Il Blog di Luca C.

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Ormai è più facile incontrarsi su Facebook che incontrarsi per strada. E quando proprio non si può fare a meno di uscire, si rischiano grandi craniate perché, secondo le statistiche, è sempre più diffusa l’abitudine di proseguire sul cellulare il collegamento iniziato al computer, senza mai disconnetersi, camminano tutti a testa bassa con uno smartphone o un tablet in mano, senza mai guardare avanti. O, peggio, guidando con un occhio sulla carreggiata e un occhio sullo smartphone […] Forse non ci avete fatto caso ma tre quarti della gente seduta in metropolitana continua a digitare risposte sulla chat. […] Ora d’accordo per il cazzeggio, è giusto, in fondo abbiamo tutti diritto alla nostra ora di cazzeggio quotidiano. Ma l’abuso degli smartphone e dei tablet sta introducendo drammatiche mutazioni relazionali nelle nuove generazioni. Noi adulti siamo tendenzialmente più “stanziali”, nel senso che preferiamo connetterci al social web con un computer e in una stanza. […] Oltre un terso degli studenti ha dichiarato di ricevere e mandare oltre 100 messaggi al giorno, e di controllare il telefono 16 volte all’ora. Minchia. […] il 7% ammette di averlo fatto durante il sesso […] E’ un fenomeno che, se comincerà a diffondersi, diventerà decisamente preoccupante per come potrà cambiare le cose in camera da letto. No, questa roba non fa per me, io sono rimasto all’antica, preferisco il mio computer. Per cui, scusate tanto, ma stasera non esco. E’ inutile che insistiate con i vostri cinema, le vostre trattorie che ormai sono diventate tutte care. Anche le serate a casa di qualcuno, con i soliti discorsi triti e ritriti, non mi attirano più. E’ da anni che non accendo più nemmeno la televisione, tanto non c’è proprio nulla da vedere. No, preferisco cazzeggiare online. Ma volete mettere?

(Bruno Ballardini, Il futuro del mese, Linus n° 600, maggio 2015)

[…] si estende un senso di isolamento e di precarietà individuale che dà un senso a gesti autodistruttivi, da quello del pilota tedesco che per suicidarsi porta alla morte 149 persone, all’improvvisato immobiliarista italiano che ne uccide tre nel Palazzo di giustizia a Milano.

[…]

Dopo gli omicidi di Milano, Adolfo Ceretti, docente universitario, criminologo, aveva detto: “La sofferenza urbana non si manifesta solo in patologie psichiatriche vere e proprie. La città si è riempita di persone fluttuanti che si muovono come monadi totalmente incapaci di gestirsi, per le quali se salta il piccolo progetto individuale salta il mondo!. Analisi impeccabile, […] non riguarda solo le città, ma l’intero spazio del capitalismo globalizzato delle multinazionali. […] qualche giorno dopo di licenziamenti ne ha preannunciati 1.350 la Whirlpool, multinazionale che aveva rilevato la Indesit della famiglia Merloni. Collegare fenomeni apparentemente senza rapporto è stato il grande merito della cultura occidentale. Proviamoci: il capitalismo globalizzato delle multinazionali genera una perdurante crisi economica che mette in difficoltà la democrazia rappresentativa e i suoi partiti, già occasione di impegno collettivo, generando insicurezza che le personalità fluttuanti non sanno gestire. Donatini compie un piccolo gesto assurdo e ignorato di quella lotta di classe che nessuno più gestisce […] Altri vogliono compiere un gesto clamoroso, perché non salti “il piccolo progetto individuale”, ma almeno un pezzo del mondo che li spaventa, come hanno fatto l’improvvisatore italiano e il pilota tedesco. E quest’ultimo, come hanno detto i media, ha portato a rischio di bancarotta la multinazionale Lufthansa, che aveva già perso 720 milioni di euro nell’ultimo bilancio e che ora teme di essere travolta da multinazionali extraeuropee, vettori cinesi, turchi e degli emirati. Si pensi a Nokia inghiottita da Microsoft.

(Giorgio Galli, Le divergenze convergenti, Linus n°600, maggio 2015)

Occorre partire da un’altra domanda: “In che mondo viviamo?”[…] Il mondo in cui viviamo è quello del capitalismo globalizzato delle multinazionali, nel quale le decisioni influenti nella nostra vita quotidiana, dal prezzo del petrolio alle basi materiali e culturali delle relazioni interpersonali, vengono prese, più che dai parlamentari, dai consigli di amministrazione di circa cinquecento multinazionali dalle quali dipendono le sorti del pianeta. Da qui la logicità della proposta […] di una estensione del diritto di voto perché tutti i cittadini maggiorenni possano scegliere almeno una parte dei consigli di amministrazione delle multinazionali: per controllare il potere laddove viene effettivamente esercitato.

(Giorgio Galli, Linus n.599, Aprile 2015)

Il nostro lavoro ci ricorda tutti i giorni che non siamo diventati né rock star, né presidenti della Repubblica, che avremmo dovuto studiare di più invece di mangiare patatine davanti alla tv o andare in giro per locali, che facciamo del nostro meglio con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione. Alla fine […] rischiamo di non poter scegliere che tra sfruttamento e alienazione. Il lavoro può essere un’umiliazione o una delusione, una schiavitù, un disastro o un’intossicazione. L’ufficio può trasformarsi rapidamente in una prigione, in un cimitero delle ambizioni, in una corte dei miracoli dove non apparirà mai il volto di nessun Dio. Tutto verissimo. Ma forse c’è qualcosa di peggio del lavoro: non avecerlo.

(Jul e Charles Pépin, Sopravvivere al lavoro con filosofia, Linus, marzo 2015)

Mi domando che cosa potremmo fare per costringere gli invasori intraterrestri a fermarsi, a far tacere le armi, a ritirarsi. Non ci sto. […]Ma, per fare qualcosa di veramente efficace dobbiamo prepararci cominciando a cambiare in piccolo, partendo da noi. Magari riducendo la nostra aggressività nei piccoli gesti e iniziando a riflettere su che cosa sia importante nella nostra vita. Viviamo in un mondo che sta cambiando, le persone vogliono cambiare, per ora lo fanno in modo contraddittorio e disarticolato, a piccoli gruppi, non collegati, non rappresentati nei media. Siamo cittadini che vogliono contare sempre di più, non amiamo essere contati, tanto meno decimati. Per capire questi cambiamenti dobbiamo imparare a “perdere tempo” con le persone, ascoltare, deporre la rabbia. Stanchi, ma non vinti, guerrieri della vita, possiamo essere protagonisti di una grande rivoluzione, di una rivolta, che comincia attorno a noi. Siamo accomunati dal gusto delle piccole cose, che possono diventare grandi. In fondo ci accontentiamo di poco, vogliamo solo poter guardare un tramonto, leggere un libro, giocare sulla spiaggia con i nostri figli, conversare mentre siamo a tavola, o starcene in silenzio.

(Bruno Contigiani, La sostenibile lentezza dell’essereLinus, agosto 2014)


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