Il Blog di Luca C.

Posts Tagged ‘Caparezza

Ehi, ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene
Sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele, delle star in depre
Del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto
Delle sere chiuso per la serie culto, della serie
Chiudo e siamo assieme punto
Soffiano venti caldi
Siamo rimasti in venti calmi
E sono tempi pazzi
Fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi Nazi
Fanno i G8 nei bar, col biscotto e il Cherry Muffin
Sono esilaranti nel ruolo di piedipiatti Eddie Murphy
Scusa non dormo, sulla mia Glock 17
Sognando corpi che avvolgo come uno stock di cassette
Ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette
Scelgo un coro come Mariele Ventre che mi faccia star bene
Sempre!
Con le mani sporche, con le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Ehi, ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
Prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare
Pare che il brutto male nasca spontaneo da un conflitto irrisolto
Vadano a dirlo a chi ha raccolto l’uranio dal conflitto in Kosovo
Chi se ne sbatte di diete famose, di strisce nel cielo e di banche
Non vedo più ombre se accendo il mio cero al debunker
Non faccio come il tuo capo coperto di bende come Tutankhamon
Non vivo la crisi di mezza età dove dimezza va tutto attaccato
Voglio essere superato come una Bianchina dalla super auto
Come la cantina dal tuo super attico
Come la mia rima quando fugge l’attimo
Sono tutti in gara e rallento
Fino a stare fuori dal tempo
Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene
Con le mani sporche, fai le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Risparmiare metà della fatica?
Cancellare metà della rubrica?
Respirare soltanto aria pulita?
Camminare verso la via d’uscita?
Mi farà stare bene!
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Devi fare ciò che ti fa stare, ciò che ti fa stare
Ciò che ti fa stare bene
Mi farà stare bene
Canto di draghi, di saldi, di fughe più che di cliché
(Mi farà stare bene)
Snobbo le firme perché faccio musica non defilè
(Mi farà stare bene)
Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé
(Mi farà stare bene)
Questa canzone è un po’ troppo da radio sticazzi finchè
(Mi farà stare bene)

(Caparezza, Ti fa stare benePrisoner 709, 2017)

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Comunque dada

(Caparezza, Comunque DadaMuseica, 2014)

Prima di dare del pazzo a Van Gogh, sappi che lui è terrazzo, tu ground floor.
Prima di dire che era fuori di senno, fammi un disegno con fogli di carta e crayon.
Van Gogh, mica quel tizio là, ma uno che alla tua età libri di Emile Zola, Shakespeare nelle corde, Dickens nelle corde; tu leggi manuali di DVD Recorder.
Lui, trecento lettere letteratura fine; tu, centosessanta caratteri due faccine, fine.
Lui, London, Paris, Anverse; tu, megastore, iper, multiplex.
Lui, distante, ma sa tutto del fratello Teo; tu, convivi e non sai nulla del fratello tuo.
Lui, a piedi per i campi, lo stimola;  tu, rinchiuso con i crampi sul tapis roulant.
Beh, da una prima stima mio caro ragazzo, dovresti convenire che…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Van Gogh a sedici anni girò tra collezioni d’arte; tu sedici anni Yu-Gi-Oh, collezioni carte.
A vent’anni nel salon del Louvre e tu nell’autosalon nel SUV rimani in mutande.
Lui, oli su tela, e creò dipinti; Tu oli su muscoli, gare di bodybuilding.
Lui, paesane, modelle, prostitute; Tu passi le notti nel letto con il computer.
Lui ha talento e lo sai che è un po’ che non l’hai.
Lui scommette su di sé; tu poker online.
Lui esaltato per aver incontrato Gauguin, tu esaltato per avere pippato cocaine.
Lui assenzio e poesia, tu senza poesia.
Lui ha fede, tu ti senti il messia.
Van Gogh, una lama e si taglia l’orecchio, io ti sento parlare, sto per fare lo stesso.
Ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo, avrò pietà di te perché…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Spacchi tutto quando fan goal, fai la coda per lo smartphone…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Ok, Van Gogh mangiava tubi di colore ed altre cose assurde, probabilmente meno tossiche del tuo cheeseburger.
Lui allucinazioni che alterano la vista, tu ti fai di funghi ad Amsterdam ma ciò non fa di te un artista.
Tu, in fissa con i cellulari, lui coi girasoli.
Girare con te è un po’ come quando si gira soli.
Colpo di mano, cambia il vento, come a rubamazzo.
C’è una novità ragazzo, tu non sei più sano…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

(Caparezza, Mica Van GoghMuseica, 2014)

Uno degli artisti italiani che più mi piace è il signor Rezza Capa, ops, Caparezza alias Michele Salvemini di Molfetta. A differenza dei soliti rapper commerciali come Marracash, J-Ax, Fabri Fibra, One Mic e altri che sfruttano molto la corrente hip-hop statunitense (nei suoni, nella musica, nei testi, nello stile di vestire), Caparezza è una realtà completamente a sè stante. Dopo una breve incursione sanremese con un altro pseudonimo, se non sbaglio Miky Mix, il rapper pugliese si è fatto crescere la barba e soprattutto i capelli, reinventandosi con un personaggio molto particolare e riconoscibile per la sua voce nasale, che ha molto da dire e raccontare scrivendo testi originali e musiche che spaziano dal rap al punk. Come tutti sapranno Caparezza è diventato famoso con la hit Fuori dal tunnel contenuto nel suo secondo cd Verità supposte. Il brano piace a tutti, grandi e piccini, ma ho la presunzione di scrivere che, secondo me, il testo non è stato interpretato e capito fino in fondo: ha una nota di serietà non indifferente riguardo al mondo dei giovani di oggi e c’è ben poco da ridere e ballare ascoltandolo attentamente. Stessa cosa vale per un’altra hit Vieni a ballare in Puglia estratto dal cd Le dimensioni del mio caos. Il brano è stato trasmesso continuamente dalle radio e sfruttato nelle discoteche di tutta Italia: cosa ci sarà mai da ballare e divertirsi su una canzone di denuncia sulle morti bianche e sul lavoro nero in Puglia (e non solo)? In qualche rivista di cui non ricordo il nome, avevo letto un’intervista di Caparezza in cui lui si dichiarava contrario all’uso del brano nelle sale da ballo. Pensandoci bene, un po’ di soldi, intanto, se li è intascati. Buon per lui, l’importante è che arrivi il messaggio a chi lo ascolta. Ma mi chiedo quanti capiscono quello che denuncia nelle sue canzoni? Non voglio peccare di presunzione, perché anche io sono uno di quelli che hanno fatto fatica a interpretare la motitudine di riferimenti storici, letterari e culturali contenuti nel suo ultimo lavoro Il sogno eretico. Mi immagino Caparezza fuori dalle sale di registrazioni e dal palco chino sulla scrivania di casa sua a leggere moltitudini di giornali e libri o seduto sul divano a vedere e visionare quantità industriali di dvd, per trarne spunti per le sue nuove canzoni e studiare rime ad hoc: non è per caso originalissimo scrivere un testo su Kevin Spacey (Kevin Spacey) e sulle parti da cattivo che recita nei suoi film oppure sui pericoli che ci sono in casa (House credibility)? A chi verrebbe in mente, se non a Caparezza? Oltre alle hit radiofoniche i suoi dischi sono una ricchezza di testi per divertirsi, ma soprattutto per riflettere sul tempo che stiamo vivendo e fare un elenco di titoli sarebbe molto lungo. Anche io ho scoperto Caparezza grazie a Fuori dal tunnel e da quel momento ho iniziato a seguirlo ed apprezzarlo acquistando i suoi cd, e finalmente andando ad assistere al suo concerto tenutosi al Palaolimpico di Torino il 19 dicembre e qualche mese prima in piazza Castello in occasione degli MTV Days. Ogni sua canzone è anticipata da una breve e divertente scenetta recitata da Michele e la sua band. Qualche nota negativa riesco sempre a inserirla: per esempio, al di là delle idee politiche di destra e sinistra, lo sfruttamento del tema No TAV (sia da parte del cantante, sia da parte del pubblico), delle bandiere No TAV all’interno del Palaolimpico. E’ vero anche quello che afferma Caparezza quando dice che nei telegionali fanno sempre vedere e sentire chi è a favore della TAV e non le motivazioni di chi è contrario, ma più che dal popolo della Val di Susa vorrei conoscere la verità dai sindaci dei comuni valsusini: si tratta veramente di difendere la natura o si tratta puramente di enormi questioni economiche segrete e celate? Un’altra questione che non c’entra nulla con la musica, né con la politica, ma sulla sicurezza all’interno del Palaolimpico: fanno buttare i tappi delle bottigliette di plastica, prima di oltrepassare i cancelli, perché ritenute pericolose e poi vendono la birra in bottiglie di vetro nell’arena. Misteri italiani!

Discografia di Caparezza:

Caparezza ?!, Verità supposte, Habemus Capa, Le dimensioni del mio caos, Il sogno eretico.

Per info:

http://www.caparezza.com/

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi, né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda, ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non siete Stato, voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti.
Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti.
Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa.
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa.
Non siete Stato voi, maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta.
Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi.
Non siete Stato voi che meritereste d’essere estirpati come la malerba dalle vostre sedi.
Non siete Stato, voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.
Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali.
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.
Non siete Stato voi, servi che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati.

Siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato, fissa il magistrato e poi giura su Dio: “Non sono stato io”.

(Caparezza, Non siete Stato voi, Il sogno eretico, 2011)


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