Il Blog di Luca C.

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briançcon

Quest’anno per Pasqua non è stato previsto bel tempo. Ma alla fine, anziché neve e pioggia, abbiamo avuto in po’ di sole al mattino, certo con temperature basse, e cielo velato dal pomeriggio, almeno in provincia di Torino. Per l’occasione ci siamo recati in Val di Susa e, attraversando il Monginevro, a Briançon in Francia. Briançon è una cittadina che ha mantenuto nel centro storico la vecchia pianta medievale. Infatti, le case si trovano tutt’oggi a ridosso del forte difensivo e una volta essendo le abitazioni di legno erano frequenti gli incendi di cui l’ultimo durò ben tre giorni e distrusse il 90% della città. Da quel momento i cittadini si resero conto che forse era meglio costruire con le pietre e sfruttarono le stesse posizioni in cui si ergevano le case bruciate. Il centro storico di Briançon è percorso così da vicoli stretti in cui è molto rilassante passeggiare. Si può dire che tutta la zona è pedonale. Lungo la via principale ci sono molti ristoranti, bar, botteghe artigianali, negozi di souvenir che espongono numerose marmotte di peluche che fischiano al passaggio dei visitatori, ma come sempre è bello esplorare le stradine laterali e scoprire come sia piacevole osservare da altri punti di vista. In uno di questi vicoli c’è il ristorante Le Passage in cui abbiamo mangiato già alcune volte nelle ricorrenze di Pasquetta o Ferragosto piatti prelibati e sostanziosi come la tartiflette e la raclette (quest’ultima ancora da provare). Finalmente quest’anno siamo riusciti a visitare il forte e siamo stati fortunati perché eravamo solo quattro visitatori con la guida che parlava solo francese, ma la mia fidanzata faceva da interprete, anche se qualche parola riuscivo a capirla. Il forte di Briançon è stato completamente ricostruito nel 1839 sulle rovine di un castello. E’ stato utilizzato per difendersi dagli attacchi dall’Italia e dalle valli limitrofi perché da lì si gode un’ottima vista sul territorio. Con l’avvento delle nuove tecnologie in ambito militare fu necessario ampliare le strutture difensive costruendo nuovi forti nelle vicinanze. Intorno a Briançon si contano ben venticinque basi difensive. E’ ovvio che queste strutture oggi sono obsolete e il forte in questione lo era già da quando gli Italiani, sotto il regime fascista, eressero una base militare su Mont Chaberton che dominava la valle per conquistare il territorio francese. Dopo la seconda guerra mondiale il forte di Briançon fu utilizzato nei modi più svariati come ospedale militare, caserma, solarium (per curare malattie come la tbc), e fino al 1996 utilizzato dalle suore come scuola per infermieri. Dopodiché fu lasciato per anni in totale abbandono finché non è stato ritenuto patrimonio culturale e artistico dall’Unesco da alcuni mesi. Prima di allora si è preso cura del forte un comitato di cittadini briançonesi organizzando già alcune visite turistiche. Devo dire che le condizioni in cui è tenuto il forte sono pessime e ricorda la Reggia di Venaria ai tempi del suo degrado, (finestre e porte rotte, pezzi di intonaco crollati dal soffitto, assi di legno e oggetti di varia natura abbandonati sul percorso – una barella accostata ad una parete e uno yogurt ancora chiuso con cucchiaino su un tavolo hanno suscitato molta curiosità), ma forse è proprio questo che ha reso la nostra visita abbastanza avventurosa, grazie anche alle abbondanti nevicate recenti che hanno reso il percorso difficoltoso. Cumuli di neve ostacolavano alcuni passaggi resi estremamente pericolosi dalle lastre di ghiaccio sul pavimento. La guida ci ha spiegato che quella era la prima visita del 2013. Purtroppo non abbiamo potuto visitare la polveriera perché la serratura era difettosa, secondo me a causa delle basse temperature. In cima, dove il vento soffiava forte e freddo, c’è la statua di Atena, simbolo di pace e libertà, donata alla città dopo essere stata rifiutata da quella di Bordeaux per la quale era stata creata. Una curiosità sulla statua: in precedenza doveva essere posta a Bordeaux in un punto ben preciso che era sullo stesso parallelo ed esattamente di fronte alla Statua della Libertà a New York. Ritorniamo al forte: il percorso è labirintico ed è assolutamente opportuno seguire la guida perché alcune aree non sono agibili o protette. Chi fa il furbo è passibile di salate sanzioni. A proposito di soldi: il costo del biglietto è di 6,20 euro e nei festivi di 7,20 euro. Penso che valga la pena visitare il forte se capite la lingua francese. Forse in futuro sarebbe opportuno creare degli opuscoli in varie lingue con un percorso stabilito e guidato, ma prima sarebbe più importante restaurare il forte mettendolo in sicurezza perché per come è ora potrebbe essere pericoloso. Sempre che, con la crisi attuale, non vengano tagliati i fondi alla città francese. La visita dura circa due ore.

Per info:

http://www.ot-briancon.fr/

http://fr.wikipedia.org/wiki/Brian%C3%A7on

Altra domenica insieme, altra gita in montagna. Questa volta la nostra metà è stata il rifugio Guido Rey in alta Valle di Susa. Per raggiungerlo (da Torino) bisogna uscire dall’autostrada A32 a Ulzio Ovest e seguire le indicazioni per Bardonecchia fino a quando non si incontrano le indicazioni per Beaulard e Chateau a sinistra nel sottopassaggio della ferrovia. La gita può iniziare direttamente da Beaulard seguendo il sentiero 702, ma per fortuna abbiamo evitato perché sarebbe stato molto lungo e faticoso (600 mt. di dislivello) per noi che non siamo esperti camminatori. Il percorso non è né pericoloso, né difficile, ma un po’ più impegnativo rispetto ad altri che abbiamo intrapreso. Quindi vi consiglio di partire direttamente da Chateau, che si raggiunge tranquillamente in auto, e di imboccare il sentiero Balcone 702a (dislivello 300 mt.) per il rifugio Guido Rey direttamente dal posteggio. Gradatamente entrerete in uno splendido e silenzioso bosco di conifere – ottimo quando c’è il sole caldo che picchia sulle teste – e inizierete a salire verso la meta. Alcuni punti saranno un po’ ripidi, soprattutto quando raggiungerete il “guado” del ruscello (in realtà c’è un ponticello di legno) perché dopo il ponte la mulattiera si impenna e ci si aiuta con le corde che troverete legate agli alberi e alla roccia sulla vostra sinistra. Questo pezzo del percorso non è particolarmente difficile in salita, ma richiede attenzione al ritorno. Continuando a salire raggiungerete il sentiero che parte da Beaulard, che è molto più largo, sempre in salita ed è percorribile solamente con i fuoristrada. A questo punto del cammino quando vedrete quello che rimane di una vecchia stazione della seggiovia in disuso da anni – perché sembra che le piste sciistiche fossero molto difficili e di conseguenza l’affluenza di sciatori era molto bassa – sarete molto vicini alla meta. Ancora qualche ripida salita sulla strada sterrata e scorgerete il tetto del rifugio Guido Rey. Consiglio a tutti i gitani della domenica, che come noi amano le passeggiate in montagna, di essere un po’ attrezzati con un buon paio di pedule, una maglietta di ricambio (arriverete con la schiena sudata), una felpa, un K-way, acqua, un po’ di frutta e uno snack di cioccolato da mangiare durante il percorso. C’è gente che va su anche con scarpe da ginnastica non adatte, tipo le Converse, e se rientrate in questa casistica cercate di prendere dei bastoni per aiutarvi nei punti più impegnativi. Il rifugio, del CAI, è accogliente (ci si può fermare anche per pernottare), organizza molte attività soprattutto per i bambini. E’ gestito da una simpatica coppia bresciana che vi consiglieranno i piatti del giorno. Per chi vuole essere comodo è possibile usufruire del servizo navetta con il fuoristrada direttamente Beaulard al costo di tre euro a persona. Rispetto al rifugio Selleries, i piatti seppur buoni e abbonadanti sono più costosi: per un antipasto diviso in due (qualche affettato, due tomini e due fette di Brie calde), due abbonadanti piatti di polenta accompagnati da salsiccia al sugo e contorno di finocchi gratinati e/o verza, due buoni dolci abbiamo pagato 20 euro a testa contro gli 11 euro del rifugio Selleries. Bisogna, però, precisare che il rifugio Guido Rey è aperto solo nel periodo estivo, mentre il rifugio Selleries è aperto tutto l’anno. Dal rifugio Guido Rey si possono percorrere altri sentieri, a mio avviso ancora più impegnativi. Il panorama dal rifugio non è un granché, in parte è deturpato dai resti della stazione della seggiovia e dal bivacco subito sopra e ho sentito la mancanza di prati estesi; in compenso si può stare sdraiati all’ombra degli alberi e non c’è il via vai di auto come al rifugio Selleries. Al ritorno è suggestiva la visione del campanile romanico di Chateau tra le fronde degli alberi.

Per info:

http://www.provincia.torino.gov.it/turismo/percorsi/asusa.htm

http://www.rifugioguidorey.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Rey


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