Il Blog di Luca C.

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Con un bel po’ di ritardo vi presento il prototipo del mio progetto dedicato alla serie Architecture. Lo skyline di Torino si andrebbe ad aggiungere a quelli già esistenti ovvero Shanghai, Chicago, Sidney, Londra, New York, Berlino e Venezia. Come dicevo si tratta appunto di un prototipo: alcuni pezzi attualmente non sono in commercio, ma posso ritenermi comunque soddisfatto. Non sto a raccontarvi tutto perché l’ho già fatto in altri precedenti post (se volete cercateli utilizzando il motore di ricerca del blog). Vorrei invece invitarvi a fare un salto nel negozio Legames di Corso Siracusa 66/b a Torino dove lo staff ha accettato di esporre in vetrina LEGO® Architecture di Torino. Ovviamente mi piacerebbe ottenere altri voti sul sito LEGO Ideas dove è postato il progetto. Vi ricordo inoltre che ho bisogno di 10000 voti per la produzione su larga scala. Conto su tutti i torinesi e tutti i turisti presenti nella mia città sperando che il mio sogno si avveri entro le Olimpiadi invernali di Torino Milano Cortina 2026 (sempre che si mettano d’accordo). Intanto seguite anche le news sulla mia pagina Facebook Mybrickexperience

Per votare usate il codice QR oppure collegatevi a https://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

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Immagine correlata

Il film:

In occasione dell’evento SoundFrames Days al Museo del Cinema di Torino anche il Cinema Massimo ha collaborato con alcune proiezioni in cui la musica fa da padrona. Sabato 19 maggio, infatti, sono stati inseriti in cartellone tre film-documentario tra cui quello al quale abbiamo assistito, cioè Italo Disco Legacy di Pietro Anton, presente in sala. Il regista ha voluto raccogliere le numerose testimonianze di chi visse in prima persona l’inizio degli anni ’80  lavorando a progetti musicali dance che prendevano ispirazione dalla disco music del decennio appena terminato e sfruttando i nuovissimi strumenti elettronici. I produttori italiani esaltati dalle potenzialità della musica elettronica presero il sopravvento inconsapevoli di quanto quelle melodie sempliciotte e quei ritmi influenzarono in tutto il mondo la musica dance a venire come la Chicago-house, la techno o più semplicemente i tormentoni pop da cine-panettone. La italo disco circolava grazie al passaparola e ai viaggi in Italia dei DJ stranieri per acquistare prima di tutti le nuove uscite e si diffuse principalmente nell’Europa settentrionale e orientale per poi approdare in altri continenti. Il genere musicale non prese piede in Inghilterra a causa, a quanto pare, della cattiva pronuncia inglese. Per questo motivo molti brani del repertorio italo disco sono strumentali e rimasero underground, complice anche la mancanza di marketing, non godendo del successo sperato fino ai giorni nostri quando la potenzialità di Internet e il “movimento vintage” di questi ultimi anni hanno fatto riscoprire il genere. Oggi i giovani del nord Europa cercano discoteche in cui si organizzano feste con questo tipo di musica perché, dicono, rispetto alla dance odierna ha una marcia in più: fa divertire. E anche noi abbiamo avuto la possibilità di ballarla in una sala cinematografica (il Massimo 3) grazie ai vinili sapientemente mixati dall’esperto DJ Gianluca Pandullo.

Il disco:

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Ovviamente il dvd del documentario è correlato dalla colonna sonora disponibile sia in digitale che in vinile (anche colorato), ma entrambi sono esauriti e difficili da recuperare se non a prezzi esorbitanti (si parte dai 69 euro su sito discogs.com). Purtroppo non tutti i brani che accompagnano il film sono presenti: immagino che abbiano deciso di inserire le tracce prevalentemente strumentali e che sono rimaste più “underground” tralasciando quelle già famose e come per esempio Passion di The Flirts o Crazy Family di Jack Hattle, tanto per citare qualche titolo. Molti dei brani della colonna sonora sono stati suonati anche durante il DJ set di Gianluca Pandullo che, inoltre, ha dato al pubblico la possibilità di acquistare due compilation di italo disco: I-Robots (italo electro disco underground classics) I-Robots (Turin dancefloor Express) con tracce selezionate dal DJ stesso. Del secondo disco (con tracce italo disco create da produttori piemontesi tra gli anni ’70 e ’80) spicca la versione demo del 1981 (dall’atmosfera molto cupa) di Vamos a la playa dei Righeira.

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Il libro:

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Più unico che raro questo libro del 1981, acquistato ad un mercatino dell’usato dal regista Pietro Anton, è stato lasciato accanto alla consolle di DJ Pandullo per dare la possibilità al pubblico di consultarlo. Dalle poche pagine che ho visto ho potuto constatare che si tratta di un vero sussidio tecnico per tutti coloro che volevano seriamente avvicinarsi al mondo del disc-jockey: da come funzionano i giradischi ai consigli per acquistarne uno (anzi due), alle tecniche di mixaggio e scratching sino ai principi di elettrotecnica ed elettronica per poter assemblare una consolle o costruire in autonomia le casse! Ho fotografato la seconda pagina di copertina per conservare i riferimenti importanti su Il libro del disc-jockey da condividere con tutti voi.

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Per info:

https://it-it.facebook.com/ItaloDiscoLegacy/

https://it-it.facebook.com/pandullo

http://www.antiqbook.nl/boox/clio/658.shtml

 

 

 

SUPPORT THE PROJECT ON

https://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

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Con sommo piacere utilizzo di nuovo le pagine virtuali del blog per comunicarvi che finalmente ho terminato la costruzione del set LEGO® Architecture dedicato alla mia città, Torino. Come potete notare, si tratta comunque di un prototipo da perfezionare: alcuni pezzi non esistono attualmente in commercio oppure sono rari e/o costosi. Alcuni esempi: per le facciate laterali del grattacielo di Renzo Piano avrei dovuto usare due plate 4×10 di colore azzurro chiaro trasparente (cod.3030 tr. blue), per i tetti delle torri di Palazzo Madama mi sarebbero serviti quattro plate round 1×1 di colore rosso scuro (cod.6141 new dark red), per la Porta Palatina ho usato il trapano per creare il brick with bow 1×3 (cod.4490 reddish brown) e per la pavimentazione è stato impossibile trovare 16 flat tile 1×2 grigio chiaro (cod.3069 medium stone gray). Insomma, alla fine sono riuscito a concludere questo progetto a mio avviso molto interessante e potenzialmente commerciabile. Tra le tante idee “legose” che ho avuto in questi anni LEGO® Architecture – Turin, Italy è quello più importante e che ha riscontrato un successo insperato grazie all’articolo su La Stampa di Giuseppe Culicchia, a brevi passaggi radiofonici con Katia De Rossi di Radio Number One e alla video intervista di Gioele Urso per il sito torinotoday.it, ma anche a molti seguaci amanti dei mattoncini LEGO che hanno scoperto il progetto per caso e mi hanno contattato su Facebook. Mentre scrivo queste righe il progetto LEGO® Architecture – Turin, Italy ha 1098 voti e spero che superi i 1100 quando uscirà il post (vi ricordo che ho bisogno di 10000 voti!).

Per votare LEGO® Architecture – Turin, Italy:

https://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

Per seguire la pagina Facebook My Brick Experience:

https://www.facebook.com/mybrickexperience

Per leggere l’articolo di Giuseppe Culicchia su La Stampa:

http://www.lastampa.it/2017/09/15/italia/il-precario-che-ha-progettato-la-torino-di-mattoncini-lego-bibCqfxr9nH3mXDCTcyfEO/pagina.html

Per vedere la video-intervista di Gioele Urso per torinotoday.it:

http://www.torinotoday.it/video/Luca-Chirieleison-Torino-Lego.html

Pag1

Votate il progetto su https://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

Ci sono voluti un po’ di mesi prima di decidere di modificare il progetto. In effetti non mi convincevano né la Fetta di polenta, né tantomeno il monumento a Re Vittorio Emanuele II che a giudizio di Giuseppe Culicchia non mi avrebbe aiutato a guadagnare voti dagli anarchici (vedi l’articolo su La Stampa del 15 settembre 2017). Così ho iniziato a rimuginare su un possibile aggiornamento del progetto LEGO® Architecture – Turin, Italy. Osservando i set della serie Architecture già in commercio ho notato che molte città sono rappresentate anche da edifici moderni (vedi New York, Sidney, Chigago o il recente Shangai). Forse mi direte che le città sopracitate non hanno una lunga storia urbanistica come quelle europee, però è anche vero che Torino, così come altre metropoli del vecchio continente, hanno vissuto o stanno vivendo una nuova vita con la riqualificazione di molti quartieri. I torinesi ne sanno qualcosa: già a partire dal 2006 stiamo vivendo una rivoluzione urbanistica nella nostra città. A mio parere una delle tante opere che ha riscosso un certo successo nonostante le critiche riguardo alla sua altezza molto vicina a quella del monumento simbolo di Torino (la Mole Antonelliana) è il Grattacielo San Paolo ideato dall’architetto Renzo Piano. Ho scelto questo edificio per vari motivi:

  1. la visibilità del grattacielo anche a molti chilometri di distanza dalla città;
  2. l’ho visto crescere sotto i miei occhi ogni volta che percorrevo la strada per andare a lavoro, rimanendo affascinato dalla complessità dell’opera;
  3. era il primo grattacielo con una notevole altezza a Torino – 167,25 metri (presto sarà superato da quello della Regione Piemonte);
  4. è uno dei pochi grattacieli ecosostenibili in Europa, se non l’unico;
  5. la presenza di un ristorante panoramico, di una serra bioclimatica e di un auditorium multifunzionale oltre aglli ufficio della banca;
  6. il grattacielo San Paolo è, a mio giudizio, il simbolo del rinnovo urbanistico di Torino.

Così ho deciso di aggiungere oltre ai monumenti simbolo di Torino anche il Grattacielo di Renzo Piano. A pensarci bene non mi sembra una cattiva idea: il set LEGO® Architecture – Turin, Italy rappresenta tutti i periodi storici della città sabauda. Dall’Ipero romano con le Porte Palatine, ai molteplici stili architettonici di Palazzo Madama (dal periodo romano al XVIII secolo), al XIX secolo con la Mole Antonelliana fino al XXI secolo con il Grattacielo San Paolo.

Se vi piace l’aggiornamento e se amate la serie LEGO® Architecture e Torino vi invito calorosamente a votare il mio progetto sul sito LEGO® Ideas. Ho bisogno di raggiungere 5000 voti entro un anno, 10000 voti entro due. Vi invito a mettere anche un “like” alla pagina Facebook My Brick Experience dedicata alla mia passione per i LEGO. E poi chissà… Se il set venissse scelto per essere prodotto in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2026? Sempre che i nostri politici facciano delle scelte coscienziose.

Per info:

Risultati immagini per lego ideas logohttps://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

Risultati immagini per facebook logohttps://www.facebook.com/mybrickexperience/

Risultati immagini per wordpress logohttps://ilblogdilucac.wordpress.com/my-lego-ideas/

Risultati immagini per youtube logohttps://www.youtube.com/channel/UCwx_NuDiN4AU7-fkD5JAAOQ

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Di seguito: Official Booklet

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Di seguito: foto per il sito LEGO® Ideas

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logo Maithai

Oggi parlerò di cibo e siccome ci piace provare nuovi locali e ristoranti ci siamo regalati una serata romantica a tema tailandese presso Mai Thai di Via Gropello22 a Torino. Abbiamo scoperto questo nuovo ristorante passeggiando in alcune piccole vie del quartiere Cit Turin. In realtà queste stradine nascondono un crogiuolo di attività gastronomiche (e non solo) molto invitanti che presumibilmente in un futuro non molto lontano proveremo. Con tutti questi ristoranti cinesi e giapponesi perché abbiamo scelto quello tailandese? Tutto è nato circa un anno fa quando abbiamo acquistato tre libri di ricette editi da Guido Tommasi: Le basi della cucina indianaLe basi della cucina mediorientaleLe basi della cucina asiatica. Ne abbiamo sperimentate alcune, almeno quelle più semplici. A mio parere le ricette più faticose sono quelle indiane e, soprattutto, quelle asiatiche sia per la loro complessità, sia per la difficoltà di reperire in Italia gli ingredienti. Per fortuna esiste il negozio storico Ditta Ceni a Porta Palazzo in cui si può trovare di tutto e di più. Per farla breve abbiamo sperimentato sulla nostra lingua che la cucina cinese e giapponese è ben diversa e migliore da quella che ci propongono nei ristoranti. Sicuramente molte portate non sono gradite per i nostri gusti occidentali come ad esempio la zuppa di miso (a mio avviso immangiabile). La cucina asiatica è ricca di verdure, riso, carne di pollo e maiale e, ahimè, pesce e alghe. In quasi tutte le ricette (di verdure, di carne o di pesce) la base è la salsa di pesce o di ostriche. Come per noi, almeno in Italia, lo è il soffritto di cipolla e aglio. Immaginate la mia felicità dato che non mangio tutto ciò che vive in acqua! Insomma, abbiamo seguito le ricette del libro Le basi della cucina asiatica modificando le salse sopracitate con il brodo vegetale. Abbiamo deciso di provare il Mai Thai perché il menù propone delle ricette molto simili, se non identiche, a quelle del libro e a quelle poche che abbiamo cucinato a casa. La cucina del Mai Thai è sorprendentemente buona e, oserei dire, rispecchia quella tailandese (o perlomeno quella indicata dal libro di ricette come tailandese). E, sorpresa delle sorprese, si può chiedere di non mettere la salsa di pesce o di ostriche tranne che nel curry (la zuppa), ma solo perché gli ingredienti devono essere cucinati insieme. Il personale del ristorante, pur essendo un giorno particolarmente faticoso, è sempre stato cordiale, amichevole e mai frettoloso. Infine, essendo San Valentino è stata regalata una rosa rossa ad ogni coppia presente. Ci ritorneremo con gli amici!

Per info: https://www.maithai.it/it/home


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