Il Blog di Luca C.

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… per iniziare con il sorriso e un po’ di fiducia il 2017.

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Ho sempre avuto e non so perché – non ne avevo ragione, in verità – una fiducia incrollabile nella mia riuscita. Anche quando a Milano dormivo dentro i portoni, nella case in costruzione, alla stazione, per strada, che con tutto il rispetto, i centri d’accoglienza per migranti di oggi sono alberghi in confronto… mi dicevo, dura poco, è momentaneo. Un giorno sarò ricco e famoso e firmerò gli autografi. Tutto si aggiusta. E’ un buon modo di affrontare la vita. Lo consiglio anche a chi non volesse sfondare nel mondo del cinema o della tv: ma se avete un obiettivo siate caparbi, siate affamati. Siate lungimiranti, seguite il profumo del futuro, non la scia di formaggio del passato, che quella non nutre. Così convinsi la mia sposa novella a sorridere e baciarmi.

(Lino Banfi, Ho(t)tanta voglia di raccontarvi… la mia mia vita e altre stronzéte, Mondadori, 2016)
Risultati immagini per devo ancora finire di guardare il mondo

Il coraggio è non piangere sul tuo destino e accettare le conseguenze di quello che fai con la naturalezza degli animali. E’ guardarti allo specchio come un uomo e non come l’immagine che avresti voluto dare di te. E’ pensare che non cascherà il mondo solo perché tu sei caduto in errore. E’ capire che tutti gli uomini sono di una complessità disarmante e che anche tu sei tutti gli uomini.

Questa volta vi presento il nuovo libro dello scrittore francese David Thomas. Si tratta di una serie di brevi racconti, pensieri e aneddoti a volte divertenti, altre volte decisamente meno, ma che si fanno leggere tutto di un fiato. Certo, lo scrittore è molto bravo, ma anche i traduttori italiani. Infatti sono fiero di comunicare che il volume è stato tradotto da mia moglie e dalle sue compagne del corso di traduzione sostenute ed affiancate dalla loro insegnante. Non sembra, ma tradurre un libro è un lavoro molto delicato a cui bisogna dedicare molto tempo. Ovviamente in Italia le opportunità di lavoro in questo campo sono molto scarse e quel poco che c’è viene sottopagato. Ovviamente fuori dall’Italia sembrerebbe di no.

Per info:

http://www.marcosymarcos.com/libri/non-ho-ancora-finito-di-guardare-il-mondo/

Altri libri consigliati in questa rubrica li trovate qua sotto:

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/02/04/il-libro-consigliato/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/03/24/il-libro-consigliato-2/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/04/21/il-libro-consigliato-3/

[…] così è fatta la natura umana. Gli studi e le ricerche sul campo condotte da sociologi, economisti e psicologi sottolineano spesso come le persone, indipendentemente dalla cultura cui appartengono, siano restie ad attribuire agli avvenimenti che esistono solo in un possibile futuro la stessa importanza che danno a quelli imminenti. Si tratta del medesimo atteggiamento che fa sì che americani ed europei, benché ricchi e istruiti trovino così difficile controllarsi nel consumo di alcol, fumo o di cibo in eccesso. Spesso ai comportamenti “cattivi” si associa una gratificazione immediata, mentre i connessi danni per la salute diverranno evidenti solo nel giro di anni.

E’ una tragica, anche se ovvia, rappresentazione di come il nostro sistema economico fallisca di fronte al compito di soddisfare i bisogni di tutta l’umanità e lasci milioni di persone di ogni paese in mezzo ai guai e alla sofferenza perché pochi speculatori inseguono ciecamente l’obiettivo di profitti sempre più alti.

Tutto cambia se ci caliamo in un mondo popolato da persone multidimensionali, interpretato da una visione che adotta come metro di misura del successo il contributo di ciascuno al benessere di tutti. Per ridurre la miseria della povertà si pensa, convenzionalmente, di ricorrere alla redistribuzione del reddito, tassando i ricchi e impiegando il ricavato per il bene dei poveri. In un’economia abitata da esseri multidimensionali si innesca invece una specie di processo di autoredistribuzione del reddito in cui alcuni ricchi impiegano il business sociale per sradicare la povertà. Per lo stato allora può risultare più facile ed efficiente incentivare i ricchi ad affrontare i problemi sociali dando vita a imprese con finalità sociali in molti campi diversi, piuttosto che ricorrere alla leva fiscale per finanziare l’arsenale degli ammortizzatori sociali e altri programmi di intervento pubblico di dubbia efficienza. Per garantire che anche i poveri possano beneficiare della crescita economica non è solo necessario che la torta continui a crescere, ma anche che la porzione che tocca ai poveri cresca a velocità maggiore.

Se vogliamo fare delle previsioni possiamo seguire due strade . Una è quella di raccogliere i migliori esperti di scienza, tecnologia ed economia chiedendo loro di formulare le più acute e lungimiranti proiezioni a venti anni che la loro competenza consente. L’altra è di chiedere ai più brillanti scrittori di fantascienza di immaginarsi il mondo del 2030. E se poi chiedete a me quale delle due strade abbia le migliori chance di cogliere nel segno, rispondo senza esitazione: quella degli scrittori di fantascienza. La spiegazione è molto semplice: gli esperti sono abituati a fare le loro previsioni sulla base dell’esperienza passata e della situazione presente, ma nel mondo reale sono i nostri sogni a dare la spinta decisiva agli eventi della storia. Per descrivere il mondo del 2030 possiamo partire preparando una lista delle cose che ci piacerebbe trovare. Per esempio: […]

I sogni sono fatti di cose “impossibili”. All’impossibile non si arriva seguendo le menti analitiche condizionate a pensare in base all’informazione fattuale così com’è generalmente accessibile. Sono menti che ospitano lampeggianti rossi pronti a entrare in azione per metterci in guardia dagli ostacoli che potremmo incontrare lungo la via. Quando vogliamo pensare al nostro futuro dobbiamo invece orientare le nostre menti in un’altra direzione. Dobbiamo predisporci a osare i balzi più spavaldi per riuscire a rendere possibile l’impossibile. E non appena una cosa “impossibile” diventa possibile viene scompaginata con un effetto domino tutta la struttura del reale e si prepara così il terreno perché molte altre cose “impossibili” possano diventare possibili. Dobbiamo credere nella nostra lista dei desideri se vogliamo sperare di trasformarla in realtà. Dobbiamo creare concetti, istituzioni, tecnologie e politiche che siano adatti e appropriati a raggiungere i nostri scopi […] Per nostra fortuna siamo entrati in un’epoca in cui c’è una speranza che i sogni possano realizzarsi. Il presente deve essere organizzato in modo da consentire un facile passaggio al futuro, senza permettere che il passato possa sbarrarci la strada. I nostri sogni ci sembrano impossibili? Vuol dire che hanno una possibilità di realizzarsi se sapremo crederci fino in fondo e lavorare in questo senso.

(Muhammad Yunus, Si può fare!, Feltrinelli, 2010)

A causa di vari impegni, anche piacevoli come le vacanze, ho tralasciato momentaneamente il blog e quindi le pubblicazioni settimanali del martedì (non so se ci avete fatto caso) sono saltate. Nel frattempo ho letto un libro interessante che vorrei consigliare a tutti perché trasmette molto ottimismo e fiducia per il futuro. Il libro è scritto dai due ragazzi che hanno fondato la famosa gelateria Grom, ossia Federico Grom e Guido Martinetti. Non importa se non vi piace il gelato di Grom, oppure se non vi piace il gelato e basta o ancora se siete intolleranti al latte o agli altri ingredienti che compongono il gelato. In questo libro non si parla di gelato anche se il vero protagonista è lui, ma si parla di riuscire a seguire i propri sogni e realizzare le proprie aspirazioni nonostante le mille difficoltà che ci possono far cadere ogni giorno. Anche se è difficile farlo, soprattutto in tempi di crisi, bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno. Non sono solo parole buttate al vento, Guardate cosa sono riusciti a fare i due soci di Grom che sono partiti letteralmente da zero. Beh, diciamo che un po’ di conoscenze ci vogliono, ma non mi riferisco alle raccomandazioni bensì ad avere un minimo di cultura. Eh sì, uno aveva studiato economia aziendale e l’altro enologia. Con gioia e con molte fatiche i due ragazzi sono riusciti ad inseguire e realizzare i propri sogni e sono andati anche oltre. Infatti le gelaterie Grom non sono presenti solo a Torino o solo in Italia, ma in tutto il mondo compresa Santa Monica in California. Questo libro vuole essere un incoraggiamento a tutti noi che magari stiamo attraversando un grave momento di crisi e ci sentiamo in ginocchio senza riuscire a vedere un futuro sereno. A volte basta un’idea piccola per realizzare un grande sogno. Forse potrebbe essere un’utopia, ma se ce l’hanno fatto loro perché non dovremmo farcela anche noi? Magari non riusciremo a creare nulla di buono in breve tempo. Ci vuole molta tenacia, volontà, resistenza e un fortissimo desiderio di realizzare i propri sogni. Per concludere, prima di indicarvi i vari link per le informazioni, vi lascio tre aforismi, se così si possono chiamare; il primo che mi viene in mente è sempre quello di Edoardo Bennato che durante un suo concerto disse:

Sono convinto veramente che se uno ha un obiettivo, se uno ha un sogno o una cosa la desidera veramente, prima o poi riesce a trasformare un sogno in realtà. A volte chi fa dei sogni viene considerato pazzo, però secondo me è meglio correre il rischio di essere considerati pazzi che smettere di sognare.

Il secondo, più recente, è quello che Jovanotti disse introducendo un suo brano:

Tutti ce la possiamo fare.

Il terzo è quello che mi ripete sempre mio padre, semplice, diretto, saggio ma vero:

Se vuoi vai, se non vuoi manda.

Per info:

http://www.grom.it/ita/home.php

http://www.gromlibro.it/

http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/6996_grom_storia_di_un_amicizia_qua_grom_martinetti.html

E con ciò auguro un buon ferragosto a tutti!

Non si scrive quel che si vorrebbe ma quel che si è capaci di scrivere. E, come disse Borges: “Se un uomo fa qualcosa, non fa altro che il ritratto di se stesso”.

Forse perché la vera allegria è prendere l’esistenza al contrario. Ridere a crepapelle là dove si dovrebbe piangere. Ma questa la chiamano follia.

(Mauro Corona, Venti racconti allegri e uno triste, 2012)


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