Il Blog di Luca C.

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Parcheggio verde fila 9 posto auto 26
Lo segno sennò quando lo ritroverei
Il centro commerciale è tanto grande che mi perderei
Ma poco male tanto non me ne andrei mai

Ed i negozi di catene tutte uguali e identiche
Mi fan sentire sempre come a casa mia
Anche le cose son disposte sempre in modo simile
Perchè non è mai pratica la fantasia

Le scale mobili, i centri estetici, prodotti tipici, big mac
Maglie del Manchester, scarpe e giocattoli, sali da bagno, smartphone

L’astronave madre luminosa colorata e immobile
Cattedrale scintillante nelle buie periferie
Incontaminata ed invincibile

Nel megastore dell’elettronica, le offerte sugli hard disk
curiosi provano un po’ quel che capita
Le facce di una coppia sui televisori lcd
Si specchiano dentro alla telecamera

Nel piano sppra un ragazzo guarda una ragazza che
Osserva le vetrine distrattamente
Alla piazza dei ristoranti il suo sguardo incrocerà
La inviterà a cena o non le dirà niente

Le scale mobili, i centri estetici, prodotti tipici, big mac
Maglie del Manchester, scarpe e giocattoli, sali da bagno, smartphone

L’astronave madre luminosa colorata e immobile
Cattedrale scintillante nelle buie periferie
Incontaminata ed invincibile

L’astronave madre dove ogni sogno è realizzabile
Rinfrescante porto franco nelle estati torride
Calda quando il cielo sembra avvolgere

(L’astronave madre, Max Pezzali, 2015)

Comunque dada

(Caparezza, Comunque DadaMuseica, 2014)

Steso sul filo
di una gloria che non c’è
disincantato, disarmato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Appeso al grido
di una folla che non c’è
amareggiato disorientato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Stai vivendo un equilibrio precario

Steso all’ombra
di una vita che non c’è
rammaricato tormentato per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

Stai vivendo un equilibrio precario

Steso sul filo
di una gloria che non c’è
demotivato insoddisfatto per aver
perso di vista
perso di vista te stesso

(Carmen Consoli, Equilibrio precarioStato di necessità, 2000)

Prima di dare del pazzo a Van Gogh, sappi che lui è terrazzo, tu ground floor.
Prima di dire che era fuori di senno, fammi un disegno con fogli di carta e crayon.
Van Gogh, mica quel tizio là, ma uno che alla tua età libri di Emile Zola, Shakespeare nelle corde, Dickens nelle corde; tu leggi manuali di DVD Recorder.
Lui, trecento lettere letteratura fine; tu, centosessanta caratteri due faccine, fine.
Lui, London, Paris, Anverse; tu, megastore, iper, multiplex.
Lui, distante, ma sa tutto del fratello Teo; tu, convivi e non sai nulla del fratello tuo.
Lui, a piedi per i campi, lo stimola;  tu, rinchiuso con i crampi sul tapis roulant.
Beh, da una prima stima mio caro ragazzo, dovresti convenire che…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Van Gogh a sedici anni girò tra collezioni d’arte; tu sedici anni Yu-Gi-Oh, collezioni carte.
A vent’anni nel salon del Louvre e tu nell’autosalon nel SUV rimani in mutande.
Lui, oli su tela, e creò dipinti; Tu oli su muscoli, gare di bodybuilding.
Lui, paesane, modelle, prostitute; Tu passi le notti nel letto con il computer.
Lui ha talento e lo sai che è un po’ che non l’hai.
Lui scommette su di sé; tu poker online.
Lui esaltato per aver incontrato Gauguin, tu esaltato per avere pippato cocaine.
Lui assenzio e poesia, tu senza poesia.
Lui ha fede, tu ti senti il messia.
Van Gogh, una lama e si taglia l’orecchio, io ti sento parlare, sto per fare lo stesso.
Ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo, avrò pietà di te perché…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Spacchi tutto quando fan goal, fai la coda per lo smartphone…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

Ok, Van Gogh mangiava tubi di colore ed altre cose assurde, probabilmente meno tossiche del tuo cheeseburger.
Lui allucinazioni che alterano la vista, tu ti fai di funghi ad Amsterdam ma ciò non fa di te un artista.
Tu, in fissa con i cellulari, lui coi girasoli.
Girare con te è un po’ come quando si gira soli.
Colpo di mano, cambia il vento, come a rubamazzo.
C’è una novità ragazzo, tu non sei più sano…

TU SEI PAZZO, MICA VAN GOGH!

(Caparezza, Mica Van GoghMuseica, 2014)

No me cansaré
de estar contigo al sol,
tomarte de la mano,
decirte que te amo
pasarán los años
cambiarán las modas
pero estoy seguro
seguiremos siendo los dos
como el agua y el arroz
como el blanco y el negro
como una bicicleta que sube
por una colina
pedaleando, y al llegar
a la cima, planear,
entre los girasoles
entre mil colores
rumbo a una pequeña abadía
contigo cada noche, vida mía
me casaría.

Día sobre dia,
hora sobre hora
el tiempo nos ha hecho
fuertes, como una verdad
recomenzamos
nos marchamos lejos,
dos desconocidos,
solos, en la gran ciudad
encantado, como estás
de que signo eres
como te llamas,
vamonos ya
por la autovía
con mochilas y en autostop
hasta llegar al polo norte
entre las gabiotas
y pediré tu mano
abrazados en un igloo:
Todos mis inviernos, juro que:
Te abrigaré…

Que cada dia sea un dia de amor
y cada luna, una luna de miel…

(Jovanotti, Me casaria, Il quinto mondo, 2002)


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