Il Blog di Luca C.

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Con sommo piacere utilizzo di nuovo le pagine virtuali del blog per comunicarvi che finalmente ho terminato la costruzione del set LEGO® Architecture dedicato alla mia città, Torino. Come potete notare, si tratta comunque di un prototipo da perfezionare: alcuni pezzi non esistono attualmente in commercio oppure sono rari e/o costosi. Alcuni esempi: per le facciate laterali del grattacielo di Renzo Piano avrei dovuto usare due plate 4×10 di colore azzurro chiaro trasparente (cod.3030 tr. blue), per i tetti delle torri di Palazzo Madama mi sarebbero serviti quattro plate round 1×1 di colore rosso scuro (cod.6141 new dark red), per la Porta Palatina ho usato il trapano per creare il brick with bow 1×3 (cod.4490 reddish brown) e per la pavimentazione è stato impossibile trovare 16 flat tile 1×2 grigio chiaro (cod.3069 medium stone gray). Insomma, alla fine sono riuscito a concludere questo progetto a mio avviso molto interessante e potenzialmente commerciabile. Tra le tante idee “legose” che ho avuto in questi anni LEGO® Architecture – Turin, Italy è quello più importante e che ha riscontrato un successo insperato grazie all’articolo su La Stampa di Giuseppe Culicchia, a brevi passaggi radiofonici con Katia De Rossi di Radio Number One e alla video intervista di Gioele Urso per il sito torinotoday.it, ma anche a molti seguaci amanti dei mattoncini LEGO che hanno scoperto il progetto per caso e mi hanno contattato su Facebook. Mentre scrivo queste righe il progetto LEGO® Architecture – Turin, Italy ha 1098 voti e spero che superi i 1100 quando uscirà il post (vi ricordo che ho bisogno di 10000 voti!).

Per votare LEGO® Architecture – Turin, Italy:

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Per seguire la pagina Facebook My Brick Experience:

https://www.facebook.com/mybrickexperience

Per leggere l’articolo di Giuseppe Culicchia su La Stampa:

http://www.lastampa.it/2017/09/15/italia/il-precario-che-ha-progettato-la-torino-di-mattoncini-lego-bibCqfxr9nH3mXDCTcyfEO/pagina.html

Per vedere la video-intervista di Gioele Urso per torinotoday.it:

http://www.torinotoday.it/video/Luca-Chirieleison-Torino-Lego.html

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Il mio progetto dedicato alla serie LEGO® Architecture – Torino, Italia ha bisogno dei VOSTRI voti. C’è bisogno di ben 10000 (diecimila) voti per far sì che l’azienda danese prenda in considerazione il progetto e lo produca su larga scala. Se anche voi, come me, amate Torino e i LEGO o, semplicemente, volete che un po’ di Italia sia rappresentata con i famosi mattoncini vi invito a votare e diffondere! Grazie.

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Votate il progetto su https://ideas.lego.com/projects/2c17aaec-223f-41f7-9956-55006dae162c

E’ stato finalmente approvato e pubblicato da sabato 8 settembre sul sito LEGO Ideas il mio nuovo progetto dedicato alla serie Architecture e alla mia città Torino. Scrivo “finalmente” perché inizialmente il set proponeva tra i vari edifici e monumenti il Duomo di San Giovanni Battista, unico edificio religioso in stile rinascimentale a Torino. Per le regole rigide dell’azienda LEGO non è possibile inserire nei progetti qualsiasi riferimento alla religione, al sesso, alla violenza e alla politica. Qui apro e chiudo la mia polemica personale: come mai nel set LEGO® Architecture 21026 dedicato a Venezia, attualmente in commercio, spiccano la Basilica ed il Campanile di San Marco? Misteri! Eliminato così il Duomo sono giunto alla soluzione finale: nel set LEGO® Architecture Turin, Italy sono rappresentati la Porta Palatina, Palazzo Madama, la Mole Antonelliana (speriamo che non si accorgano che fu utilizzata come edificio religioso – era una sinagoga!), il monumento a Vittorio Emanuele II e la casa “Fetta di polenta”. Ho creato anche il booklet con la storia e le notizie relative ad ogni edificio e monumento. Potete scaricarlo in versione PDF su https://1drv.ms/b/s!AgJDIpSiGNhP6AovMHkW3RwIVurK. Se vi piace vi invito a votare e a condividere sui vari social network e sui vostri blog. Grazie e continuate a seguirmi!

Info:

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In base alle vostre esperienze la frase potrebbe essere conclusa in milioni di modi, ma dubito che i giudizi saranno tutti positivi. Il mio non lo è anche se a malincuore. Anziché semplificare la vita ai cittadini si rendono infernali alcune operazioni che potrebbero essere svolte in maniera veloce e, appunto, semplice. Iniziamo dalla raccomandata che ho inviato all’INPS per informare l’Istituto di una richiesta di aspettativa. Cosa c’è di più comodo per inviare una raccomandata dal sito delle Poste Italiane essendo titolare di conto corrente postale? Semplice e veloce. L’unico dubbio me lo pongo sulla riservatezza della privacy: allegando il file (vengono accettati vari formati) qualche impiegato sarà sicuramente addetto alla stampa del documento che verrà inviato e potrà leggerne il contenuto? Non importa, non ho nulla da nascondere. Dal sito è possibile richiedere la ricevuta di consegna. Ebbene, ho utilizzato questo sistema la prima volta e mi sono trovato bene. Non la seconda che era quella più importante, cioè la raccomandata inviata all’INPS. Controllando lo stato delle spedizioni ho scoperto che dopo ben quindici giorni la lettera è stata portata all’ufficio postale di riferimento tre giorni dopo la mia richiesta di spedizione. Da qui ho compreso che il postino è passato davanti all’INPS e che per qualche motivo non abbia potuto consegnare la raccomandata. Ho i miei dubbi. Abbi dubbi, cantava Edoardo Bennato. Come sempre più spesso sta capitando, i postini per chissà quale astruso motivo non consegnano le raccomandate, i pacchi o comunque tutto ciò abbia bisogno di firma al momento del ritiro da parte del destinatario. E’ successo già molte volte e sta capitando ancora. Ma qui sto parlando di una lettera che dovrebbe essere recapitata all’INPS e non a Pinco Pallino! Si tratta di documenti importanti! Così mi sono recato io all’ufficio postale di riferimento e ho chiesto delucidazioni. Dopo una snervante attesa mi è stato risposto che la lettera non c’era e che era stata recapitata in modo corretto al destinatario. E ancora abbi dubbi soprattutto quando ho visto l’impiegata inserire il numero di spedizione sul pc e risultava che la lettera non era stata ancora consegnata. Anzi mi è stato riferito di stare tranquillo che era tutto a posto. Lo scazzo stampato in faccia agli impiegati faceva impressione. Abbi dei dubbi, sì, abbi dei dubbi, no, abbi dei dubbi seri. Ma la mattina era iniziata ben prima recandomi all’ufficio dell’agenzia delle entrate per consegnare il mio codice IBAN per il rimborso del 730: una coda infernale. Dopo circa mezz’ora ho deciso di ritornare a casa e provare ad utilizzare il sito delle Agenzie delle Entrate. Sarà semplice, no? No, appunto. Bisogna registrarsi per fornire una benedetto codice di 27 caratteri. E come ci si registra per ottenere un PIN da utilizzare in seguito? Bisogna perderci almeno venti minuti per capire cosa si sta leggendo, dove si sta cliccando, eccetera eccetera. Quando finalmente ho capito come poter accedere il sistema richiede codice fiscale, ok, che tipo di richiesta era stata effettuata e da chi (modello unico, 730, niente, tramite posta, sito delle agenzie delle entrate, intermediario, cazzi e mazzi) e ancora ok, ed infine l’importo lordo annuale e ancora ok. Ma il sistema non ha accettato nessun dato. Ho ricontrollato, ho re-inserito i dati, ma ancora nulla. Errore… Non c’è due senza tre: errore… L’utente può provare solo tre volte dopodiché si dovrà rivolgere all’ufficio. La bestemmia è uscita spontanea soprattutto quando ho capito (niente di ché, solo una piccola svista) che bisognava inserire i dati riferiti non ai documenti richiesti nell’anno in corso per il precedente, ma ai documenti richiesti l’anno precedente per quello ancora precedente!!! Incredibile. Allora, data l’importanza della cosa ho preso la mia fedele bicicletta (la prima volta quest’anno che la prendo visto che qua al Nord-Ovest siamo ancora in pieno autunno, mortacci…) e mi ri-reco al dannato ufficio e aspetto silenziosamente in coda. Diciamo più di mezz’ora di coda. Più la mezz’ora passata prima uguale a più di un’ora. All’ufficio informazioni mi viene dato il numerino e mi è stato chiesto se avessi avuto con me anche la fotocopia della carta d’identità altrimenti l’avrei potuta richiedere nel bar sottostante a 20 centesimi… Un lungo sospiro è stato necessario per calmarmi: 1) non avevo la fotocopia 2) non avevo spiccioli e banconote 3) non mi avrebbero fatto pagare una fotocopia con il bancomat 4) dopo mezz’ora di coda io non faccio nessuna fotocopia e aspetto il mio turno aspettando che l’impiegata mi chieda ‘sta cazzo di fotocopia! Finalmente arriva il mio turno e fuori da ogni dubbio mi viene chiesta la fotocopia della carta d’identità. Spiegato quanto sopra, ma soprattutto dalla mia chiara espressione facciale l’impiegata è stata zitta (e vorrei vedere!) e accettato tutto segnandosi solo il numero del documento. L’operazione è durata 30 secondi. Ah, dimenticavo, nell’attesa cercavo di chiamare l’INPS con il cellulare per chiedere se gli fosse giunta la mia raccomandata, ma una voce registrata è andata avanti per cinque minuti dicendo premi 1 se, premi 2 se, premi 3 se, premi 4 se, premi 5 se, Se, se, se,… Andate affanculo tutti quanti! Un’intera mattina persa per due operazioni semplici che avrebbero richiesto pochissimo tempo. Ma siamo in Italia e all’Ufficio delle Entrate di Torino il 6 giugno non è stato nemmeno garantito il servizio a causa di un’assemblea!!! Ovviamente sabato e domenica gli uffici sono chiusi perché bisogna riposarsi. In questa Italietta di buffoni e ladri non cambia proprio niente, quando c’è da riscuotere le tasse sono tutti bravi a controllarti che paghi tutto fino all’ultimo centesimo, ma quando c’è da andare incontro ai cittadini con buoni servizi allora aspetta e spera. Chi dubbi non avrà chissà cosa farà? Dimmi dimmi dimmi dimmi tu quanti dubbi hai? E qui lo scrivo e non lo nego che se a causa dei loro disguidi mi dovesse arrivare una sanzione (come successe qualche anno fa) io questa volta non pagherò! Su questo non ho dubbi! Per fortuna, purtroppo sono Italiano, come cantava il saggio Giorgio Gaber.

Allora, premetto innanzitutto che ho scritto questo post l’11 dicembre (due giorni dopo l’inizio delle manifestazioni del movimento dei forconi) e che in questi giorni non mi sono documentato come avrei voluto a causa di fatti miei, quindi i soliti commentatori che pensano di saperne di più evitino di insultare e firmino con il proprio nome i commenti altrimenti non li pubblicherò. L’argomento del quale vorrei discutere in questo post riguarda gli ultimi avvenimenti che stanno accadendo in Italia: le manifestazioni dei forconi. Si tratta di un segnale molto forte da parte del popolo italiano che non ce la fa più a sostenere la crisi e a subire quotidianamente gli insulti dei politici che non sanno fare il loro lavoro tranne litigare. Il problema non è il governo attuale, ma cinquant’anni di mal governo, di trattative Stato-Mafia, di tangenti, di sperpero di denaro pubblico, di occultamento di documenti e prove sulle stragi italiane (Ustica, Bologna, piazza Fontana…), di malagiustizia (un povero che ruba subito in carcere con direttissima, un boss della mafia i domiciliari). La crisi ha accentuato l’insofferenza degli Italiani: sacrifici per arrivare a fine mese (anche se poi molti non possono fare a meno dell’ultima versione dell’I-Phone), prezzi dei prodotti di prima necessità che aumentano, aumento delle tasse, aumentano i senza-tetto tra i quali ci sono molti “giovani”. In un’intervista televisiva una donna ha detto “noi votiamo i nostri politici sperando che loro ci facciano da padre e ci curino e accudiscono, invece ci abbandonano per seguire i loro sporchi interessi”. La sfiducia è alle stelle: prima o poi doveva capitare ed sta capitando adesso. Se i governatori non agiscono subito mettendosi una mano sulla coscienza prevedo grossi guai. Purtroppo penso anche che il danno è talmente enorme che pure il migliore e onesto dei politici abbia difficoltà a risolverlo e soddisfare tutti. Insomma, il disagio è così palpabile che la gente è finalmente scesa per strada con lo slogan “l’Italia si ferma”. Inevitabili gli scontri con le forze dell’ordine. Purtroppo le teste di cazzo e gli infiltrati (inviati direttamente dalla polizia?) ci sono sempre per scatenare l’inferno e una manifestazione che vuole essere magari pacifica si trasforma in guerriglia. Il primo giorno ho in qualche modo assistito anche io alle manifestazioni pur essendo a lavoro. Molti i giovanissimi che si sono riversati per le strade: studenti che per non andare a scuola si sono recati in centro città quasi per divertimento e fare casino senza conoscerne i motivi: bastava guardarli. Molte le famiglie che andavano più che altro a curiosare per vedere dal vero come sono gli scontri durante le manifestazioni. Praticamente tutti i negozi chiusi in città e molti con il foglio con su scritto “chiuso per sostegno ai manifestanti” attaccato sulle serrande. Aree mercatali deserte. Per carità ognuno è libero di fare quello che vuole. La libertà di scioperare e manifestare è un sacrosanto diritto, ma non lo è più quando i manifestanti insultano e obbligano a chiudere le saracinesche dei negozi che vogliono rimanere aperti tenendo in ostaggio i dipendenti che sono andati a svolgere il loro lavoro quotidiano e fargli perdere ore di lavoro che tanto prima o poi bisognerà recuperare. Quando si lede la libertà del prossimo allora non si è più in democrazia, ma in una stato di dittatura. Nessuno deve costringere a chiudere le porte dei negozi che vogliono rimanere aperti. Io stesso sostengo chi è andato a manifestare contro anni di malgoverno, ma ritengo che ognuno debba agire come meglio crede senza obbligare gli altri con idee diverse: e non si tratta di destra o sinistra, si tratta di libertà di scelta e di pensiero. Mi chiedo poi come mai la maggior parte dei commercianti abbia deciso di appoggiare il movimento dei forconi proprio il lunedì, quando a Torino il lunedì mattina sono chiusi il 95% degli esercizi commerciali che aprono per quattro ore al pomeriggio e magari gli incassi sono bassi. Cari commercianti, volete fermare veramente l’Italia? Abbiate il coraggio di chiudere i vostri negozi dal venerdì alla domenica quando l’affluenza di clienti è maggiore, provate a chiudere dal 20 al 24 dicembre, tutti, pure quelli alimentari. Allora sì che l’Italia si ferma! E magari si riscopriranno i veri valori del Natale che si è trasformato in  una festicciola consumistica in cui abbiamo talmente troppo che non sappiamo più che regalare ai nostri cari. Preferisco che mi regalino la loro compagnia ed il loro affetto. E poi che bisogno c’è di commettere atti di vandalismo? E ci credo che poi la polizia carica, perché non deve difendere i politici, bensì l’ordine pubblico. Pensate veramente che un poliziotto o un carabiniere piaccia rischiare la propria vita per poco più di mille euro? Meditiamo e cerchiamo di passare un Natale sereno!

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