Il Blog di Luca C.

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Un piccolo grande film che fa riflettere sulla nostra esistenza è Momenti di trascurabile felicità di Daniele Lucchetti tratto dal libro Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo. Non ho letto il libro, quindi non so dirvi se il film è meglio o peggio, però posso assicurarvi che ci tocca dentro nell’anima. La storia è semplice: il protagonista Paolo, interpretato da Pif, sposato e padre di due figli, muore in un incidente stradale. Giunto nell’aldilà Paolo avrà la possibilità di ritornare alla vita terrena a causa di un piccolo errore “burocratico”, ma solo per un’ora e mezza. In questo lasso di tempo il protagonista, potrà capire quali sono le cose che più gli hanno dato felicità, ma che per i suoi comportamenti egocentrici e irresponsabili ha sempre trascurato rendendogli la vita grigia. Insomma, un film che ci fa riflettere su quanto, spesso, tendiamo a dare più attenzione a cose superflue, mentre la felicità è quasi sempre sotto il naso e non sappiamo coglierla. Allo scoccare del termine del tempo concessogli, Paolo dovrà essere accompagnato nell’aldilà imboccando la strada in cui ha avuto l’incidente ripetendolo per la seconda volta, ma egli rifiuta la sua morte prematura.

Per info: https://www.einaudi.it/autori/francesco-piccolo/

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Ve li immaginate due poliziotti, uno di colore e uno ebreo, che conducono indagini all’interno dell’organizzazione Ku Kux Klan, come finti affiliati? Sembrerebbe una farsa, ma è pura realtà! Il regista Spike Lee ci racconta questa vicenda nel suo ultimo film diretto magistralmente. Agli inizi degli anni ’70 l’afroamericano Ron Stallworth si fa assumere come poliziotto e ben presto entrerà a far parte dell’intelligence. Incuriosito da un annuncio di reclutamento nel Ku Klux Klan deciderà di iscriversi all’organizzazione neonazista, fingendosi di essere un bianco, per scoprirne di più sulle possibili attività criminali. Per far ciò si farà aiutare dal collega Flip Zimmerman che è bianco, ma… ebreo! I poliziotti scopriranno che i membri del Ku Klux Klan stanno organizzando un attentato dinamitardo contro la rappresentante dei Black Panthers ovvero il movimento rivoluzionario per i diritti degli afroamericani. Purtroppo Ron e Flip verranno scoperti dal gruppo neonazista. Riusciranno a salvare la pelle ed evitare il peggio prima che sia troppo tardi? BLACKkKLASSMAN è un film ben prodotto, a tratti fa sorridere, ma si tratta comunque di un film serio che fa riflettere sulla crescita di intolleranza, razzismo e nazionalismo dei nostri giorni non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche nel nostro caro vecchio continente. Il film si conclude con le tragiche immagini degli scontri del 2017 a Charlotteville e con il successivo discorso del presidente Donald Trump. Nel film compare anche Harry Belafonte nei panni del giudice Jerome Turner testimone di un feroce linciaggio di un uomo di colore accusato troppo facilmente di una violenza sessuale da giudici bianchi.

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Anche quest’anno cercherò di segnalarvi i film che a mio parere meritano di essere visti almeno una volta. 7 Uomini a mollo (titolo originale Le grand bain) è un bel lungometraggio francese che è stato presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes. La storia, che a molti potrebbe ricordare Full Monty, vede protagonista Bertrand che soffre di depressione a causa della perdita del lavoro. A parte la moglie che capisce la situazione, si vede contro i due figli e il resto della famiglia che lo considerano un fannullone: potrete intuire che la situazione non è assolutamente serena. La svolta arriva quando Bertrand decide di iscriversi ad un corso di nuoto sincronizzato maschile. Gli allenamenti in piscina favoriranno la nascita dell’amicizia con i compagni di corso con i quali confidarsi e scoprire pian piano che tutti stanno attraversando un periodo buio della loro esistenza comprese le due allenatrici. La decisione di partecipare ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato maschile darà alla squadra la possibilità di svoltare pagina e riscattarsi. Riusciranno a raggiungere il primo posto, ma soprattutto la propria dignità, l’autostima e la stima di chi gli sta vicino? Il messaggio del regista Gilles Lellouche è molto chiaro: anche di fronte alle difficoltà bisogna imporsi un obiettivo da raggiungere assolutamente (anche se per gli altri potrebbe essere  astruso) e non importa se il risultato non sarà quello che ci aspettiamo, ma basta crederci e continuare a perseguire il proprio sogno. Lo dobbiamo a noi, all’amor proprio.

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Dopo un po’ di assenza da queste pagine virtuali ritorno per raccontarvi di una breve gita, di un viaggio improvviso nelle terre della bassa padana approfittando di due giorni consecutivi di pausa dal lavoro e del bel tempo. Per non strafare abbiamo optato per Roncole Verdi e quindi Bussetto (in cui nacque, visse e crebbe musicalmente Giuseppe Verdi) per giungere, infine, a Brescello (famoso per essere stato il set cinematografico della serie di film dedicati a Don Camillo).

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GIORNO 1: da Torino ci sono circa due ore e mezza di viaggio in auto prendendosela comoda. Alle ore 10.30 eravamo già a Roncole Verdi in cui abbiamo visitato la Casa natale di Giuseppe Verdi (monumento nazionale), che fu anche l’osteria gestita dal papà del musicista. La guida interattiva accompagna i visitatori nelle varie stanze arredate nello stile dell’epoca raccontando vari aneddoti sulla vita della famiglia Verdi e su come si viveva nel XIX secolo. Di fianco alla casa natale di Giuseppe Verdi c’è il museo dedicato a Giovannino Guareschi, che prima era il ristorante voluto dal giornalista-scrittore e gestito dai suoi figli. La Casa archivio di Guareschi è gestita dall’associazione culturale Club dei Ventitré che ha allestito lo spazio occupato dal ristorante con numerosi pannelli con documenti e cimeli del creatore di Don Camillo. All’interno è possibile acquistare vari libri di Guareschi tra cui Diario clandestino considerato il più bello dell’autore e, purtroppo, il meno conosciuto. Terminata anche questa visita ci siamo precipitati a Busseto per evitare la chiusura delle strade a causa della corsa ciclistica Milano-Busseto perdendoci così la possibilità di entrare nella Chiesa di San Michele Arcangelo in cui un giovanissimo Giuseppe Verdi suonò l’organo. Essendo, quindi, giunta l’ora di pranzo abbiamo scelto di mangiare nella Gastronomia di Busseto Sapori della bassa: ottimi salumi, ottimi formaggi, gestori gentilissimi, prezzi medio-alti (ma considerate che abbiamo assaporato il culatello che costa tra gli 80-90 euro al chilo). Dopo la sosta ristoratrice abbiamo aspettato l’apertura pomeridiana degli altri due luoghi da visitare: il Teatro Verdi e Casa Museo Barezzi. Il primo fu costruito in onore di Giuseppe Verdi quando ancora era in vita. Il musicista non ne rimase entusiasta e non si presentò neanche all’inaugurazione: avrebbe preferito che i soldi fossero spesi per aiutare i più bisognosi. Il graziosissimo teatro, seppur piccolo, è famoso per aver ospitato musicisti e direttori d’orchestra illustri e ancora oggi è utilizzato per gli spettacoli. Casa Museo Barezzi, invece, è la casa in cui il ricco signor Barezzi, appassionato all’inverosimile di musica, insegnò a Giuseppe Verdi a suonare. Fu talmente colpito dalla sua bravura che pagò di persona tutti gli studi privati. All’interno della casa museo si possono ammirare documenti, spartiti, locandine e articoli di giornali originali e anche il meraviglioso forte-piano suonato da Giuseppe Verdi: la tentazione di toccare i tasti era forte, ma ho desistito: d’altronde anche Riccardo Muti si rifiutò di suonare lo stesso strumento che suonò il Maestro. E chi sono io per poterlo fare? Queste visite fanno conoscere meglio la vita di Giuseppe Verdi, forse meno le sue opere, ma è stato comunque molto istruttivo. Ottime anche le spiegazioni delle guide. E’ possibile a pagare un biglietto cumulativo per la Casa Natale di Verdi, il Teatro Verdi e la Casa Barezzi: sconticino con la Tourist Card gratuita che dovrebbe servire anche in altri esercizi commerciali, ma poi non è così. Intanto è giunto il tempo di partire per recarci a Brescello in cui abbiamo prenotato il B&B che non nominerò perché non abbiamo avuto una buona esperienza: al nostro arrivo il gestore non si è presentato al check-in e non era rintracciabile al telefono. Per fortuna un simpatico ragazzo in bici intuendo la nostra preoccupazione si è fermato è ci ha consigliato un altro B&B: “Cercate da dormire? Mo vé che ci penso io a voi due!”. In quelle parole ho percepito qualcosa di non buono oltre all’alito di lambrusco del ciclista… Intanto la serata si svolge al positivo con una bella cena a base di tagliatelle al culatello e Lambrusco presso l’ottima Trattoria La Bottega molto frequentata dai turisti (italiani e non), dai brescellesi e, a giudicare dalle numerose fotografie, anche dal cantante emiliano Zucchero Fornaciari.

GIORNO 2: dopo una notte quasi insonne nel nuovo B&B consigliatoci, cioè nella nostra stanza posta sopra l’enorme sala di una risto-pizzeria in cui si è fatto karaoke e si è ballato sulle note del reaggeton fino alle ore piccole ed, in seguito, con la risistemazione delle tavolate per il giorno seguente (strisciando i tavoli e le sedie sul pavimento), ci siamo svegliati pronti per visitare Brescello. E per fortuna che si trattava di un B&B con colazione in camera: merendine da discount, ovetti al cioccolato sciolto e macchinetta da caffè con acqua ristagnante da chissà quanto tempo! Meglio brioche e cappuccino al bar Don Camillo nella piazza del paese. Al Punto Informazioni (è consigliabile arrivare di buon’ora per evitare la bolgia di turisti) si può acquistare con la modica cifra di 5 euro il biglietto cumulativo per la visitata guidata al paese soffermandosi nei punti in cui sono state girate le scene più famose dei film di Don Camillo, per il Museo Peppone e Don Camillo, per il Museo Guareschi e per il Museo Archeologico (gli ultimi due li abbiamo saltati). Insomma, tutto il paese fu per anni il set cinematografico di Don Camillo e tutti i paesani volenti o nolenti furono stati coinvolti. Dalla visita a Brescello si viene a conoscenza di molti aneddoti sui film, sugli attori, sull’autore di Don Camillo e su problemi tecnici, burocratici e soprattutto politici, ma che non sto qui a raccontarvi perché mi dovrei dilungare molto. Lascio a voi il piacere della scoperta. Intanto, il tempo a nostra disposizione volgeva al termine e quello meteorologico al brutto. Prima di riprendere il viaggio di ritorno abbiamo pranzato presso la gastronomia La Botte Golosa in cui abbiamo gustato ottimi tortelli di zucca e strozzapreti al culatello ovviamente sempre accompagnati da un buon bicchiere di lambrusco. Sperando di avervi messo un po’ di curiosità vi invito a fare visita in questi meravigliosi luoghi, B&B permettendo!

Per info:

https://visitbrescello.it/ oppure cliccare sui link nel testo sopra.

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Dopo essermi commosso per lo splendido e coloratissimo Coco della Disney Pixar è giunto il momento di vedere un altro film commovente che ho aspettato per ben sette anni, cioè da quando lessi nella lontana estate del 2011 il libro Viaggiando contromano di Michael Zaadorian. Dopo la lettura mi sono sempre chiesto se qualcuno avesse mai pensato di produrne un film. Alla fine mi hanno accontentato: sto chiaramente parlando dell’ultimo lavoro di Paolo Virzì Ella & John – The Leisure Seeker. Il riassunto della vicenda è il seguente:

Ella e John (interpretati dai bravissimi Helen Mirren e Donald Sutherland) sono due coniugi anziani che, nonostante la loro età avanzata e con le conseguenze che ne derivano, decidono di salire a bordo del loro camper (Leisure Seeker per l’appunto) e partire per una lunga vacanza convinti di evitare così di dare troppi fastidi ai figli. Durante il viaggio possiamo conoscere meglio i due protagonisti e le loro storie attraverso momenti a volte esilaranti, a volte drammatici, ma soprattutto scopriamo quanto sia grande il loro amore. Presto veniamo a conoscenza che Ella e John non sono più in grado di sostenere il viaggio, ma decidono comunque di raggiungere a tutti i costi la meta insieme l’uno accanto all’altro, Per sempre, fino alla fine.

La storia del film non si discosta troppo da quella raccontata nel libro anche se alcuni dettagli sono stati modificati: ad esempio la strada percorsa non è la Route 1, bensì la mitica Route 66; la metà del viaggio non è la casa dello scrittore Hemingway, ma Disneyland; la partenza non è Boston, ma Detroit. Per il resto il film ha soddisfatto le mie aspettative: quello che ho immaginato io leggendo il libro me lo sono ritrovato sullo schermo di un cinema. Vi invito comunque a leggere il libro di Michael Zaadorian oltre a vedere il film di Paolo Virzì. La storia tocca le corde profonde dell’anima e ci fa meditare su come eravamo, come siamo e cosa sarà di noi.

Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

(http://www.marcosymarcos.com/libri/in-viaggio-contromano)

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