Il Blog di Luca C.

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E dopo la mini maratona cinematografica di Ritorno al futuro e Ritorno al futuro 2, quest’ultimo ambientato il 21 ottobre 2015 e dove si sorride a vedere come solo 30 anni fa avevano immaginato il presente, siamo ritornati nel passato, nel 1955 anche se non esattamente nello stesso giorno (5 novembre) ma due giorni dopo. Con l’occasione del trentennale del film cult molti eventi sono stati organizzati, tra cui il BTTF Museum a Settimo Torinese nel Museo del Freidano e il mitico Ballo Incanto sotto al mare al quale abbiamo partecipato. Quest’ultimo sempre a Settimo Torinese, ma a La Suoneria. Abbiamo acquistato i biglietti con mesi di anticipo data la poca disponibilità di posti liberi. L’appuntamento era alle ore 19.00. Forse l’inaspettata affluenza di gente ha creato qualche disagio con l’attesa al guardaroba e coda per accedere al ristorante in cui sono stati serviti hamburger con patatine fritte non proprio eccelsi. Ma non importa perché il bello è stato danzare all’interno della sala Combo decorata in tema, come nel film, con lustrini argentati e alcuni oggetti provenienti direttamente dal set del fim (vedasi il cavalluccio marino sul palco). La band che ci ha allietato con musiche rock’n’roll è The Chicless. Sono degli ottimi musicisti molto coinvolgenti con i loro medley e la loro simpatia. Hanno anche suonato Johnny be good recitando la parte in cui Marty McFly, il protagonista del film, sale sul palco a suonare la chitarra terminando con il famoso assolo. Purtroppo né foto né video sono disponibili: eravamo intenti a ballare e poi stupiti e rapiti dall’inaspettata perfomance. Il tutto trasmesso in diretta dalla webradio Smsradio (metteranno on-line il podcast?) con il dj che dopo il concerto ha fatto ballare con musica dance anni’80. Comunque abbiamo trascorso tre ore all’insegna della musica ,del ballo e della spensieratezza di cui abbiamo tanto bisogno.

Per info:

https://www.facebook.com/thechicless/

http://www.smsradio.net/

http://backtothefuturemuseum.com/it

http://www.suoneriasettimo.it/

https://www.facebook.com/RitornoAlFuturoMuseumItalia/

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Tornato a casa da lavoro con un ottimo umore per il sole e la voglia di fare una bella corsa al parco nel pomeriggio libero i miei programmi cambiano e con la scusa del caldo afoso (grande Giove!) decidiamo di andare a visitare il BTTF Museum ovvero il museo dedicato al film cult Ritorno al futuro di cui quest’anno si festeggia il trentennale. La mostra è temporanea ed è ospitata all’interno del Museo del Freidano in via Ariosto (dov’è ubicato il BEFED) a Settimo Torinese, a pochi chilometri da Torino. All’interno del museo sono esposti alcuni cimeli originali dei tre film: dallo skateboard usato nel primo episodio alle scarpe futuristiche Nike, che si allacciano da sole (quelle belle sono un prototipo dell’azienda). Fa sorridere come solo 30 anni fa fu immaginato il 2015! Altro che auto che volano e skateboard senza ruote! Al termine della mostra ci sono anche degli abiti usati in altri film come Terminator. La mostra si tiene al secondo piano del museo, mentre al primo proiettano in continuazione i tre film in alta definizione. Entrando nel cortile vi dà il benvenuto la mitica De Lorean immatricolata nel 1981, ma ovviamente non è quella usata nel film. Comunque è stata attrezzata con tutti gli accessori che comparivano nel lungometraggio. Con 5 euro è possibile salirci sopra e fare un viaggio come passeggeri per cinque minuti. Forse un po’ troppo, ma vuoi mettere salirci sopra? Dicono che converrebbe prenotare in anticipo il giro in De Lorean, ma vista l’affluenza di gente (non c’era praticamente nessuno) si può decidere sul momento. Non so come possa essere nella fine settimana, ma quando siamo andati noi c’erano sì e no cinque persone incluse noi. Di sicuro è una mostra interessante per chi ha amato il film e i suoi protagonisti. Il costo del biglietto mi sembra un po’ eccessivo (10 euro), ma forse potrebbe essere giustificato da tutti gli oggetti che sono originali e provenienti dagli Universal Studios. La mostra è visitabile fino al 14 novembre poi i cimeli verranno riportati nella sede principale a Castagneto Po. Invece, un’altra iniziativa sempre legata al film ed organizzata sempre da chi ha allestito il museo è il ballo Incanto sotto al mare che si terrà il 7 novembre alla Suoneria di Settimo con tanto di orchestra che suonerà brani degli anni ’50 e degli anni ’80, o almeno così è promesso. L’abito in tema è doveroso. Il costo del biglietto è 39 euro con tre consumazioni (due per bere e una per mangiare). Si inizierà alle ore 19 fino alle 2 di notte. I posti sono limitati data l’ampiezza del locale. Nel costo del biglietto è compresa anche la visita al museo a poche centinaia di metri dalla Suoneria. E adesso qualche foto, il resto lo lascio scoprire a voi.

Per info:

http://backtothefuturemuseum.com/it

http://www.ecomuseodelfreidano.it/

http://www.suoneriasettimo.it/

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Come molti di voi sapranno, a Pessione di Chieri (TO) vi è la sede storica principale dell’azienda Martini & Rossi, quella dei vini e dei liquori famosa in tutto il mondo. All’interno dell’azienda c’è un museo della storia dell’enologia e vi si può accedere gratuitamente. Conviene fare una telefonata per accertarsi che sia aperto perché la prima volta che ci siamo recati abbiamo trovato un bel cartello con su scritto “museo chiuso per aggiornamento degli allestimenti”; peccato che però sul sito non era stato segnalato. Così, siamo ritornati previa telefonata e finalmente abbiamo visitato il museo. Per accedere viene chiesta la carta d’identità che verrà restituita al termine del percorso. In pratica il museo è all’interno dell’azienda per cui “i non addetti ai lavori” sono visitatori. Il percorso inizia con l’esposizione di contenitori provenienti dall’antico Egitto per poi passare alle anfore dell’antica Roma e alle sale successive in cui sono esposti contenitori (greci e romani) per il vino e oggetti utilizzati per miscelarlo e aromatizzarlo, bicchieri di vetro e ceramica. Le sale che più mi hanno affascinato sono quella dei torchi in cui ne è esposto uno di ben undici metri e quella dei carri da cerimonia utilizzati durante le vendemmie e le feste religiose. I torchi provengono dal Piemonte e sono datati tra il 1600 ed il 1700. Nella sala seguente sono esposti splendidi contenitori di cristallo e argento, ma subito dopo c’è l’altra sala che rappresenta l’inizio della Martini & Rossi ovvero la sala Luigi Rossi in cui è possibile ammirare gli strumenti utilizzati dal fondatore per creare i suoi prodotti liquorosi e soprattutto le prime bottiglie ancora piene! L’ultima sala è la sala delle curiosità in cui sono esposti gli oggetti più stravaganti e rarissimi: si va dai cavatappi alle bottiglie di vetro che ritraggono personaggi storici, ecc. In teoria la mostra sarebbe terminata, ma un impiegato ci ha aperto la porta che ci ha condotto nella sala nuovissima del museo più interattiva in cui sono esposte le pubblicità e le foto storiche della Martini & Rossi, si può ascoltare la storia dell’azienda, si possono ammirare tutti gli oggetti (tra cui le automobiline da rally da collezione) sponsorizzate dall’azienda e le ultime bevande prodotti primis fra tutte Bacardi. La visita dura circa un’ora e mezza, ma può durare di più se ci sofferma di più ad ascoltare le video-storie. All’interno del museo vi è anche una sala degustazione, ma penso che venga aperta durante le serate importanti. Usciti dal museo è possibile entrare nel cortile di ordinanza dell’azienda in cui vi sono la terrazza Martini per le serate di gala e il negozio ufficiale con libri, bottiglie e oggetti di ogni genere firmati Martini & Rossi, ma il pezzo più forte è la Lancia Delta rally esposta in vetrina. Quella, però, non si può comprare. Secondo me bisognerebbe valorizzare un po’ di più questo museo perché anche se è privato sono esposti oggetti di valore storico-culturale e racconta pur sempre di un’azienda che con il suo marchio ha portato i nomi di Pessione di Chieri, nonché di Torino, nonché del Piemonte e dell’Italia nel mondo nel giro di trent’anni dalla fondazione.

Per info:

http://www.martinierossi.it/visitorcenter/museo/

E’ trascorsa qualche settimana dalle prime ferie che abbiamo fatto, ma solo ora vi consiglierò qualche visita interessante che abbiamo fatto.

Per iniziare vi propongo Brain, la mostra sul cervello che si tiene al museo di storia naturale di Milano, in corso Venezia 55. La mostra si distribuisce lungo le sale espositive dell’ala sinistra del museo. Si tratta di una visita interessante in quanto molto interattiva e facile da capire. Proprio per questo motivo il museo è preso d’assalto dalle scolaresche e quindi vi troverete in un marasma impressionante di marmocchi che urlano, spingono e non ascoltano le povere guide che si sgolano per farsi sentire. Per stare un po’ tranquilli converrebbe andare di domenica o il giovedì a partire dal tardo pomeriggio perché la chiusura è alle 22.30. Essendo un museo con sale espositive con angoli interattivi risulta divertente capire come funziona il nostro cervello stupendoci di fronte ai giochini proposti. Usciti dalle sale che ospitano la mostra Brain è possibile continuare la visita nel resto del museo. Il biglietto intero costa 10 euro. Affrettatevi perché la mostra terminerà il 13 aprile 2014.

Per info:

http://mostrabrain.it

Brain 1Brain 2

La seconda visita interessante che abbiamo fatto è stata quella al castello di Fenis in Valle d’Aosta: parte del castello è stata copiata per ricostruirla al parco del Valentino di Torino nel borgo medioevale. Il castello di Fenis non è un castello di difesa, ma semplicemente una residenza dei nobili proprietari per far notare il loro prestigio. Ovviamente il castello è stato scrupolosamente restaurato in quanto nei secoli è stato abbandonato e usato come cascina o rifugio. Il costo del biglietto è irrisorio e la visita è accompagnata con le spiegazioni di guide preparate. Usciti dal castello si può visitare il museo dell’artigianato della Valle d’Aosta e conservando il biglietto del castello si ha diritto alla riduzione. Fenis è un centro piccolissimo e se volente pranzare o cenare vi consiglio il bar ristorante pizzeria Des Alpes, Frazione Chez Sapin 10 nel centro di Fenis. E’ curioso che oltre alla cucina valdostana viene proposta la cucina pugliese ed il locale sembra gestito da una coppia di origini russe o comunque dell’est Europa. Le porzioni sono abbondanti, costano poco, ma non vi aspettate dei piatti da gourmet. La visita può poi continuare visitando gli altri castelli o recandovi ad Aosta e passeggiando nel centro storico. Mentre sto scrivendo, sia ad Aosta, sia al Forte di Bard stanno girando alcune scene per il film The Avengers 2 ambientato in Russia (rischiate di avere le strade chiuse e transennate). Un commento: agli americani la Valle d’Aosta ricorda la Russia; ma che ne capiscono loro delle bellezze artistiche italiane?

Per info:

http://comune.fenis.ao.it/cfe/index.cfm/castello-di-fenis.html

http://regione.vda.it/cultura/patrimonio/castelli/castello_fenis/default_i.asp

http://ristorantedesalpes.weebly.com

Fenis 1Fenis


La terza visita è una visita ancora più interessante perché riguarda la nostra città, Torino, devastata dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale. La mostra è ospitata all’interno di Palazzo di Barolo, nelle cantine. Nelle cantine come le persone che si rifugiavano durante i bombardamenti aerei, che spesso facevano la fine del topo. La mostra inizia con reperti e documenti della città da poco prima dell’entrata in guerra in cui la popolazione non si rendeva ancora conto della gravità della situazione e dell’inferno a cui stavano andando incontro. Durante la visita lentamente si entra in uno stato sempre più angoscioso e capiamo come siamo fortunati noi giovani generazioni per non avere vissuto quell’inferno. Documenti, abiti, foto, musiche, curiosità, bombe, ricostruzioni storiche, storie raccontate in video interviste ci accompagnano fino al termine della guerra e della liberazione nell’estate del 1943: impressionante osservare la distruzione di Torino dalle foto aeree. Una mostra vivamente consigliata e gratis per i possessori dell’Abbonamento Musei. Unico neo: la mappa del percorso mette un po’ in confusione.

Per info:

http://arestorino.it/

http://www.operabarolo.it/

Eccoci tornati da una settimana a Lisbona. Questo post sarà abbastanza lungo, quindi mettetevi comodi. Iniziamo:

PRIMO GIORNO (Aeroporto-Lisbona Nord):

Siamo partiti dall’aeroporto Sandro Pertini di Caselle (TO) nel pomeriggio e dopo due ore e mezzo eravamo all’aeroporto di Lisbona. A differenza di quanto c’è scritto sulla nostra guida aggiornata al 2012, la metropolitana (linea rossa) arriva già all’aeroporto. Evviva, non prenderemo né taxi, né aero-bus. Di fronte all’ufficio informazioni turistiche ci sono i bancomat viola della banca Millenium: prelevate direttamente là se vi servono soldi contanti. L’ingresso della metropolitana è direttamente “sotto” l’aeroporto e vi conviene chiedere subito l’abbonamento Sette Colline oppure Viva Viagem: le tessere costano €0,50 e bisogna pagare €5,00 al giorno per poter viaggiare su qualsiasi tram (electrico), bus, metropolitana ed elevador. Il biglietto vale all’interno della città e rispetto alla Cartao Lisboa Viva non dà sconti nei musei ed è più economica: abbiamo pagato €35,50 (a persona per sette giorni) anziché €72,00 (a persona per sei giorni). Dopodiché ci siamo diretti verso il nostro comodissimo hotel Turim Alameda (c’è anche la stazione Alameda della metropolitana rossa), scoprendo la “nostra” zona di base. Alla sera abbiamo passeggiato in centro (stazione Baixo-Chiado) per cercare un posto in cui cenare. Vi anticipo che il cibo è buono e soprattutto economico (spesso si mangia in abbondanza pagando €15,00 in due, bevande incluse. solo due volte abbiamo pagato poco più di €30,00), ma che la scelta dei piatti è limitata e che dopo una settimana baccalà, pesce e carne alla griglia con contorno di patatine fritte inizierete a non poterne più.

SECONDO GIORNO (Alfama, Chiado-Baixa e Barrio Alto):

Abbiamo deciso di visitare il centro di Lisbona iniziando dall’Elevador de Santa Justa (cercate di andare presto per evitare coda), da lì abbiamo visitato la Chiesa do Carmo distrutta dal forte terremoto del 1755 e che hanno cercato di ricostruirla ma poi sono mancati i fondi, quindi è stata trasformata in un museo “all’aperto”. Qui abbiamo visto la statua di San Nepuceno, incontrato già a Praga (cercherò di capire come mai lo adorano anche a Lisbona, come San Giovanni Bosco). Usciti dalla chiesa ci siamo diretti verso un altro elevador da Bica (uno dei più piccoli) per scendere a livello “mare” e continuare la nostra visita verso il Castello di San Giorgio, passando davanti al (la cattedrale). Se siete stanchi salite sul famoso tram numero 28 in piazza del Commercio scendendo Largo das Portas do Sol (punto panoramico). La visita la castello costa €7,00 ed è abbastanza interessante anche per i panorami, ma evitate di mangiare là perché è caro (una bottiglietta da cl.33 costa ben €2,50!!!). Così siamo andati a mangiare nel ristorante Morgadinha da Alfama nel quartiere dell’Alfama (molto caratteristico con i suoi stretti vialetti) in cui a mie spese ho scoperto che il porco all’altejana è condito con sugo alle vongole (io detesto il pesce!). Breve visita alla cattedrale e poi giro turistico e “riposante” sulla linea 28 fino al capolinea Martin Moriz per poi scendere in piazza Rossio (così ci siamo informati sui biglietti per Sintra nella vecchia stazione Centrale Rossio) e passeggiare lungo Rua Augusta e le altre vie commercial-turistiche (una tra tutte Rua Garret in cui nelle vicinanze c’è la casa in cui è nato lo scrittore Pessoa e proprio di fronte il teatro San Carlo, una riproduzione della Scala di Milano. Di sera abbiamo cenato nella rosticceria Casa da India (prenotate o andateci presto perché è molto frequentato) più o meno di fronte al capolinea dell’Elevador da Bica in rua de Sao Paulo.

TERZO GIORNO (Sintra e Capo da Roca):

I biglietti per Sintra si acquistano il giorno stesso della partenza alla Stazione Rossio oppure Cais do Sodré e conviene fare quelli che durano 24 ore al costo di €12,00 e che permettono di utilizzare anche alcuni trasporti pubblici di Sintra (per esempio la linea bus 304 che porta da Sintra a Capo de Roca a Cascais). I treni suburbani sono comodi ed efficienti. Dalla stazione del Rossio si impiegano circa 45 minuti per arrivare a Sintra. E’ consigliabile presentarsi presto alla biglietteria per evitare code ed innervosirsi per le scarse indicazioni confusionarie che ci sono a Lisbona, ma penso in tutto il Portogallo. Sintra è una città molto frequentata dai turisti. Per visitare anche Capo de Roca abbiamo dovuto selezionare le attrazioni che più ci interessavano a Sintra, altrimenti sarebbero serviti due giorni per visitare tutto con calma: noi abbiamo scelto il Palazzo nazionale di Sintra (residenza reale), la Quinta da Regaleira con i suoi giardini e percorsi labirintici, il Palazzo da Pena altra residenza reale molto fiabesca ed infine, tanto per rilassarsi dopo pranzo, il museo del giocattolo (brinquedo) in cui abbiamo visto, suppongo, il rarissimo LEGO® Scala. Abbiamo optato per mangiare in una panineria di fronte al Palazzo Reale per evitare di perdere tempo nei ristoranti più cari che a Lisbona. Siamo stati dentro nei tempi, intorno alle ore 18.00 siamo scesi dal bus che ci ha portati a Capo de Roca, punta più occidentale d’Europa con di fronte solo l’oceano Atlantico. Qui il vento è molto forte e la temperatura è più bassa, quindi è meglio avere una felpa o un k-way. Il tempo di respirare l’aria dell’oceano e poi risalire sul bus 304 che ci porta a Cascais per prendere il treno suburbano che ci riporta a Lisbona. Per cena, su indicazione di un gentile operatore della metropolitana, abbiamo cenato egregiamente in un bar ristorante di Avenida de Roma, Luanda. Avenida de Roma, secondo la guida Routard, viene indicata come corso commerciale in cui i negozio rimangono aperti fino alle ore 23.00: non è vero.

QUARTO GIORNO (Lisbona ovest e Belèm):

Dopo la tirata del giorno prima ce la siamo presi comoda con il tram 15 dalla stazione metro Cais do Sodré (linea verde) per visitare la famosa torre di Belèm, il monastero dei Jerònimos e assaggiare i famosi Pasteis de Belèm presso la pasticceria omonima. Prima della torre di Belèm è interessante visitare la Pietra delle Scoperte, un alto monumeto di 50 metri dedicato ai navigatori scopritori del 1500 (soprannominato scherzosamente “non spingete!”). Ci si può salire al costo di €3,00 e ne vale la pena. Invece nel monastero dei Jerònimos, splendore gotico e barocco, ci si può soffermare davanti alla tomba di Vasco da Gama. Vi consiglio di acquistare il biglietto cumulativo torre di Belèm e Monastero dei Jerònimos per evitare code soprattutto al monastero. Durante la pausa pranzo ci siamo recati in un self-service all’interno del centro espositivo di fronte alla torre di Belèm. Per fortuna abbiamo mangiato qualcosa di diverso da carne e pesce grigliati e patatine fritte. Al ritorno, dopo avere assaggiato i pasteis di Belèm abbiamo ripreso il tram 15 e siamo scesi alla fermata davanti al deposito dei bus e dei tram Carris in cui è stato aperto un museo dedicato, ma anche qui la mancanza di indicazioni non ci ha permesso di visitare tutto. Per fortuna era gratis. Altri due consigli utili: con il tram scendete due fermate dopo quella che si chiama Belèm e fate attenzione agli zingari che cercheranno di vendervi stoffe e orologi “pregiati”. Siamo ritornati in centro alla Stazione del Rossio per prenotare i biglietti del treno per Porto (eh sì, non ci siamo fatti mancare nulla). Nonostante la stanchezza da caldo abbiamo fatto una tappa alla fermata della metropolitana Picoas (linea gialla) perché la città di Parigi ha donato a Lisbona un’ingresso parigino in stile Liberty con tanto di certificato. Al ritorno in hotel abbiamo anche perlustrato le vie intorno ad esso e abbiamo cenato al bar Mexicana in Avenida Guerra Junqueira.

QUINTO GIORNO (Porto):

La partenza è dalla stazione Oriente (linea rossa) con lo splendido treno pendolino disegnato da Giugiaro. Puntualissimo e pulitissimo con vagone bar-ristorante solo per un tragitto di 300 chilometri. L’arrivo è alla stazione Campanha da dove si può aspettare il treno che porta alla vecchia stazione centrale di Sao Bento e la visita inizia proprio da qua perché la stazione è un’opera artistica decorata con le famose ceramiche azulejos. E’ importante sapere che il biglietto del treno vale anche per il trasferimento dalla stazione Campanha alla stazione Sao Bento. Di Porto abbiamo visitato le seguenti attrazioni storiche: la stazione Sao Bento, la via commerciale Santa Caterina, il mercato di Bolhao, la Cattedrale, la libreria più vecchia d’Europa Lello & fratello ed infine le cantine di Porto, ma prima di queste abbiamo pranzato al bar-ristorante Tupi Tupi in Praça Joad I se non erro, comunque sotto il mercato di Bolhao. Per scendere alle cantine, invece, è obbligatorio oltrepassare il famoso ponte De Luis I alto 60 metri e poi la ovovia che porta alla città bassa. Con il biglietto della teleferica è inclusa una degustazione di porto in una delle numerose cantine. Verso le ore 18.00 ci siamo riavviati verso la strada del ritorno, comprando due panini da mangiare in treno perché l’arrivo a Lisbona era previsto per le 22.30.

SESTO GIORNO (Parco delle nazioni e Lisbona Nord):

Dopo la sfacchinata di Porto ci siamo dedicati ad un’altra gita meno impegnativa: il Parco delle nazioni inaugurato nel 1998 per l’Expo ’98. Mi dilungherò poco su questa visita perché non ci è piaciuta tutta questa distesa cementificata, a parte l’Oceanario. Qui tutto è dedicato a Vasco da Gama, il centro commerciale, la torre e il ponte lungo ben 13 chilometri di cui cinque su terra e otto sul tago. Questa meraviglia di ingegneria è stata costruita in tronconi in modo da resistere a forti sollecitazioni come i terremoti, iniziando ad oscillare senza, si spera, crollare. Vi ricordo che Lisbona è costruita su una faglia, quindi su zona sismica. Già nel 1755 Lisbona fu colpita prima da un fortissimo sisma di scala 9 Richter e dopo due ore da uno tsunami. L’onda anomala arrivò sino alla piazza del Rossio; guardando dalla piazza su Rua Augusta si può notare la distanza dal Tago e il dislivello che c’è tra la piazza del Rossio e piazza del Commercio: da rabbrividire. Tornando al Parco delle nazioni, c’è da ricordare (a differenza di quello che è stato scritto sulle nostre guide) che non esiste più il biglietto cumulativo per visitare l’acquario, salire sulla teleferica ed avere sconti nel centro commerciale. I bar e i ristoranti sono più cari che da altre parti della città. Nel pomeriggio abbiamo visitato in maniera più accurata la zona intorno all’hotel, quindi piazza Alameda con la grande fontana, ormai in disuso, del periodo della dittatura e poi con la metropolitana (linea rossa) abbiamo raggiunto il capolinea Sao Sebastiao dove abbiamo scoperto un interessante centro commerciale di ben 11 piani di cui 4 sotteranei. All’esterno si può ammirare il Monumento della Libertà eretto in ricordo del 25 aprile 1974 anno in cui cadde la dittatura. Il corso sottostante Viale della Libertà (con negozi di marca di lusso) porta a piazza del Rossio: in pratica una lunga passeggiata. Si può ammirare anche la statua dedicata al marchese di Pombal che fece ricostruire la città dopo il sisma. Comunque appena sotto il Monumeto della Libertà abbiamo scoperto il ristorante Botequim Do Rei dove abbiamo mangiato ben due sere e dove i piatti sono più curati, più buoni e finalmente propongono nel menù le insalate.

SETTIMO GIORNO (Alfama e Centro commerciale Colombo):

L’ultimo giorno a Lisbona ce la siamo presa con calma decidendo di alzarci più tardi e per visitare il museo del fado, siccome avevamo deciso di evitare di spendere troppi soldi (anche 45 euro a testa) nel ristorante Luso che propone concerti di fado nel quartiere Baixo-Chiado. Per raggiungere il museo del fado bisogna attreversare delle strade non troppo belle sia per la gente, sia per la puzza di urina, escrementi ed immondizia. Purtroppo il museo era chiuso (lunedì la maggior parte dei musei sono chiusi), ma le nostre guide affermavano che era aperto tutti i  giorni dalle ore 10 alle ore 18: anche questa notizia era falsa! Così abbiamo optato per fare un giro sui tram, prima sul 25 e poi sul 28 che ci ha portato al capolina su Piazza Martin Moniz la piazza cosmopolita di Lisbona “occupata” dai cinesi, ma qui è nato il fado. Da là abbiamo raggiunto a piedi piazza da Figueira dove abbiamo pranzato in uno dei tanti bar. Nel pomeriggio abbiamo visitato il grande centro commerciale Colombo (metropolitana linea blu) tanto per terminare la nostra vacanza e acquistare alcuni oggetti che in Italia non ci sono. Alla sera abbiamo ricenato presso il ristorante Botequim do Rei.

OTTAVO GIORNO (fine della vancanza e conclusioni):

Eccoci giunti all’ultimo giorno, il giorno della partenza. Il nostro aereo sarebbe dovuto partire alle ore 9.10, ma è stato cancellato e sostituito con un altro che faceva tappa a Torino per poi ripartire per Venezia, ma con un numero diverso da quello che avevamo sul nostro documento di viaggio. Purtroppo abbiamo sbagliato a prendercela comoda facendo colazione all’hotel e contando sulla metropolitana linea rossa che ci avrebbe direttamente all’aeroporto alle ore 8.00; Il tempo di 10 minuti per orientarci (il terminal 1 sembra non esistere e se esiste non è scritto perché secondo gli operatori già si intende che si tratta delle partenze, esattamente dove c’è il terminal 2), chiedere informazioni e intanto il nostro imbarco era stato chiuso. Ecco, un problema che abbiamo riscontrato a Lisbona è la presenza di indicazioni che creano molta confusione. Un altro minore è la difficoltà di avere dei menù variabili nei ristoranti, però il caffé espresso (bica) è buono. Concludendo, Lisbona è una capitale cosmopolita e molto vivace; settembre è uno dei mesi adatti a visitare la città. Come ogni città, anche Lisbona presenta delle vie o dei quartieri in cui bisogna fare un po’ di attenzione (ad esempio quello dell’Alfama). Per il resto una settimana va bene per conoscere Lisbona, la sua gente e la sua cultura. Avevamo a disposizione due guide: una Routard del Portogallo del 2007 e una Top10 Mondadori ristampata nel 2012, ma quest’ultima ci ha deluso perché molte notizie non sono aggiornate e la cartina della città è piccola. Tra le curiosità gastronomiche, a parte tutte le prelibatezze autoctone, cito la Fanta® al Maracuja, tanto per far capire quanto i Portoghesi siano ancora legati alle loro ex colonie, non solo per il cibo, ma anche musicalmente. Infine, tra i cd che ho visto ho comprato quello di Carminho, Alma (fado) e quello di Os Azeitonas, Salao America (pop-rock).

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