Il Blog di Luca C.

Da come si evince utilizzando google traduttore vuol proprio dire Gabbia dei matti. Mi riferisco alla birreria di cui avevo accennato qualche post fa ovvero il Klec Blàzna ovvero Gabbia dei matti. Non so quanto sia corretto, al massimo date la colpa a Google. E approfittando di San Valentino ci siamo recati per cenare con cibi tipici dell’est europeo. La birreria si presenta accogliente e minimale. E’ nata come birreria praghese. La prima sala verde assenzio è presieduta dal bancone dove vengono offerte le birre alla spina sempre originali dell’est Europa, anzi della Repubblica Ceca. La seconda sala, quella rossa con i tavoli ha attaccati sulla pareti vari oggetti provenienti da chissà quale rottamaio di auto. A chi ha la puzza sotto il naso potrebbe non entrare in questo locale. Anche la via in cui è situato (via Don Bosco a Torino), tutto sommato, non è il massimo. Più avanti c’è solo la trattoria, anch’essa molto spartana, in cui abbiamo mangiato in occasione delle festività natalizie. Forse è proprio questo il bello di non recarsi nei soliti posti conosciuti, perché almeno ci potrebbe essere posto per un po’ di stupore e autocompiacimento quando si scopre che il locale non è niente male. Il Klec Blàzna oltre ad avere birre e liquori (vi ricordo che potete anche trovare l’assenzio a 35° senza anice) dell’est Europa propone anche piatti, principalmente cechi, ma non solo (polacchi, russi…). Quale migliore occasione per provarli in compagnia della moglie e degli amici, almeno quelli più coraggiosi? Ed ecco il nostro menù a soli 15 euro bevande escluse. Una birra media costa 4,50 euro, un bicchierino di assenzio 3,50 euro. Fatevi i calcoli voi.

menu klec blazna

Con sorpresa scopriamo che tutto è molto buono. Solo un nostro amico ha ordinato il gulash con i canederli. Diciamo simile all’originale praghese, ma i canederli, buoni lo stesso, non mi sembravano come quelli “veri”. Ma non si può pretendere tutto: paese in cui vai, ingredienti che trovi… Ovviamente inutile parlare delle birre: sono ottime, per quel che ne capisco io. Solo io e Simone abbiamo provato ad assaggiare l’assenzio, ma a me non è piaciuto. Già che non sono un bevitore di superalcolici, già che non mi piace il gusto dell’anice, ma l’assenzio mi sembra sciroppo per la tosse, di quello che spero di non dover prendere ora che sono iper-raffredato. Comunque vi invito a provare a cenare al Klec Blàzna: noi di sicuro ci ritorneremo, non appena sarà disponibile un nuovo menù. Tranquilli che non ci sono matti! Dimenticavo: il locale organizza anche degli eventi come le presentazioni di libri.

Per info:

http://www.klec.it/index.html

Comunque dada

(Caparezza, Comunque DadaMuseica, 2014)

Con tutti questi importanti cambiamenti è  normale arrivare a casa stanchi soprattutto mentalmente. Cambi di abitudini, di orari, di mentalità senza dubbio ti portano a percepire un po’ di stress. Non che vada male, anzi si tratta di un passaggio più o meno lungo che spero porti ad una soluzione definitiva nella vita lavorativa. Dipende da me, ma non solo… Per fortuna sono capitato in un bell’ambiente. Quindi la cosa che più gradisco quando arrivo a casa è stare tranquillo, ma poi inizio a pensare a tutto quello che mi piacerebbe fare in compagnia di mia moglie, dei miei amici o semplicemente da solo. E allora inizia una corsa per poter recuperare il tempo perso, ma è impossibile far tutto. Rimango deluso ed arrabbiato. Ma ripeto che è solo un passaggio. Niente da togliere a chi sta peggio di me. Così si decide di fare un piccolo sforzo e di avere una vita anche sociale. Quale occasione migliore per andare ad un concerto? E l’esibizione è di una certa Cleo T., parigina, che suppongo sia sconosciuta a molti. Luogo del concerto il famoso Jazz Club di Torino. Costo dell’ingresso zero. L’organizzazione l’Alliance Françaice. Ovviamente la nazionalità dell’artista francese. Nonostante l’appuntamento fosse alle 21.00 per prendere i posti per assistere all’imminente concerto (ore 21.30) lo stesso è iniziato alle 22.15. In qualche modo mi aspettavo che fosse così. Meglio perché chi è arrivato dopo è stato in piedi, mentre noi comodamente seduti a sorseggiare cocktail e birre. Sul palco si sono presentati in tre: Cleo T., voce, auto arpa e piano elettrico e i suoi due musicisti con i loro rispettivi strumenti: tromba, viola e voce. A completare il tutto una drum machine sulla quale erano registrate le basi. La giovane cantante ha una splendida voce e ha presentato brani dei suoi dischi. Principalmente Cleo T. canta in francese e molto in inglese. E’ una ragazza molto simpatica che adora l’Italia, ma nonostante il suo amore per la nostra terra non riesce a scrivere brani nella nostra lingua perché la ritiene troppo difficile. Ha presentato le canzoni del suo ultimo cd Songs of gold & shadow. Ricordo Comme vient la nuit il suo nuovo single del 2014. La sua musica ricorda più o meno lo stile di Amy Winehouse anche se più elettronica. Forse sarà per la drum machine usate durante l’esibizione. Personalmente mi sono piaciute le canzoni presentate al concerto e quindi abbiamo acquistato il suo disco insieme ad un EP e il nuovo cd single in omaggio. A quanto pare Cleo T. gira il mondo e inizia i concerti dall’Italia. Il tour del 2014 è iniziato a Napoli per poi risalire la penisola e andare poi nel Nord Europa in Finlandia. A suo dire non è tanto apprezzata invece nel suo paese la Francia tant’è che lavora molto all’estero e i suoi dischi sono prodotti da un’etichetta italiana, ma di questa notizia non ho riscontro. Il suo nome non è presente su Wikipedia, ma per conoscerla ci sono la sua pagina Facebook ed il suo sito. Vi lascio con il suo ultimo video Comme vient la nuit. Buon ascolto e buona visione.

Per info:

http://facebook.com/cleotmusic

http://cleotmusic.com

http://www.jazzclub.torino.it/

Il punto è che qui valorizziamo l’espressione della personalità di ciascuno. Di solito questo colpisce molto i visitatori, i quali sovente mi confessano di provare una sorta di rimpianto, come se nella loro vita lavorativa mancasse qualcosa: un’energia palpabile, un senso di collaborazione, di totale creatività e – passatemi la banalità – di possibilità. Normalmente rispondo dicendo loro che quella vivacità palpabile – chiamatela pure esuberanza o sfrontatezza o, perché no, stravaganza – è parte integrante del nostro successo.

[…] sappiamo che avremo sempre dei problemi, molti dei quali non evidenti, e ce la mettiamo tutta per scoprirli, a costo di affrontare disagi […]

E’ questo che mi motiva e mi fa sentire di avere una missione.

(Ed Catmull, Verso la creatività e oltre, Sperling & Kupfer, 2014)

Il bello non è il dono che arriva dall’alto ma impegno e sacrificio cui consacrarsi. La perfezione è il traguardo cui si deve tendere, non importa se sia o meno realmente raggiungibile, importano solo sudore e lacrime versati per raggiungerlo.

L’incoscienza è bambina, il timore adulto.

L’utopia non illusione ma progetto che guarda alle infinite possibilità – anche temporali- del divenire.

La generazione di mio padre ha vissuto la guerra e il dopoguerra e non ha avuto nulla. Sono persone che hanno forgiato il loro percorso con le loro mani e creato da soli l’intero loro mondo. Per questo, cercano sempre di essere proattivi. D’altro canto, nell’epoca in cui la mia generazione ha raggiunto la maggiore età, tutto era possibile per noi. Credo che questo ci abbia reso un po’ passivi.

La modernità è nel ritorno al passato e nella libertà di pensiero di chi, pur legato a vincoli e schemi sociali, ha il coraggio di osare la rivoluzione, seppure nel “piccolo” della sua esistenza.

(Valeria Arnaldi, Hayao Miyazaki, Un mondo incantato, 2014)

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