Il Blog di Luca C.

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Ho scoperto questo musicista qualche anno fa quando mi feci incuriosire da una recensione su un suo lavoro (Vivaldi – The four season ricomposed by Max Richter) in cui, come si intuisce dal titolo, ha rivisitato a modo suo la famosa opera di Antonio Vivaldi aggiungendo un pizzico di elettronica. Ma non è di questo disco che voglio parlarvi, bensì della sua recente composizione Three worlds: musics from Woolf works ispirata a tre libri della scrittrice e creata appositamente per il pluripremiato spettacolo di danza Woolf works della compagnia di ballo “The Royal Ballet” al quale abbiamo assistito l’otto febbraio in diretta da Londra dal teatro Royal Opera House e trasmessa in circa 900 cinema in una ventina di paesi europei. Preciso che io non ho letto nessun libro dell’autrice a cui è dedicato il balletto, ma la consorte che ama Virginia Woolf mi ha spiegato un bel po’ di cose sulla sua vita e i suoi scritti. I libri da cui prendono ispirazione sia il musicista Max Richter, sia il coreografo Wayne McGregor sono La signora Dalloway, Orlando e Le onde. Se vogliamo essere pignoli potrei includere questo post anche nella rubrichina “Il libro consigliato” e “Il film consigliato” sperando che venga prodotto anche il blu-ray dello spettacolo. Dai romanzi sono stati realizzati tre balletti: in ordine I now, I then, Becomings e Tuesday. Ora, io non sono un bravo oratore, né scrivo bene, quindi riassumo velocissimamente (ero molto bravo a riassumere anche i Bignami!) quello che ricordo dai tre scritti di Virginia Woolf. La signora Dalloway pone l’attenzione sulle domande esistenziali e sulle scelte di vita di una donna al momento dell’entrata nell’età adulta della figlia. Immagina così la sua vita come è stata, com’è e come sarebbe potuta essere: I now, I then (Io ora, Io dopo). I pensieri della donna sono momentaneamente interrotti dagli incontri con un reduce di guerra in preda alla pazzia e alle allucinazioni causate dalla morte di un suo compagno soldato che non è riuscito a salvare. L’uomo, nonostante la vicinanza della moglie, si suiciderà. In Orlando Virgilia Woolf racconta la storia di un uomo che vive per circa trecento anni reincarnandosi in altri uomini o donne e ricominciando a vivere altre vite: Becomings (Divenire). Un modo per esplorare il proprio Sé e per affermare che ognuno di noi a molteplici Sé. Le onde è il romanzo più sperimentale della scrittrice che narra le vicende di sette personaggi che raccontano le loro vicende, ma tra di loro non c’è interazione perché si tratta di monologhi tranne che per il settimo. E’ un’esplorazione del proprio io, dell’individualità e della società. Insomma, roba tosta. L’ultimo balletto è preceduto dalla lettura della lettera d’addio di Virginia Woolf, ormai in preda alla malattia mentale che l’attanaglia da anni, al marito scritta il giorno prima della sua morte ovvero giovedì, Tuesday. In questi romanzi c’è molto dei pensieri e della vita della scrittrice. Woolf Works (un lavoro realizzato nel 2015) della compagnia The Royal Ballet è stato premiato come miglior balletto di danza classica. Tra i ballerini ricordo l’italianissima e bravissima Alessandra Ferri che veste i panni di Virginia Woolf. Ma il plauso va a tutti i ballerini, ai musicisti (eh sì, la musica era suonata dal vivo), ai coreografi, agli scenografi, a tutti quelli che hanno potuto realizzare questo capolavoro! Bellissime le scenografie, soprattutto quelle di Becomings con giochi di luci laser. Coinvolgenti i balletti. Interessanti le interviste durante le due pause, in particolar modo quella a Max Richter che spiega come sono nate le musiche. Ovviamente, stupende le musiche di Max Richter, sempre con un po’ di elettronica che non guasta mai.


Per info:

http://www.maxrichtermusic.com/en/news/view/238/MT

http://www.deutschegrammophon.com/en/cat/4797158

http://www.roh.org.uk/productions/woolf-works-by-wayne-mcgregor

Altri dischi consigliati in questa rubrica li trovate qua sotto:

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/09/01/il-disco-consigliato/

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Quest’oggi vi parlerò del mio nuovo progetto LEGO® pubblicato sul sito https://ideas.lego.com/projects/166198. Si tratta dell’automobile Abarth 595 Competizione creata per la serie LEGO® Speed Champions che io, da bravo maschietto, amo particolarmente. Alcune voci dicevano che la commercializzazione di queste graziose macchinine da corsa sarebbe stata sospesa a partire dal 2017, almeno in Italia. Per fortuna così non è stato: infatti si sono aggiunte altre marche automobilistiche (Mercedes e Bugatti) ed altri modellini. Se siete interessati sfogliate il nuovo catalogo LEGO® https://catalogs.lego.com/BrandCatalog/1HY2017/it/ a pagina 48, ma a mio parere manca ancora una marca importante nella serie LEGO® Speed Champions ovvero l’Abarth. E quale veicolo può rappresentare meglio l’Abarth e il design italiano se non la mitica Fiat 500? Diciamo la verità: non è proprio la mitica 500, ma l’Abarth 595 Competizione su modello 500, che si vede almeno una volta al giorno sulle strade italiane. Esistono molte altre versioni, come la 695, basti guardare il sito ufficiale dell’Abartho Wikipedia. Quella che propongo è la versione da gara con la carrozzeria color “grigio Abarth Campovolo” ricreata nei dettagli osservando quella vera, ossia questa

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Dopo molti tentativi utilizzando il software LEGO® Digital Designer ho deciso che era arrivato il momento di costruirla. Non sembra, ma non è stato un lavoro semplicissimo: un conto è vederla disegnata sul computer, un conto è montare i pezzi realmente. Solo così ho potuto scoprire che la struttura non era solidissima e che avrei potuto migliorare la forma e utilizzare altri colori (in effetti c’è l’imbarazzo della scelta e potrei apportare ulteriori modifiche con colori differenti). Comunque, dopo alcuni accorgimenti sono giunto alla versione definitiva che potete vedere su questo post e nella sezione My LEGO® Ideas del mio blog. Voglio essere sincero con voi, cari lettori: credo molto in questo progetto e mi piacerebbe che l’azienda LEGO® decidesse di produrre questo mio piccolo lavoro, ma devo raggiungere ben diecimila voti. Se piace anche a voi, vi chiedo si spendere un pochino del vostro tempo per votare il progetto su https://ideas.lego.com/projects/166198. Grazie mille (anzi, diecimila)!

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Di questi tempi non è semplice gestire un piccolo cinema d’essai, intendo uno che cerchi di vivere soprattutto grazie alla qualità dei film in cartellone e non alle entrate pubblicitarie, agli enormi secchielli di popcorn e ai litri di Coca-Cola. Ormai la maggior parte della gente non riesce più a concentrarsi su quello che vede e a lasciarsi semplicemente andare per due ore alle vicende essenziali della vita, serie o allegre che siano. Farsi trasportare senza mangiare, bere, sgranocchiare o succhiare da una cannuccia. […] Non sorprende che oggi i film siano sempre più ru7morosi e veloci: i Blockbuster e le pellicole d’azione americani pensati per irretire milione di spettatori anche in Europa devono pur sovrastare il frastuono che regna in sala e contrastare la crescente distrazione del pubblico con nuove attrazioni. “Non ci sono i popcorn?” è la domanda di rito di chi viene al mio cinema. La settima scorsa un bambino sovrappeso piagnucolava tenendo per mano la madre perché evidentemente la prospettiva di passare due ore seduto in poltrona a guardare Il piccolo Nicolas e i suoi genitori senza infilarsi qualcosa in bocca gli sembrava inaudita. “Niente popcorn?!” ripeteva incredulo, girando il colla a destra e a sinistra in cerca del distributore. Ho scosso la testa. “No, qui ci sono solo film”. Benché dare questa risposta mi procuri sempre un senso di trionfo, a volte sono seriamente preoccupato per il futuro del mio cinema.

Il mondo non è fatto solo per i temerari e per gli intrepidi, per quelli che hanno grinta e sanno imporsi, no, c’è posto anche per gli animi riservati e tranquilli, per gli eccentrici e i testardi. Senza di loro non ci sarebbero sfumature, non esisterebbero gli acquerelli azzurri, le parole non dette che lasciano spazio alla fantasia. E chi meglio dei sognatori sa che le avventure più grandi e vere sono quelle vissute nel cuore?

E’ normale che nella vita ci siano cose che non tornano più. […] i sogni non vanno mai completamente perduti. Magari vengono sommersi da altre cose, accantonati o dimenticati, ma sono sempre lì. Come l’amore. Basta solo ritrovarli. E quale posto migliore di Parigi per farlo? […]

“Ci hai pensato bene, ragazzo mio? Non lo so, lasciare un impiego come quello per gestire un vecchio cinema ammuffito…” aveva commentato scettica, mentre mio padre le dava man forte annuendo con la testa. “Al giorno d’oggi posti così mica te li tirano dietro, Alain. Prima o poi tocca crescere e diventare adulti.” E io mi ero chiesto se crescere e diventare adulti dovesse essere per forza significare accantonare i propri sogni e guadagnare più soldi possibile. A quanto pareva sì. Mi sfuggì un sospiro.

“Come diceva il ragazzo indiano in Marigold Hotel? Andrà tutto bene alla fine, e se non andasse tutto bene vuol dire che non è ancora la fine.”  […] Però, che frase. Ma se in India credono nella rinascita, da noi invece bisogna mettere in conto che alla fine possa anche andare male.

[…] “Così… incosciente. Con la testa fra le nuvole. Felice con nulla. Da bambina ero felice senza volerlo. Cioè, non mi sono mai chiesta se ero felice e non mi sono mai sforzata di esserlo, lo ero e basta.” “E adesso?” Tacque. “Ogni tanto sì e spesso no. Crescendo capisci che quella che chiami felicità in realtà sono solo singoli momenti belli. Quelli che porti dentro di te.”

A teatro si ride, a volte si piange anche, ma il cinema è il regno ideale dei sentimenti, il luogo in cui tutto può succedere e dove il mondo oltre le pesanti tende di velluto perde importanza per qualche ora. Il luogo in cui i sogni diventano realtà.

Per info: http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/una-sera-a-parigi/

Altri libri consigliati in questa rubrica li trovate qua sotto:

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/11/03/il-libro-consigliato-5/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/06/09/il-libro-consigliato-4/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/04/21/il-libro-consigliato-3/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/03/24/il-libro-consigliato-2/

https://ilblogdilucac.wordpress.com/2016/02/04/il-libro-consigliato/

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Yellow

Il 2017 è iniziato anche con la visita alla mostra ritenuta dalla CNN tra le dieci migliori al mondo: The Art of the Brick dell’artista Nathan Sawaya. Il signore in questione, classe 1973, ex avvocato, decise di abbandonare il suo lavoro per dedicarsi a tempo pieno al suo passatempo preferito, i mattoncini LEGO®! Ma lo scopo di Nathan Sawaya non era quello collezionare set ad edizione limitata, ma quello di creare. Creare, riprodurre, inventare, stupire, divertire e divertirsi. Le sue incredibili creazioni non sono assolutamente commerciabili per il gruppo danese: sapete quante migliaia di mattoncini servirebbero per costruire quello che abbiamo visto alla mostra? Per non parlare delle istruzioni di montaggio: servirebbero centinaia, se non migliaia, di pagine! Immaginate i costi di vendita! Quello a cui abbiamo assistito ci ha lasciati a bocca aperta, esterrefatti: riproduzioni dei dipinti e delle sculture più famosi (anche in scala 1:1) ricostruiti con i mattoncini LEGO® e costruzioni di inventiva dell’artista incentrati sul significato dei sentimenti, delle emozioni e della condizione umana. La mostra era divisa per tematiche: Mattoncini dipinti, Condizione umana, Dinosauri, Espressione umana, Un mondo nuovo e Il giardino scolpito. L’opera più imponente, con appena 80000 pezzi, è quella che riproduce lo scheletro di un dinosauro di circa sei metri. L’opera più famosa è Yellow, ovvero l’uomo giallo che si apre il torace facendo cascare centinaia di mattoncini gialli. Ovviamente le sculture sono tutte incollate con una super colla: non oserei pensare cosa succederebbe in caso di rottura! Comunque è difficile dire quale sia l’opera di Nathan Sawaya più bella. Personalmente mi hanno colpito di più quelle sulle emozioni e sulla condizione umana ed in particolar modo Il nuotatore con il suo messaggio chiaro e semplice:

Nuota contro corrente!
Segui la tua strada!

Trova il coraggio dentro di te!

Nathan Sawaya

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The swimmer

Ho deciso di non inserire altre foto per lasciare a voi la possibilità di meravigliarvi con le opere di Nathan Sawaya. Mancano sono tre giorni alla chiusura della mostra. Affrettatevi!

Per info: http://artofthebrick.it

E per seguire non fatevi mancare una visitina al LEGO® Store di Piazza San Babila a Milano.

Per il 2017 mi sono promesso di esercitarmi ad essere il più possibile positivo almeno su queste paginette virtuali. Anche se la situazione attuale non è avvincente e tutti i sentimenti negativi conducono alla continua lamentela ottenendo nulla se non peggio, conviene cercare qualcosa, seppur piccolo, di bello, di costruttivo e di propositivo. Iniziamo dal principio: qualche mese fa, scervellandomi su come ci si possa reinventare, sono capitato quasi per caso sul sito http://guidemeright.com. Si tratta di un sito in cui si possono proporre delle attività (a pagamento) a chiunque sia interessato, in primis ai turisti. Quindi, dopo avere letto le linee guida, ho deciso anche io di diventare un “local friend” proponendo un’attività, a mio avviso, molto interessante:

Alla scoperta di Borgo San Paolo.

Borgo San Paolo è il quartiere in cui vivo da quarant’anni. Fu un borgo prettamente operaio perché qui si insediarono le fabbriche, le officine meccaniche e i laboratori artigianali all’inizio del XX secolo. Come potete immaginare, il quartiere conobbe un periodo di crescita della popolazione che dalle campagne veniva a cercare un lavoro più stabile e, in seguito, un periodo di crisi profonda durante e dopo la Seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti che rasero al suolo molte aree industriali. Per anni alcune di esse furono lasciate in un grave stato di degrado e abbandono, altre furono risanate costruendoci condomini residenziali, parchi e gallerie d’arte, ma altre ancora sono tutt’ora in fase di recupero. Ma quali furono le fabbriche più importanti e famose in Borgo San Paolo? Sono tutt’oggi esistenti? Quali storie ha da raccontarci Borgo San Paolo? Ebbene, con questa attività potrete conoscere le risposte e scoprire molte altre informazioni e curiosità! Ho pensato di intraprendere questo mini-tour in bicicletta o, per gli amanti dell’urban-trekking, a piedi. Si tratta di un percorso ad anello di circa dieci chilometri, da me studiato, che partirà dalla modernissima stazione ferroviaria Porta Susa, seguirà il tracciato dell’ex raccordo ferroviario di Borgo San Paolo e si immergerà nel cuore del quartiere. Il percorso è completamente pianeggiante, adatto a tutti e principalmente su pista ciclabile, aree pedonali o strade a bassa densità di traffico. E per chi volesse è possibile fare una pausa pranzo in una delle numerose trattorie con cucina tipica piemontese o in una delle pizzerie storiche di Borgo San Paolo oppure visitare il Museo del Carcere “Le Nuove” o, per gli amanti dell’arte contemporanea, la Fondazione Sandretto Rebaudengo o la Fondazione Merz. Precisazione importante: io parteciperei con voi alle visite in qualità di visitatore; non sono una guida turistica, né ho l’abilitazione per farlo. Insomma, questa attività vuole accontentare un po’ tutti con un percorso archeologico industriale, storico culturale ed enogastronomico! L’attività costa appena 18 euro a persona (prezzo stabilito automaticamente dal sito Guide Me Right), esclusi visite museali e pranzi. Prenotate ora l’attività cliccando sul link https://www.guidemeright.com/it/cosa-fare-a/torino/alla-scoperta-di-borgo-san-paolo. Vi aspetto numerosi!

(Bibliografia: Calosso Federica e Ordazzo Luisella, Borgo San Paolo, Graphot Editrice, 2009).

Borgo san Paolo

C’è una sostanziale differenza tra nostalgia e memoria. La nostalgia è un valore passivo, al limite negativo, che nel crogiuolo dei ricordi induce alla malinconia, alla rassegnazione, al rimpianto di cose passate che non ritorneranno mai più, che non sono riproducibili, ripetibili. La memoria invece è un valore positivo, attivo perché il ricordo non induce al lamento, bensì alla riflessione.
Descrivere un Borgo, cioè uno spicchio di città fatta “non solo di mura e di pietre” come scrive Agostino da Ippona, “ma di uomini” perché “la città è gente” (Sofocle); raccontare attraverso testimonianze a viva voce, oppure con la lettura, lo studio di carte, documenti e anche ingialliti ritagli di giornale, significa trasformare la cronaca in storia, una storia minore, certamente, ma preziosissima per capire e soprattutto per pensare.
Diego Novelli – Borgo San Paolo, 28 febbraio 2009

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