Il Blog di Luca C.

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Tra le innumerevoli reunions che si stanno ri-progettando in questo periodo mi va di citare un duo della musica da film che con le loro canzoni hanno reso indimenticabili molti lungometraggi di un altro duo famoso del cinema degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso: Bud Spencer e Terence Hill. Sto parlando ovviamente degli Oliver Onions alias Guido e Maurizio De Angelis i quali si esibirono nel novembre 2016 (qualche mese dopo la morte di Bud Spencer) a Budapest. Da questo evento ne sono stati tratti due CD audio, un DVD e un libricino come tributo all’attore scomparso. Seppur con una voce forse poco allenata (il duo non si esibiva insieme da anni), ma tanta grinta gli Oliver Onions si sono presentati sul palco accompagnati da un’orchestra formata da numerosi elementi e uno splendido coro eseguendo le loro famosissime canzoni che hanno fatto da colonna sonora a film e serie TV diventati cult in tutta Europa (se non nel mondo intero) e in particolar modo nei paesi dell’est. A Budapest, vi ricordo, hanno addirittura eretto una statua in memoria di Bud Spencer forse esagerando, ma qua in Italia i film e gli attori sono stati snobbati. Anche se non eccelsi capolavori non vi hanno mai strappato una risata con i loro cazzotti e abbuffate? Agli Oliver Onions invece va il merito di averci impresso nei nostri ricordi sia i film che le musiche (a proposito esistono partiture per tastiera?). Inizialmente ero dubbioso se acquistare il cofanetto, ma alla fine ho ceduto alla tentazione: anche se ho già molti loro brani in versione originale perché non ascoltarli live? E ho fatto bene: vorreste mica perdervi il Coro dei pompieri finalmente intero, senza dialogo tra i protagonisti di Altrimenti ci arrabbiamo e, soprattutto, con la voce di Bud Spencer? Intanto si rimane in attesa di una data italiana, magari torinese!

Per info:

http://www.oliveronions.it/#tourdates

https://www.facebook.com/guidoemauriziodeangelis/

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Risultati immagini per nascita e caduta di un mito dvd

Questo è il titolo che hanno pensato per l’Italia. In realtà, tradotto dall’originale, ha un significato molto più nostalgico e cupo: All Things Must Pass ovvero “Tutte le cose devono finire”. Questo splendido film documentario diretto da Colin Hanks racconta tramite una serie di interviste al fondatore, agli ex dipendenti e agli artisti la nascita e la morte di uno dei più grandi negozi di dischi al mondo, la Tower Records. Nacque tutto nella drogheria Tower in California grazie all’intuizione del figlio del titolare di vendere dischi usati ed inseguito nuovi di stampa. Era il periodo in cui il mercato musicale era florido con tanta buona musica e tanti ottimi artisti ed era dedicato particolarmente verso un pubblico giovanile. Il negozio ebbe talmente successo che furono aperte altre filiali in franchising; ogni negozio si autogestiva. Con il passare degli anni la Tower Records divenne un’istituzione in tutto il mondo: USA, Giappone, Asia, Inghilterra, Sud America. Il clima all’interno dei negozi era familiare: i dipendenti, seppur pagati poco, si divertivano, potevano essere creativi, amavano la musica, amavano conoscerne altra e farla conoscere. I negozi erano diventati “social”: erano un riferimento come punto d’incontro, si conoscevano persone nuove, si incontravano gli artisti. Da lì a poco furono messi in vendita anche i libri. Insomma, si spacciava cultura. Si formavano code lunghissime fuori dal negozio per acquistare un nuovo LP o semplicemente per avere l’autografo del loro idolo. I dischi erano talmente numerosi che servivano negozi sempre più grandi, tanto da arrivare ad avere un palazzo in cui in ogni piano c’era un genere diverso. C’era bisogno di più personale e gente creativa che ideava spettacolari murales e opere d’arte, anche tridimensionali, installati fuori dal negozio per promuovere le nuove uscite. Tutti gli artisti volevano per loro una pubblicità così vistosa, tutte le case discografiche facevano riferimento alla Tower Records. Ma da lì a poco sarebbe arrivata la catastrofe sotto forma di CD, il nuovo formato digitale, e a partire da fine degli anni ’90 dal famigerato Internet con Napster e i file mp3. A chi attribuire la colpa della caduta del mito Tower Records? Alla mania di grandezza dei fondatori del negozio (e quindi allo sperpero di soldi e al falso aiuto delle banche), alla troppa fiducia delle case discografiche verso le nuove tecnologie (perdendone il controllo) o ad entrambe le cose? Tutto è destinato a finire e a cambiare: ora le code fuori dal negozio si fanno per uno smartphone da 1000 euro ed essere “social” vuol dire stare davanti ad un computer. Sarà che una storia del genere l’ho vissuta sulla mia pelle, sarò un fottuto nostalgico (per dirla alla Caparezza), ma preferivo l’isteria verso un artista, un musicista, un cantante, un libro e un disco (possibilmente in vinile). Entrare in un negozio dove gli impiegati conoscono la musica è una cosa che manca nella nostra società, oggi. Nel 2006 la Tower Records ha chiuso il suo ultimo negozio (ma per esserne sicuri bisogna vedere questo documentario fino alla fine). Il film è in lingua originale sottotitolato in italiano.

Altri film consigliati:

Per info:

http://www.towerrecordsmovie.com/

http://www.tower.com/


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