Il Blog di Luca C.

Posts Tagged ‘bruno ballardini

Sono vittime di questa propaganda, dunque, anche i mujaheddin che si fanno immortalare mentre sparano all’impazzata come se fossero in un film americano e poi caricano i loro video-selfie su Youtube. […]In un caso o nell’altro sono stati uccisi culturalmente da Sylvester Stallone. Ma il loro tentativo di restituire all’Occidente il suo stesso trash si esaurisce sul nascere, soccombendovi. Se non è chiara la conclusione di tutto questo ragionamento, tanto vale essere più espliciti: l’ISIS l’abbiamo creato noi. Se non riusciamo a vederlo è solo perché non vogliamo vedere, al di là dello specchio, l’orrore in cui è riuscita ad arrivare la nostra “civiltà”, capace perfino di creare mostri del genere per distruggere la diversità al proprio interno. Non vogliamo scoprire di essere noi stessi l’orrore. Siamo ancora lontani dal vedere e dal prendere atto del fallimento totale del nostro modello di sviluppo, con i suoi criminali tentativi di esportazione nei Paesi del cosiddetto Sud del mondo. La nostra civiltà pretende di essere il modello superiore universale che deve trionfare, una mega macchina tecnico-scientifica che impone al di fuori di qualsiasi possibilità di controllo i propri imperativi mercantili e nello stesso tempo distrugge la diversità dal suo interno diventando autofaga. La crisi dell’Occidente è nella sua inarrestabile distruzione del sociale, proprio e altrui, con la proposizione di un pensiero e di un modello unico. Al nostro pensiero unico risponde specularmente l’ISIS, proponendo l’immutabilità della cultura islamica. Ma una cultura è tale solo in quanto capace di crearsi continuamente: “Una cultura che si riproduce sempre tale e quale (una cultura da ghetto o da riserva) è un cancro sociologico, una condanna a morte, proprio come una lingua che non si parla più, che non mutua più elementi da altre lingue, che non inventa più, è una lingua morta. E’ dunque sempre abbastanza pericoloso voler difendere o proteggere le culture, e illusorio voler creare la purezza perduta”.

Quello che dev’essere chiaro a tutti è che Internet e la comunicazione, utilizzate in questo modo, diventano l’arma definitiva in grado di accelerare la distruzione delle identità culturali, dell’alterità, in favore del pensiero unico. Dobbiamo combattere contro chiunque stia usando quest’arma (fossimo anche noi stessi) in questo modo, non solo difenderci da un’aggressione terroristica. Se non saremo in grado di farlo, la storia sarà scritta ancora una volta dai vincitori. In un mondo in cui l’accesso all’informazione viene negato dall’eccesso d’informazione, ciascuna delle parti in campo potrà raccontare ai propri sudditi di aver vinto. Nessuno potrà verificare se è la verità o meno.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

Per info:

ISIS®

Il futuro della guerra non è nelle tecnologie. Nel futuro, le armi, paradossalmente, si utilizzeranno sempre di meno. […]grazie all’uso di Internet è possibile invadere un territorio virtualmente prima ancora che fisicamente e l’impiego delle metodologie già utilizzate per creare mostri come al-Qaeda, consente di produrre veri e propri automi culturali come l’ISIS che, una volta innescati, vanno avanti da soli e sono capaci di distruggere intere culture. Come possiamo difenderci? Dobbiamo comprendere al più presto quanto sia vitale proteggere la diversità culturale così come abbiamo tardivamente compreso quanto sia vitale farlo per la diversità biologica. Più i nostri valori culturali si svuoteranno di significato, più saremo privati degli anticorpi naturali utili a resistere a qualsiasi attacco. Fa impressione vedere le cartine geografiche aggiornate continuamente con le zone occupate dall’ISIS. Quelle strisce sottili che tentano di ramificarsi in tutto il territorio dell’Iraq e della Siria sembrano veramente le metastasi di un tumore. A molti può sembrare qualcosa di geograficamente lontano, che non ci riguarda. E invece no, in quell’immagine c’è una terribile metafora che ci ammonisce, il cancro si sta diffondendo esattamente nelle terre in cui è nata la nostra civiltà. E’ un segnale apocalittico: a essere in pericolo è la civiltà umana, non una pretesa idea di “Occidente”. Pensare l’Occidente in questi termini significa separarlo e contrapporlo all’Islam in una visione etnocentrica. Dall’altra parte c’è un’immensa comunità atterrita da quello che sta accadendo al suo territorio, incapace perfino di isolare e neutralizzare le cellule di un male che avanza. Problemi loro? No. Internet ha annullato tutte le distanze e adesso sono anche problemi nostri.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

continua…

Non siamo più in grado, a parte qualche passeggiatina sindacale ben regolamentata, di scendere in piazza per rovesciare governi corrotti, nemmeno di farlo per gli insulti alla democrazia che i nostri stessi governi continuano a regalarci. Scendiamo in piazza solo per reclamare la nostra libertà di sbeffeggiare il diverso, di insultarlo in modo infantile cazzeggiando. E mentre cazzeggiamo, il “diverso” è già arrivato, un “diverso” decisamente diverso da noi. La nostra brutta copia: quindi è molto serio. “Eh, ma noi stavamo scherzando! Volevamo solo divertirci!” Certo. Divertirci da morire.

ll terrorismo di oggi è contemporaneo alla globalizzazione e al conflitto che si è innescato tra ciò che è “globale” e ciò che è “universale”. Sono universali i valori umani della cultura, dei diritti, della democrazia, mentre sono globali i valori del mercato. Per Baudrillard, quello a cui assistiamo oggi non è un “conflitto di civiltà”, ma uno scontro quasi antropologico tra una cultura globale indifferenziata e tutto ciò che, in qualsiasi campo, conserva qualche tratto di alterità irriducibile. La potenza globale che si manifesta in questa epoca non è meno integralista dell’ortodossia religiosa contro cui si scontra. Per essa tutte le forme particolari e differenti sono considerate eresie: devono essere fatte rientrare con le buone o con le cattive in un ordine globale, altrimenti sono destinate a essere cancellate perché “la missione dell’Occidente (o piuttosto dell’ex Occidente, perché da gran tempo non ha più valori propri) consiste nel sottomettere con tutti i mezzi le culture molteplici alla legge feroce dell’equivalenza. Una cultura che ha perduto i i suoi valori non può che vendicarsi su quelli degli altri.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

continua…

La situazione è già abbastanza complicata così com’è. Il blogger americano Richard Allen Jones186, è riuscito a sintetizzarla in quindici righe che spigano più di quindici libri di analisi geopolitica: “Noi sosteniamo il governo dell’Iraq nella sua battaglia contro lo Stato islamico. A noi l’ISIS non piace, ma l’ISIS è sostenuto dall’Arabia Saudita che è nostra amica. Non ci piace il presidente Assad in Siria e sosteniamo la guerra contro di lui, ma non contro l’ISIS, che sta ugualmente combattendo contro di lui. Non ci piace l’Iran, ma l’Iran sta sostenendo l’Iraq contro l’ISIS. Quindi, alcuni dei nostri amici sostengono i nostri nemici e alcuni dei nostri nemici sono nostri amici, e alcuni dei nostri nemici stanno combattendo contro altri nostri nemici che vorremmo che perdessero, ma dall’altra parte non vogliamo nemmeno che i nostri nemici che stanno combattendo contro i nostri nemici vincano. Se quelli che vogliamo sconfiggere verranno sconfitti, potrebbero essere sostituiti da gente che ci piace ancora meno. E tutto questo l’abbiamo fatto iniziare noi, invadendo un Paese per liberarlo da terroristi che non si trovavano veramente lì fino a quando non siamo andati a scacciarli da lì. Chiaro?”

Chiarissimo.

(Bruno Ballardini, ISIS® il marketing dell’apocalisse, Baldini & Castoldi)

continua…

[…] il programma dell’ISIS è spiegato bene in sintesi nel filmato Upon the Prophetic Metodology, dove il “metodo” consiste semplicemente nell’annientamento dell’altro. Ma quante marche oggi fingono un’apparente e “democratica” tolleranza verso l’esistenza di altre marche, quando in realtà il loro obiettivo ideale sarebbe quello di annientare tutti i concorrenti e stabilire la dittatura del proprio prodotto? Non raccontiamoci bugie. Dagli anni Ottanta in poi questa filosofia del mercato si è estesa a tutti gli aspetti della vita comune e l’aggettivo che meglio descriveva il sommo bene, in un mondo alimentato da una guerra continua, è “vincente”. Il modello competitivo diffuso da allora in tutto il turbocapitalismo è quello di un’umanità dove solo coloro che prevalgono hanno tutti i diritti, mentre gli altri, ridotti a paria, ne sono estromessi.

E’ questo l’ideale più profondo del marketing, una concezione strategica che nasce dalla guerra e non può che alimentare la guerra. Le tecniche di marketing adottate dall’ISIS non sono affatto nuove.

(Bruno Ballardini, ISIS® Il marketing dell’apocalisse, Baldini e Castoldi)

continua…


Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 151 follower

Archivi

Categorie

Il blog di Luca C. è stato visitato

  • 62,670 volte
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: