Il Blog di Luca C.

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Per la serie “i film che nessuno caga perché surclassati dalla major” vi presento due gradevoli piccoli film in cui c’è la presenza di un attore che a me piace particolarmente per la sua bravura ovvero Giuseppe Battiston.

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Il primo film, più recente, si intitola Finché c’è prosecco c’è speranza diretto da Antonio Padovan e tratto dal libro omonimo di Fulvio Ervas. La vicenda si svolge nella meravigliosa campagna veneta in cui si produce prosecco. Il conte Desiderio Ancillotto noto produttore di vini pregiati viene trovato morto. Chiaramente si tratta di suicidio, ma misteriosi omicidi di persone vicine al conte riaprono il caso. Ad indagare c’è l’ispettore Stucky (si legge Stucchi) interpretato dal bravo Battiston.

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Il secondo film, meno recente, ma che ho rivisto poco tempo fa con piacere è Io c’è diretto da Alessandro Aronadio, con Margherita Buy, Edoardo Leo e ovviamente Giuseppe Battiston. Massimo Alberti, proprietario di un bed & breakfast, è a rischio fallimento e per evitare di dover pagare troppe tasse indebitandosi ulteriormente decide di inventarsi una religione (lo ionismo) e trasformare l’attività alberghiera in un luogo di culto in cui ospitare i fedeli e farsi pagare con offerte. Ad aiutarlo la sorella Adriana (Margherita Buy) e lo scrittore ed intellettuale Marco (Giuseppe Battiston) che stilerà lo statuto, le regole, i simboli sacri e i riti della nuova religione. I fedeli alla nuova religione aumentano, ma l’unico a non crederci è proprio l’ideatore. Si ride e si riflette. Insomma, con le religioni non bisogna tanto scherzare…

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Architorti e Accademia dei folli

E’ trascorso poco più di un mese dall’ultimo post. Un mese di assenza a causa di varie novità molto importanti, ma ricomincio da oggi parlando della nostra partecipazione alla Festa della liberazione del 25 aprile. Rispetto agli anni scorsi ho ritenuto che fosse importante essere in qualche modo presenti perché avverto che i tempi non sono buoni e certi movimenti pericolosi del passato stanno ritornando in auge. Così abbiamo deciso di partecipare alla Festa del 25 aprile assistendo al concerto degli Architorti insieme al gruppo teatrale Accademia dei folli, che si è tenuto presso il Sacrario del Martinetto a Torino. Per chi non lo sapesse suddetto luogo era un poligono di tiro in seguito trasformato in un’area per le fucilazioni durante la seconda guerra mondiale. Lo spettacolo si intitola Stop! Musiche resistenti e vuole essere un omaggio a tutte le Resistenze nel mondo,  anche quelle più attuali. Come dicevo, mi sembra che pericolosi spettri, alimentati da ignoranza e malcontento diffusi, stiano  ritornando da un passato che pensavamo di avere lasciato alle spalle, ma a quanto pare così non è. Anche se è vero che una parte di partigiani commisero atti criminosi ingiustificabili anche dopo la guerra e che in seguito i movimenti di sinistra si “impossessarono” della Festa della liberazione bisogna sempre ricordarsi che oggi siamo liberi da un governo dittatoriale. La libertà è un bene prezioso e dobbiamo ricordarlo tutti quanti al di là del partito che seguiamo e votiamo. Per chi fosse interessato gli Architorti e l’Accademia dei folli sono tutt’ora in tourné con il loro spettacolo Stop! Musiche resistenti. La musica e la cultura sono armi potentissime!

Per info:

https://www.facebook.com/Architorti-147589338635035/

https://www.facebook.com/AccademiaDeiFolli

Imbraccia il fucil, prepara il cannon
Difendi il verdano dai riccioli d’or
Espelli il negron, inforca il terron
E servi il tuo popolo con fulgido amor.

Anche se sono del Gargano
Sogno di diventare verdano
Mamma, asciugati le lacrime porto le mie natiche
In fabbriche che non abbiamo
Mollami la mano, dico, mollami la mano
Che da quando sono nato bramo lo Stato verdano
No, non amo ciò che è sotto il mio meridiano
Da piccolo odiavo l’inquilino del primo piano
Sul banco tracciavo linee di confine
Di Rijkaard e Gullit niente figurine
Bambini e bambine in cortile, io verde di bile
Col Monopoli mettevo in prigione le mie pedine
Bene, sto bene nel mio ruolo, volo
Non sono solo, siamo uno stuolo
La Verdania chiama “All’armi!”, mi arruolo
Con la mia divisa cetriolo io:

Voglio una Verdania secessionista
Con una bandiera secessionista
Una fidanzata secessionista
Con cui fare l’amore secessionista
Un appartamento secessionista
Con arredamento secessionista
Raccolta di rifiuti secessionista
Ma che cosa sta seccedendo?

Noi marcerem verso Roma ladrona
Perché chi va a Roma prende la poltrona.

All’inizio quel tizio che s’attizza al comizio
Pare un alcolista alla festa di San Patrizio
Parla da un orifizio sporco di pregiudizio
Pubblico in prestito dal museo egizio
Ora capisco quanto aveva ragione
Ora che sono soldato di stato senza meridione
Ora che è finita la carta del cesso ma fa lo stesso
Tanto ci ho messo la Costituzione
Ora che la mia ambizione è fare la pulizia
Primaverile o etnica che sia, la farò
Il manico ce l’ho duro perciò scoperò dove si può
Per il potere dell’ampolla nel Po
Il popolo verdano smania
Per la separazione dall’Italia che dilania
E se cade il muro in Germania
Chi se ne frega io lo innalzo in Verdania dato che…

Voglio una Verdania secessionista
Con un quotidiano secessionista
Un telegiornale secessionista
Con un giornalista secessionista
Una passerella secessionista
Con una modella secessionista
Sogno di qualunque secessionista
Ma che cosa sta seccedendo?

Conquisteremo la Rai lottizzata
Per sistemare i nostri direttori di testata

Io voglio diventare un verdano avvinazzato
Sputare parlando un italiano stentato
Io, servitore di uno Stato
Dove chi non è come me viene discriminato
Voglio sbandierare commosso
Un tricolore senza bianco, né rosso
Voglio lodare il deputato esaltato
Che vuole l’immigrato umiliato e percosso
Voglio denigrare le prostitute
Disinfettando i treni dove sono sedute
Questione di cute su cui non si discute
Sono puro come l’aria, tutta salute
Voglio giurare fedeltà al Senatùr
Voglio vendicare la mia Pearl Harbour
Roba da fare rivoltare nella tomba
Gaetano Salvemini ed il conte di Cavour
Allora fate come me: Tutti in Verdania
Italiani: Tutti in Verdania
Ottomani: Tutti in Verdania
Venusiani: Tutti in Verdania
Andini e Atzechi: Tutti in Verdania
Kazachi ed Uzbechi: Tutti in Verdania
Arditi e Galati: Tutti in Verdania
Dove si lavora si guadagna e si magna

Voglio una Verdania secessionista
Con una bandiera secessionista
Una fidanzata secessionista
Con cui fare l’amore secessionista
Un appartamento secessionista
Con arredamento secessionista
Raccolta di rifiuti secessionista
Ma che cosa sta seccedendo?

Imbraccia il fucil, prepara il cannon
Difendi il verdano dai riccioli d’or
Espelli il negron, inforca il terron
Inforca il terron, Inforca il terron, Inforca il terron

(Caparezza, Inno verdanoHabemus Capa, 2006)

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Ve li immaginate due poliziotti, uno di colore e uno ebreo, che conducono indagini all’interno dell’organizzazione Ku Kux Klan, come finti affiliati? Sembrerebbe una farsa, ma è pura realtà! Il regista Spike Lee ci racconta questa vicenda nel suo ultimo film diretto magistralmente. Agli inizi degli anni ’70 l’afroamericano Ron Stallworth si fa assumere come poliziotto e ben presto entrerà a far parte dell’intelligence. Incuriosito da un annuncio di reclutamento nel Ku Klux Klan deciderà di iscriversi all’organizzazione neonazista, fingendosi di essere un bianco, per scoprirne di più sulle possibili attività criminali. Per far ciò si farà aiutare dal collega Flip Zimmerman che è bianco, ma… ebreo! I poliziotti scopriranno che i membri del Ku Klux Klan stanno organizzando un attentato dinamitardo contro la rappresentante dei Black Panthers ovvero il movimento rivoluzionario per i diritti degli afroamericani. Purtroppo Ron e Flip verranno scoperti dal gruppo neonazista. Riusciranno a salvare la pelle ed evitare il peggio prima che sia troppo tardi? BLACKkKLASSMAN è un film ben prodotto, a tratti fa sorridere, ma si tratta comunque di un film serio che fa riflettere sulla crescita di intolleranza, razzismo e nazionalismo dei nostri giorni non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche nel nostro caro vecchio continente. Il film si conclude con le tragiche immagini degli scontri del 2017 a Charlotteville e con il successivo discorso del presidente Donald Trump. Nel film compare anche Harry Belafonte nei panni del giudice Jerome Turner testimone di un feroce linciaggio di un uomo di colore accusato troppo facilmente di una violenza sessuale da giudici bianchi.

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