Il Blog di Luca C.

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Oggi vi parlerò di un ristorante giapponese, ma non pensate al solito locale gestito da cinesi o coreani che servono il solito sushi o le fritture miste spappola fegato. In realtà più che di un ristorante si tratta di un “chiosco” alla giapponese: avete presente quello di Marrabbio di Kiss Me Licia? Beh, se amate gli anime e i manga la risposta è affermativa e se siete affascinati o incuriositi dalla cultura giapponse sicuramente CibiChibi fa per voi! Da qui nasce l’idea piccola e geniale di un giovane imprenditore nerd: proporre i piatti che sono presenti in molti cartoni animati giunti in occidente dall’estremo oriente già dal lontano 1978 come Atlas UFO Robot. Che cosa mangia Zaza di Lupin III in maniera così vorace oppure sono veramente polpette quelle che prepara Marrabbio di Kiss Me Licia? Solo Oji San, il cuoco imprenditore nerd (italiano), vi potrà togliere la curiosità. Il menù è vario, ma ci sono dei giorni in cui vengono proposti piatti non in elenco. Le pietanze sono ottime e molto curate negli ingredienti per quanto si possano rispettare in occidente le vere ricette giapponesi. Per chi volesse si possono abbinare i piatti con il sake o la birra artigianale giapponese (provate quella con le patate dolci). Inoltre, durante l’anno si organizzano eventi musicali e/o letterari dedicati alla cultura giapponese, ai manga e agli anime o si possono organizzare feste di compleanno. Per quanto riguarda la musica di sottofondo ovviamente ascolterete le sigle originali giapponesi e italiane degli anime più famosi. Un unico avvertimento però: CibiChibi è un locale piccolo (d’altronde Chibi significa piccolo), intimo e adatto alla socializzazione, si mangia in due turni (di solito dalle 19 alle 21 e dalle 21 alle 23), quindi è opportuno prenotare sempre e avvisare Oji San in anticipo per organizzare eventi festosi. CibiChibi si trova in Borgo San Paolo in via Dante Di Nanni 46b a Torino. Auguro lunga vita a CibiChibi!

Tutte le info su:

https://cibichibi.it

https://www.facebook.com/Mangafood

Nonostante tutto, vorrei continuare a recensire alcuni dei luoghi in cui abbiamo cenato prima del Natale. La settimana è stata ricca di impegni mangerecci e con gli amici siamo andati a mangiare in un ristorante molto carino e diverso dai soliti perché la cucina è abruzzese. Il locale è molto luminoso e accogliente, particolarmente adatto alle compagnie numerose. Si tratta del ristorante Da Giannino in via Botta 10 a Torino. Il menù è ricco e soprattutto rispecchia molto la cultura culinaria della regione, dagli antipasti ai dolci. Il servizio è veloce ed efficiente. Purtuttavia approfittando del ritardo di alcuni (molti) amici hanno iniziato a caricarci di antipasti (salumi, burrate, verdure grigliate,…) e bottiglie d’acqua per calmare un po’ i morsi della fame. Secondo me è stata una scelta sbagliata, nessuno ci ha obbligati a prenderli,  perché sono molto cari. In principio, dato che nella settimana avevamo già cenato fuori casa, avevamo pensato di ordinare una portata sola sia per risparmiare sia per rimanere leggeri. Tutto sommato le portate sono ottime, forse un po’ cariche, soprattutto care, ma rientrano nella norma. Sicuramente quando ci sono le tavolate numerose questo è un espediente per guadagnare qualche soldino in più perché tanto poi si paga alla romana. E’ vero che pagare alla romana si fa prima, però lo considero ingiusto dal momento che se uno ordina solo un piatto e una bottiglia d’acqua deve pagare pure quello che hanno preso gli altri che magari si strafogano. Alla fine la promessa che ci eravamo fatti è saltata quando ho capito l’andazzo e che avremmo pagato alla romana; tanto vale ingurgitare più roba possibile. Io ho ordinato la zuppa di fagioli tanto per vedere se era come quella che ricordavo di avere mangiato da bambino, anni or sono, al Parco Nazionale degli Abruzzi. Ebbene sì, la zuppa era ottima e a giudicare dal sorriso degli amici anche le altre portate. Veniva voglia di assaggiare proprio tutto!  Come ho scritto poco fa, i piatti sono abbondanti quindi non ho ritenuto opportuno assaggiare i secondi o i contorni e siamo passati subito ai dolci. Tra i dolci tradizionali ricordo il parrozzo, una classica torta “fatta in casa” contornata di crema e cioccolato. Alla fine ho perso il conto e abbiamo pagato tutti ben 25 euro. Per quello che ho mangiato io mi sembra un po’ tanto. Io avrei dovuto pagare (esclusi gli antipasti) circa 18 euro. Non è per fare il taccagno e il criticone, però sono sempre sette euro in più. Ovviamente quello che più conta è stato incontrare gli amici con alcuni dei quali non ci si vedeva da tanto, forse troppo, tempo. Di sicuro tornerò in questo ristorante ma solo con mia moglie così non ci facciamo fregare dalle portate di antipasti a raffica che tanto hanno fatto lievitare il prezzo (una burrata ben 10 euro!) e potremmo gustare con calma alcuni dei piatti meravigliosi della tradizione abruzzese. Volete che dia un voto a questo ristorante? 8 e può anche salire a 10 basta che non andiate numerosi cosicché potrete ordinare e gustare quello che volete con calma. Ma le cene non sono finite qui e con l’incontro con gli ex compagni di scuola di Elena, sono ritornato a mangiare in una trattoria di cucina meridionale (calabrese dicono, ma secondo me anche pugliese) nella quale mangia 10 anni or sono in occasione dei 50 anni di mio zio. Si tratta della trattoria “Da Nando” in via Don Bosco 41: un luogo molto, ma molto spartano, ma molto, molto buono. Si possono ordinare anche le pizze, ma i piatti forti sono i primi e i secondi della tradizione dell’Italia del sud: orecchiette con cime di rape, pappardelle al sugo di polpette, salsicce piccanti, pasta alla chitarra fatta in casa con le varietà di sughi “terroni” più buoni e ancora tante prelibatezze. E non costa nemmeno tanto. Le uniche pecche sono il tempo di attesa per chi non mangia la pizza e la poca varietà di dessert. I dolci sono buoni, soprattutto il tiramisù prodotto da loro. Il proprietario, Fernando Nesci, è anch’egli simpatico. Voto? Diamogli 8. Dopo l’ennesima mangiata, nella via del ritorno, siamo incappati in una birreria in cui non siamo entrati, ma prima o poi ci andremo perché si tratta di una birreria con prodotti cechi e dell’est Europa dalle birre ai liquori alle pietanze. Il nome? Klec Blàzna, via Don Bosco 69. Questa volta un po’ di Praga a Torino!

Per info:

https://it-it.facebook.com/dagianninolangolodabruzzoatorino

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187855-d1369969-Reviews-Trattoria_e_Pizzeria_Nesci_Ferdinando-Turin_Province_of_Turin_Piedmont.html

http://www.klec.it/

GITE IN MONTAGNA E RIFUGI PROVATI PER VOI

E siamo giunti a raccontare quel che è successo il giorno di ferragosto del corrente anno, o meglio i tre giorni in cui ho potuto godere di un po’ di libertà dal lavoro, cioè fino al 17 agosto. Per l’occasione ci siamo recati a Bardonecchia ospitati a casa della suocera, dove ci hanno raggiunti in tarda mattinata gli amici con cui abbiamo pranzato. Nel pomeriggio abbiamo provato a fare una passeggiata verso la Valle Stretta, ma le temperature poco favorevoli di questa estate ed il vento ci hanno fatto stare sdraiati sui prati per pochissimo tempo. Il giorno dopo, invece, abbiamo attraversato il confine passando dalla Valle Stretta per il Col de l’Echelle in cui ho scoperto dei luoghi fantastici che non conoscevo (la strada è un po’ stretta e difficile per i neopatentati), per giungere a Briançon in cui a pranzo abbiamo mangiato nella oramai familiare trattoria Le passage la nostra solita e gustosa tartiflette. Anche qui il tempo non era eccezionale e anche se c’era il sole le temperature erano bassine, ma non ci siamo fatti scoraggiare a prendere la cabinovia che dalla città francese parte verso Prorel (2360mt/slm) passando per Pra Long (1624mt/slm). Dalla cabinovia si può ammirare un panorama stupendo di tutta la vallata francese e anche oltre, fino in Italia. Arrivati in cima abbiamo fatto ben poco a causa del freddo e così dopo aver respirato aria frizzante, ossigenato per bene i polmoni e aver goduto del meraviglioso panorama siamo ridiscesi a valle un po’ infreddoliti, ma ne è valsa la pena per 12 euro a testa per la salita e la discesa in cabinovia. Vi ricordo che a Pra Long si può fare una sosta perché bisogna fare il cambio di cabinovia. Questi luoghi d’inverno sono ideali per sciare o per le gite con le racchette da neve, mentre d’estate sono frequentati da moltissimi ciclisti in mountain-bike. Comunque conoscendo oramai il posto sarà possibile organizzarci per una futura gita in alta montagna non prima di aver gustato la tartiflette. Dunque, passiamo al terzo ed ultimo giorno di vacanza in montagna: ci siamo incontrati con una coppia di amici che hanno la casa ad Ulzio e che non vedevamo dal loro matrimonio. E’ stato piacevole incontrarli. Siamo ritornati in Valle Stretta e abbiamo potuto godere di una bellissima giornata di sole con cielo terso e temperature finalmente estive per l’altitudine raggiunta.  Da Bardonecchia si raggiunge in auto la Valle Stretta, ma anziché proseguire per Nevache bisogna imboccare la stradina a destra e dopo qualche tornante si può posteggiare l’auto sui prati pagando un’irrisoria somma di due euro. Questi soldi saranno utilizzati per la manutenzione delle strade: chissà se ne occuperà l’Italia o la Francia? In pratica si è già in territorio francese, ma la gestione è italiana. Nei giorni festivi e nei week-end questi posti sono presi letteralmente d’assalto, quindi è consigliabile andare in settimana per poter godere al meglio del paesaggio montano. Una passeggiata molto semplice da fare è quella che porta al Lago Verde, un bellissimo laghetto di origine glaciale che ha delle stupende sfumature verdi. Tutto intorno al lago si fermano a sostare i turisti, chi solo per mangiare, chi per campeggiare con tanto di amaca. La passeggiata, come dicevo è semplice, ma è meglio portarsi delle pedule o degli scarponcini robusti. I cartelli di indicazione al laghetto sono un po’ fuorvianti perché ci sono tanti percorsi che portano al lago, ma quelli indicati dai cartelli fanno percorrere dei sentieri più tortuosi. Dopo aver ammirato il laghetto (vien voglia di buttarsi in acqua o di bere delle fresche sorsate) siamo tornati indietro al rifugio Tre Alpini in tempo per pranzare (avevamo prenotato un tavolo). Ovviamente abbiamo mangiato l’impossibile: piccolo antipasto con salumi, formaggi e fagioli, polenta con cervo, salsiccia e spezzatino al sugo, dolci, caffé, acqua a volontà e un bicchiere di vino rosso (20 euro a testa). Approfittando del bel tempo e della voglia di riposarci ci siamo sdraiati sui prati antistanti il rifugio. Finalmente un po’ di sole è venuto a trovarci, almeno in questo ultimo giorno di mini vacanza. L’indomani si tornerà alla solita vita, in città, al lavoro, con il solito cielo grigio minaccioso di pioggia.

Per info:

http://www.terzoalpini.com/IT/index.html

http://www.bardonecchia.it/

http://www.ot-briancon.fr/it/

http://www.serre-chevalier.com/it

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g219218-d1730289-Reviews-Restaurant_Le_Passage-Briancon_Hautes_Alpes_Provence.html

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E’ trascorsa qualche settimana dalle prime ferie che abbiamo fatto, ma solo ora vi consiglierò qualche visita interessante che abbiamo fatto.

Per iniziare vi propongo Brain, la mostra sul cervello che si tiene al museo di storia naturale di Milano, in corso Venezia 55. La mostra si distribuisce lungo le sale espositive dell’ala sinistra del museo. Si tratta di una visita interessante in quanto molto interattiva e facile da capire. Proprio per questo motivo il museo è preso d’assalto dalle scolaresche e quindi vi troverete in un marasma impressionante di marmocchi che urlano, spingono e non ascoltano le povere guide che si sgolano per farsi sentire. Per stare un po’ tranquilli converrebbe andare di domenica o il giovedì a partire dal tardo pomeriggio perché la chiusura è alle 22.30. Essendo un museo con sale espositive con angoli interattivi risulta divertente capire come funziona il nostro cervello stupendoci di fronte ai giochini proposti. Usciti dalle sale che ospitano la mostra Brain è possibile continuare la visita nel resto del museo. Il biglietto intero costa 10 euro. Affrettatevi perché la mostra terminerà il 13 aprile 2014.

Per info:

http://mostrabrain.it

Brain 1Brain 2

La seconda visita interessante che abbiamo fatto è stata quella al castello di Fenis in Valle d’Aosta: parte del castello è stata copiata per ricostruirla al parco del Valentino di Torino nel borgo medioevale. Il castello di Fenis non è un castello di difesa, ma semplicemente una residenza dei nobili proprietari per far notare il loro prestigio. Ovviamente il castello è stato scrupolosamente restaurato in quanto nei secoli è stato abbandonato e usato come cascina o rifugio. Il costo del biglietto è irrisorio e la visita è accompagnata con le spiegazioni di guide preparate. Usciti dal castello si può visitare il museo dell’artigianato della Valle d’Aosta e conservando il biglietto del castello si ha diritto alla riduzione. Fenis è un centro piccolissimo e se volente pranzare o cenare vi consiglio il bar ristorante pizzeria Des Alpes, Frazione Chez Sapin 10 nel centro di Fenis. E’ curioso che oltre alla cucina valdostana viene proposta la cucina pugliese ed il locale sembra gestito da una coppia di origini russe o comunque dell’est Europa. Le porzioni sono abbondanti, costano poco, ma non vi aspettate dei piatti da gourmet. La visita può poi continuare visitando gli altri castelli o recandovi ad Aosta e passeggiando nel centro storico. Mentre sto scrivendo, sia ad Aosta, sia al Forte di Bard stanno girando alcune scene per il film The Avengers 2 ambientato in Russia (rischiate di avere le strade chiuse e transennate). Un commento: agli americani la Valle d’Aosta ricorda la Russia; ma che ne capiscono loro delle bellezze artistiche italiane?

Per info:

http://comune.fenis.ao.it/cfe/index.cfm/castello-di-fenis.html

http://regione.vda.it/cultura/patrimonio/castelli/castello_fenis/default_i.asp

http://ristorantedesalpes.weebly.com

Fenis 1Fenis


La terza visita è una visita ancora più interessante perché riguarda la nostra città, Torino, devastata dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale. La mostra è ospitata all’interno di Palazzo di Barolo, nelle cantine. Nelle cantine come le persone che si rifugiavano durante i bombardamenti aerei, che spesso facevano la fine del topo. La mostra inizia con reperti e documenti della città da poco prima dell’entrata in guerra in cui la popolazione non si rendeva ancora conto della gravità della situazione e dell’inferno a cui stavano andando incontro. Durante la visita lentamente si entra in uno stato sempre più angoscioso e capiamo come siamo fortunati noi giovani generazioni per non avere vissuto quell’inferno. Documenti, abiti, foto, musiche, curiosità, bombe, ricostruzioni storiche, storie raccontate in video interviste ci accompagnano fino al termine della guerra e della liberazione nell’estate del 1943: impressionante osservare la distruzione di Torino dalle foto aeree. Una mostra vivamente consigliata e gratis per i possessori dell’Abbonamento Musei. Unico neo: la mappa del percorso mette un po’ in confusione.

Per info:

http://arestorino.it/

http://www.operabarolo.it/

Mi son detto che quando scrivo un commento riferito ad un’esperienza negativa devo evitare di fare nomi e cognomi, ma ogni tanto è molto difficile. Beh, non esageriamo adesso: al mondo c’è molto di peggio, ma quando si tratta di ristorazione e servizi offerti al consumatore… Ma iniziamo dall’inizio. Dopo mesi e mesi in cui cercavamo di organizzare un incontro tra cugini per far vedere le nostre foto del matrimonio e del viaggio di nozze, finalmente abbiamo trovato un buco in cui poter fare visita al cuginone preferito, perché se aspetto che Maometto vada alla montagna è meglio che la montagna vada da lui. Con il favore degli orari lavorativi siamo addirittura riusciti a cenare insieme. A cenare, adesso non esageriamo… Se fosse stata una pizza almeno avrei digerito meglio. Ma complice il movimento dei forconi nel grazioso paesino in prima cintura di Torino (in cui vive il cugino) era tutto chiuso, praticamente il coprifuoco. L’unica pizzeria aperta era lì a due passi, ci si poteva arrivare anche a piedi, però quel buongustaio chef di mio cugino ci ha informato che si mangia male perché la pasta della pizza è troppo elastica. Eh vabbé! Così ci rechiamo in un ristorante self-service subito dietro l’aeroporto Sandro Pertini di Caselle. In precedenza lì c’era una discoteca. Anni fa la discoteca era abbastanza frequentata, soprattutto dai ragazzini casellesi (si chiamano così i cittadini di Caselle?) che non avevano ancora la patente. Il locale disposto su unica sala offriva musica dance commerciale e latino-americana oltre ad un servizio bar e ristorazione all’ora di pranzo. Se non sbaglio venivano invitati anche dj tutto sommato famosi nell’hinterland torinese. E’ ovvio che il centro di Torino è molto più invitante rispetto al trascorrere una serata a Caselle. Comunque l’attività precedente è fallita e la gestione è stata presa da un imprenditore cinese che ha dato luce a questo fantastico ristorante self-service. Il locale è molto spartano e minimale, le pareti di un colore direi indefinito, un mix di giallo e grigio o un verdastro oliva chiaro. In pratica è stato lasciato il bancone del bar e la sala ristorazione che c’era già in precedenza e semplicemente sono state eliminate tutte le strumentazioni e i decori che servono in una discoteca. Al posto dei divanetti e della saletta priveé (ce ne sempre una in discoteca, ma a che cacchio serviranno?) sono stati messi una serie di tavoli quadrati di formìca anch’essi molto spartani. In mezzo alla sala è stato aggiunto tutto l’occorrente per il self-service. Al posto delle casse e delle luci psichedeliche attaccati alle pareti ci sono tre schermi piatti. Et voilà! Il ristorante è fatto… Che tristezza! In confronto la mensa degli ospedali è più colorata, allegra e di sicuro più curata e sana. All’interno l’aria è fredda, non c’è nemmeno il riscaldamento o  se c’è è tenuto al minimo di legge. Di fronte ai tavoli di metallo classici dei self-service in cui i clienti si servono (appunto) c’è la cucina separata dal resto del locale da una vetrata (tipo banca per dire), ma almeno si possono tenere d’occhio i cuochi anch’essi cinesi. Non si sa mai cosa bolle in pentola. Nei vassoi dai quali ci si può servire, le pietanze sono scarse e, si vede anche con l’occhio meno esperto, cucinate e conservate male. Altro che la mensa del nostro albergo a Las Vegas: il ben di Dio c’era là e tutto buono (peccato le bevande ghiacciate). Comunque per andare sul sicuro ho deciso di prendere per primo un piattino di agnolotti con panna, prosciutto e piselli (appena tiepidi) e poco gustosi. Per secondo, non volendo farmi cucinare la carne esposta cruda sul tavolo, ho preso qualche oliva ascolana e un po’ di patate al forno. Orrore! Sia le patate, sia le olive erano fredde, asciutte ed avevano un gusto di olio che si capiva benissimo che era stato usato più volte e che ci avevano fritto pure il pesce. Ho pensato che la frutta fosse la cosa più salutare là dentro. Ho optato per un kako (ovviamente freddo di frigo) e dalla buccia appiccicosa. Per dolce c’erano dei residui di tiramisù che non ho preso per evitare qualche intossicazione alimentare. Tutta la cena ci è costata 76 (SETTANTASEI) euro! In pratica la cena costa 15,90 euro a persona bevande escluse! E ancora più assurdo che se lasci qualcosa nel piatto il gestore potrà decidere di farti pagare dai 5 ai 20 euro!!! Ma siamo pazzi? E ci credo che in ‘sto locale cucinano roba schifosa, così la clientela paga la cena che non mangia perché è disgustosa e poi si trova la sorpresa di pagare anche quello che non ha mangiato!!! Dovrebbero chiuderlo subito questo ristorante! Bisogna mandargli l’ASL. Purtroppo non ho pensato di curiosare nei bagni, chissà che sorprese avrei trovato! Intanto, mentre stavo per concludere il post ho visitato il sito http://tripadvisor.it in cui ho trovato questa recensione:

Sono stata al *** *** con il mio fidanzato, una volta abbiamo preso cibo cinese d’asporto. Buono come tutti i ristoranti cinesi, hanno la capacità di avere tutti lo stesso sapore. Un altra volta andando a mangiare lì abbiamo visto una cosa assurda, a chi aveva avanzato cibo nel piatto, il cameriere lo riprendeva e andava a rimetterlo nel buffet dove i clienti andavano a riempirsi i piatti. Dopo aver visto ciò, già non sono assidua frequentatrice dei ristoranti cinesi, da oggi li abolirò del tutto e tirerò una riga sopra il *** ***.

  • Visitato a Settembre 2012

Peccato che il giudizio complessivo sia di 3,5 voti su 5 (avranno tutti lo stomaco di ghisa); peccato che ho ho fatto il voto di non far nomi, peccato…

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