Il Blog di Luca C.

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Per il 2017 mi sono promesso di esercitarmi ad essere il più possibile positivo almeno su queste paginette virtuali. Anche se la situazione attuale non è avvincente e tutti i sentimenti negativi conducono alla continua lamentela ottenendo nulla se non peggio, conviene cercare qualcosa, seppur piccolo, di bello, di costruttivo e di propositivo. Iniziamo dal principio: qualche mese fa, scervellandomi su come ci si possa reinventare, sono capitato quasi per caso sul sito http://guidemeright.com. Si tratta di un sito in cui si possono proporre delle attività (a pagamento) a chiunque sia interessato, in primis ai turisti. Quindi, dopo avere letto le linee guida, ho deciso anche io di diventare un “local friend” proponendo un’attività, a mio avviso, molto interessante:

Alla scoperta di Borgo San Paolo.

Borgo San Paolo è il quartiere in cui vivo da quarant’anni. Fu un borgo prettamente operaio perché qui si insediarono le fabbriche, le officine meccaniche e i laboratori artigianali all’inizio del XX secolo. Come potete immaginare, il quartiere conobbe un periodo di crescita della popolazione che dalle campagne veniva a cercare un lavoro più stabile e, in seguito, un periodo di crisi profonda durante e dopo la Seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti che rasero al suolo molte aree industriali. Per anni alcune di esse furono lasciate in un grave stato di degrado e abbandono, altre furono risanate costruendoci condomini residenziali, parchi e gallerie d’arte, ma altre ancora sono tutt’ora in fase di recupero. Ma quali furono le fabbriche più importanti e famose in Borgo San Paolo? Sono tutt’oggi esistenti? Quali storie ha da raccontarci Borgo San Paolo? Ebbene, con questa attività potrete conoscere le risposte e scoprire molte altre informazioni e curiosità! Ho pensato di intraprendere questo mini-tour in bicicletta o, per gli amanti dell’urban-trekking, a piedi. Si tratta di un percorso ad anello di circa dieci chilometri, da me studiato, che partirà dalla modernissima stazione ferroviaria Porta Susa, seguirà il tracciato dell’ex raccordo ferroviario di Borgo San Paolo e si immergerà nel cuore del quartiere. Il percorso è completamente pianeggiante, adatto a tutti e principalmente su pista ciclabile, aree pedonali o strade a bassa densità di traffico. E per chi volesse è possibile fare una pausa pranzo in una delle numerose trattorie con cucina tipica piemontese o in una delle pizzerie storiche di Borgo San Paolo oppure visitare il Museo del Carcere “Le Nuove” o, per gli amanti dell’arte contemporanea, la Fondazione Sandretto Rebaudengo o la Fondazione Merz. Precisazione importante: io parteciperei con voi alle visite in qualità di visitatore; non sono una guida turistica, né ho l’abilitazione per farlo. Insomma, questa attività vuole accontentare un po’ tutti con un percorso archeologico industriale, storico culturale ed enogastronomico! L’attività costa appena 18 euro a persona (prezzo stabilito automaticamente dal sito Guide Me Right), esclusi visite museali e pranzi. Prenotate ora l’attività cliccando sul link https://www.guidemeright.com/it/cosa-fare-a/torino/alla-scoperta-di-borgo-san-paolo. Vi aspetto numerosi!

(Bibliografia: Calosso Federica e Ordazzo Luisella, Borgo San Paolo, Graphot Editrice, 2009).

Borgo san Paolo

C’è una sostanziale differenza tra nostalgia e memoria. La nostalgia è un valore passivo, al limite negativo, che nel crogiuolo dei ricordi induce alla malinconia, alla rassegnazione, al rimpianto di cose passate che non ritorneranno mai più, che non sono riproducibili, ripetibili. La memoria invece è un valore positivo, attivo perché il ricordo non induce al lamento, bensì alla riflessione.
Descrivere un Borgo, cioè uno spicchio di città fatta “non solo di mura e di pietre” come scrive Agostino da Ippona, “ma di uomini” perché “la città è gente” (Sofocle); raccontare attraverso testimonianze a viva voce, oppure con la lettura, lo studio di carte, documenti e anche ingialliti ritagli di giornale, significa trasformare la cronaca in storia, una storia minore, certamente, ma preziosissima per capire e soprattutto per pensare.
Diego Novelli – Borgo San Paolo, 28 febbraio 2009
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Era il 1992 (avevo 16 anni) o giù di lì quando iniziai ad avvicinarmi con più attenzione al mondo radiofonico ed ai suoi palinsesti. Grazie al mio migliore amico Paolo scoprii la Radio Deejay e uno dei suoi programmi più famosi ovvero il Deejay Time diretto da Fargetta e condotto da Albertino e Giuseppe, affiancati da Molella e Prezioso e da personaggi virtuali come la ormai scomparsa Bambina del tombino. In quegli anni la musica dance si stava addolcendo volgendo a sonorità più orecchiabili e pop. Stava ritornando la “italo dance” con i suoi progetti ambiziosi più famosi come Corona, Ice-Mc, MO-DO, Datura, Usura, Ti.pi.cal, Alexia fino ad arrivare all’era dei dj produttori come il torinese Gigi D’Agostino, tanto per citare qualche nome. Si trattava di motivetti che fecero il giro del mondo fino al 1998 quando le sonorità iniziarono nuovamente a cambiare e le discoteche a conoscere un lungo periodo di crisi. Insomma, in quel periodo ed in particolar modo nel 1994 diventai uno dei tanti “amici della cassettina”, ovvero di quelli che registravano le canzoni dalla radio facendo ben attenzione a tagliare le intromissioni degli speaker e alla qualità del segnale audio. Radio Deejay, nonostante l’abbandono di Claudio Cecchetto, stava vivendo un grandioso periodo grazie a programmi come Deejay Time e Deejay Parade. Poi con il trascorrere degli anni cambiarono i gusti e le mode. Per un lungo periodo non ascoltai più il programma che in concomitanza cessò di esistere per essere sostituito da altri. Ma la memoria si ricorderà sempre di quegli anni in cui la vita forse era più facile parafrasando una famosa canzone di Max Pezzali. Poi da poco tempo Radio Deejay ha regalato ai suoi ascoltatori il ritorno del programma Deejay Time e da gennaio 2016 la Deejay Parade. Forse per i più nostalgici come me. Sicuramente le sonorità sono diverse e viene meno la sensazione di divertimento che le canzoni degli anni ’90 trasmettevano. I bpm si sono abbassati così tanto che viene da chiedersi come facessimo a ballare con canzoni sparate a 133 bpm. Mi ricordo che io saltavo in continuazione anche per tre ore di seguito che neanche in una lezione di aerobica… E guai fermarmi per bere un cocktail: per non perdere nemmeno una canzone. Forse ero considerato un pagliaccio, sicuramente non baccagliavo, ma per me andava bene così. Stando con gli amici e improvvisare coreografie assurde e comiche. Bei tempi. Ma forse la crisi che la società sta vivendo in questi periodi cupi ed insicuri ci porta a rivivere i bei tempi passati con la riproposta di quei programmi radiofonici ed il ritorno di Albertino Fargetta Molella Prezioso quattro figure di spicco nel contesto della dance italiana. Così è nato il Deejay Time The Reunion e questa estate i quattro deejay sono in tour in varie località italiane iniziando da Torino, o meglio Collegno. Perché mancare all’evento del 9 luglio al Flower Festival? Giovani dai 20 anni fino ai 50 per assistere all’evento. La riproposta delle canzoni dance degli anni ’90, di cui molte ritoccate con sonorità più odierne, senza l’uso di vinili e cd, ma di file, notebook e i-pad. Ha iniziato Albertino per passare a Molella: si vede ancora che si diverte ed è instancabile e ,diciamolo, figo nonostante i 52 anni. Poi arriva il turno di Fargetta. A parte il problema tecnico che ha avuto al mixer è stato l’unico che ha suonato più brani con le sonorità originali. Prezioso, invece, ha fatto più rumore e più spettacolo. Lui, famoso scratcher, ora fa uso di i-pad, chitarre da videogioco e joypad. Guardandomi attorno ho notato come viene meno la voglia di fare gruppo nel ballo e divertirsi nel vero senso della parola, con il sorriso sulla faccia. Si balla proprio da soli e si sta da soli: gli altri fanno solo da contorno. Magari mi sbaglio ed è stata solo una mia impressione. Ma quello che ho notato di più è come il tempo scorre così in fretta da non accorgercene finché non rivedi quattro dj, idoli della tua adolescenza, che salgono sul palco ed esclamare “maro’ se so’ invecchiati!” per poi guardarti allo specchio, vedere un po’ di pancia in più, qualche capello bianco, sentirti meno prestante fisicamente ed esclamare “maro’ quest’anno so’ 40!“.

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Per info:

http://www.flowersfestival.it

http://www.deejay.it/programmi/deejay-time/

Finalmente il 16 luglio ho aperto uno dei regali di Natale più attesi: il concerto di Jovanotti allo Stadio Olimpico di Torino. Per fortuna il tempo è stato clemente, sia quello meteorologico, sia quello lavorativo. Infatti nel tardo pomeriggio un forte temporale si è abbattuto sulla città e il cielo si è aperto subito dopo, mentre gli orari lavorativi mi hanno permesso di partecipare all’evento. Se avessi lavorato nel pomeriggio molto probabilmente avrei perso molto oppure non sarei potuto andare. Tralascio ogni commento. Invece alle 19.30 eravamo già seduti in curva Maratona di fronte al palco. Anche se lontani si vedeva abbastanza bene. I miei nuovi occhiali progressivi ai quali mi sto abituando solo ora mi fanno vedere in full HD, eppure sono più deboli di quelli vecchi che sono riuscito a spezzare. Secondo me può essere anche vero che le tribune laterali sono più vicine al palco, ma sono comunque lontane e per pagare anche 20 euro in più non ne vale la pena. Sicuramente per chi è stato in curva il secondo anello è stato il migliore. Inoltre i diffusori acustici sono sempre diretti verso la curva, quindi chi è stato sulle tribune avrà sentito bene? Non lo so, comunque abbiamo atteso ansiosi un’ora e mezza l’inizio del concerto, durante la quale si sono esibiti i Tre allegri ragazzi morti e un dj napoletano. Non posso scrivere nulla di queste esibizioni perché non le ho ascoltate attentamente. Noi aspettavamo il Jova. E finalmente eccolo lui e la sua band che aprono il concerto allo stadio con Ciao mamma (“che bello è quando lo stadio è pieno!”) e altri grandi successi del primo Jovanotti (MixGimme five, …) per poi passare a La mia moto, ma la festa vera è cominciata quando la luce del giorno è calata, i fari dello stadio si sono spenti per dare spazio a luci e a laser coloratissimi. Una raffica di brani uno dopo l’altro con qualche breve commento; il più lungo forse è quello dei puntini per introdurre Gente della notte. Il brano che invece ha fatto tremare lo stadio è stato Ti porto via con me  di cui la versione strumentale (“in questa notte fantastica…”) ha fatto da chiusura ufficiale del concerto con il saluto di Lorenzo e la band. Un unico bis è stato concesso ovvero Penso positivo in una versione aggiornata più dance. Una volta lasciato il palco i titoli di coda (con tutti i nomi di chi ha lavorato per la realizzazione del concerto) sono stati accompagnati dal nuovo singolo Estate nonostante sugli spalti il pubblico intonasse ancora le note di Ti porto via con me. A questo punto ci siamo alzati anche noi e una volta fuori dalle gradinate ci siamo regalati le calamite da frigo e una maglietta con l’immagine del primo Jovanotti (Go Jovanotti Go!). Prima di uscire veramente dallo stadio abbiamo cercato invano le nostre pastiglie Leone in scatolina metallica che gli addetti alla sicurezza ci hanno fatto lasciare dietro un blocco di cemento. Ovviamente non c’erano più. Peccato, non per le caramelle, ma per la lattina perché era una delle nostre bomboniere personalizzate per il nostro matrimonio. L’errore è stato nostro perché non siamo frequentatori degli stadi, anzi era la prima volta in uno stadio: abbiamo evitato di portare gli ombrelli, ma non abbiamo fatto i conti con una piccolissima lattina che in confronto alle bottiglie di vetro di birra vendute all’interno dello stadio sarebbe stata totalmente innocua. Speriamo che l’addetto alla sicurezza le abbia regalate a Lorenzo. Comunque siamo stati contenti di avere partecipato al Backup Tour. Carico di energia positiva e un po’ assonnato mi sono addormentato con in testa una frase di uno dei monologhi di Jovanotti: “tutti ce la possiamo fare!” (ché in questo periodo di un incoraggiamento ne abbiamo veramente bisogno).


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