Il Blog di Luca C.

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“Non siete Charlie.
E neanche io.
Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni.
Io no.
Voi no.
Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene.
Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo.
O peggio, a messa ci andate.
Non siete Charlie.
Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio.
Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste.
E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa.
Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico.
Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione.
Io non sono Charlie.
Perché il mio diritto di satira non l’ho mai esercitato in faccia a pericolosi integralisti.
E come me, nessuno dei miei colleghi.
Perché se fai la battuta sbagliata ci puoi anche lasciare la pelle. E noi alla pelle ci teniamo. Abbiamo il mutuo.
Non dite che siete Charlie, colleghi.
Che da noi ci sono i dieci comandamenti di Benigni. Non i dieci comandamenti di George Carlin.
Non dite che siete Charlie, gentile pubblico, che poi mi arrivano minacce di morte se dico in televisione che uno con il camper sta nei coglioni.
Da queste parti, uno come Charlie ce lo sogniamo.
Anche per questo siamo pronti a indossare il dolore altrui, sentirci paladini di una libertà che non abbiamo perché semplicemente non ce la siamo guadagnata. A noi è sempre andata bene così, siamo gente che prende volentieri le scorciatoie. Odiamo facile, sbandieriamo facile. Poi manifestiamo, cambiando foto del profilo.
Perché dico queste cose impopolari? Che non mi porteranno alcun giovamento? Perché in mezzo a tutto questo coro di sdegno, e improvviso falso coraggio, credo sia doveroso per rispetto verso Charlie, che qualcuno vi dica chiaramente:
col cazzo che voi siete Charlie.”

Allora, premetto innanzitutto che ho scritto questo post l’11 dicembre (due giorni dopo l’inizio delle manifestazioni del movimento dei forconi) e che in questi giorni non mi sono documentato come avrei voluto a causa di fatti miei, quindi i soliti commentatori che pensano di saperne di più evitino di insultare e firmino con il proprio nome i commenti altrimenti non li pubblicherò. L’argomento del quale vorrei discutere in questo post riguarda gli ultimi avvenimenti che stanno accadendo in Italia: le manifestazioni dei forconi. Si tratta di un segnale molto forte da parte del popolo italiano che non ce la fa più a sostenere la crisi e a subire quotidianamente gli insulti dei politici che non sanno fare il loro lavoro tranne litigare. Il problema non è il governo attuale, ma cinquant’anni di mal governo, di trattative Stato-Mafia, di tangenti, di sperpero di denaro pubblico, di occultamento di documenti e prove sulle stragi italiane (Ustica, Bologna, piazza Fontana…), di malagiustizia (un povero che ruba subito in carcere con direttissima, un boss della mafia i domiciliari). La crisi ha accentuato l’insofferenza degli Italiani: sacrifici per arrivare a fine mese (anche se poi molti non possono fare a meno dell’ultima versione dell’I-Phone), prezzi dei prodotti di prima necessità che aumentano, aumento delle tasse, aumentano i senza-tetto tra i quali ci sono molti “giovani”. In un’intervista televisiva una donna ha detto “noi votiamo i nostri politici sperando che loro ci facciano da padre e ci curino e accudiscono, invece ci abbandonano per seguire i loro sporchi interessi”. La sfiducia è alle stelle: prima o poi doveva capitare ed sta capitando adesso. Se i governatori non agiscono subito mettendosi una mano sulla coscienza prevedo grossi guai. Purtroppo penso anche che il danno è talmente enorme che pure il migliore e onesto dei politici abbia difficoltà a risolverlo e soddisfare tutti. Insomma, il disagio è così palpabile che la gente è finalmente scesa per strada con lo slogan “l’Italia si ferma”. Inevitabili gli scontri con le forze dell’ordine. Purtroppo le teste di cazzo e gli infiltrati (inviati direttamente dalla polizia?) ci sono sempre per scatenare l’inferno e una manifestazione che vuole essere magari pacifica si trasforma in guerriglia. Il primo giorno ho in qualche modo assistito anche io alle manifestazioni pur essendo a lavoro. Molti i giovanissimi che si sono riversati per le strade: studenti che per non andare a scuola si sono recati in centro città quasi per divertimento e fare casino senza conoscerne i motivi: bastava guardarli. Molte le famiglie che andavano più che altro a curiosare per vedere dal vero come sono gli scontri durante le manifestazioni. Praticamente tutti i negozi chiusi in città e molti con il foglio con su scritto “chiuso per sostegno ai manifestanti” attaccato sulle serrande. Aree mercatali deserte. Per carità ognuno è libero di fare quello che vuole. La libertà di scioperare e manifestare è un sacrosanto diritto, ma non lo è più quando i manifestanti insultano e obbligano a chiudere le saracinesche dei negozi che vogliono rimanere aperti tenendo in ostaggio i dipendenti che sono andati a svolgere il loro lavoro quotidiano e fargli perdere ore di lavoro che tanto prima o poi bisognerà recuperare. Quando si lede la libertà del prossimo allora non si è più in democrazia, ma in una stato di dittatura. Nessuno deve costringere a chiudere le porte dei negozi che vogliono rimanere aperti. Io stesso sostengo chi è andato a manifestare contro anni di malgoverno, ma ritengo che ognuno debba agire come meglio crede senza obbligare gli altri con idee diverse: e non si tratta di destra o sinistra, si tratta di libertà di scelta e di pensiero. Mi chiedo poi come mai la maggior parte dei commercianti abbia deciso di appoggiare il movimento dei forconi proprio il lunedì, quando a Torino il lunedì mattina sono chiusi il 95% degli esercizi commerciali che aprono per quattro ore al pomeriggio e magari gli incassi sono bassi. Cari commercianti, volete fermare veramente l’Italia? Abbiate il coraggio di chiudere i vostri negozi dal venerdì alla domenica quando l’affluenza di clienti è maggiore, provate a chiudere dal 20 al 24 dicembre, tutti, pure quelli alimentari. Allora sì che l’Italia si ferma! E magari si riscopriranno i veri valori del Natale che si è trasformato in  una festicciola consumistica in cui abbiamo talmente troppo che non sappiamo più che regalare ai nostri cari. Preferisco che mi regalino la loro compagnia ed il loro affetto. E poi che bisogno c’è di commettere atti di vandalismo? E ci credo che poi la polizia carica, perché non deve difendere i politici, bensì l’ordine pubblico. Pensate veramente che un poliziotto o un carabiniere piaccia rischiare la propria vita per poco più di mille euro? Meditiamo e cerchiamo di passare un Natale sereno!

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Ebbene sì, alla fine ho ceduto in preda allo sconforto, all’ansia, alle tante preoccupazioni che questo momento storico di crisi che stiamo attraversando e ci ha investito un po’ tutti ci costringe a subire. Cosa è giusto, cosa è sbagliato? Si può essere ancora liberi di esprimersi oppure no? Quanto influisce la libertà di pensiero e di espressione su chi potrebbe giudicarti e decidere della tua vita? Cosa potrebbe scatenare un post dal contenuto educato, ma non condiviso? Quanto la rete può essere dannosa? Insomma, tutte domande (e alcune coincidenze) che mi hanno fatto decidere a malincuore di essere un po’ più anonimo. Quindi reset, più nessun riferimento che potrebbe far risalire facilmente alla mia persona anche se gli amici sanno chi sono, anche se i veri informatici sanno come risalire all’origine di tutto. Da lì non si scappa, sarebbe ingenuo pensare che non sia possibile, ma un forte senso di pudore e una preoccupazione un po’ troppo esasperata mi hanno fatto prendere questa decisione da cui non si torna indietro; quindi, niente più “seguaci” (ne avevo ben dieci), statistiche azzerate (avevo raggiunto numerose visite giornaliere). Nell’ultimo periodo, prima di resettare tutto, alcuni miei post sono stati molto seguiti, commentati, discussi, condivisi, sono stati di consiglio a qualche persona e questo mi rende orgoglioso. Ma la voglia di scrivere per me stesso e ogni tanto per gli altri, la libertà di esprimermi mantenendo sempre un tono educato, scherzoso, ironico, a volte serio, ma spero mai offensivo, non mi ha fermato, quindi ricomincio, da zero certo, ricomincio da oggi 12 marzo 2013, ma ricomincio da Il Blog di Luca C.

Due giorni fa ho postato l’avviso che il dominio (si chiama così?) del mio blog sarebbe cambiato entro domenica 24 giugno 2012, ma alla fine ho deciso tenere quello corrente. Il motivo del trasferimento è molto semplice: ci sono momenti della vita, come questo che sto vivendo, in cui ho paura di essermi messo troppo allo scoperto e che alcune persone abbiano il “potere” di trasformare la mia vita in peggio. L’orgoglio di avere un blog che riporta il mio nome è subito svanito: chissà quali persone riconoscono la mia persona su Internet e soprattutto quale idea si fanno di me leggendo i miei post? Forse sarebbe meglio rimanere nell’anonimato il più possibile? Inizialmente ho preso questa strada volendo cambiare improvvisamnete il dominio del mio sito web cancellando tutto il passato (visite, statistiche, persone che mi seguono, ecc.), ma poi ragionandoci un po’ mi sono risposto che non servirebbe a nulla e chi vuole può trovarmi facilmente sui motori di ricerca. In fondo a me piace l’idea di avere un diario virtuale su cui scrivere qualsiasi cosa mi passi per la testa, ovviamente non inserendo faccende troppo personali e private o parlando male del prossimo, ma cercando di restare sempre neutro. Anzi, a volte il pensiero che ci sia qualcuno che legge i miei post e al quale posso dare un aiuto o un suggerimento mi inorgoglisce. Sicuramente ho un po’ paura di scrivere articoli poco interessanti o dal contenuto troppo semplice e scontato, ma non importa, per me vanno bene così e, anzi, si migliora sempre di più (basta guardare le visite giornaliere e mensili per farsi un’idea). Infine, non scrivo nulla di compromettente e così voglio sperare perché voglio credere di vivere in un Paese in cui la libertà di pensiero sia ancora un Valore. In fondo non ho nulla per cui vergognarmi: ciò che leggete sono i miei pensieri più o meno personali; di certo non voglio avere più paura di cosa pensa la gente di me, perché ci penso già io ad autocriticarmi e autocensurarmi. Questo è il mio blog e questi sono i miei post, questi sono i miei pensieri, ma soprattutto questo sono IO.

https://ilblogdilucac.wordpress.com

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

Cara lettrice, caro lettore,

[…]

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

[…]

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Tratto dal comunicato del 4 ottobre 2011 del sito internet http://it.wikipedia.org sulla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011


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