Il Blog di Luca C.

Posts Tagged ‘Lyrics

What would I do without your smart mouth
Drawing me in and you kicking me out?
Got my head spinning, no kidding
I can’t pin you down
What’s going on in that beautiful mind?
I’m on your magical mystery ride
And I’m so dizzy, don’t know what hit me
But I’ll be alright

My head’s underwater
But I’m breathing fine
You’re crazy and I’m outta my mind

Cause all of me loves all of you
Love your curves and all your edges
All your perfect imperfections
Give your all to me, I’ll give my all to you
You’re my end and my beginning
Even when I lose, I’m winning
Cause I give you all of me
And you give me all of you, oh

How many times do I have to tell you
Even when you’re crying, you’re beautiful too?
The world is beating you down
I’m around through every move
You’re my downfall, you’re my muse
My worst distraction, my rhythm and blues
Can’t stop singing, this ringing in my head for you

My head’s underwater
But I’m breathing fine
You’re crazy and I’m outta my mind

Cause all of me loves all of you
Love your curves and all your edges
All your perfect imperfections
Give your all to me, I’ll give my all to you
You’re my end and my beginning
Even when I lose, I’m winning
Cause I give you all of me
And you give me all, all of you

Cards on the table
We’re both showing hearts
Risking it all though it’s hard

Cause all of me loves all of you
Love your curves and all your edges
All your perfect imperfections
Give your all to me
I’ll give my all to you
You’re my end and my beginning
Even when I lose, I’m winning
Cause I give you all of me
You give me all, all of you, oh
I give you all, all of me, yeah,
And you give me all, all of you, oh

(John Legend, All of meLove in the future, 2013)

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Parcheggio verde fila 9 posto auto 26
Lo segno sennò quando lo ritroverei
Il centro commerciale è tanto grande che mi perderei
Ma poco male tanto non me ne andrei mai

Ed i negozi di catene tutte uguali e identiche
Mi fan sentire sempre come a casa mia
Anche le cose son disposte sempre in modo simile
Perchè non è mai pratica la fantasia

Le scale mobili, i centri estetici, prodotti tipici, big mac
Maglie del Manchester, scarpe e giocattoli, sali da bagno, smartphone

L’astronave madre luminosa colorata e immobile
Cattedrale scintillante nelle buie periferie
Incontaminata ed invincibile

Nel megastore dell’elettronica, le offerte sugli hard disk
curiosi provano un po’ quel che capita
Le facce di una coppia sui televisori lcd
Si specchiano dentro alla telecamera

Nel piano sppra un ragazzo guarda una ragazza che
Osserva le vetrine distrattamente
Alla piazza dei ristoranti il suo sguardo incrocerà
La inviterà a cena o non le dirà niente

Le scale mobili, i centri estetici, prodotti tipici, big mac
Maglie del Manchester, scarpe e giocattoli, sali da bagno, smartphone

L’astronave madre luminosa colorata e immobile
Cattedrale scintillante nelle buie periferie
Incontaminata ed invincibile

L’astronave madre dove ogni sogno è realizzabile
Rinfrescante porto franco nelle estati torride
Calda quando il cielo sembra avvolgere

(L’astronave madre, Max Pezzali, 2015)

Steso sul filo
di una gloria che non c’è
disincantato, disarmato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Appeso al grido
di una folla che non c’è
amareggiato disorientato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Stai vivendo un equilibrio precario

Steso all’ombra
di una vita che non c’è
rammaricato tormentato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Stai vivendo un equilibrio precario

Steso sul filo
di una gloria che non c’è
demotivato insoddisfatto per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

(Carmen Consoli, Equilibrio precarioStato di necessità, 2000)

Prima di dare del pazzo a Van Gogh, sappi che lui è terrazzo, tu ground floor.
Prima di dire che era fuori di senno, fammi un disegno con fogli di carta e crayon.
Van Gogh, mica quel tizio là, ma uno che alla tua età libri di Emile Zola, Shakespeare nelle corde, Dickens nelle corde; tu leggi manuali di DVD Recorder.
Lui, trecento lettere letteratura fine; tu, centosessanta caratteri due faccine, fine.
Lui, London, Paris, Anverse; tu, megastore, iper, multiplex.
Lui, distante, ma sa tutto del fratello Teo; tu, convivi e non sai nulla del fratello tuo.
Lui, a piedi per i campi, lo stimola;  tu, rinchiuso con i crampi sul tapis roulant.
Beh, da una prima stima mio caro ragazzo, dovresti convenire che…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Van Gogh a sedici anni girò tra collezioni d’arte; tu sedici anni Yu-Gi-Oh, collezioni carte.
A vent’anni nel salon del Louvre e tu nell’autosalon nel SUV rimani in mutande.
Lui, oli su tela, e creò dipinti; Tu oli su muscoli, gare di bodybuilding.
Lui, paesane, modelle, prostitute; Tu passi le notti nel letto con il computer.
Lui ha talento e lo sai che è un po’ che non l’hai.
Lui scommette su di sé; tu poker online.
Lui esaltato per aver incontrato Gauguin, tu esaltato per avere pippato cocaine.
Lui assenzio e poesia, tu senza poesia.
Lui ha fede, tu ti senti il messia.
Van Gogh, una lama e si taglia l’orecchio, io ti sento parlare, sto per fare lo stesso.
Ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo, avrò pietà di te perché…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Spacchi tutto quando fan goal, fai la coda per lo smartphone…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Ok, Van Gogh mangiava tubi di colore ed altre cose assurde, probabilmente meno tossiche del tuo cheeseburger.
Lui allucinazioni che alterano la vista, tu ti fai di funghi ad Amsterdam ma ciò non fa di te un artista.
Tu, in fissa con i cellulari, lui coi girasoli.
Girare con te è un po’ come quando si gira soli.
Colpo di mano, cambia il vento, come a rubamazzo.
C’è una novità ragazzo, tu non sei più sano…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

(Caparezza, Mica Van GoghMuseica, 2014)


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