stato recuperato da volontari che dopo averlo restaurato hanno creato un interessante percorso museale sulla storia del forte, sulle guerre mondiali, sui lavori di restauro. Durante l’anno vengono allestite anche mostre temporanee come quella dell’estate 2016 su “I Vigili del fuoco durante la seconda guerra mondiale”. Il percorso di visita è abbastanza lungo, ma mai noioso. Si arriva tranquillamente in auto, ma è possibile una bella passeggiata nei boschi partendo dal posteggio di Campo Smith a Bardonecchia e al ritorno si devia per Pian del Sole per un riposo ristoratore. Eventuale ritorno a Campo Smith con la seggiovia. Gratuito con la Tessera Musei. Consigliabile pedule e felpa.

Per info:

http://www.fortebramafam.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Bramafam

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Forte di Exilles: situato in Val di Susa ad Exilles, distrutto su volere di Napoleone (si possono notare dei resti proprio alla base) e ricostruito come lo si può vedere oggi, anche per esso vale lo stesso discorso di cui sopra. Recuperato da volontari che con il tempo hanno creato interessanti percorsi di visita: dal sotto tetto (in quanto una volta il tetto era rimovibile in caso di attacco per permettere l’uso dei cannoni), alle galere fredde e buie, alle stalle. Ci sono molti lavori ancora da eseguire perché il forte dopo la seconda guerra mondiale è stato deturpato. Oggi si può salire con comodi ascensori oppure percorrere la salita reale a piedi. Nel cortile principale vengono organizzati spettacoli interessanti durante l’estate. Curiosità: all’interno del forte nel 1984 fu girato il divertente film Bertoldo Bertoldino E Cacasenno di Mario Monicelli. Ingresso gratuito ma visita guidata completa a pagamento (8 euro ben spesi). Il forte è escluso dalla lista del circuito museale, in pratica NO Tessera Musei.

Per info:

http://www.exillesilforte.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Exilles

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Rifugio Palazzina Sertorio: il rifugio sito nella Val Chisone dopo Forno di Coazze fu un costruire da un industriale come palazzina di caccia. Nella seconda guerra mondiale fu luogo di rifugio per i partigiani. La palazzina fu anche luogo di battaglia tra tedeschi e partigiani. Poco vicino c’è il monumento alla sentinella partigiana dedicato a Liborio Ilardi che fu attaccato alle spalle dalle truppe naziste scese dalla parte opposta a quella che pensavano i partigiani. Ritornando ai giorni nostri, ora il rifugio accoglie i turisti con buon cibo e dà la possibilità di dormire. Ci si arriva dopo un’ora buona di cammino dopo aver posteggiato l’auto un chilometro dopo il campeggio “I Pianas”.

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Per info:

http://www.palazzinasertorio.it/

Gita alle Grange Rho: in questa gita, di militare c’è solo la strada sterrata che porta in Francia. Da Bardonecchia si può prendere il sentiero che parte dalla piazzetta di fronte a via Mazzini in cui ogni giovedì si svolge il mercato. Dopo l’hotel Europa il sentiero sale nei boschi fino ad incontrare la strada sterrata militare che è molto più comoda da percorrere. Raggiunta la meta delle Grange Rho, dopo una buona ora di cammino, l’escursione può proseguire oltre.

Per info:

https://it.wikipedia.org/wiki/Colle_della_Rho

Altri post di questa rubrica in questo blog:

Camminata da Ala di Stura a Pian Attia

Gita al Pian del Re

Gita al Rifugio Chaligne

Gita al Rifugio Selleries

Gita al Rifugio Guido Rey

Gita al Rifugio Salvin

Gita al Rifugio Terzo Alpini

Varie in breve

N.B.: i post soprastanti potrebbero essere un po’ datati: vi invito ad aggiornali nella sezione commenti.

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GITE IN MONTAGNA E RIFUGI PROVATI PER VOI

E siamo giunti a raccontare quel che è successo il giorno di ferragosto del corrente anno, o meglio i tre giorni in cui ho potuto godere di un po’ di libertà dal lavoro, cioè fino al 17 agosto. Per l’occasione ci siamo recati a Bardonecchia ospitati a casa della suocera, dove ci hanno raggiunti in tarda mattinata gli amici con cui abbiamo pranzato. Nel pomeriggio abbiamo provato a fare una passeggiata verso la Valle Stretta, ma le temperature poco favorevoli di questa estate ed il vento ci hanno fatto stare sdraiati sui prati per pochissimo tempo. Il giorno dopo, invece, abbiamo attraversato il confine passando dalla Valle Stretta per il Col de l’Echelle in cui ho scoperto dei luoghi fantastici che non conoscevo (la strada è un po’ stretta e difficile per i neopatentati), per giungere a Briançon in cui a pranzo abbiamo mangiato nella oramai familiare trattoria Le passage la nostra solita e gustosa tartiflette. Anche qui il tempo non era eccezionale e anche se c’era il sole le temperature erano bassine, ma non ci siamo fatti scoraggiare a prendere la cabinovia che dalla città francese parte verso Prorel (2360mt/slm) passando per Pra Long (1624mt/slm). Dalla cabinovia si può ammirare un panorama stupendo di tutta la vallata francese e anche oltre, fino in Italia. Arrivati in cima abbiamo fatto ben poco a causa del freddo e così dopo aver respirato aria frizzante, ossigenato per bene i polmoni e aver goduto del meraviglioso panorama siamo ridiscesi a valle un po’ infreddoliti, ma ne è valsa la pena per 12 euro a testa per la salita e la discesa in cabinovia. Vi ricordo che a Pra Long si può fare una sosta perché bisogna fare il cambio di cabinovia. Questi luoghi d’inverno sono ideali per sciare o per le gite con le racchette da neve, mentre d’estate sono frequentati da moltissimi ciclisti in mountain-bike. Comunque conoscendo oramai il posto sarà possibile organizzarci per una futura gita in alta montagna non prima di aver gustato la tartiflette. Dunque, passiamo al terzo ed ultimo giorno di vacanza in montagna: ci siamo incontrati con una coppia di amici che hanno la casa ad Ulzio e che non vedevamo dal loro matrimonio. E’ stato piacevole incontrarli. Siamo ritornati in Valle Stretta e abbiamo potuto godere di una bellissima giornata di sole con cielo terso e temperature finalmente estive per l’altitudine raggiunta.  Da Bardonecchia si raggiunge in auto la Valle Stretta, ma anziché proseguire per Nevache bisogna imboccare la stradina a destra e dopo qualche tornante si può posteggiare l’auto sui prati pagando un’irrisoria somma di due euro. Questi soldi saranno utilizzati per la manutenzione delle strade: chissà se ne occuperà l’Italia o la Francia? In pratica si è già in territorio francese, ma la gestione è italiana. Nei giorni festivi e nei week-end questi posti sono presi letteralmente d’assalto, quindi è consigliabile andare in settimana per poter godere al meglio del paesaggio montano. Una passeggiata molto semplice da fare è quella che porta al Lago Verde, un bellissimo laghetto di origine glaciale che ha delle stupende sfumature verdi. Tutto intorno al lago si fermano a sostare i turisti, chi solo per mangiare, chi per campeggiare con tanto di amaca. La passeggiata, come dicevo è semplice, ma è meglio portarsi delle pedule o degli scarponcini robusti. I cartelli di indicazione al laghetto sono un po’ fuorvianti perché ci sono tanti percorsi che portano al lago, ma quelli indicati dai cartelli fanno percorrere dei sentieri più tortuosi. Dopo aver ammirato il laghetto (vien voglia di buttarsi in acqua o di bere delle fresche sorsate) siamo tornati indietro al rifugio Tre Alpini in tempo per pranzare (avevamo prenotato un tavolo). Ovviamente abbiamo mangiato l’impossibile: piccolo antipasto con salumi, formaggi e fagioli, polenta con cervo, salsiccia e spezzatino al sugo, dolci, caffé, acqua a volontà e un bicchiere di vino rosso (20 euro a testa). Approfittando del bel tempo e della voglia di riposarci ci siamo sdraiati sui prati antistanti il rifugio. Finalmente un po’ di sole è venuto a trovarci, almeno in questo ultimo giorno di mini vacanza. L’indomani si tornerà alla solita vita, in città, al lavoro, con il solito cielo grigio minaccioso di pioggia.

Per info:

http://www.terzoalpini.com/IT/index.html

http://www.bardonecchia.it/

http://www.ot-briancon.fr/it/

http://www.serre-chevalier.com/it

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g219218-d1730289-Reviews-Restaurant_Le_Passage-Briancon_Hautes_Alpes_Provence.html

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Avendo avuto una settimana di ferie a disposizione ad agosto ne abbiamo approfittato per fare due giorni al mare in attesa del week-end in montagna. Per la gita al mare abbiamo optato per Mentone in Francia. Forse siamo un po’ esterofili, ma abbiamo voluto evitare i paesini, seppur belli, stretti, affollati e con le spiagge private della riviera ligure. Mentone che è al confine con l’Italia è quello che faceva per noi. Così, dopo aver prenotato una stanza presso l’hotel Glaridge (si trova subito dopo la sopraelevata della ferrovia sulla destra venendo dall’autostrada), siamo partiti con l’auto percorrendo un tratto di autostrada (A6 e A33) e uscendo a Cuneo per poi proseguire verso il confine utilizzando il traforo del Tenda. Questa strada non l’ho mai fatta da solo se non con i miei genitori nel lontano 1991, ma non me lo ricordavo. Anche se il panorama è stupendo la strada presenta parecchie curve e secondo me è da sconsigliare a chi soffre il mal d’auto. Non pensavo che il traforo fosse così stretto da avere la percorribilità alternata e controllata da un semaforo. Non so perché, ma il fatto di attraversare il confine di Stato mi entusiasma sempre. Spesso quando andiamo in Francia abbiamo la sensazione che appena superato il cartello stradale “FRANCIA” tutto sia un po’ più bello, pulito e ordinato. Forse sono solo apparenze. Comunque dopo avere attraversato il tunnel e si inizia a scendere di nuovo a valle il versante francese offre dei panorami e degli scorci non indifferenti. Che poi quel territorio era italiano fino a “poco tempo fa”. Adesso non ricordo se fu ceduto dai Savoia dopo la prima guerra mondiale o ancora prima. E’ curioso notare che su alcuni edifici come ad esempio le centrali idroelettriche i nomi delle località erano scritte in italiano e poi corrette in lingua francese. Scendendo verso il mare si ritorna per un tratto in Italia e ci si trova nella piccolissima località Olivetta (con tanto di stazioncina ferroviara chiusa). E’ incredibile vedere come per pochissime centinaia di metri cambia tutto iniziando dalla lingua. Non so se per è presa posizione che sia gli italiani sia i francesi si ostinino a parlare le proprie lingue  nonostante il confine di stato sia lì a pochi metri. Prima di giungere a Olivetta un cartello stradale (già in Italia) indica Mentone a destra verso Sospel. Siccome, pur avendo la nostra cartina stradale, non eravamo pratici della zona abbiamo seguito l’indicazione. Così facendo abbiamo raggiunto Mentone lo stesso, ma guidando su stradine di montagna strette e con molte curve. Il paesaggio è stupendo, ma ci abbiamo messo un bel po’ di tempo per arrivare a destinazione: ben cinque ore, prendendola con molta calma. Scendendo da Olivetta forse avremmo fatto più in fretta, saremmo giunti a Ventimiglia e da lì subito a Mentone. Invece la strada che abbiamo preso noi, abbastanza tortuosa, ci ha portato dritti dritti all’hotel Glaridge con un po’ di stanchezza addosso. Intanto la nostra stanza sarebbe stata pronta per le ore 14, così ne abbiamo approfittato per mangiare un panino e passeggiare per il paese affollato di turisti italiani. L’hotel Glaridge è di categoria due stelle, non offre molto e va bene per chi come noi ci ha dormito solo per una notte. E’ stato molto divertente osservare un gruppo di operai veneti che non contenti delle stanze (avrebbero dovuto dormire in due su un letto matrimoniale) si lamentavano in dialetto tirando una bestemmia ogni due parole. Comunque il personale è stato professionale e cortese. Non avendo tempo e voglia di riprendere l’auto per cercare una spiaggia bella abbiamo optato per andare in quella sulla destra del casinò. Seppur la spiaggia fosse pulita, c’era puzza di fogna. La spiaggia sembrava essere fatta con terra di riporto. Nel pomeriggio l’acqua del mare era abbastanza sporca. In serata abbiamo mangiato in uno dei tanti ristoranti del lungo mare: una pentola di cozze ad Elena ed un piatto di anatra a me, tutto con contorno di patatine fritte. Mentone ha un centro storico molto carino ed è ricca di negozietti e ristoranti. Il prezzo della vita mi è parso un po’ elevato, ma nella norma. Per chi non riesce a stare senza radio, a Mentone ci si può sintonizzare sulle emittenti italiane: Radio Deejay, Radio Montecarlo, Radio 101, sicuramente Radio Maria e forse anche Radio RAI. Il mattino dopo, fatta una buonissima colazione presso una boulangerie (gestita da un italiana) subito dopo l’hotel ci siamo diretti per un’ultima tappa in spiaggia. Questa volta il mare era pulito e abbiamo potuto godere di un po’ di tranquillità. Alle dodici abbiamo lasciato l’hotel diretti verso l’Italia, ma questa volta passando da Ventimiglia e poi di nuovo verso il Tenda. Alle ore 14 dovevamo ancora mangiare e ci siamo fermati al ristorante Pallanca di Ventimiglia in cui abbiamo gustato un ottimo coniglio alla ligure. A differenza di molti gestori liguri sbrigativi e scorbutici, costui era gentilissimo e si adattava a parlare (e anche bene) in francese. Tornando a parlare di confini: è stato interessante notare come le aiuole dalla parte del confine francese, anche se non c’è più la dogana, siano ben curate e verdi rispetto a quelle dalla parte italiana subito gialle e secche. Diciamo che non è una bella presentazione anche se si tratta solo di aiuole. Comunque la bellezza è un’altra cosa criticando un cartello turistico che promuove Ventimiglia come meta di mare stupenda. Forse l’indicazione si riferisce alla città vecchia. Insomma, alla fine abbiamo fatto ritorno in città con il cielo un po’ nuvoloso e con la voglia di stare ancora sdraiati in spiaggia, ma nella fine settimana ci aspettavano stavolta due giorni in montagna a Bardonecchia in cui abbiamo fatto una semplice escursione. Sempre vicino al confine di Stato, sempre vicino alla Francia, con le stesse sensazioni.

Per info:

http://www.menton.fr/

http://www.claridges-menton.com/it/

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g3844627-d3836679-Reviews-Pallanca-Trucco_Province_of_Imperia_Liguria.html

http://www.comune.ventimiglia.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

http://www.bardonecchia.it/

Altra domenica insieme, altra gita in montagna. Questa volta la nostra metà è stata il rifugio Guido Rey in alta Valle di Susa. Per raggiungerlo (da Torino) bisogna uscire dall’autostrada A32 a Ulzio Ovest e seguire le indicazioni per Bardonecchia fino a quando non si incontrano le indicazioni per Beaulard e Chateau a sinistra nel sottopassaggio della ferrovia. La gita può iniziare direttamente da Beaulard seguendo il sentiero 702, ma per fortuna abbiamo evitato perché sarebbe stato molto lungo e faticoso (600 mt. di dislivello) per noi che non siamo esperti camminatori. Il percorso non è né pericoloso, né difficile, ma un po’ più impegnativo rispetto ad altri che abbiamo intrapreso. Quindi vi consiglio di partire direttamente da Chateau, che si raggiunge tranquillamente in auto, e di imboccare il sentiero Balcone 702a (dislivello 300 mt.) per il rifugio Guido Rey direttamente dal posteggio. Gradatamente entrerete in uno splendido e silenzioso bosco di conifere – ottimo quando c’è il sole caldo che picchia sulle teste – e inizierete a salire verso la meta. Alcuni punti saranno un po’ ripidi, soprattutto quando raggiungerete il “guado” del ruscello (in realtà c’è un ponticello di legno) perché dopo il ponte la mulattiera si impenna e ci si aiuta con le corde che troverete legate agli alberi e alla roccia sulla vostra sinistra. Questo pezzo del percorso non è particolarmente difficile in salita, ma richiede attenzione al ritorno. Continuando a salire raggiungerete il sentiero che parte da Beaulard, che è molto più largo, sempre in salita ed è percorribile solamente con i fuoristrada. A questo punto del cammino quando vedrete quello che rimane di una vecchia stazione della seggiovia in disuso da anni – perché sembra che le piste sciistiche fossero molto difficili e di conseguenza l’affluenza di sciatori era molto bassa – sarete molto vicini alla meta. Ancora qualche ripida salita sulla strada sterrata e scorgerete il tetto del rifugio Guido Rey. Consiglio a tutti i gitani della domenica, che come noi amano le passeggiate in montagna, di essere un po’ attrezzati con un buon paio di pedule, una maglietta di ricambio (arriverete con la schiena sudata), una felpa, un K-way, acqua, un po’ di frutta e uno snack di cioccolato da mangiare durante il percorso. C’è gente che va su anche con scarpe da ginnastica non adatte, tipo le Converse, e se rientrate in questa casistica cercate di prendere dei bastoni per aiutarvi nei punti più impegnativi. Il rifugio, del CAI, è accogliente (ci si può fermare anche per pernottare), organizza molte attività soprattutto per i bambini. E’ gestito da una simpatica coppia bresciana che vi consiglieranno i piatti del giorno. Per chi vuole essere comodo è possibile usufruire del servizo navetta con il fuoristrada direttamente Beaulard al costo di tre euro a persona. Rispetto al rifugio Selleries, i piatti seppur buoni e abbonadanti sono più costosi: per un antipasto diviso in due (qualche affettato, due tomini e due fette di Brie calde), due abbonadanti piatti di polenta accompagnati da salsiccia al sugo e contorno di finocchi gratinati e/o verza, due buoni dolci abbiamo pagato 20 euro a testa contro gli 11 euro del rifugio Selleries. Bisogna, però, precisare che il rifugio Guido Rey è aperto solo nel periodo estivo, mentre il rifugio Selleries è aperto tutto l’anno. Dal rifugio Guido Rey si possono percorrere altri sentieri, a mio avviso ancora più impegnativi. Il panorama dal rifugio non è un granché, in parte è deturpato dai resti della stazione della seggiovia e dal bivacco subito sopra e ho sentito la mancanza di prati estesi; in compenso si può stare sdraiati all’ombra degli alberi e non c’è il via vai di auto come al rifugio Selleries. Al ritorno è suggestiva la visione del campanile romanico di Chateau tra le fronde degli alberi.

Per info:

http://www.provincia.torino.gov.it/turismo/percorsi/asusa.htm

http://www.rifugioguidorey.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Rey


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