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Questa volta lascio che sia il testo di Stringimi forte a presentare Sconfinando ovvero il nuovo splendido lavoro di Giorgio Conte (un’antologia di suoi successi e inediti in versione orchestrale) e con la copertina a cura di Ugo Nespolo.

Stringimi forte, abbracciami
prima che si alzi il vento
Stringimi forte e abbracciami
prima che scada il tempo
Tienimi stretto ancora
Alla faccia di questo tempo
che ci vuole portare via
e che si insegue con il suo cucù

Stringimi forte, abbracciami
Stringimi un po’ di più
Stringimi forte, abbracciami
prima che si alzi il vento
Stringimi forte e abbracciami
prima che scada il tempo
Tienimi stretto ancora
Si sta fermando il tempo
Ci lascia qualche attimo
forse qualcosa in più

Stringimi forte, abbracciami
Stringimi un po’ di più
Stringimi forte, abbracciami
prima che si alzi il vento
Stringimi forte e abbracciami
prima che scada il tempo
Tienimi stretto ancora
Si sta placando il vento
sì, però, però che spavento
ci siamo presi noi

Stringimi forte, abbracciami
Stringimi un po’ di più
Stringimi forte, abbracciami
prima che si alzi il vento
Stringimi forte e abbracciami
prima che scada il tempo
Tienimi stretto ancora
Si sta placando il vento
sì, però, però che spavento
ci siamo presi noi
Stringimi forte, abbracciami
Stringimi più che puoi

(Giorgio Conte, Stringimi forteSconfinando, 2017)

Info: http://www.giorgioconte.com/

 

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Ehi, ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene
Sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele, delle star in depre
Del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto
Delle sere chiuso per la serie culto, della serie
Chiudo e siamo assieme punto
Soffiano venti caldi
Siamo rimasti in venti calmi
E sono tempi pazzi
Fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi Nazi
Fanno i G8 nei bar, col biscotto e il Cherry Muffin
Sono esilaranti nel ruolo di piedipiatti Eddie Murphy
Scusa non dormo, sulla mia Glock 17
Sognando corpi che avvolgo come uno stock di cassette
Ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette
Scelgo un coro come Mariele Ventre che mi faccia star bene
Sempre!
Con le mani sporche, con le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Ehi, ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
Prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare
Pare che il brutto male nasca spontaneo da un conflitto irrisolto
Vadano a dirlo a chi ha raccolto l’uranio dal conflitto in Kosovo
Chi se ne sbatte di diete famose, di strisce nel cielo e di banche
Non vedo più ombre se accendo il mio cero al debunker
Non faccio come il tuo capo coperto di bende come Tutankhamon
Non vivo la crisi di mezza età dove dimezza va tutto attaccato
Voglio essere superato come una Bianchina dalla super auto
Come la cantina dal tuo super attico
Come la mia rima quando fugge l’attimo
Sono tutti in gara e rallento
Fino a stare fuori dal tempo
Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene
Con le mani sporche, fai le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Vuoi stare bene? Stare bene
Risparmiare metà della fatica?
Cancellare metà della rubrica?
Respirare soltanto aria pulita?
Camminare verso la via d’uscita?
Mi farà stare bene!
Devi fare ciò che ti fa stare bene
Devi fare ciò che ti fa stare, ciò che ti fa stare
Ciò che ti fa stare bene
Mi farà stare bene
Canto di draghi, di saldi, di fughe più che di cliché
(Mi farà stare bene)
Snobbo le firme perché faccio musica non defilè
(Mi farà stare bene)
Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé
(Mi farà stare bene)
Questa canzone è un po’ troppo da radio sticazzi finchè
(Mi farà stare bene)

(Caparezza, Ti fa stare benePrisoner 709, 2017)

Un video “semplice”, un testo profondo e un po’ di Torino.

Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio
alle uscite autostradali
hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano, vicino agli aeroporti
le tangenziali alle 8 di mattina e i centri commerciali
nel fine settimana
hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari
e i bed & breakfast affittati agli studenti americani
hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese
le puttane lungo i viali, sulle strade consolari
hanno vinto i pendolari
ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
i bar che aprono alle 7
hanno vinto i ristoranti giapponesi
che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese
i locali modaioli, frequentati solamente, da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai
e ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.

(Niccolò Fabi, Ha perso la città, Una somma di piccole cose, 2016)

L’alba

Posted on: 10 marzo 2016

Non si può tornare indietro, non si può tornare indietro nemmeno di un minuto.

E’ la regola di questo gioco: puoi tentare di salire di livello o restare dove sei come carne da macello nelle mani del tecnocrate di turno.

Non si può tornare indietro, le strade sono piene di detriti, macerie di un passato che un giorno era stato un futuro entusiasmante.

Quante cose non ci siamo detti per paura di non essere capiti: troppe volte non ci siamo rivelati per paura di venire giudicati attraverso tribunati improvvisati che condannano già prima di sapere.

C’è ancora un margine per cominciare a vivere, con gli sguardi che si incrociano a metà nello spazio della dignità.

L’alba è già qua, per quanto sia normale vederla ritornare mi illumina di novità, mi dà una possibilità.

La scarpetta di cristallo che hai perduto una notte nella corsa: puoi attendere qualcuno che ti cerchi o proseguire scalza.

Nella luna che si accende di riflesso c’è una parte che rimane sempre scura: c’è chi dice che è la parte dove è adesso e per sempre si rivela la natura.

Si sta come l’autunno, sugli alberi le foglie e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune.

Poesie scritte sui muri dei bagni degli Autogrill, le sinfonie nelle pubblicità, le barche che da Tripoli puntano a Lampedusa e quelle che da Genova puntavano all’America: al centro di un passaggio della grande mutazione c’è un pezzo che si stacca dalla costa e va in esplorazione di terre emerse dove piantare un nuovo rituale.

L’alba è già qua, per quanto sia normale vederla ritornare mi illumina di novità, mi dà una possibilità.

Non si può tornare indietro, non si può tornare indietro nemmeno di un minuto, ma c’è ancora un margine per cominciare a vivere con gli sguardi che si incrociano a metà nello spazio della libertà.

L’alba è già qua, l’alba è già qua, mi dà una possibilità, mi illumina di novità.

L’alba è già qua, l’alba è già qua, mi dà una possibilità, mi dà una possibilità.

(Jovanotti, L’alba, Lorenzo 2015 CC., 2015)

Non esiston case sufficientemente grandi

da potere contenere tutte queste cianfrusaglie

costruite, trasportate, comperate, rivendute

non mi interessano

telepromozioni di affaroni garantiti

le vetrine di stilisti con le firme sui vestiti.

 

Non mi interessano i consigli per gli acquisti

io mi diverto ad ascoltare i miei dischi

non mi interessano i bollini della spesa

saranno anni che non vado più in chiesa.

 

Dove son finiti tutti quei mattoni colorati

quanti menti son cresciute, quanti sogni irrealizzati.

Quando ero piccolo

giorni interi trascorrevo a costruire con il lego

ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro

 

Ora che sono diventato un adulto

non mi riesco più a guardare allo specchio

della televisione proprio me ne frego

io mi diverto a costruire coll’ego.

 

Dimmi cos’è che non va

con me stesso

dimmi qual è il meccanismo che è rotto

dammi un ricambio perfetto

così la smetto

la smetto di riflettere, di ragionare, di cercare di capire, il senso delle cose

 

Non mi interessano i consigli per gli acquisti

io mi diverto ad ascoltare i miei dischi

non mi interessano i bollini della spesa

saranno anni che non vado più in chiesa

(Io,Carlo, L’ego, In perenne riserva, 2007)

 

 


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