Il Blog di Luca C.

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Vorrei prendere spunto dall’intervento di Luciana Littizzetto nella puntata del 25 settembre di Che tempo che fa (dal minuto 8’00” al minuto 14’00”) in cui parla dei commenti aggressivi che sono stati inviati su Facebook a Gianni Morandi sulla pagina Chiudere i centri commerciali le domeniche e i giorni festivi, in quanto si è permesso di andare a fare la spesa qualche domenica fa. Si sa che grazie alle leggi di Monti è stata permessa la liberalizzazione sulle aperture delle attività commerciali con la speranza che vi fossero più assunzioni e che si migliorasse un pochino la problematica della disoccupazione. Il problema al giorno d’oggi non è l’apertura domenicale e nei giorni festivi (e qui apro una parantesi: va bene la domenica, ma sui clienti che si recano a Ferragosto, Pasquetta, Santo Stefano, 1° maggio avrei qualche perplessità sulla qualità della loro vita sociale; non riesco a concepire il fatto di trascorrere intere mezze giornate girovagando come zombie nei centri commerciali durante queste festività particolarmente importanti, per altro senza acquistare), ma il fatto che queste liberalizzazioni non hanno creato più occupazione, anzi hanno creato più precarietà insieme alle altre riforme sul lavoro che sono seguite negli anni fino al governo Renzi. In realtà il lavoro non è più un diritto da esercitare per avere una vita dignitosa come recita l’art. 4 della Costituzione Italiana, ma è stato mercificato grazie al metodo di assunzioni che si chiama triangolazione con le famigerate agenzie per il lavoro. Quasi sempre l’azienda recluta un’agenzia per il lavoro per assumere personale. In pratica il lavoratore dipende dall’agenzia del lavoro che lo presta all’azienda. Questo fa sì che l’azienda non ha responsabilità verso il lavoratore e si può permettere tutto: assunzioni di una settimana, qualche giorno, qualche ora o di annullare l’assunzione in qualsiasi momento senza giusta causa (legge Biagi del 2003 firmata da Maroni all’epoca ministro del lavoro). Insomma, il lavoratore è diventato più una merce di scambio ed è più ricattabile: o fai così o stai a casa. Altro che diritto al lavoro: fanno distinzione di età, di sesso, ti chiedono se hai intenzione di avere figli o famiglia. Ditemi voi come una persona possa essere contenta di non avere un lavoro che gli permetta di vivere dignitosamente e di essere indipendente dai genitori (poi ci si lamenta che non si comprano case e che non si fanno figli). Come ulteriore presa per i fondelli i futuri assunti sono costretti a fare i corsi formativi non retribuiti senza avere poi la certezza di andare a lavorare; in pratica una perdita di tempo e denaro. Per quanto riguarda i dipendenti della GDO, anziché assumere personale costringono (perché in realtà si parla di costrizione) i vecchi dipendenti a svolgere il lavoro tutte le domeniche e tutte le feste (concedendone, se va bene, tre o quattro all’anno). Basterebbe fare turnazioni più studiate per favorire tutti. Inoltre, ricordo che anche le maggiorazioni sui festivi sono state ulteriormente abbassate se non eliminate. Alcune catene di negozi durante il periodo natalizio fanno lavorare i propri dipendenti per più di 14 giorni consecutivi senza giorno di pausa e molte volte oltre le 8 ore giornaliere per circa 1000 euro netti al mese. E ci credo che poi la qualità dei servizi offerti diminuisca e aumenti l’insoddisfazione del lavoratore. Altro che attaccamento aziendale. Ma allora viene da chiedersi perché non si manifesta in qualche modo contro? A mio parere perché noi Italiani non siamo realmente uniti, non vogliamo vedere oltre il nostro naso, siamo diventati più individualisti, indifferenti e ignoranti e finché, nonostante le difficoltà, abbiamo da mangiare va tutto bene. Il problema, secondo me, è molto grave sul piano sociale: siamo insoddisfatti, frustrati e arrabbiati; basta vedere le reazioni degli automobilisti. Il problema non è Gianni Morandi, ma quello sta dietro a tutto il mondo della GDO e del lavoro dipendente tutto. Attaccando lui si vuole mobilitare l’opinione pubblica su questa delicata questione lavorativa. Qua non si tratta solo di lamentarsi di lavorare domenica e festivi, ma di un problema sociale e culturale ben più importante. Vi lascio meditare con i dati sottostanti:

Qua c’è qualcosa che non funziona…

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Oggi avrei voluto pubblicare la terza lezione su “I preparativi per il giorno più importante”, ma ho deciso di cambiare argomento, dato che si avvicina un giorno ben più importante, ovvero il 27 gennaio, il giorno della memoria. Vi avviso che con questo post, potrei scatenare nuovamente polemiche e potrei fare nuovamente generalizzazioni, ma non mi va di stare zitto. Gradirei, quindi, per ovviare alle mie generalizzazioni, ricevere i commenti di Uno (senza ironia), con il quale si è aperto un interessante dibattito sulla riqualificazione della ex ditta Snia e del centro sociale Gabrio. Il fatto si riferisce a ieri, quando un mio conoscente ha condiviso su Facebook la foto con su scritto LAVORO AGLI ITALIANI E NON ALLO STRANIERO! postata  domenica 20 gennaio 2013. La pagina dalla quale arrivano questa immagine, e altre immagini e scritte offensive (che non allego assolutamente sul mio blog), è “Italia fascista”, di cui di seguito il link: http://facebook.com/pages/Italia-Fascista/180861201937139. Purtroppo questa pagina vanta ben 32545 “Mi piace”, che stanno aumentando. Direi che è vergognoso, vuole dire che dalla Storia non abbiamo proprio imparato nulla e continuiamo ad essere ignoranti. Riguardo alla scritta sopracitata che incita all’odio verso gli stranieri voglio semplicemente ribadire che il problema non sono gli stranieri. Purtroppo in momenti di grave crisi economica, dove tutti sono più poveri, sfiduciati e incazzati, è più semplice prendersela con i più deboli e con gli stranieri. Basta vedere cosa succede in Grecia dove la disperazione ha portato al successo il partito xenofobo, ma osservando bene, la Grecia ospita ogni estate moltissimi turisti stranieri che amano quella nazione. Non è un controsenso? In tempi di crisi come questi le popolazioni cercano un leader che sia forte, che prometta loro gloria e successo, ma se andate a vedere un po’ i libri di storia, guarda caso sono nate le dittature. Un esempio per gli ignoranti che hanno messo “mi piace”: Mussolini, Hitler, Stalin e Salazar. Vogliamo fare un esempio su Hitler? Come si fa a venerare un pazzo che desiderava la pulizia etnica e la creazione della razza ariana perfetta alta, bionda e forte mentre proprio lui era brutto e basso, con i capelli e gli occhi neri? Oppure Mussolini, che avrà introdotto molte innovazioni tecnologiche e sociali, ma a discapito della libertà di pensiero, di stampa, di espressione, o ancora Salazar, professore d’economia portoghese che ha evitato di portare in guerra la sua nazione (sul lastrico), ma ha instaurato una dittatura in stile fascista fino al 1974. Tutto questo per dimostrare che in tempi cupi, come quelli che stiamo vivendo attualmente, conviene utilizzare la testa e avere un minimo di coscienza. E’ vero che forse in Italia ci sono tanti immigrati clandestini, ma ce ne sono altrettanti regolari che sognano una vita migliore e si adattano a svolgere mestieri umili, sgobbano come muli e molte volte sono sottopagati, senza protezioni e sfruttati dagli Italiani. Fatevi magari una simpatica gita nelle campagne attorno a Foggia e scoprirete un Italia ben diversa. Vorrei sottolineare che la parola umile è ben diversa da umiliante, perché non c’è nessun lavoro umiliante, semmai è la nostra società ormai abituata al benessere (che non c’è più) a considerare umiliante un lavoro come pulire i cessi o stare chinato ore ed ore a raccogliere pomodori. Non abbiamo ancora capito che gli immigrati possono essere una ricchezza economica e culturale per il nostro paese allo sfascio. Il momento storico che stiamo vivendo sta portando alla disperazione molte persone, anche per colpa dei malgoverni precedenti, di quei politici che non hanno intenzione di lasciare il loro posto e non stanno facendo nulla per l’Italia (con tanti comizi che ci sono in giro, nessuno parla di lavoro – leggetevi gli articoli su Linus di gennaio 2013 di Stefano Feltri Lavoro cercasi e di Marco Esposito Le idee oltre i cento giorni), con l’ingresso di movimenti nati da sentimenti di rabbia e insoddisfazione (sempre su Linus, l’articolo di Massimo Cirri Sotto il cielo di 5 Stelle). Il governo tecnico è stato voluto perché la nostra situazione è nera e il sig. Monti, secondo me, ha cercato in tutti i modi di fare quadrare i conti, e rendere l’Italia quantomeno una nazione ri-credibile. Non è riuscito al 100% nel suo intento (su Linus l’articolo di Steano Fantacone Il cane si è morso la coda e ha fatto indigestione…). Insomma, facciamo attenzione a non ricadere negli errori del passato perché la situazione è molto critica non solo in Italia. Alle prossime elezioni votiamo con coscienza, evitando l’astensionismo, i voti di protesta, le schede bianche e nulle. Votiamo, ma chi? Votiamo almeno quello che per noi rappresenta il male minore. Vi invito a visitare la pagina “Italia Fascista” su Facebook e ad osservare gli slogan che inneggiano a Mussolini e a Hitler, che sono offensivi verso le altre parti politiche e purtroppo anche verso gli stranieri, verso i musulmani e gli Ebrei (su un’immagine si può vedere un registratore di cassa con su scritto “pianoforte per Ebrei”). Un dato allarmante è che molti aderenti alla pagina sono giovanissimi. Qua non si parla più di politica, economia e benessere per tutti, qua si istiga alla violenza e al razzismo. Forse esistono molti altri siti internet, giornali e quant’altro legati al fascismo e alla xenofobia. Iniziamo a segnalare agli amministratori di facebook la presenza di questa triste pagina: http://facebook.com/pages/Italia-Fascista/180861201937139: io l’ho già fatto, fatelo anche voi!

“Il posto fisso? Che noia. I giovani si abituino”

 
Il presidente del Consiglio Mario Monti a Matrix 

Monti: “L’articolo 18 ha determinato apartheid nel mercato del lavoro”

UGO MAGRI
roma

Ai bamboccioni (come li definiva Padoa-Schioppa) per giunta un po’ sfigati (secondo il ministro Martone), ai nostri giovani insomma, Monti ricorda quanto «è bello cambiare». Automobile? Fidanzata? No, lavoro. «Che monotonia avere un posto fisso per tutta la vita», scuote lievemente la testa il Professore mentre le telecamere gli dedicano un primo piano. E non c’è in queste parole compatimento per le nuove generazioni; semmai un tentativo ardito, che farà discutere, di pedagogia sociale: se l’Italia non si scrolla finalmente di dosso le sue abitudini, se resta «abbarbicata ai propri interessi particolari», rischia il peggio. […]

Da http://lastampa.it del 2 febbraio 2012

Caro Monti,

attualmente ci sono molte situazioni lavorative instabili e, se si andrà a peggiorare, saranno disoccupate molte persone tra cui molti trentenni. Magari la situazione si risolleverà e tutto si ricorderà come un brutto sogno. Nella mia vita ho avuto due contratti di lavoro importanti a tempo indeterminato, il primo full-time, dal 1999 al 2006 e il secondo part-time al 75% abbastanza comodo e tutto sommato ancora ben retribuito, dal 2007. Mi ritengo fortunato ad essere stato assunto presso l’azienda per cui lavoro, forse perché il momento era propizio e forse perché un po’ me lo sono meritato, ma per molti non è così. Le posso assicurare che molti giovani prendono seriamente  la situazione storica ed economica attuale e sono molto scoraggiati. E’ notevole l’impegno che i giovani dedicano alla ricerca di lavoro, ma purtroppo è assai difficile trovare aziende che: 1) assumano, 2) assumano persone con più di 30 anni, 3) che assumano a tempo indeterminato, 4) assumano full-time. Molte aziende offrono lavoro part-time, molte volte solo per i week-end o  per i festivi. So che per legge è possibile fare più part-time in al massimo due aziende col raggiungimento delle 40 ore settimanali, ma in realtà ciò non è quasi sempre possibile perché al dipendente viene richiesta la massima flessibilità nell’orario di lavoro. Per cui non sono pienamente d’accordo con Lei quando afferma che i “giovani” debbano rinunciare a contratti di lavoro indeterminato e che svolgere le stesse mansioni sia ripetitivo e noioso e che, invece, sia stimolante mettersi sempre alla prova e fare continuamente nuove esperienze. Ha dedicato, invece, un pensiero a tutti quei giovani che hanno deciso di andare a vivere per conto proprio tagliando il cordone ombelicale che li lega ai genitori? Le chiedo, infine, se nei lunghi periodi di attesa che passano da un lavoro all’altro sarà Lei a pagare le spese mensili (affitto, riscaldamento, bollette varie, spese condominiali) e le spese settimanali (rifornimento di cibo), perché quelle non sono a tempo determinato.


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