Il Blog di Luca C.

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Sempre più spesso quando passeggiamo in centro ci capita di percorrere quelle vie laterali che di solito sono snobbate dalla maggior parte delle persone, ma che in  un modo o nell’altro ci sorprendono con vedute diverse della città, con informazioni storiche e  artistiche e con la scoperta di un mondo commerciale fatto di piccole botteghe artigiane e di giovani imprenditori coraggiosi. Così, per esempio, ci si può imbattere in Balocco Arte in cui si restaurano vecchie bambole e si vendono anche meravigliosi carillon, oppure in I love spices in cui potete trovare tutte le spezie del mondo, oppure in Braciolemani in cui potete gustare le famosissime braciole messinesi accompagnate dalla Birra dello Stretto del Birrificio Messina salvato dai suoi dipendenti dopo il licenziamento da parte di una famosa multinazionale della birra, oppure in molte librerie come ad esempio Pop Hearth specializzata in libri di arte e design. Se invece amate gli i cibi americani c’è Americalicious in cui si vendono prodotti di importazione che non troverete da nessun’altra parte. Ma oggi vi voglio parlare della scoperta di un piccolo laboratorio in via Mercanti 2/G a Torino che produce e vende tiramisù da passeggio. Il negozio si presenta come una piccola gelateria solo che al posto del frigorifero con le vaschette di gelato ci sono delle graziose scatolette di cartone contenenti il famoso dolce in varie versioni. Quando siamo entrati ci ha accolto una ragazza gentile che ci ha presentato tre versioni di tiramisù disponibili: quelli classici, quelli alla nocciola e quelli alla fragola. Abbiamo optato per gli ultimi e siamo rimasti soddisfatti dalla bontà. La dose è consistente e i quattro euro li vale tutti. Sicuramente ci ritorneremo e chissà che non ci siano nuovi “gusti” di tiramisù, anzi di Tirmesù (in piemontese).

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Sono ritornato a scrivere qualche cosa di mio che non sia la solita citazione o video, ma in questo periodo va così. Sembra tutto fermo come in uno stagno, ma in fondo dentro ci trovi la vita che si muove. Eppure qualcosa si sta muovendo in questi giorni: che sia la volta buona? E’ meglio muoversi per non fare ristagnare i pensieri negativi e allora cosa c’è di meglio che uscire con la propria donna e/o con gli amici soprattutto ora che si avvicina il Natale, questo triste Natale del 2014 che si porta dietro un bel carico di stanchezza, stress, ansia e pessimismo cosmico. Ma ha ragione chi dice che bisognerebbe godere delle piccole cose. Infatti, un sms inaspettato con cui siamo stati invitati ad una cena ha scosso il mio umore cupo, forse perché colui che ce lo ha inviato era Mattia S., un bravo e simpatico ragazzo, ovvero il cuoco che ci ha preparato il delizioso pranzo di nozze. Siccome, causa mutua, non abbiamo potuto partecipare alla serata “Polenta immacolata”, siamo stati nuovamente invitati alla cena “Santa gallina” e questa volta, cascasse il mondo, ci siamo andati. Il luogo non era il ristorante in cui abbiamo pranzato il famoso 21 giugno 2013, ma una locanda, o meglio una birreria in cui si organizzano anche i concerti. Il locale è Lo sbarco in via Silvio Pellico 0 (zero) nel cuore del quartiere San Salvario a Torino. Forse non è proprio elegante, ma è accogliente e i ragazzi che ci lavorano sono molto gentili e amichevoli. Il desiderio di assaggiare le nuove prelibatezze di Mattia era alle stelle. Il menù comprendeva:

Cipolla bionda ripiena di salsiccia, robiola e nocciole

Insalata di gallina (ovviamente), radicchio e mele

Carciofi ripieni

Capunet di baccalà (che ovviamente non ho mangiato)

Risotto ubriaco (di vino rosso)

Dolcettino di crema, cioccolato e amaretto

Il tutto 18 euro a testa compreso vino e acqua. Le capacità culinarie di Mattia sono notevoli, soprattutto per gli accostamenti, a mio dire, bizzarri. Tutto era buono, pure il baccalà era invitante, ma a me il pesce proprio non riesce di assaggiarlo. I colori delle portate erano molto autunnali: la cipolla avvolta ancora dalla sua pellicina rossastra, l’insalata bianca e rossa, il carciofo ovviamente verde, il baccalà avvolto da una foglia di cavolo e accompagnato da una crema (penso di castagne) marroncina, il risotto violaceo; tutti colori molto caldi e autunnali; molto diversi dai colori chiari del nostro pranzo nuziale, ma tutto molto buono. Finalmente Mattia esce dalla cucina per fare quattro chiacchiere con noi, ma il suo lavoro creativo ai fornelli non ci ha permesso di di dialogare più di tanto, ma ci ha promesso che ci terrà informati su altri venti mangerecci. Chissà che ci scappi anche una serata in cui lui non lavori e si stia in compagnia di nuove persone tutte da conoscere.

Questa estate pazza ci ha concesso di fare una gita in montagna, la prima del 2014. Per iniziare, dopo mesi di inattività, ci siamo recati al rifugio Salvin a 1580 mt./slm. Partendo da Torino bisogna raggiungere Lanzo e qui bisogna fare attenzione a imboccare la strada giusta perché non ci sono segnalazioni e se ci sono sono malfatte e/o poco visibili. Per facilitarvi il percorso, arrivati a Lanzo, non seguite le indicazioni per le Valli di Lanzo, cioè dove c’è il traforo, né quelle per Balangero, ma quelle per il centro città (insomma, la strada davanti a voi, né a destra, né a sinistra). In pratica dovete attraversare il passaggio a livello. Da qui seguite le indicazioni per Coassolo, Monastero di Lanzo e Chiaves. Se riuscirete a trovarle subito siete fortunati; noi abbiamo subito preso la strada sbagliata e ci siamo andati ad infognare a Ceres per poi tornare indietro a Pessinetto ed infine a Lanzo attraversando la montagna e perdendo una buona mezz’ora. A questo punto se siete sulla strada giusta prima o poi troverete un cartello turistico marrone con la segnalazione del rifugio Salvin e l’indicazione ormai cancellata dal tempo per Mecca. Seguite sempre la strada per Mecca e dopo qualche tornante arriverete alla borgata di Mecca (non segnalata) e all’imbocco di una strada sterrata, ma percorribile in auto. Ecco questa strada sterrata vi porterà al rifugio. Da qui è iniziata la nostra prima escursione del 2014: si tratta di ben 8 km di strada facilmente percorribili sia a piedi che in bici, nonché con l’auto. Direi che l’auto per una volta potete lasciarla riposare. A passo lento e continuo ci vogliono due ore e mezza per raggiungere il rifugio. La strada sale, ma non è ripida ed è molto ombrosa grazie al bosco circostante. Durante il percorso potete fermarvi a visitare il piccolissimo borgo di Marsaglia. Purtroppo, il tempo non ha tenuto e la nebbia e scesa riducendo la visibilità a poche decine di metri. Per fortuna eravamo quasi alla fine del percorso e i morsi della fame e la stanchezza si facevano sentire. Nell’ultimo tratto la nebbia era così fitta che ci siamo orientati grazie ai fari accesi del rifugio, all’abbaiare dei cani e alla radiolina accesa proveniente da una stalla. Per fortuna che abbiamo pensato di telefonare al rifugio e prenotare un tavolo (i gestori sono inglesi, ma parlano un ottimo italiano). Siamo stati puntualissimi: abbiamo detto al gestore che alle ore 14 saremmo arrivati al rifugio e così è stato! Il pranzo è stato ottimo e rigeneratore: antipasto con lardo, salame e primo sale al verde; per seguire polenta concia con spezzatino e salsiccia; per terminare torta con pere passando dall’assaggio di formaggi di capra con miele. Caffè, acqua e soprattutto vino compresi. Costo: 20 euro a persona, ma si mangia a volontà e bene! Purtroppo non è stato possibile ammirare il panorama intorno a causa della nebbia e così dopo un po’ di riposo meritato abbiamo cominciato la discesa verso valle dove l’afa e la pioggia ci aspettavano. Un buon motivo per ritornare, ma questa volta con un tempo migliore sempre che il buon Dio ci conceda un po’ di sole e caldo.

Per info: http://www.rifugiosalvin.eu/

…ma artisticamente, musicalmente e culturalmente siamo in pieno inverno. Dopo questo ennesimo Festival di Sanremo che entrerà nel dimenticatoio ecco la mia personalissima recensione delle canzoni in gara. Non ho resistito a scaricare il disco, ascoltarlo velocemente e subito dopo a cancellarlo dall’hard disc causa attacchi di noia se non di depressione. E non ho nemmeno visto una serata in tv. C’è qualcosa che non va in Italia o sono io poco predisposto ad apprezzare tutto ciò? Canzonette noiose e film poco interessanti; che succede? Siamo a corto di idee, di ideali, di soldi, siamo depressi, svogliati, annoiati, stanchi, tristi e sfiduciati (?). Intanto aspetto con ansia quello che avrà da dirci il signor Caparezza che sta preparando il suo nuovo disco.

1. Così lontano di Giuliano Palma & Band ricorda un pochettino 50.000 di Nina Zilli; tanto il genere musicale è quello e 50.000 è stata arrangiata da Giuliano Palma. Avanti…

2. Bagnati dal sole eee, iii, aaa, ooo… di Noooeeemiii. Avanti…

3. Vivendo adesso di Renga che ci mette la passione quando canta e ha una bella voce, però sempre la stessa lagna… Avanti…

4. Controvento di Arisa è un plagio, poi bisogna vedere se le note sono identiche per otto battute consecutive, ma la somiglianza con l’introduzione del brano Entra nel cuore di Micol Barsanti è notevole. Però la voce di Arisa è stupenda e la canzone è riconoscibile e facilmente memorizzabile.

5. Ti porto a cena con me di Giusy Ferreri. Un consiglio: perché non provi a fare del sano e buon punk rock evitando le rime cuore amore? Secondo me avresti più successo (vedi Mikimix alias Caparezza). Avanti…

6. Nel tu… (neanche continuo). Avanti…

7. Ora (dopo). Avanti…

8. Avanti… 9. Avanti… 10. Avanti… 11. Caparezza aspetto il tuo rap. Avanti… 12. Avanti… 13. Avanti… 14.Un po’ di attenzione perché miei concittadini, ma poi avanti… Oddìo c’è ancora il secondo cd… 1. Avanti… 2. Avanti… 3. Avanti… 4. Avanti… 5. Molto in stile anni ’60. Avanti… 6. Avanti… 7. Avanti… Avanti fino a Stromae Formidable… Avanti…

Quest’anno non ce l’ho fatta ad ascoltare tutto il disco. Tremendo… Sarà per questo che il tema conduttore del Festival di Sanremo era la bellezza, per distogliere l’attenzione dalle canzoni? E per quanto riguarda il presunto plagio di Arisa giudicate voi.

Sanremo 2013 - front

Dopo una settimana ho ascoltato i brani proposti al festival di Sanremo 2013. Posso vantare di non assistere all’evento televisivo da ben tre anni e che vengo a sapere le notizie relative tramite i telegiornali, i quotidiani e i social network. Come sempre le canzoni in gara vengono per ultime dopo le solite critiche su vestiti, invitati, brogli, pubblicità e stipendi. A proposito di stipendi, la Littizzetto ha confessato nella trasmissione La bomba su Radio Deejay che la somma di denaro a lei pagata non corrisponde al vero e che è tutta un’invenzione dei giornali, anzi la RAI ha preteso per la pubblicità durante la messa in onda del festival di Sanremo ben 15.000 (quindicimila) euro al secondo! Io stimo la Luciana e il Fabio per la loro bravura e la loro simpatia, ma comunque ritengo che abbiano preso una ricca busta paga alla faccia di tutti i commenti che si fanno (e hanno fatto) sui guadagni dei calciatori e dei politici, anche se smentiscono e sminuiscono. Facciano come vogliono, io di solito non guardo nelle tasche degli altri, ma sfido chiunque a non accettare cifre simili. Quello che mi ha stupito sono i 15.000 euro al secondo: se una pubblicità dura circa 30 secondi, sono stati spesi ben 450.000 euro da moltiplicare per tutti i passaggi e per tutti i giorni del festival. Se ogni passaggio pubblicitario dura circa 5 minuti, ovvero 300 secondi, la RAI ha incassato 135.000.000 euro. Quanti passaggi pubblicitari ci sono stati durante la messa in onda del festival? Non riesco ad immaginare il totale! E poi dobbiamo pagare il canone RAI per assistere il più delle volte a programmi di qualità scadente e alle repliche di telefilm di vent’anni fa e oltre e adesso al Carosello serale di cinquant’anni fa? Vergogna! Parliamo delle canzoni in gara, che è meglio… Da come ho capito i big hanno portato due brani di cui uno veniva scartato. Quindi, suppongo che nel doppio cd siano state incise solo quelle che hanno passato il primo turno… Andiamo bene! Ma poi nel doppio cd sono presenti tutte le canzoni di tutti gli artisti in gara? Non l’ho capito. Per una volta che Al Bano non partecipava al festival ce lo siamo trovati lo stesso sia in TV, sia nel cd con la sua hit Felicità cantata in coppia con Romina Power. Mancava solo Amedeo Minghi… Ma vediamo subito il mio personalissimo giudizio:

Sanremo 2013 - back

CD1

1. Sicuramente Gualazzi è un bravo pianista, ma sai che faccio? Passo alla traccia successiva.

2. Ritmo allegro che prende subito, ma per i miei gusti non fa scintille. Passo alla traccia successiva.

3. Una canzona senza introduzione (?!). Voce calda e inconfondibile di Malika. E se poi passassi alla traccia successiva?

4. Per fortuna ci pensano gli EeLST a rompere la monotonia con la loro Canzone mononota. Sempre originali soprattutto dal vivo con la loro simpatia e bravura.

5. Si continua con ritmi più vivaci, ma questa felicità mi ricorda una canzoncina dance, un remix di qualche estate fa, ma è un brano che si fa ascoltare facilmente.

6. Canzone impegnata e ben studiata, e non dimentichiamoci che Daniele è stato affiancato da un signore che traduceva il testo in gesti per i sordomuti: avrà letto anche lui il libro La sinfonia delle cose mute? Appunto, a bocca chiusa.

7. Finalmente una canzone con un testo diverso dal solito amore rimpianto, abbandonato, lasciato, tradito e palle varie. Un testo coraggioso e intelligente che parla ironicamente della morte con un messaggio alla fin fine profondo. La prima volta e anche l’ultima?

8. Una bella voce quella di Maria Nazionale, ma si rientra nella solita lagna. Non è colpa mia se passo alla traccia successiva.

9. Non conosco molto i Marta sui tubi, quindi non me la sento di giudicarli, ma vorrei passare alla traccia successiva.

10. Anche Max Gazzé ha presentato un brano un po’ diverso dai soliti canoni sanremesi parlando dei testimoni di Geova (?) sempre sotto casa.

11. Gli Almamegretta si sono riuniti, ma secondo me non sono più quelli di prima e poi non capisco questi gruppi nati in contesti non proprio nazional-popolari che poi vanno a Sanremo. Anche mamma non lo sa

12. L’essenziale è cambiare traccia…

13. Non conosco la carriera artistica di Chiara; mi sembra che sia uscita da qualche talent-show? Un tango a Sanremo mancava, ma il futuro che sarà te lo dico io: passo alla traccia successiva.

CD2

1. Una canzone sull’omosessualità, ma sempre di una canzone d’amore lagnosa si tratta. Amami uomo: non riesco e passo alla traccia successiva.

2. Baciami? Mi spiace, passo alla prossima traccia.

3. E’ proprio una storia impossibile, quindi premo next.

4. Belli il pianoforte e l’arrangiamento iniziale che non mantiene l’equilibrio con il resto. Next.

5. Tra le parole cantate siamo già al secondo “incazzare” al festival di Sanremo, Uh, che scandalo! Lo scriverò con parole semplici: next.

6. Mi servirebbe sapere se Antonio Maggio abbia incontrato Simona Molinaro (vedi CD1 traccia 5).

7. Dietro l’intima ragione passo alla traccia successiva, ma non ditelo a nessuno.

8. Non conosco anche Il Cile, anche se vedo molti ragazzi che comprano i suoi dischi… Ma ormai le parole non servono più perché abbiamo finito e sono annoiato.

9. Questo tipo di felicità è diventato molto trash, ma è meglio di quelle sopra…

10. Ho sempre odiato L’italiano di Toto Cutugno fin da bambino, anche se ha fatto il giro del mondo, ma almeno era una canzone.

11. Oooh! Apriti cielo! Del secondo disco riesco a salvare solo le ultime tre… Sarà perché ti amo!

Mi sembra che manchino i Modà, grazie al cielo: sarebbe stato l’ennesimo “next”. Conclusioni? Secondo me si tratta delle solite noiose canzoni ideate per Sanremo e riesco a salvarne poche, tra quelle dei giovani nemmeno una. Il mio non vuole essere un giudizio da esperto, ma da semplice ascoltatore ammetto che mi sono annoiato molto. Non capisco l’intrusione delle ultime tre canzoni nel secondo disco, anche se gli interpreti erano stati invitati al festival. Che ci sia tanta nostalgia del passato, dell'”era meglio quando si stava peggio”? Non ve lo so dire, ma è aperto il dibattito. Quella che segue è la mia personalissima classifica; io avrei fatto vincere queste canzoni:

1. Elio e le Storie Tese – La Canzone mononota

2. Simone Criticchi – La prima volta (che sono morto)

3. Daniele Silvestri – A bocca chiusa


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