Il Blog di Luca C.

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GITE IN MONTAGNA E RIFUGI PROVATI PER VOI

E siamo giunti a raccontare quel che è successo il giorno di ferragosto del corrente anno, o meglio i tre giorni in cui ho potuto godere di un po’ di libertà dal lavoro, cioè fino al 17 agosto. Per l’occasione ci siamo recati a Bardonecchia ospitati a casa della suocera, dove ci hanno raggiunti in tarda mattinata gli amici con cui abbiamo pranzato. Nel pomeriggio abbiamo provato a fare una passeggiata verso la Valle Stretta, ma le temperature poco favorevoli di questa estate ed il vento ci hanno fatto stare sdraiati sui prati per pochissimo tempo. Il giorno dopo, invece, abbiamo attraversato il confine passando dalla Valle Stretta per il Col de l’Echelle in cui ho scoperto dei luoghi fantastici che non conoscevo (la strada è un po’ stretta e difficile per i neopatentati), per giungere a Briançon in cui a pranzo abbiamo mangiato nella oramai familiare trattoria Le passage la nostra solita e gustosa tartiflette. Anche qui il tempo non era eccezionale e anche se c’era il sole le temperature erano bassine, ma non ci siamo fatti scoraggiare a prendere la cabinovia che dalla città francese parte verso Prorel (2360mt/slm) passando per Pra Long (1624mt/slm). Dalla cabinovia si può ammirare un panorama stupendo di tutta la vallata francese e anche oltre, fino in Italia. Arrivati in cima abbiamo fatto ben poco a causa del freddo e così dopo aver respirato aria frizzante, ossigenato per bene i polmoni e aver goduto del meraviglioso panorama siamo ridiscesi a valle un po’ infreddoliti, ma ne è valsa la pena per 12 euro a testa per la salita e la discesa in cabinovia. Vi ricordo che a Pra Long si può fare una sosta perché bisogna fare il cambio di cabinovia. Questi luoghi d’inverno sono ideali per sciare o per le gite con le racchette da neve, mentre d’estate sono frequentati da moltissimi ciclisti in mountain-bike. Comunque conoscendo oramai il posto sarà possibile organizzarci per una futura gita in alta montagna non prima di aver gustato la tartiflette. Dunque, passiamo al terzo ed ultimo giorno di vacanza in montagna: ci siamo incontrati con una coppia di amici che hanno la casa ad Ulzio e che non vedevamo dal loro matrimonio. E’ stato piacevole incontrarli. Siamo ritornati in Valle Stretta e abbiamo potuto godere di una bellissima giornata di sole con cielo terso e temperature finalmente estive per l’altitudine raggiunta.  Da Bardonecchia si raggiunge in auto la Valle Stretta, ma anziché proseguire per Nevache bisogna imboccare la stradina a destra e dopo qualche tornante si può posteggiare l’auto sui prati pagando un’irrisoria somma di due euro. Questi soldi saranno utilizzati per la manutenzione delle strade: chissà se ne occuperà l’Italia o la Francia? In pratica si è già in territorio francese, ma la gestione è italiana. Nei giorni festivi e nei week-end questi posti sono presi letteralmente d’assalto, quindi è consigliabile andare in settimana per poter godere al meglio del paesaggio montano. Una passeggiata molto semplice da fare è quella che porta al Lago Verde, un bellissimo laghetto di origine glaciale che ha delle stupende sfumature verdi. Tutto intorno al lago si fermano a sostare i turisti, chi solo per mangiare, chi per campeggiare con tanto di amaca. La passeggiata, come dicevo è semplice, ma è meglio portarsi delle pedule o degli scarponcini robusti. I cartelli di indicazione al laghetto sono un po’ fuorvianti perché ci sono tanti percorsi che portano al lago, ma quelli indicati dai cartelli fanno percorrere dei sentieri più tortuosi. Dopo aver ammirato il laghetto (vien voglia di buttarsi in acqua o di bere delle fresche sorsate) siamo tornati indietro al rifugio Tre Alpini in tempo per pranzare (avevamo prenotato un tavolo). Ovviamente abbiamo mangiato l’impossibile: piccolo antipasto con salumi, formaggi e fagioli, polenta con cervo, salsiccia e spezzatino al sugo, dolci, caffé, acqua a volontà e un bicchiere di vino rosso (20 euro a testa). Approfittando del bel tempo e della voglia di riposarci ci siamo sdraiati sui prati antistanti il rifugio. Finalmente un po’ di sole è venuto a trovarci, almeno in questo ultimo giorno di mini vacanza. L’indomani si tornerà alla solita vita, in città, al lavoro, con il solito cielo grigio minaccioso di pioggia.

Per info:

http://www.terzoalpini.com/IT/index.html

http://www.bardonecchia.it/

http://www.ot-briancon.fr/it/

http://www.serre-chevalier.com/it

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g219218-d1730289-Reviews-Restaurant_Le_Passage-Briancon_Hautes_Alpes_Provence.html

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briançcon

Quest’anno per Pasqua non è stato previsto bel tempo. Ma alla fine, anziché neve e pioggia, abbiamo avuto in po’ di sole al mattino, certo con temperature basse, e cielo velato dal pomeriggio, almeno in provincia di Torino. Per l’occasione ci siamo recati in Val di Susa e, attraversando il Monginevro, a Briançon in Francia. Briançon è una cittadina che ha mantenuto nel centro storico la vecchia pianta medievale. Infatti, le case si trovano tutt’oggi a ridosso del forte difensivo e una volta essendo le abitazioni di legno erano frequenti gli incendi di cui l’ultimo durò ben tre giorni e distrusse il 90% della città. Da quel momento i cittadini si resero conto che forse era meglio costruire con le pietre e sfruttarono le stesse posizioni in cui si ergevano le case bruciate. Il centro storico di Briançon è percorso così da vicoli stretti in cui è molto rilassante passeggiare. Si può dire che tutta la zona è pedonale. Lungo la via principale ci sono molti ristoranti, bar, botteghe artigianali, negozi di souvenir che espongono numerose marmotte di peluche che fischiano al passaggio dei visitatori, ma come sempre è bello esplorare le stradine laterali e scoprire come sia piacevole osservare da altri punti di vista. In uno di questi vicoli c’è il ristorante Le Passage in cui abbiamo mangiato già alcune volte nelle ricorrenze di Pasquetta o Ferragosto piatti prelibati e sostanziosi come la tartiflette e la raclette (quest’ultima ancora da provare). Finalmente quest’anno siamo riusciti a visitare il forte e siamo stati fortunati perché eravamo solo quattro visitatori con la guida che parlava solo francese, ma la mia fidanzata faceva da interprete, anche se qualche parola riuscivo a capirla. Il forte di Briançon è stato completamente ricostruito nel 1839 sulle rovine di un castello. E’ stato utilizzato per difendersi dagli attacchi dall’Italia e dalle valli limitrofi perché da lì si gode un’ottima vista sul territorio. Con l’avvento delle nuove tecnologie in ambito militare fu necessario ampliare le strutture difensive costruendo nuovi forti nelle vicinanze. Intorno a Briançon si contano ben venticinque basi difensive. E’ ovvio che queste strutture oggi sono obsolete e il forte in questione lo era già da quando gli Italiani, sotto il regime fascista, eressero una base militare su Mont Chaberton che dominava la valle per conquistare il territorio francese. Dopo la seconda guerra mondiale il forte di Briançon fu utilizzato nei modi più svariati come ospedale militare, caserma, solarium (per curare malattie come la tbc), e fino al 1996 utilizzato dalle suore come scuola per infermieri. Dopodiché fu lasciato per anni in totale abbandono finché non è stato ritenuto patrimonio culturale e artistico dall’Unesco da alcuni mesi. Prima di allora si è preso cura del forte un comitato di cittadini briançonesi organizzando già alcune visite turistiche. Devo dire che le condizioni in cui è tenuto il forte sono pessime e ricorda la Reggia di Venaria ai tempi del suo degrado, (finestre e porte rotte, pezzi di intonaco crollati dal soffitto, assi di legno e oggetti di varia natura abbandonati sul percorso – una barella accostata ad una parete e uno yogurt ancora chiuso con cucchiaino su un tavolo hanno suscitato molta curiosità), ma forse è proprio questo che ha reso la nostra visita abbastanza avventurosa, grazie anche alle abbondanti nevicate recenti che hanno reso il percorso difficoltoso. Cumuli di neve ostacolavano alcuni passaggi resi estremamente pericolosi dalle lastre di ghiaccio sul pavimento. La guida ci ha spiegato che quella era la prima visita del 2013. Purtroppo non abbiamo potuto visitare la polveriera perché la serratura era difettosa, secondo me a causa delle basse temperature. In cima, dove il vento soffiava forte e freddo, c’è la statua di Atena, simbolo di pace e libertà, donata alla città dopo essere stata rifiutata da quella di Bordeaux per la quale era stata creata. Una curiosità sulla statua: in precedenza doveva essere posta a Bordeaux in un punto ben preciso che era sullo stesso parallelo ed esattamente di fronte alla Statua della Libertà a New York. Ritorniamo al forte: il percorso è labirintico ed è assolutamente opportuno seguire la guida perché alcune aree non sono agibili o protette. Chi fa il furbo è passibile di salate sanzioni. A proposito di soldi: il costo del biglietto è di 6,20 euro e nei festivi di 7,20 euro. Penso che valga la pena visitare il forte se capite la lingua francese. Forse in futuro sarebbe opportuno creare degli opuscoli in varie lingue con un percorso stabilito e guidato, ma prima sarebbe più importante restaurare il forte mettendolo in sicurezza perché per come è ora potrebbe essere pericoloso. Sempre che, con la crisi attuale, non vengano tagliati i fondi alla città francese. La visita dura circa due ore.

Per info:

http://www.ot-briancon.fr/

http://fr.wikipedia.org/wiki/Brian%C3%A7on


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