Il Blog di Luca C.

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Comunque dada

(Caparezza, Comunque DadaMuseica, 2014)

Prima di dare del pazzo a Van Gogh, sappi che lui è terrazzo, tu ground floor.
Prima di dire che era fuori di senno, fammi un disegno con fogli di carta e crayon.
Van Gogh, mica quel tizio là, ma uno che alla tua età libri di Emile Zola, Shakespeare nelle corde, Dickens nelle corde; tu leggi manuali di DVD Recorder.
Lui, trecento lettere letteratura fine; tu, centosessanta caratteri due faccine, fine.
Lui, London, Paris, Anverse; tu, megastore, iper, multiplex.
Lui, distante, ma sa tutto del fratello Teo; tu, convivi e non sai nulla del fratello tuo.
Lui, a piedi per i campi, lo stimola;  tu, rinchiuso con i crampi sul tapis roulant.
Beh, da una prima stima mio caro ragazzo, dovresti convenire che…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Van Gogh a sedici anni girò tra collezioni d’arte; tu sedici anni Yu-Gi-Oh, collezioni carte.
A vent’anni nel salon del Louvre e tu nell’autosalon nel SUV rimani in mutande.
Lui, oli su tela, e creò dipinti; Tu oli su muscoli, gare di bodybuilding.
Lui, paesane, modelle, prostitute; Tu passi le notti nel letto con il computer.
Lui ha talento e lo sai che è un po’ che non l’hai.
Lui scommette su di sé; tu poker online.
Lui esaltato per aver incontrato Gauguin, tu esaltato per avere pippato cocaine.
Lui assenzio e poesia, tu senza poesia.
Lui ha fede, tu ti senti il messia.
Van Gogh, una lama e si taglia l’orecchio, io ti sento parlare, sto per fare lo stesso.
Ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo, avrò pietà di te perché…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Spacchi tutto quando fan goal, fai la coda per lo smartphone…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Ok, Van Gogh mangiava tubi di colore ed altre cose assurde, probabilmente meno tossiche del tuo cheeseburger.
Lui allucinazioni che alterano la vista, tu ti fai di funghi ad Amsterdam ma ciò non fa di te un artista.
Tu, in fissa con i cellulari, lui coi girasoli.
Girare con te è un po’ come quando si gira soli.
Colpo di mano, cambia il vento, come a rubamazzo.
C’è una novità ragazzo, tu non sei più sano…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

(Caparezza, Mica Van GoghMuseica, 2014)

Uno degli artisti italiani che più mi piace è il signor Rezza Capa, ops, Caparezza alias Michele Salvemini di Molfetta. A differenza dei soliti rapper commerciali come Marracash, J-Ax, Fabri Fibra, One Mic e altri che sfruttano molto la corrente hip-hop statunitense (nei suoni, nella musica, nei testi, nello stile di vestire), Caparezza è una realtà completamente a sè stante. Dopo una breve incursione sanremese con un altro pseudonimo, se non sbaglio Miky Mix, il rapper pugliese si è fatto crescere la barba e soprattutto i capelli, reinventandosi con un personaggio molto particolare e riconoscibile per la sua voce nasale, che ha molto da dire e raccontare scrivendo testi originali e musiche che spaziano dal rap al punk. Come tutti sapranno Caparezza è diventato famoso con la hit Fuori dal tunnel contenuto nel suo secondo cd Verità supposte. Il brano piace a tutti, grandi e piccini, ma ho la presunzione di scrivere che, secondo me, il testo non è stato interpretato e capito fino in fondo: ha una nota di serietà non indifferente riguardo al mondo dei giovani di oggi e c’è ben poco da ridere e ballare ascoltandolo attentamente. Stessa cosa vale per un’altra hit Vieni a ballare in Puglia estratto dal cd Le dimensioni del mio caos. Il brano è stato trasmesso continuamente dalle radio e sfruttato nelle discoteche di tutta Italia: cosa ci sarà mai da ballare e divertirsi su una canzone di denuncia sulle morti bianche e sul lavoro nero in Puglia (e non solo)? In qualche rivista di cui non ricordo il nome, avevo letto un’intervista di Caparezza in cui lui si dichiarava contrario all’uso del brano nelle sale da ballo. Pensandoci bene, un po’ di soldi, intanto, se li è intascati. Buon per lui, l’importante è che arrivi il messaggio a chi lo ascolta. Ma mi chiedo quanti capiscono quello che denuncia nelle sue canzoni? Non voglio peccare di presunzione, perché anche io sono uno di quelli che hanno fatto fatica a interpretare la motitudine di riferimenti storici, letterari e culturali contenuti nel suo ultimo lavoro Il sogno eretico. Mi immagino Caparezza fuori dalle sale di registrazioni e dal palco chino sulla scrivania di casa sua a leggere moltitudini di giornali e libri o seduto sul divano a vedere e visionare quantità industriali di dvd, per trarne spunti per le sue nuove canzoni e studiare rime ad hoc: non è per caso originalissimo scrivere un testo su Kevin Spacey (Kevin Spacey) e sulle parti da cattivo che recita nei suoi film oppure sui pericoli che ci sono in casa (House credibility)? A chi verrebbe in mente, se non a Caparezza? Oltre alle hit radiofoniche i suoi dischi sono una ricchezza di testi per divertirsi, ma soprattutto per riflettere sul tempo che stiamo vivendo e fare un elenco di titoli sarebbe molto lungo. Anche io ho scoperto Caparezza grazie a Fuori dal tunnel e da quel momento ho iniziato a seguirlo ed apprezzarlo acquistando i suoi cd, e finalmente andando ad assistere al suo concerto tenutosi al Palaolimpico di Torino il 19 dicembre e qualche mese prima in piazza Castello in occasione degli MTV Days. Ogni sua canzone è anticipata da una breve e divertente scenetta recitata da Michele e la sua band. Qualche nota negativa riesco sempre a inserirla: per esempio, al di là delle idee politiche di destra e sinistra, lo sfruttamento del tema No TAV (sia da parte del cantante, sia da parte del pubblico), delle bandiere No TAV all’interno del Palaolimpico. E’ vero anche quello che afferma Caparezza quando dice che nei telegionali fanno sempre vedere e sentire chi è a favore della TAV e non le motivazioni di chi è contrario, ma più che dal popolo della Val di Susa vorrei conoscere la verità dai sindaci dei comuni valsusini: si tratta veramente di difendere la natura o si tratta puramente di enormi questioni economiche segrete e celate? Un’altra questione che non c’entra nulla con la musica, né con la politica, ma sulla sicurezza all’interno del Palaolimpico: fanno buttare i tappi delle bottigliette di plastica, prima di oltrepassare i cancelli, perché ritenute pericolose e poi vendono la birra in bottiglie di vetro nell’arena. Misteri italiani!

Discografia di Caparezza:

Caparezza ?!, Verità supposte, Habemus Capa, Le dimensioni del mio caos, Il sogno eretico.

Per info:

http://www.caparezza.com/

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi, né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda, ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non siete Stato, voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti.
Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti.
Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa.
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa.
Non siete Stato voi, maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta.
Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi.
Non siete Stato voi che meritereste d’essere estirpati come la malerba dalle vostre sedi.
Non siete Stato, voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.
Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali.
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.
Non siete Stato voi, servi che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati.

Siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato, fissa il magistrato e poi giura su Dio: “Non sono stato io”.

(Caparezza, Non siete Stato voi, Il sogno eretico, 2011)

Forse per la prima volta in vita mia quest’anno non ho assistito all’evento che più richiama la Nazione: il festivalone di Sanremo; neppure la prima puntata. Fortunatamente tra un dvd e l’altro sono capitato sul primo canale quando si è esibito Max Pezzali e devo dire che al primo ascolto la sua canzone autobiografica mi è piaciuta molto. Gli altri cantanti in gara non li ho seguiti, anche se penso che quest’anno la qualità degli artisti sia stata molto buona, grazie a Gianni Morandi che forse era l’unico che musicalmente ne sa qualcosa sul pop italiano. Mi hanno stupito la partecipazione di Battiato, che anni fa in Bandiera bianca citava “…e sommersi soprattutto da immondizie musicali”, e giganti come Vecchioni, anche se la sua musicalità non riesco ad apprezzarla. Altri invece erano scontati: il solito Al Bano che ha cercato di far leva su un evento mediatico drammatico (correggetemi se sbaglio), la solita cafona Patty Pravo (scusa, ma mi sai di cafona, mi ricordo quando durante un festival di qualche anno fa sei entrata in scena con la gomma da masticare e l’hai buttata sul palco). Invece i cantanti dei tanti talent show non riesco proprio ad ascoltarli a meno che siano loro a scriversi testi e musiche ed interpretarli. Quest’anno, se ho capito bene, c’erano molti cantautori al festival. Un buon inizio anche secondo Caparezza che in un intervista sul quotidiano Metro aggiunge bisognerebbe continuare così, senza avere paura di esprimere le proprie opinioni nelle canzoni. Come accenato poco prima non ho ascoltato le canzoni in diretta, ma nei giorni seguenti al Festival su internet e cosidero molti brani troppo molli e con testi scontati, l’unica nota positiva e speranzosa è Max Pezzali tra i big, mentre tra i giovani spicca il bravissimo Raphael Gualazzi. Non sono un critico, ma seguo molto la musica e do giudizi in base a quello che ascolto. Tra i dischi che ho sentito, appunto, Max Pezzali con Terraferma in cui manda messaggi alle nuove generazioni troppo tecnologiche e prive di ideali, Giusy Ferreri con Il mio universo in cui ci c’è un brano filo-femminista che mi piace molto, Noi brave ragazze, Luca Madonia con L’alieno in cui mi ha colpito l’ultima e struggente traccia del disco La notte dell’addio ed infine Raphael Gualazzi con Reality and Fantasy forse la vera nuova scoperta del Festival di Sanremo 2011 che vi consiglio di ascoltare attentamente. Non so se dico cose vere, magari scontate, però in questi anni c’è poco che riesco ad apprezzare anche tra gli artisti stranieri, come se non ci fossero più tante idee, come se fosse già stato scritto (o suonato) e detto (o cantato) tutto. Forse stiamo attraversando un grosso periodo di crisi in tutti i settori e aggiungo che forse siamo sommersi da troppe cose inutilie e superflue, ma le crisi servono a migliorare, o no? Vi lascio con il testo della traccia n°10 del nuovo disco di Max Pezzali Sto bene qui. Meditiamo gente, meditiamo…

Sono pieno di tecnologia
sfioro un tasto e so come tornare a casa mia
ho più musica di quanta si
possa mai ascoltare neanche in quattro secoli

L’universo è nel mio display
come una finestra di miliardi di puntini luminosi
vedo tutti i posti che vorrei
visitare più o meno esotici

Senza muovermi

Sto bene qui
che cosa c’è là fuori che non ho
qui con me

Sto bene qui
a me non serve niente che non ho
qui con me

Ho amici in tutto il mondo ormai
alcuni non li ho mai visti e non li vedrò mai
per te un’eccezione la farei
dalle foto che tu pubblichi so dove sei

Sei sempre con le tue amiche che
ti portano il venerdì in un locale con le tende rosse
ma da un paio di settimane c’è
uno nelle foto sempre accanto a te

Che ti fa ridere
che ti fa vivere

Sto bene qui
anche se non sai quanto ti vorrei
qui con me

Sto bene qui
anche se sei là fuori e stai con lui
non con me

(Max Pezzali, Sto bene qui, Terraferma, 2011)


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