Il Blog di Luca C.

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Ogni tanto abbiamo dei giorni di pausa in comune. Per noi quei giorni sono intoccabili in quanto sono le nostre “domeniche”, ma cadendo durante la settimana è praticamente impossibile coinvolgere amici e famigliari. Così ne approfittiamo per svolgere le attività a noi più interessanti: non ci facciamo scappare il cinema dato che in settimana il biglietto è ridotto, ma nemmeno i musei in quanto a Natale ci è stata regalata la tessera Torino Musei. Se l’avessimo acquistata noi, ora sarebbe più che strapagata. Sicuramente questo sarà il prossimo regalo di Natale che richiederemo o che ci faremo a fine anno perché una volta che la si ha la si sfrutta moltissimo. E proprio in suddetti giorni di pausa infrasettimanale che ne abbiamo usufruito recandoci ultimamente al Castello di Agliè e alla basilica di Superga: in pratica turisti della nostra città. Lasciata alle spalle la noia lavorativa abbiamo iniziato a cercare delle località da visitare. Purtroppo per noi il martedì sembra il giorno di chiusura di tutti i musei, i castelli e i trasporti turistici GTT, ma in qualche modo riusciamo sempre ad aggiustarci. La prima visita è stata dedicata alla Reggia di Venaria o meglio alle stanze reali all’interno del parco La Mandria, ma ahinoi tutto il complesso era chiuso per gli aggiornamenti delle sale espositive fino al 7 marzo. Siccome la giornata era soleggiata seppur fresca abbiamo passeggiato nei viali del parco salendo alla piana in cui hanno sede le stanze reali. Un senso di sgomento ci ha investito brutalmente: gli alberi del viale principale sono tutti malati e pericolanti, ma è stato creato un percorso alternativo. La cosa più sconvolgente è che tutto il complesso in cui si trovano le stanze reali è in completo abbandono: un enorme cartello indica che i lavori di restauro dell’intero complesso, che prevedevano un hotel con 58 stanze, un ristorante, un ostello della gioventù, un’area ricreativa con mercatino artigianale e alimentari e chioschi, una galleria di vetro dedicata alle scienze o alla botanica (al posto delle stalle dei cavalli), sarebbero stati terminati tra il 2008 e il 2009. Una realizzazione stupenda che avrebbe richiamato turisti da tutto il mondo, forse, se non fosse per la solita mancanza di fondi. Invece è tutto in completa rovina, tutto è transennato per pericolo di crollo e non c’è più neppure il bar all’interno di uno dei cortili in cui c’erano le recinzioni dei cavalli. Niente di niente. Come sarebbe bello se… Quanti se ci siamo scambiati quel giorno… Una settimana dopo ci siamo recati al Castello di Agliè, altra residenza sabauda, recuperata durante gli ultimi due decenni (io, da piccolo, me la ricordo in rovina anch’essa, magari mi sbaglio) e dove in seguito hanno girato la famosa serie televisiva “Elisa di Rivombrosa” che ha portato momentaneamente al piccolo borgo di Agliè scompiglio, fama e turisti, ma anche qui abbiamo avvertito un’aria di abbandono, rovina e decadenza. Sarà perché siamo andati a visitare in giorni feriali, però quando si vedono le mura scrostate dall’umidità un minimo dubbio che anche qua manchino i fondi per restaurare, preservare e richiamare i turisti. Come sarebbe bello se… Quanti se che ci siamo scambiati quel giorno… Due giorni dopo approfittando del bel tempo e del cielo limpido siamo saliti alla basilica di Superga utilizzando la tranvia a dentiera. Io ci viaggiai quando ero piccolo e non mi ricordavo nulla, per la mia consorte era la prima volta. Devo ammettere che è stato fatto un ottimo lavoro di restauro grazie alla GTT e ai molti volontari amanti dei binari, dei treni e dei tram. Purtroppo essendo un giorno feriale l’ultima salita era quella delle ore 15.00 e l’ultima discesa alle ore 15.30. Quindi non avremmo avuto il tempo di goderci il panorama su Torino e la visita se non ci fosse stato il bus 79 che ci avrebbe riportato alla stazione Sassi: ma volete mettere in confronto un viaggio sulla dentiera e uno su un mini-bus? Forse nella bella stagione il servizio con la dentiera ha orari prolungati, però un occhio ai turisti non farebbe mai male. Essendo l’ultima corsa del trenino il bar della stazione era chiuso, così abbiamo optato per il bar-ristorante all’interno della basilica. Sempre grazie alla tessera Musei abbiamo potuto visitare gratuitamente gli appartamenti reali, le tombe dei reali e la cupola juvarriana ammirando il bel panorama su Torino. Non ci siamo fatti mancare nulla perché tra la prima visita e la seconda abbiamo fatto una breve sosta all’interno della basilica in cui un musicista stava suonando l’organo originale settecentesco restaurato da alcuni anni e funzionante. Ogni 45 minuti c’è una visita con delle guide volontarie e il nostro simpatico accompagnatore era molto bravo, preparato e soprattutto riusciva a dare spiegazioni il più possibile complete senza annoiare. Si capiva benissimo che amava il suo” hobby lavoro” e l’arte perché ogni tre per due si fermava a sospirare, quasi soffrendo, e dicendo come sarebbe bello se… Ebbene sì, anche qui la mancanza di fondi fa i suoi disastri: statue di marmo che sarebbero da ripulire dalla polvere e piccoli pezzi di cornicione che si staccano all’interno delle cripte. Purtroppo la sovrintendenza alle belle arti vieta ai volontari di effettuare piccole manutenzioni (forse giustamente), ma anche di spolverare le bellissime statue di marmo. Come sarebbe bello se… Quanti se ci siamo detti quel giorno e soprattutto ci siamo chiesti cosa possiamo fare io, noi, voi, cosa possiamo metterci di nostro, come possiamo agire senza doverci aspettare che sia sempre il solito sms di due euro per una giusta causa, una legge, un governo a provvedere, per proteggere e dare nuova vita alle infinite bellezze artistiche e naturali che sono presenti in Italia? Ma se mancano i soldi, non si potrebbe far intervenire le banche o qualche persona estremamente ricca senza chiedere e dare nulla in cambio? O meglio, in cambio si avrebbe la soddisfazione di avere fatto qualcosa di buono per la Patria. Oppure come sarebbe bello se alcuni restauri fossero affidati ad aziende che facessero lavorare sì professionisti, ma anche persone normali come volontari o i giovani apprendisti o i detenuti, almeno quelli meno pericolosi, così si farebbe anche un’opera di bene insegnandoli un nobile mestiere e reinserendoli in società. Ma ditemi, sto forse scrivendo castronerie?

Per info:

http://www.basilicadisuperga.com/

http://www.ilcastellodiaglie.it/

http://www.lavenaria.it/

http://www.parchireali.gov.it/parco.mandria/

http://www.abbonamentomusei.it/

http://www.gtt.to.it/turismo/

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Qualche sabato fa andando a lavoro con la metropolitana ho trovato sul sedile del vagone in cui sono salito un cellulare, un Samsung, uno di quelli di nuova generazione con touch screen, internet, applicazioni e varie diavolerie. Insomma, mi sono trovato in mano un piccolo tesoro che ho provato a far funzionare invano. Se fossi riuscito ad accedere al menù avrei potuto contattare qualcuno sulla rubrica. Dico la verità, non mi è passato nemmeno per la testa di sostituire la sim sconosciuta con la mia, anche perché i cellulari di nuova generazione, che sono per lo più dei piccoli computer portateli, non mi attraggono. A mio parere il cellulare deve servire per telefonare ed eventualmente inviare qualche sms. Tutto il resto, per l’uso che faccio io dei cellulari, per me è inutile. E poi avrei dovuto comprare un caricatore per la batteria. Non nego che se avessi trovato un portafogli con dentro 500 euro ci avrei fatto un pensierino prima di consegnarlo al proprietario. Comunque, sceso alla mia fermata ho iniziato a cercare un addetto alla sicurezza o un controllore, ma non trovando nessuno ho deciso di mettermi in tasca il reperto promettendomi di consegnarlo all’ufficio oggetti smarriti o consegnarlo a qualcuno del personale GTT se lo avessi incontrato sul cammino. Giunto a lavoro, appena il tempo di un giro nel reparto dischi per avere, ahimé, conferma che non arrivano più novità, squilla il cellulare. Ma come? Ho provato in tutti i modi a premere i tasti, il touch screen, ma nessun segno di vita! Ho pensato alla batteria scarica! Riprendo in mano il cellulare, ma non faccio attenzione al numero chiamante, mi è sembrato che apparisse un nome, e rispondo: dall’altra parte i carabinieri, così si sono presentati; forse chiamavano con un numero di un amico del proprietario del Samsung. Dopo avergli spiegato come sono entrato in possesso del telefono gli ho detto che lo avrei lasciato agli addetti della sicurezza del luogo in cui lavoro, che dopo qualche ora si sono trovati davanti il ragazzo, straniero, forse uno studente, proprietario del Samsung. L’addetto alla sicurezza ha indicato al ragazzo che ero stato io a trovare il suo cellulare e che ero praticamente davanti a loro. Non ricordo quante volte il ragazzo mi ha ringraziato sorridente e ne sono stato felice anche se non ho potuto considerarlo molto data l’affluenza di clienti che c’era, ma in quel momento mi sono sentito fiero di me stesso. Ho raccontato questa storiella, non per vantarmi, ma per dire come basti così poco ad essere gentili, cortesi, onesti e fare qualche azione buona per il prossimo senza ottenere per forza qualcosa in cambio se non un sorriso e un ringraziamento caloroso che possono cambiarti in meglio il corso della giornata.

Basta un giorno così 
a cancellare centoventi giorni stronzi e 
basta un giorno così 
a cacciare via tutti gli sbattimenti che 
ogni giorno sembran sempre di più 
ogni giorno fan paura di più 
ogni giorno però non adesso adesso adesso 
che c’è un giorno così

               (Max Pezzali, Un giorno così, La dura legge del gol, 1997)

Basta un poco di zucchero 
e la pillola va giù 
la pillola va giù 
la pillola va giù 
Basta un poco di zucchero 
e la pillola va giù 
tutto brillerà di più!

               (Mary Poppins, 1964)

L’altra sera appena usciti da lavoro, dopo aver mangiato un hamburger da Burgertime e gustato una cioccolata calda da Talmone, siamo andati a vedere al cinema Reposi il nuovo lungometraggio di Clint Eastwood J. Edgar che narra le vicende del capo dell’F.B.I. rimasto in carica per quasi mezzo secolo e diventato un uomo potente, temibile e ammirato in tutto il mondo, grazie ai suoi metodi violenti e decisi, e che ha fatto del bene (per la sua patria), ma anche del male (a causa delle sue idee discutibili). Vi consiglio di spendere due ore della vostra vita per vedere questo film istruttivo, che alla fin fine ha un messaggio molto attuale. Ben due ore, anzi due ore e un quarto. E’ proprio questo il problema: uscendo da lavoro alle ore 20.15 l’unico spettacolo per noi comodo era quello delle ore 22.00; si suppone che, essendo Torino ormai una città abbastanza turistica e lo confermano i numerosi stranieri che passeggiano in centro, la città sia servita dai mezzi pubblici almeno fino alle ore 1.00 di notte. E invece no, davanti alla stazione Porta Nuova l’unica linea disponibile fino alle ore 00.30 era la 52 che a noi non serviva. Le linee 33, 68, 9, 64 che tuttavia ci avrebbero potuto portare nelle vicinanze di casa nostra terminavano il servizio prima delle 00.15; ovviamente la metropolitana era chiusa. Dopo esserci ripresi dall’amara sorpresa abbiamo deciso di avviarci a casa a piedi senza chiamare un taxi perché mi sembra assurdo che quando uno paga un abbonamento annuale non possa usufruire dei mezzi pubblici almeno fino all’una di notte. Non dimentichiamoci che da quest’anno il costo del biglietto semplice è salito a €1,50 e di conseguenza aumenteranno anche i costi degli abbonamenti. Per fortuna abitiamo a 4-5 chilometri dal centro e una camminata di mezz’ora non può che fare bene, però di notte e al freddo… Durante la passeggiata del ritorno l’unico bus che abbiamo visto transitare lungo corso Vittorio Emanuele II era un 56 che si dirigeva verso il deposito, ma ormai eravamo a uno sputo da casa. Nemmeno il 55 a noi comodissimo era più disponibile. Non chiedo di avere un bus ogni 10 minuti durante la notte, ma almeno uno ogni mezz’ora. Si parla tanto di tenere i negozi aperti anche in fascia notturna (argomento molto discutibile), ma se ciò accadesse veramente dovrebbe cambiare tutto il sistema, anche quello dei trasporti. Condivido anche io che è brutto dover lavorare di notte, di domenica e nei giorni festivi, ma purtroppo è un passaggio e uno sforzo che ci chiederanno di fare in questo momento di crisi economica. Anche io penso che allora, in effetti, sia meglio abolire tutte le festività e le domeniche, che diventerebbero giorni uguali a tutti gli altri, tranne che per i soliti impiegati fortunati che lavorano dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 17.30 e il sabato e la domenica hanno tutto il tempo libero per sé. Il settore terziario, ovvero quello dei servizi è purtroppo quello che deve essere più flessibile quando si parla di orario di lavoro e di festività perché deve adoperarsi per le persone che ne hanno bisogno. E noi, mercoledì notte, avremmo avuto bisogno di un servizio della GTT che alle ore 00.32 era già terminato. Sarebbe stato lo stesso se ci fosse stato il signor Hoover a Torino?

In effetti ogni volta che percorre le vie di Torino tutti si voltano a guardare, per curiosità o per invidia per coloro che stanno dentro, questo particolare mezzo pubblico trasformato in un ristorante viaggiante. Trattasi di uno delle vecchie motrici anni ’70/’80 che ancora oggi transitano in città. Al suo interno sono stati aggiunti i tavoli e per sedersi sono stati utilizzati i vecchi sedili di legno dei tram per un totale di 32 coperti: ci sono tavoli per due o quattro persone; solo un tavolo, vicino alla cabina guida, è per una persona in particolare: il medico a bordo! In effetti facendo gli scongiuri potrebbe essere utile. Al fondo del tram ci sono la cucina, o meglio il cucinino, e i servizi igienici unico per uomini, donne e disabili. Ho un dubbio solo per questi ultimi: il tram, essendo un modello vecchio, non è dotato di scivoli o pedane per le carrozzelle, quindi a che serve un bagno per disabili oltretutto con una porta di ingresso stretta come potrebbe essere quella dei vagoni ferroviari? Le pareti interne sono state colorate di giallo e rosso bordeaux, per l’illuminzione sono state aggiunte sopra ogni tavolo delle lampade agganciate ai sostegni di metallo (i tubi) del tram. Per quanto riguarda l’esterno, il tram si distingue dal colore bianco con disegni riportati sopra e al posto del numero di linea, un cappello da cuoco. Il capolinea del tram è piazza Carlina in centro a Torino. Il mezzo pubblico percorre con estrema lentezza le vie più interessanti e storiche della città: corso Vittorio Emanuele (Porta Nuova, il monumento a Vittorio Emanuele II), piazza Statuto (monumento ai caduti del tunnel del Frejus), piazza della Repubblica (mercato di Porta Palazzo), corso Massimo d’Azeglio (parco e castello del Valentino),… A volte il percorso non è sempre lo stesso. A bordo una guida spiega la storia dei luoghi che si stanno osservando dai finestrini del tram, mentre camerieri in livrea servono deliziosi piatti. A proposito, a noi hanno servito un aperitivo di salatini, per antipasti involtini di carne cruda con sedano, tortine di vitello tonnato, pomodorini ripieni di insalta russa, per primo insalata di riso, per secondo involtini di melanzane, per dolce budino alla vaniglia con marmellata di amarene ed infine caffé. Come bevande acqua e vino (rosso e bianco). Il tour dura due ore: si possono scegliere due orari, dalle 19.00 alle 21.00 oppure dalle 21.00 alle 23.00, in base alla disponibilità. Ogni volta il menù e il ristorante ospitato dalla GTT cambiano. Sul sito della GTT potete scegliere giorni, orari e menù e prenotare. La nostra cena è stata regalata dai miei genitori e da mia sorella per i notri due anni di amore (di cui quasi uno di convivenza) e che ringrazio vivamente: non avrei mai sospettato un dono del genere! Al termine della gita serale, dopo una breve passeggiata in via Po, siamo ritornati a casa per riposarci in attesa della gita domenicale al Parco della Burcina.

Per info: http://www.comune.torino.it/gtt/turismo/serate_ristocolor.shtml

Domenica abbiamo approfittato della mattina libera per fare i turisti nella nostra città, Torino: dopo una calda colazione a casa, cosa c’è di meglio che fare una tranquilla passeggiata a piedi fino in centro, percorrendo un corso Francia deserto e poi la via pedonale più lunga d’Europa, ovvero via Garibaldi, per raggiungere piazza Castello dove hanno inaugurato la linea tramviaria storica n°7? Esatto, ci siamo fatti attirare da questo simpatico evento come bambini e come molte altre persone, giusto per fare un giro su uno dei tanti tram storici che nel secolo scorso percorrevano le strade di Torino, ma anche quelle di Roma. Infatti, oltre alle motrici torinesi era presente quella romana blu e bianco panna. Durante l’anno saranno previste altre vetture provenienti da Trieste, Napoli e Bologna. Lo sapevate che i colori dei mezzi pubblici erano stabiliti da un regio decreto, per cui ogni città doveva adottare il proprio colore? A Torino era previsto il rosso e bianco panna, mentre a Roma, appunto il blu e bianco panna. In seguito questo “ordine” fu abolito e fu adottato il verde e poi l’arancione. Da alcuni anni, invece, ogni città può decidere il colore dei propri mezzi pubblici: a Torino sono grigio metallizzato con strisce gialle e blu, i colori appunto della città sabauda. Io mi sono sempre chiesto a cosa servissero i tram e perché far circolare dei mezzi pubblici su binari posti nelle vie cittadine, che molte volte a causa del traffico creano più ingorghi che altro? La risposta è semplice e scontata: una volta c’erano gli omnibus, carrozze per il trasporto di persone, trainate da cavalli, però piccole e scomode anche a causa delle strade dissestate. Con il tram, all’inizio sempre trainato da cavalli, fu possibile evitare i sobbalzi lungo il tragitto grazie ad un percorso su rotaia, diminuire il numero di cavalli al traino per il minore attrito con il pavimento stradale e ottenere carrozze più capienti. Inoltre, il fatto che questi mezzi viaggiassero su binari permetteva a pedoni e cocchieri di capire qual’era il percorso del mezzo pubblico evitando gli incidenti. Una volta, però c’era meno traffico, oggi per far funzionare al meglio i tram, si dovrebbero fare viaggiare su percorsi protetti, ma non sempre è così. Ritorniamo all’evento di domenica 27 marzo 2011: era ovvio che tutti volessero salire sui tram più vecchi, quelli con un carrello datati 1924, ma anche quelli meno capienti. Per fortuna gli abili volontari della GTT (Gruppo Trasporti Torinesi) sono riusciti, anche se con fatica, a mantere l’ordine. Ad accogliere i festaioli visitatori c’era la banda musicale ovviamente della GTT. Come d’obbligo, queste vecchie vetture restaurate e perfettamente funzionanti hanno dovuto subire degli aggiornamenti tecnici per la sicurezza dei passeggeri e del guidatore e per rispettare le nuove norme europee. Le motrici più vecchie sono state esposte e utilizzate solo durante l’inaugurazione della linea storica perché sono quelle senza porte a soffietto, quindi quelle meno sicure. Il nuovo percorso della linea 7 ha per capolinea piazza Castello davanti al teatro Regio ed è circolare destro e sinistro. Ho notato che percorrerà le strade su cui poggiavano più o meno le mura (con le porte della città) che delimitavano la Torino romana (o medioevale?): corso vittorio con la Porta Nuova, corso vinzaglio con la Porta Susa, corso Regina Margherita con le Porte Palatine, e piazza Castello con Palazzo Madama. Interessante, no? Il percorso sarà attivo dal 28 marzo fino al termine del 2011 dal mattino sino al tardo pomeriggio, e si possono utilizzare i normali biglietti e abbonamenti. Se la linea storica n°7 avrà successo, come spero, verrà mantenuta, con gioia dei turisti, dei bambini e dei fanatici dei tram e dei treni. Questo è tutto…

Dopo due viaggetti su questi tram storici abbiamo continuato a fare i turisti andando a pranzare con polenta e carne di cervo presso il Bistrot Turin, una nuova trattoria in via Po 21 B, che consiglio a tutti.

Per info:

http://www.comune.torino.it/gtt/turismo/linea_7_storica.shtml

 


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