Il Blog di Luca C.

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Il libro: In Iperconessi Jean M. Twenge spiega in maniera egregia il cambiamento sociale che è avvenuto con l’avvento di Internet. In particolar modo si tratta di uno studio sulle nuove generazioni, ovvero gli iGen nati a cavallo tra il XX e il XXI secolo, e sugli effetti negativi del troppo tempo trascorso davanti agli schermi degli smartphone. Ci si domanda cosa rende così vulnerabili psicologicamente i giovani di oggi rispetto a quelli del passato confrontando gli studi fatti sui Baby Boomer, sulla Generazione X e sui Millennial. L’autrice del libro fa riferimento alla popolazione degli Stati Uniti, ma si possono fare i paragoni con quello che sta avvenendo da noi in Italia. Non sempre le situazioni che vengono descritte nel libro si vivono nella nostra nazione, almeno per quel che osservo io. Posso dire che ho avvertito una certa inquietudine leggendo gli effetti negativi che Internet ha sui nostri giovani, ma anche noi adulti. La comodità a cui ci ha abituato Internet è sconcertante, per non parlare della dipendenza (in alcuni casi patologica!) dalle reti sociali rendendoci più soli e vulnerabili. E’ molto interessante il questionario iniziale per capire quanto siamo iGen anche noi adulti. Da qui in poi parte lo studio sulla solitudine, sugli attacchi di panico e ansia, sulla depressione, sull’astinenza sociale e sessuale dei nostri giovani (e anche di noi adulti), sulle situazioni di cyber-bullismo, eccetera, eccetera. Perché una volta si era più “forti”, meno insofferenti, più incoscienti, meno “protetti”, più liberi e sicuramenti più sani? Perché gli adolescenti diventano adulti sempre più tardi? Una parte delle colpe è da attribuire anche alla crisi economica iniziata il primo decennio del 2000? C’è una soluzione? Sì, la soluzione c’è, è possibile e tutto sommato è abbastanza semplice e scontata. Come sempre dipende dalla forza di volontà di ognuno di noi.

La citazione: […] gli iGen sono spaventati, forse addirittura terrorizzati. Sono cresciuti lentamente […] sono arrivati all’adolescenza in un’epoca in cui la loro principale attività è fissare un piccolo schermo rettangolare che può apprezzarli o rifiutarli. […] Il risultato è che sono sia la generazione più sicura sul piano fisico, sia la più fragile sul piano mentale. […] Se riescono letteralmente a mollare la presa sul telefono e si tolgono il pesante mantello della paura di dosso, possono ancora spiccare il volo. E noialtri saremo lì, a fare il tifo per loro.

Per info: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/iperconnessi-jean-m-twenge-9788806238568/

“Il posto fisso? Che noia. I giovani si abituino”

 
Il presidente del Consiglio Mario Monti a Matrix 

Monti: “L’articolo 18 ha determinato apartheid nel mercato del lavoro”

UGO MAGRI
roma

Ai bamboccioni (come li definiva Padoa-Schioppa) per giunta un po’ sfigati (secondo il ministro Martone), ai nostri giovani insomma, Monti ricorda quanto «è bello cambiare». Automobile? Fidanzata? No, lavoro. «Che monotonia avere un posto fisso per tutta la vita», scuote lievemente la testa il Professore mentre le telecamere gli dedicano un primo piano. E non c’è in queste parole compatimento per le nuove generazioni; semmai un tentativo ardito, che farà discutere, di pedagogia sociale: se l’Italia non si scrolla finalmente di dosso le sue abitudini, se resta «abbarbicata ai propri interessi particolari», rischia il peggio. […]

Da http://lastampa.it del 2 febbraio 2012

Caro Monti,

attualmente ci sono molte situazioni lavorative instabili e, se si andrà a peggiorare, saranno disoccupate molte persone tra cui molti trentenni. Magari la situazione si risolleverà e tutto si ricorderà come un brutto sogno. Nella mia vita ho avuto due contratti di lavoro importanti a tempo indeterminato, il primo full-time, dal 1999 al 2006 e il secondo part-time al 75% abbastanza comodo e tutto sommato ancora ben retribuito, dal 2007. Mi ritengo fortunato ad essere stato assunto presso l’azienda per cui lavoro, forse perché il momento era propizio e forse perché un po’ me lo sono meritato, ma per molti non è così. Le posso assicurare che molti giovani prendono seriamente  la situazione storica ed economica attuale e sono molto scoraggiati. E’ notevole l’impegno che i giovani dedicano alla ricerca di lavoro, ma purtroppo è assai difficile trovare aziende che: 1) assumano, 2) assumano persone con più di 30 anni, 3) che assumano a tempo indeterminato, 4) assumano full-time. Molte aziende offrono lavoro part-time, molte volte solo per i week-end o  per i festivi. So che per legge è possibile fare più part-time in al massimo due aziende col raggiungimento delle 40 ore settimanali, ma in realtà ciò non è quasi sempre possibile perché al dipendente viene richiesta la massima flessibilità nell’orario di lavoro. Per cui non sono pienamente d’accordo con Lei quando afferma che i “giovani” debbano rinunciare a contratti di lavoro indeterminato e che svolgere le stesse mansioni sia ripetitivo e noioso e che, invece, sia stimolante mettersi sempre alla prova e fare continuamente nuove esperienze. Ha dedicato, invece, un pensiero a tutti quei giovani che hanno deciso di andare a vivere per conto proprio tagliando il cordone ombelicale che li lega ai genitori? Le chiedo, infine, se nei lunghi periodi di attesa che passano da un lavoro all’altro sarà Lei a pagare le spese mensili (affitto, riscaldamento, bollette varie, spese condominiali) e le spese settimanali (rifornimento di cibo), perché quelle non sono a tempo determinato.


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